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L’Italia dei Paperoni e dei Paperini

Il pezzo uscito oggi su Avvenire a firma congiunta con Lorenzo Pecchi.

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E così arriva anche in Italia la flax tax per le persone fisiche straniere ma anche per i cittadini italiani che sono residenti all’estero in Stati fiscalmente privilegiati che decidono di trasferire la loro residenza in Italia. In contropartita sarà sufficiente che versino al fisco italiano 100 mila euro. Un Paperone che ha un patrimonio di 100 milioni all’estero che gli frutta 3 milioni l’anno potrà risiedere in Italia con una aliquota fiscale pari al 3,3% l’anno (100.000 su 3 milioni), quando ogni cittadino paga sugli stessi redditi da capitale un’aliquota del 26%.

C’è chi viene, c’è chi va.

Il 24 agosto dello scorso anno l’Italia ha rispedito 48 “irregolari” nel Sudan di al-Bashir, ritenuto una delle peggiori dittature esistenti al mondo. Su al-Bashir pende un mandato di cattura emesso dalla Corte Penale internazionale per genocidio e crimini contro l’umanità nel conflitto in Darfur. Nonostante questo le autorità italiane non sembrano vergognarsi di negoziare e fare accordi con personaggi di queste specie pur di rimpatriare i cosidetti “irregolari”. Cinque cittadini sudanesi  rimpatriati e provenienti dal Darfur hanno fatto ricorso alla Corte Europea dei diritti dell’Uomo. L’Italia rischia ora un’altra condanna come accadde nel 2012 per i respingimenti verso la Libia. Per i cinque sudanesi l’Italia avrebbe violato il principio di non-refoulement per cui nessuno Stato può respingere rifugiati verso territori dove la loro vita o libertà sarebbero minacciate per motivi di razza, religione o opinioni politiche. Sfortunati Paperini.

Viviamo dunque in uno Stato dove i milionari che si nascondo nei paradisi fiscali vengono premiati ed attratti mentre persone che cercano una speranza di vita, che fuggono dalla miseria e dalla tirannia, vengono penalizzate e respinte.

Forse lo facciamo per i 100.000 euro del Paperone.

Eppure a pensarci bene basterebbero poco più di 20 Paperini, 20 immigrati impiegati principalmente in lavori che in questo paese nessun vuol più fare, per far entrare nelle casse dello Stato 100 mila euro l’anno. Ma non porterebbero solo soldi al fisco italiano, porterebbero le loro storie, le loro diversità, la loro imprenditorialità, la loro voglia di fare e procrearsi in una società che sta sempre più invecchiando. Migliorerebbero la nostra claudicante demografia, con tanti Qui, Quo, Qua. Le loro prospettive ed esperienze diverse non potrebbero che generare nuove idee. I più grandi inventori, Archimedi Pitagorici, sono quasi sempre i figli di immigrati. I loro contatti creerebbero nuovi ponti e opportunità per il commercio. Ed invece a quei cento immigrati preferiamo  un vecchio milionario che fugge solo come un Pluto braccato  per proteggere il suo patrimonio e che al più spenderà qualche spicciolo in via Monte Napoleone. Cosa possiamo aspettarci per il futuro?

One comment

  1. Antonello S.

    12/03/2017 @ 15:20

    Articolo molto politically correct, ma ciò che fa la differenza sono i dettagli.
    In Italia per trovare 20 “paperini” fra gli immigrati sbarcati, disposti a svolgere un lavoro umile di quelli che nessuno vuole più fare (mi sembra cmq una situazione un pò vecchiotta) occorre cercarli fra almeno 2000 di altri profughi.
    Fra questi, una buona percentuale continuerà il suo cammino fino a Paesi ancora più benestanti del nostro, un altra percentuale si accontenterà di alloggiare presso i nostri alberghi all inclusive in attesa di tempi migliori ed un altra percentuale non trascurabile opterà per la scorciatoia dello delinquenza comune, apportando non trascurabili problemi sociali e di ordine pubblico.
    Poi vogliamo dirla tutta? Questi ragazzotti africani vengono presi a lavorare (assunti è una parola grossa) perchè costano pochissimo accontentandosi anche di poco, quindi concorrono nel loro piccolo a comprimere ulteriormente il costo del lavoro.
    Una volta in Sicilia gli agrumi venivano raccolti dalla manovalanza locale, composta anche da molte donne disoccupate, oggi sfrattate da chi accetta anche di percepire due euro l’ora (ho esagerato?).
    Braccianti agricoli, pizzaioli, camerieri, lavapiatti, benzinai ecc. sono tutti lavori che hanno contribuito ad alimentare la nociva deflazione che toglie al ceto medio per ingrassare i paperoni.
    In conclusione non sono d’accordo con la flat tax (meglio sarebbe un taglio della tassazione a chi assume a tempo indeterminato), ma il ricorso all’immigrazione non mi sembra la soluzione migliore e la Merkel se ne sta accorgendo a sue spese, nonostante le pressioni dei suoi paperoni teutonici.

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