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La scomparsa delle gare pubbliche

“… mi si lasci dare una definizione di carattere poetico-letterario di  quel fenomeno che è successo in Italia una decina di anni fa. Ciò servirà a semplificare e ad abbreviare il nostro discorso (e probabilmente a capirlo anche meglio). Nei primi anni sessanta, a causa dell’inquinamento dell’aria, e, soprattutto, in campagna, a causa dell’inquinamento dell’acqua (gli azzurri fiumi e le rogge trasparenti) sono cominciate a scomparire le lucciole. Il fenomeno è stato fulmineo e folgorante. Dopo pochi anni le lucciole non c’erano più. (Sono ora un ricordo, abbastanza straziante, del passato: e un uomo anziano che abbia un tale ricordo, non può riconoscere nei nuovi giovani se stesso giovane, e dunque non può più avere i bei rimpianti di una volta). Quel “qualcosa” che è accaduto una decina di anni fa lo chiamerò dunque “scomparsa delle lucciole“.

Pier Paolo Pasolini, Corriere della Sera

http://www.corriere.it/speciali/pasolini/potere.html

*

Zero in condotta a tutti i governi che hanno gestito disastrosamente questi ormai quasi 10 anni di crisi, recessione, stagnazione. Zero non come il bilancio in pareggio che non sanno raggiungere e che continuano a dire falsamente e stancamente di voler fare; zero come il tasso di crescita economica nel decennio quasi trascorso.

Trascorso invano perché ci si è intestarditi a credere che maggiori appalti pubblici non ci avrebbero salvato, come salvarono invece il mondo capitalistico negli anni Trenta, colpiti da una crisi da domanda privata analoga quanto a drammaticità e cause.

Stanno sparendo dunque le gare pubbliche di appalti e con loro un modo di intendere la politica economica, il ruolo dello Stato nell’economia, il contratto sociale che ci unisce come italiani.

Oggi ci troviamo a combattere con tanta stampa e commentatori che sostengono che l’austerità è finita o, addirittura, che non c’è mai stata. E allora a questi tipi un po’ rozzi, che albergano un po’ ovunque, mostriamo ad esempio il drammatico andamento 2016 rispetto al 2015 uscito or ora caldo caldo dal forno dell’Anac sulle gare svolte e gli ammontari spesi in appalti nel quadrimestre maggio-agosto, in un periodo di piena stagnazione.

Sono numeri assurdi, gravissimi, recessivi, che confermano come stiamo seguendo supinamente le indicazioni del Fiscal Compact, finendo per crescere meno di quanto potremmo e facendo così, en passant, continuare a far crescere il rapporto debito-PIL che si abbatte, in questa fase del ciclo, solo con la crescita economica.

Circa il 20% in meno di gare ed una riduzione dell’11% del valore nei settori ordinari ed addirittura un dimezzamento nei settori speciali! 13 miliardi in meno di gare, 1 punto di PIL, che con effetto moltiplicatore avrebbe colmato il gap di crescita con gli altri Paesi europei.

Una vera e propria follia.

Ridurre gli appalti pubblici riduce sia la produttività delle imprese italiane e la loro competitività (mai provato a inviare le vostre merci ai clienti su un furgoncino il cui semiasse si spacca alla prima buca per strada?) sia il loro ottimismo e voglia di investire (visto che nessuno domanda, a che pro investire?).

Se volete che il Paese si riprenda, dite a chi lo sgoverna così male che non volete la firma al Fiscal Compact a fine anno: altrimenti condannerete voi stessi e i vostri figli al declino che supinamente avrete accettato.

*

Un decennio fa è cominciato a sparire il settore pubblico in Italia. Va fatto tornare, più scintillante di prima. Ad ogni modo, quanto a me (se ciò ha qualche interesse per il lettore) sia chiaro: io, ancorché europeo, darei l’intero Fiscal Compact per una gara pubblica in più.

Grazie a Daniele Ricciardi

4 comments

  1. La ‘scomparsa’ delle gare è frutto della assurda austerità imposta dal fiscal-compact e dall’Europa (imposto non è corretto, siamo noi che abbiamo scelto di imporcelo!). Ma purtroppo nel breve (2016 su 2015) è frutto di un’altra grave scelta politica fatta dal governo: appaltare i destini dell’Italia all’ANAC ed alla malintesa pretesa di ‘onestà automatica’ determinata dalle regole. Ciò ha comportato la materiale impossibilità o peggio paura a bandire ogni specie di lavoro pubblico, fermo restando che, per i pochi banditi, gli eventuali ‘banditi’ partecipanti alle gare hanno continuato ad avere tutte le carte in regola, come dimostrano anche le cronache del Cara in Calabria.
    Il combinato disposto della follia europea e della follia moralizzatrice sta uccidendo tutto e tutti. Il problema è banalmente politico, non di risorse, visto che anche a fiscal-compact vigente, ci sono sempre 15-20 mld/anno di fondi Europei che potrebbero essere inseriti nell’economia. Ogni anno si potrebbe lanciare un piano di investimenti diverso, efficace e risolutivo, solo che si volesse e solo che si volessero regole efficaci per poterlo attuare.
    Purtroppo le cronache dai paesi colpiti dal terremoto denunciano un inghippo generalizzato ed una paralisi di sistema che solo la politica, con pochi e chiari provvedimenti, potrebbe facilmente risolvere.

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  2. Caro gustavo, grazie per queste tue pillole. Un giorno le lucciole torneranno, e il poeta che e’ dentro di noi si sentirà piu’ libero. Un caro abbraccio.

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  3. Chiedo scusa se con il mio commento sono un po’ fuorviante rispetto all’articolo.
    Vorrei sapere, all’indomani della marcia dei 5 stelle, cosa pensa come economista del reddito di cittadinanza.
    Grazie

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  4. Caro Professore, qualche pillola di commento per esprimere le mie perplessità :
    -non ci sarà nessuna firma a fine anno sul Fiscal Compct che è in vigore dal 2012…senza tuttavia aver ancora cominciato….a mangiare i bambini!
    Noto altresì che i suoi infondati timori apportano acqua alle tesi eurofobe come dimostra il primo incredibile commento al suo articolo
    -13 mld di gare finanziate con l’aumento del debito non mi sembrano la panacea per rilanciare l’economia dato l’impatto sullo spread e sul servizio del debito…
    -il gap negativo illustrato nelle tabelle si spiega con l’aumento dei progetti, equivalenti a “gare pubbliche” finanziati nell’ambito del piano Junker.
    L’impatto sull’economia è il medesimo e non c’è pernicioso aumento del”indebitamento…

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