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Il veleno è nella coda

Come previsto, dopo la vittoria della Merkel si prepara il cambio di passo tedesco. L’occasione è dunque vicina, dopo tanti errori e esitazioni? Siamo alla fine dell’epoca dell’austerità e dell’egoismo ed all’inizio dell’espansione e della solidarietà reciproca?

Sembrerebbe di sì. “Un fondo per il Sud Europa”, titola il Sole 24 Ore: “anche per migliorare la congiuntura in periodi negativi e in caso di catastrofi naturali”, è la proposta del Ministro dell’Economia tedesco Schäuble.

La governance di questo fondo sembrerebbe doversi localizzare presso l’Esm, il Meccanismo di Stabilità Europeo, che in cambio acquisirebbe maggiore influenza nelle politiche di bilancio dell’Eurozona, a scapito della Commissione europea, ritenuta troppo politica e troppo poco oggettiva e tecnica.

Tonia Mastrobuoni su Repubblica, anch’ella come l’articolista del Sole citando come fonte il quotidiano tedesco Bild, sminuisce la novità, argomentando come il tutto sia solo il segno, già manifestato, di una volontà tedesca di creare un Ministro europeo dell’Economia.

Pur sempre, nuova e generosa, solidarietà?

Mica tanto. Contrariamente al Fondatore di Repubblica Eugenio Scalfari che non perde occasione per perorare la causa di un tale cambiamento nella governance europea,  la corrispondente chiude con un monito sulle ragioni che spingono la Germania (i.e. Schäuble) a un tale progetto: egli “sogna un Ministro del Tesoro comune con possibilità di intervento sui conti pubblici dei singoli Paesi. In cauda venenum“.

In cauda venenum. Nella coda il veleno.

Notissima locuzione ispirata allo scorpione che ha il pungiglione nella coda e quindi in fondo al corpo. È un detto che oggi viene utilizzato con vari significati; lo si usa per esempio per far notare che molte volte la parte finale di un’impresa è quella che crea maggiori difficoltà; talvolta per dire che il peggio viene per ultimo, ma soprattutto è utilizzata in riferimento a un discorso mellifluo, cominciato con finta benevolenza, che termina in modo offensivo, con una stoccata finale, rivelando l’astio che è stato fin lì ipocritamente nascosto. È paragonabile, in sostanza, alla morale della famosa favola di Fedro nella quale la volpe loda il candore del corvo e la sua bella voce per strappargli il formaggio di bocca.”

Dunque niente solidarietà? Solita ipocrisia germanica?

Per quanto possa essere facile additare la Germania come uno scorpione velenoso, voglio trarre qui invece un senso positivo al detto, per i mesi a venire, così importanti, dopo l’elezione della Merkel: “la parte finale di un’impresa è quella che crea maggiori difficoltà”.

Io spero che l’Italia abbia chiaro infatti quanto si giochi in questo autunno del suo futuro: si disegnerà un’Europa “finale”, per le prossime generazioni, e non possiamo commettere l’errore più grande di tutti, quello di non rappresentare i nostri interessi nazionali al tavolo comune che verrà e non portare a casa un compromesso che li veda ampiamente rappresentati. Un compromesso che a tutti gli effetti faccia di questa Europa un continente dove la solidarietà venga a essere designata come un principio fondante delle politiche europee.

Non farlo, accontentarsi di qualsiasi altra cosa, vuol dire segnare a breve termine l’addio italiano all’Unione europea. E’ successo ai britannici, potrà succedere a noi.

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