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Quali decimali sembrano piccoli ma alla fine pesano?

Ho letto l’articolo di Lorenzo Bini Smaghi, “I decimali sembrano piccoli ma alla fine pesano” sul Corriere della Sera.

http://bit.ly/2f185Sv

Due frasi mi hanno colpito e meritano un chiarimento.

*

Se la BCE non avesse fatto scendere i tassi d’interesse oggi avremmo un disavanzo pubblico ancor più alto di tre anni fa, probabilmente superiore al 3%”.

Dubito. Le negoziazioni a livello europeo sono tutte basate sul cercare di costantemente ridurre il disavanzo pubblico nel tempo in percentuale del PIL. L’Europa ci tiene ai suoi decimali, ed è questa la follia che ci uccide. Basta guardare al dibattito attuale sui decimali: Renzi non osa chiedere più di 2,3% di deficit per il 2017 perché nel 2016 chiuderà al 2,4% e deve comunque diminuirlo. Se la BCE non avesse ridotto i tassi Renzi sarebbe stato obbligato a raggiungere gli stessi obiettivi di deficit di oggi con più spesa per interessi, avrebbe dunque fatto più avanzo primario (più austerità) per rimanere negli idiotici limiti del Fiscal Compact. E siccome ciò avrebbe depresso ulteriormente il PIL, il debito su PIL sarebbe cresciuto ancora di più di quanto non è cresciuto fino ad oggi, a causa delle idiotiche regole europee. Già perché, al contrario di quel che pare sostenere Lorenzo Bini Smaghi, in questa fase di crisi, maggiore avanzo primario non riduce il debito su PIL, lo aumenta tramite l’impatto negativo sul PIL. Dio se contano e pesano gli stupidi decimali rispettati!

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L’Europa può “interrogarsi sulla credibilità dell’obiettivo annunciato per il 2018, di far scendere il deficit all’1,2% attraverso una manovra restrittiva di circa 20 miliardi di euro nell’ultimo anno di legislatura”.

Ma l’Europa non si interroga mica! L’Europa sa benissimo che nell’anno di elezioni Renzi non ridurrà mai il deficit all’1,2%, sarebbe un suicidio che nemmeno la Cancelliera Merkel effettuerebbe in Germania, è l’ABC della politica. Proporrei piuttosto a Lorenzo Bini Smaghi di “interrogarci, noi europei, sulla credibilità di una costruzione, quella del Fiscal Compact, basata su evidenti accordi tra governi, sotto banco, di non rispettarlo”.

E’ una credibilità nulla per due ordini di motivi: perché, prima di tutto, focalizzando i nostri politici sul tessere accordi sotto banco, li distrae da quegli accordi di sostanza di politica economica di cui abbisognano veramente sia il nostro Paese che il Continente. E perché comunque le bugie che imprese e cittadini leggono ogni anno sui finti DEF che annunciano finti obiettivi e finti decimali che non verranno mai perseguiti creano una tale incertezza da far comunque desistere ogni parte sociale dall’investire nella propria vita e nella propria azienda. Così facendo, finiscono involontariamente per contribuire ad una stagnazione, quella europea, che uccide sì i governi ipocriti che non verranno più rieletti sia, ben più importante, le loro giuste ambizioni ed aspettative di benessere.

Pesano i decimali, eccome se pesano. Così tanto da schiacciare un intero Continente.

8 comments

  1. Massimo GIANNINI

    31/10/2016 @ 10:50

    Il problema è che l’Europa ha capito che quando all’Italia si concede più flessibilità e qualche decimale noi i soldi li buttiamo in sprechi, corruzione, evasione o opere inutili che non aumentano il PIL.
    Come rompere i circolo vizioso se i politici nostrani non ne sono capaci?

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  2. VinceskoMVinceskij

    31/10/2016 @ 10:59

    Io aggiungo il commento alle 3 seguenti frasi dell’articolo di Bini Smaghi.

    1. “Fin quando la Bce toglie le castagne dal fuoco alla politica, perché mai questa dovrebbe fare la sua parte?”.
    Com’è noto, la BCE ha varato il QE nel marzo 2015, con un ritardo di 6 anni rispetto alla FED e alla BoE, per non parlare della BoJ.

    2. “In sintesi, come avevano sottolineato gli oppositori alla politica monetaria espansiva della Bce, questa non è stata seguita da un’azione strutturale di risanamento delle finanze pubbliche”.
    Doppia bugia: (a) il risanamento dei conti pubblici è iniziato nel 2010 (la prima manovra correttiva dopo la crisi della Grecia è stata il DL 78 del 31.5.2010, convertito dalla Legge 122/2010, di 62 mld cumulati) ed è stato mastodontico (nella scorsa legislatura, sono state varate manovre correttive per 330 mld cumulati, ¾ dal governo Berlusconi, pari a 267 mld cumulati, distribuiti in maniera molto iniqua, e ¼ dal governo Monti, pari a 63 mld cumulati, ripartiti in modo più equo, vedi IMU, patrimonialina sui depositi, TTF), per far fronte soprattutto agli accresciuti oneri per interessi passivi, proprio a causa della latitanza della BCE, i cui interventi a favore degli Stati in crisi si sono limitati agli SMP per 209 mld, di cui 99 all’Italia (tra il maggio 2010 e il marzo 2011, la BCE ha acquistato titoli di Stato greci, irlandesi e portoghesi; da agosto 2011 a gennaio 2012, titoli italiani e spagnoli), al famoso e decisivo “whatever it takes” di Draghi del luglio del 2012, che non è costato 1 solo € alla BCE, e agli OMT, mai implementati finora; in più, a differenza della FED (i cui interventi sono stati massicci), sterilizzando ogni volta gli importi, per paura della (fantomatica) inflazione; (b) all’azione della BCE, doveva essere accompagnata, non tanto o almeno non solo le cosiddette riforme strutturali, che, se sono utili, lo sono soltanto nel medio-lungo periodo, ma anche una politica fiscale espansiva anticiclica da parte degli Stati, come suggerito anche sia dal FMI che dalla metà buona del presidente Draghi (vedi, ad esempio, il suo intervento a Jackson Hole, nell’agosto del 2014, considerato eterodosso da tutti i commentatori, per cui Draghi telefonò alla cancelliera Merkel per giustificarsi).

    3. “Ci troviamo di fronte a due visioni opposte. La prima consiste nel rafforzare i meccanismi di solidarietà finanziaria tra i Paesi membri, attraverso il completamento dell’unione bancaria e la possibilità di erogare risorse (anche in via temporanea) a favore di Paesi in difficoltà e con maggior disoccupazione. La seconda si basa invece sull’allentamento dei meccanismi di solidarietà”.
    La seconda via confligge palesemente con il fondamentale art. 3 del TUE.

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  3. VinceskoMVinceskij

    31/10/2016 @ 11:17

    PS: Forse non è irrilevante aggiungere 2 notazioni:
    1. nell’ambito del programma SMP, gli acquisti da parte della BCE di titoli di Stato italiani cominciarono il 22 agosto 2011, cioè 17 giorni dopo l’invio della famosa (o famigerata) lettera del 5.8.2011 della BCE, firmata da Trichet e Draghi, e 9 giorni dopo il varo da parte del governo Berlusconi-Tremonti del DL 138 del 13.8.2011, di 60 mld cumulati, contenente una buona parte delle misure chieste nella predetta lettera, e che faceva seguito, a distanza di neppure 40 giorni, al DL 98 del 6.7.2011, di 80 mld cumulati;
    2. le misure strutturali (cioè permanenti) delle manovre correttive, tra cui, ad esempio, la riforma delle pensioni Sacconi (2010 e 2011), ben più severa e incisiva della tanto vituperata riforma delle pensioni Fornero, valgono tuttora.

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  4. Ma ha visto che succede in America, prof?

    http://katehon.com/article/hillary-and-fbi-deep-state-revolts

    Be’…è ovvio che se una élite cosmopolita pensa di avvalersi dell’aiuto della burocrazia di stato per imporre…la distruzione dello stato e delle nazioni…e purtroppo a un certo punto il deep state si fa saltare la mosca al naso…

    Ma vede che cosa strana? Chi avrebbe mai potuto immaginare che la classe media, quella legata allo stato nazionale, a un certo punto si sarebbe ribellata? Mah…solo un genio della politica, forse…
    Naturalmente la borghesia locale si sveglia solo dopo aver passato decenni al servizio di quelli che la usavano con l’idea di disfarsene una volta raggiunto lo scopo ma come sappiamo il borghese medio alto non ha un QI, diciamo così, assolutamente straordinario.
    Ma alla fine ci sono arrivati.
    Ora non gli resta che capire che se vogliono vincere contro la clase dominante più potente che sia mai esistita nella storia devono rivolgersi al popolo e proporre un nuovo modello di società.
    Principalmente si tratta di mettere bene in chiaro che i punti fermi sono: fortissima mobilità sociale, il mantenimento della rendita di posizione oltre certi limiti viene scoraggiato in tutti i modi, ricambio delle élite continuo per impedire che appartenere alla classe dirigente si trasformi in un diritto dinastico con tutto il corollario di quella rete cooptazioni e subcooptazioni che minano alle fondamenta la coesione di una società (come insegna il signor Lewis Namier quando paragona il parlamento inglese di fine settecento a quello di fine ottocento).

    Quando in Italia?

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