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La Turchia ed il muro dei quaquaraquà europei

Perché è nato Erdogan?

Rileggendo la sua recente affermazione, “per 53 anni abbiamo bussato alla porte dell’Unione europea e ci hanno lasciato fuori, mentre altri entravano” mi è tornata alla mente la mia lettera al Corriere del 2004, al Dott. Mieli, che così recitava:

Caro Mieli, leggo sulla sua rubrica lettere scettiche sull’allargamento alla Turchia dell’Unione Europea. Grecia, Portogallo e Spagna, quando uscite da un periodo buio quanto al rispetto delle norme democratiche, furono accettate nella Comunità Europea – pur con redditi nazionali relativamente modesti – sulla base del ragionamento «vi aiuteremo a crescere». Alla Turchia, anch’essa uscita da un periodo oscuro, opponiamo invece il «crescete ancora, diventate più democratici e vi accetteremo». Un trattamento alquanto diseguale nonché sospetto. Ma soprattutto un trattamento così miope da lasciare stupefatti.

Forse solo chi ha viaggiato in quel magnifico Paese e conosciuto i suoi straordinari abitanti può capire la portata per il mondo occidentale di questa occasione, forse irripetibile: utilizzare la Turchia come chiave di volta per una pacificazione duratura con il mondo islamico. (Gustavo Piga – Università di Roma Tor Vergata)

Conoscevo la Turchia dal 1999, avendoci lavorato come consulente. Nel 1999 il Paese era pronto ad entrare, entusiasta, nell’UE. Già nel 2004 il mio disagio cresceva per i troppi NO inspiegabili per la popolazione turca: la porta andava chiudendosi.

Oggi l’ultimo spiraglio si è chiuso e con esso è svanita la luce della speranza. Abbiamo perso per sempre la Turchia e poco vale consolarci con le barbarie e le violazioni dei diritti umani a cui assistiamo per dire “abbiamo fatto bene a non ammetterli”. No, sbagliammo allora e i responsabili di quell’errore – quaquaraquà della politica europea – sono ormai spariti, inghiottiti da note a pié di pagina dei libri di storia.

Quello che questi 20 anni con la Turchia ci insegnano è che il nostro destino è nelle nostre mani e che una serie di impercettibili errori – da parte di una leadership che ha eretto muri invece che ponti – ha conseguenze infinitamente più drammatiche e permanenti di quanto non riusciremmo mai a sospettare.

7 comments

  1. Giulio de Caprariis

    21/07/2016 @ 06:24

    Caro Gustavo, forse poteva andare come dici tu ma, come mostra ciò che sta accadendo in Polonia o in Ungheria, l’appartenenza a questa UE non mette un paese del tutto al riparo da involuzioni della politica democratica. E la traiettoria che sta seguendo la Turchia ha anche radici più profonde degli errori europei che sottolinei e che forse in parte li spiegano.
    Giulio de Caprariis

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    • E’ un punto importante Giulio. E’ vero, era condizione necessaria ma non sufficiente. Ed è vero che si trema anche per la Polonia e l’Ungheria, che comunque sospetto si sarebbero incartate di più in assenza dell’Europa.
      Tant’è. La sufficienza poi va al di là della forma e delle istituzioni. Si ottiene con la solidarietà? Polonia ed Ungheria destinatarie di tantissimi fondi, sembrano dire no (e la Turchia ci lascia il mattino dopo di avere ricevuto tanti soldi, ironia della sorte). Ma non sono i soldi a fare la democrazia, è la cultura. E la cultura cambia lentamente, ma va ogni giorno aiutata, dal basso, soprattutto stando vicino alla gente ed ai loro problemi, imparando a rappresentarli in un contesto più ampio. Non credo che l’Europa abbia fatto questo in questi anni di “austerité et stabilité” invece delle “liberté et diversité” di Jean Monnet.

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  2. Nicolò Di Gaetano

    21/07/2016 @ 08:46

    Caro Gustavo,
    Condivido la tua visione. Putroppo quando ci si impegna ad alzare steccati o a rifuitare l’inclusione con mille distinguo (quasi tutti ipocriti) le distanze si allargano. Il rifiutato allora si rintana nella sua identità sino a che questa diventa ostilità per chi ti ha rifiutato. E questo vale per gli arabi delle periferie francesi e per la Turchia attuale.
    I Turchi erano riusciti con Ataturk ad abbandonare il velo islamico (che sta per tornare) e diventare un paese moderno e laico. Gli Europei e i salvini di varia natura hanno pensato che non lo sono abbastanza. Ora non lo saranno più per un bel pezzo.

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  3. Giorgio Zintu

    21/07/2016 @ 09:39

    Probabilmente con l’accelerazione dell’ammissione in UE della Turchia la deriva poteva essere evitata. Anche Emma Bonino era sostenitrice di questa tesi che ovviamente non è dimostrabile. Ora però a fronte di quanto sta accadendo, è necessario inventare altro per evitare, se possibile, il peggio e l’economia può fare molto, se vuole. D’altra parte non si può dimenticare che l’Unione Europea è diventata una “torre di babele” burocratica e linguistica in cui se è vero che i confini amministrativi si possono allargare non si può dimenticare che gli stessi non possono travalicare la storia e i valori identitari sopravvissuti alla globalizzazione.

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  4. Paolo Andreozzi

    21/07/2016 @ 10:06

    Chissà se lei ha ragione (vale sempre “con i se non si fa la storia..”)
    E’ un dato di fatto che la Turchia non ha mai avuto requisiti minimi di democrazia accettabili in Europa. Eppure sarebbe stato interesse della Germania in primo luogo includere la Turchia nella UE, come ha fatto con i paesi economicamente satelliti dell’est europeo..
    La democrazia non può essere un optional.

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