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Quando la Corte Costituzionale fa la politica economica (giusta) che il Governo non (o)sa fare

Renzi può dirsi fortunato. Se lui ha deciso, come pare, di aderire  masochisticamente all’austerità europea ed a rinunciare a quel cannone potente chiamato politica fiscale espansiva, qualcun altro lavora al posto suo, venendogli in aiuto, anche se dubito che lui possa capirlo.

Questo qualcuno si chiama Corte Costituzionale che, bocciando la norma Monti che bloccò l’indicizzazione al costo della vita delle pensioni sopra i 1500 euro per il biennio 2012-2013, ha ridato ai cittadini un pezzo di reddito disponibile, una una-tantum di 5 miliardi. A questa una-tantum potrebbe aggiungersi una ulteriore spesa, questa volta permanente, se questa maggiore indicizzazione nel biennio si ripercuoterà, tramite una maggiore base di calcolo di partenza, sulle pensioni future – a cominciare da quelle dal 2013 in poi – via meccanismo di indicizzazione (visto che Letta infatti ristabilì il meccanismo di ancoraggio ai prezzi, anche se non completo al 100%). Se poi questa sentenza sbloccherà anche altri stipendi bloccati, come quelli della scuola, l’effetto, in parte una-tantum ed in parte permanente, sarebbe ancora maggiore, certamente superiore a 5 miliardi, qualcuno dice pari a 10 miliardi.

Quello che conta tuttavia è capire se questo “stimolo all’economia” della Corte Costituzionale sia capace di generare nuovi consumi (e dunque PIL e produzione industriale) o solo maggiori risparmi, come ha fatto per il poco efficace bonus fiscale renziano.

Ebbene Christina Romer, nota per essere stata capo della squadra economica di Obama nel suo primo mandato e oggi di nuovo Professoressa alla prestigiosa Berkeley University, con il marito David Romer, si è occupata della questione analizzando l’impatto negli Stati Uniti di cambiamenti dei pagamenti pensionistici, per ragioni una-tantum o permanenti.

http://eml.berkeley.edu/~cromer/Transfers%20Draft%20December%202014.pdf

I risultati sono abbastanza chiari: se l’effetto del trasferimento è percepito come permanente, un aumento del reddito dovuto ad esso dell’1% genera un aumento di 1,2% nel consumo, un effetto positivo che persiste per 5 mesi circa, a partire dall’arrivo del pagamento. Meno rilevanti appaiono gli effetti di trasferimenti una-tantum.

I Romer mostrano anche come aumenti dei trasferimenti agiscono molto più rapidamente di diminuzioni dello stesso ammontare di riduzioni delle tasse.

Insomma, sembra proprio che Renzi debba essere grato per il Tesoretto che ha scovato la Corte Costituzionale e che gli permette di fare quello che non osa fare da solo, e cioè politiche che aiutino l’economia a risollevarsi e non ad affondare, come quelle che ha fatto sinora, seguendo timidamente come uno scolaretto l’Europa austera. Politiche che tengano il deficit sotto controllo ma ad un livello pari al 3% del PIL e non il folle 0% da raggiungere in 3 anni che si è proposto nel DEF, progetto che sta distruggendo il potenziale di ripresa del Paese, come i recenti dati su occupazione e disoccupazione mostrano bene.

Certo, avremmo forse preferito che il Tesorone vero, l’unico che esiste, del deficit al 3% invece che allo 0% fosse dedicato agli investimenti pubblici piuttosto che ai trasferimenti ma, di questi tempi, di fronte a tanta ignavia di politica economica anche una Corte Costituzionale può bastare.

13 comments

  1. Amedeo Argentiero

    02/05/2015 @ 09:43

    Io oltre agli indiscussi effetti di questa sentenza sul futuro, darei per completezza uno sguardo al passato. Questa sentenza fa il paio con creazione degli esodati. Il Governo dei “grandi esperti” guidato dal prof. Monti ha creato una serie vulnus in seguito a decisioni affrettate e superficiali. Peraltro non mi si venga a dire che loro non avessero un consigliere giuridico da qualche parte che non li abbia messi in guardia sul rischio di incostituzionalità di una decisione come quella sulla mancata rivalutazione di una categoria di pensioni. Io penso che alla fine si siano detti ” Ma che ci importa di questo, tanto la decisione arriverà parecchio più in là e l’onere ricadrà sui governi successivi, per ora facciamo i nostri compitini come ci dice Bruxelles lasciamo correre”. Ecco come ci troviamo con il problema esodati ancora non risolto e ora con la questione rivalutazione delle pensioni, che senz’altro è un’indubbia opportunità in termini di politica fiscale espansiva, ma lo sarà davvero?? Siamo sicuri che le risorse per coprire questa spesa non arriveranno da ulteriori riduzioni di benefici fiscali o peggio ancora da un aumento della tassazione??….Ai posteri l’ardua sentenza….

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  2. Filip Stefanovic

    02/05/2015 @ 10:55

    Premesso che concordo con la necessità di attuare politiche fiscali espansive, trovo che i lavori dei Romer lascino il tempo che trovano, essendo basati su teorie di consumption smoothing che ostinando a basarsi su dubbi fondamenti microeconomici (massimizzazione dell’utilità, agenti razionali) e supporti teorici di scarsa praticità (equivalenza ricardiana, invarianza dell’utilità nel tempo e nel reddito, condizioni di no Ponzi ecc ecc) dimostrano tutto e niente. Quanto porterà l’indicizzazione ad inflazione nulla (tolto l’una tantum di 1000 euro per gli arretrati di 3 anni, che comunque essendo una tantum secondo Romer non dovrebbe incidere sui consumi) a crescere i consumi dei pensionati? E poi, sempre per giocare nel cortile dei Romer, cosa dire del buco da 5 mld che si apre nel def? Ora ci possiamo aspettare che scattino le idiote clausole di salvaguardia, quindi aumento Iva, ecc. I razionalissimi pensionati anticipano e aumentano i risparmi per pagare le maggiori imposte. No?

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    • In realtà se legge il paper ci sono abbondanti segni di non equivalenza ricardiana ecc. Il punto chiave è lo stesso di Antonello, e quindi aggiungo: distinguere tra un dibattito su cosa succede all’interno delle regole europee e che effetto hanno trasferimenti di questo tipo è rilevante. Molto spesso la costruzione austera europea si gioca sull’idea che trasferimenti di questo tipo siano un “male” per l’economia, rafforzando il modello austero europeo via ideologia. Levare l’alibi teorico agli austeri indebolisce la costruzione ideologica dell’austerità.

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  3. “se l’effetto del trasferimento è percepito come permanente, un aumento del reddito dovuto ad esso dell’1% genera un aumento di 1,2% nel consumo”
    Certo, se c’è una prospettiva. Altrimenti quell’1% te lo tieni stretto e non lo spendi. E le nostre prospettive sono a zero.

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  4. Antonello S.

    02/05/2015 @ 15:38

    Ehm…non vorrei contraddire la sua speranza, ma temo che questo provvedimento della Corte Costituzionale non potrà sortire gli effetti sperati perchè è semplicemente a somma zero, cioè dovrà comportare necessariamente altri tagli, tasse o applicazione delle clausole di salvaguardia.
    Il chè gioco forza, produrrà un ulteriore shock negativo sull’opinione pubblica ed amplificherà l’effetto già ottenuto con l’elargizione dei famosi 80 euri…aumento (se possibile) del risparmio.
    Mi spiace ammetterlo anche a me, ma sono diventato così sospettoso (ma i fatti mi stanno dando purtroppo ragione) che anche le sentenze di buon senso emesse da stimatissimi organi istituzionali, mi puzzano tanto di bruciato.

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    • Mi è chiaro. Spero sia chiaro come sia importante ribadire a ogni pié sospinto che esiste un modello alternativo, a portata di mano, per una politica economica alternativa che non ha rappresentanza in Italia.

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  5. deficitspending

    02/05/2015 @ 19:11

    L.’austerità è figlia diretta e legittima dell’euro. Chi vuole l’euro si tiene anche l’austerità, e chi non vuole l’austerità deve ripudiare anche l’euro. Chi vuole l’euro ma non l”austerità è in malafede ed al servizio dei ceti egemoni, e non conclude niente (citofonare “Tsipras”).

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    • Non potrei essere più in disaccordo. Chi sostiene queste tesi fa politica e non economia. Che va benissimo. E’ un modello che dice non no all’euro, ma no all’Europa in base a preferenze nazionali. Legittimissime. Meno legittimo è il tentativo di spacciarle per teorie economiche, che mi viene da ridere. La mia teoria politica e non economica vuole più Europa. Sulla base di questa, come chi vuole più Italia indica via dall’euro, io indico più Europa, ma ovviamente un’Europa diversissima (citofonare, in parte, “Tsipras”). Operazioni politiche difficilissime entrambe, ma non per questo non da propagandare con passione. Basta essere chiari.

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      • nel frattempo, sognando l’Europa unita che nessuno vuole, sennò si parlerebbe almeno dei trasferimenti di liquidità, che sono l’unica cosa che fa funzionare un’unione monetaria, ci scanneremo come già abbiamo iniziato a fare, oppure faremo l’unione con un bagno di sangue, come tutte le unione politiche di nazioni eterogenee che la storia ricordi.

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  6. Marco Malgarini

    03/05/2015 @ 20:50

    Capisco che meglio questo che niente… Pero’ una politica espansiva sensata in questa fase dovrebbe passare attraverso un aumento degli investimenti (come detto nel post) o per trasferimenti alle categorie piu’ svantaggiate, tra le quali non rientrano mi pare i pensionati tre volte sopra il minimo! Ed il rischio mi pare sia che un intervento obbligato di questo tipo possa “spiazzare” interventi alternativi, seppur difficili in questa fase come ad esempio integrazioni di reddito per i senza lavoro.

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  7. ma di cosa parliamo professore? Un governo che nella propria programmazione macroeconomica punta a tenere la disoccupazione in doppia cifra….Vogliamo veramente far lievitare il PIL in TUTTA la zona euro? Allora fissiamo un limite minimo all’inflazione, magari retrodatando il suo computo al 2000, e chi non lo rispetta o non lo ha rispettato vada di deficit o di incrementi salariali fino al suo raggiungimento. Tanto credo che nessuno sia mai riuscito a dimostrare che l’inflazione in cifra unica abbia effetti recessivi.

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