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Grazie Grecia, grazie, non mollare.

Si fa fatica a vedere cosa è cambiato in Grecia ed in Europa dopo la trattativa serrata sul futuro della politica economica ellenica. O meglio, si fa fatica a trovare un accordo su chi ha vinto e chi ha perso.

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Per un motivo molto semplice: molto è stato rinviato, di qualche mese, a seguito dell’approvazione (compresa quella del Parlamento tedesco) di estendere i prestiti alla Grecia per ancora quattro mesi, a fronte di una sostanziale ambiguità sugli impegni presi dal nuovo governo greco quanto a riforme, austerità e debito.

Si fa fatica anche a capire in base a cosa dovremmo giudicare il successo o meno di Tsipras. Se in base al programma economico pre-elettorale di Salonicco ed alle promesse ivi contenute (nel qual caso il giudizio sarebbe evidentemente negativo) o a quanto ottenuto rispetto a quello che avrebbe portato a casa il precedente governo.

Io propendo per il secondo metro di giudizio semplicemente perché da sempre Tsipras e Varoufakis avevano indicato (con grande pragmatismo) come non si aspettavano certo di vedere tutto quanto da loro promesso riconosciuto al tavolo delle negoziazioni europee.

Ma anche se fosse così, cosa sappiamo? Poco.

Sull’austerità, che ha un vantaggio in termini informativi, ovvero che è misurabile oggettivamente, potremo dire qualcosa in più tra qualche mese sulla base del cambiamento delle stime, ad esempio quelle della Commissione europea,  sul deficit complessivo e sull’avanzo primario stimato per il 2015 (e, in minore misura, per il 2016). L’impressione di molti è che non tutto l’avanzo primario che avremmo avuto con la precedente amministrazione greca si materializzerà. Un piccolo sollievo che alleggerirà l’economia greca dalle grinfie della recessione assieme all’occupazione e con forse qualche riduzione della povertà, specie se le risorse addizionali che si libereranno saranno mirate specificatamente ai più bisognosi. E’ anche vero che in termini di spesa pubblica la promessa (contenuta nella lettera di Varoufakis all’euro gruppo) di spendere per stipendi pubblici complessivamente lo stesso ammontare dell’anno scorso ma aumentando gli stipendi ad alcuni (i più meritevoli ed i più bisognosi) togliendo ad altri (là dove si spreca) sembra non contenere nulla di nuovo rispetto al programma della Troika (dove dopo tagli drastici fino al 2013 questa spesa si fermava nel suo declino), ben lontano da quanto affermato in campagna elettorale e quanto fosse lecito aspettarsi. Ma anche qui, il dato tra qualche mese dirà più e meglio.

Sul debito, e la sua eventuale rinegoziazione in termini di tassi legati all’andamento dell’economia come proposto intelligentemente da Varoufakis, dobbiamo aspettare la fine dei quattro mesi. Tutto è ancora aperto. Varoufakis ha definito l’accordo con l’Europa “una foglia di fico” per portare alla sua conclusione l’euro gruppo senza la riduzione del debito, un accordo dal frasario “deliberatamente” vago così da ottenere l’approvazione dei vari parlamenti europei: una vaghezza, ha detto, di cui siamo “orgogliosi” e addirittura “suggerita dai creditori UE” (i governi dei Paesi membri) altrimenti non ci sarebbe stata l’approvazione .

http://www.ekathimerini.com/4dcgi/_w_articles_wsite2_1_27/02/2015_547715

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E’ sulle riforme che possiamo rimarcare il maggiore passo avanti. Di duplice natura. Innanzitutto formale: il documento è stato scritto dalla Grecia e non più dalla Troika, un risultato importantissimo anche simbolicamente. Una restaurazione (minimale o meno potremo discutere per ore) di democrazia che ad alcuni sembra normale e dovuta, e forse hanno ragione, ma che sancisce la fine dell’anomalia europea della dittatura della Troika. I simboli sono importanti e la vittoria della Grecia su questo non può essere liquidata come “fuffa”: era una precondizione per la salvezza dell’Europa dell’euro, non sufficiente ma necessaria, affinché si possa un giorno – se altri passi seguiranno – convintamente argomentare che il progetto europeo è un progetto democratico.

Ma i cambiamenti ci sono anche nella sostanza: effettivamente il tono e gli impegni sottoscritti da Varoufakis sono più leggeri e vaghi (tanto da avere ricevuto le critiche del FMI, della BCE, dei tedeschi) e con un’enfasi maggiore verso la solidarietà verso i più deboli di quelli contenuti nei vari documenti della Troika.

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Resta una certezza: lo spread è sceso. C’è chi dirà che è sceso perché la Grecia è capitolata, dimostrando che l’euro non è un accordo di cambio ma una vera moneta unica, e chi dirà che è sceso perché la Grecia ha cambiato l’Europa cominciando a farle abbozzare quel disegno più solidale che in questo blog abbiamo sempre argomentato essere l’unica soluzione capace di tenere unito il Continente in un progetto di crescita, opportunità e pace in un mondo globalizzato, simbolicamente uniti dalla stessa valuta.

Sbaglierebbero entrambi. C’è chi si trastulla da giorni su giornali e social media col gioco di chi ha vinto e chi ha perso. Ma la logica della sfida europea si può comprendere solo se la smettiamo di parlare di vincitori e vinti, e cominciamo ad adottare quella logica che appare, vincente, nell’ultima scena del famoso film War games.

Se c’è un modo per far giocare l’Europa contro se stessa è questa crisi greca. Tutto sta nella velocità dell’Europa di apprendere quanto masochista sia questo gioco europeo e quanto la sola soluzione sia uscirne insieme. Il mio ottimismo cresce, e forse per questo lo spread scende. Grazie Grecia, grazie. Non mollare.

9 comments

  1. Caro Gustavo, perdonami se puoi l’ (apparente) off topic. Sono deliziato dai tuoi posts. Se dovessi indicare chi tra i miei amici è un po’ geniale avrei pochi dubbi… Tuo

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  2. Se i numeri sono i numeri (http://www.lavoce.info/archives/33361/grecia-problema-primario/), secondo me la politica dovrebbe tenerne conto e adottare linee del genere seguente: http://www.linkiesta.it/fmi-non-tratti-grecia-come-dittatura-andrea-montanino/.
    Perché mi sembra difficile ipotizzare creditori che rinunciano a riscuotere i loro crediti sine die e, qualora vi rinunciassero, credo non acquisterebbero nuovi debiti.
    Questo elemento, del doppia faccia del debito, mi sembra incontrovertibile.

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    • dissento. L’esperienza ci insegna che il paese che dichiara default perchè non è oggettivamente il grado di onorare i propri debiti (e qui la Grecia è veramente allo stremo), diventa il debitore più solvibile che esista, liberato dagli oneri pregressi, e trova prontamente la fiducia degli investitori.

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  3. Gilda caronti

    01/03/2015 @ 17:37

    La Grecia è stata sconfitta? O ha registrato un punto a favore?

    Dipende dai punti di vista che evidentemente sono vari e diversi. Secondo me il debito andava ripudiato perché accettare di sottostare al dominio dei creditori finanziari non gli lascerà scampo …. ma speriamo che i mesi di tempo servano a trovare altre idee … non si sa mai ( e comunque i soldi per pagare questo debito non esistono e la pretesa della Troika è sempre quella di spennare totalmente e ridurre in schiavitù l’intera Grecia a causa dei danni fatti dai governi corrotti – cosa del resto che ci rende molto simili a loro)

    I ricchi moderni sono dei poveretti nel senso che stanno sbagliando completamente la partita. Il mio secondo papà tantissimo tempo fa si era trovato ad accompagnare un amico spesso la notte al casinò e raccontava che il famoso re Farouk regalava le fiches ai presenti perché giocassero con lui, altrimenti avrebbe dovuto giocare da solo o addirittura non giocare affatto…. La metafora è per dire che se la ricchezza viene troppo concentrata non vale più niente perché si riduce la quantità di scambi possibili e dunque di occasioni di guadagno. Gli antichi Papi che di dominio se ne intendevano, ogni 50 anni facevano un bel Giubileo teso a cancellare tutti i debiti ( e i crediti) in modo che il gioco (di potere) potesse continuare.
    Ora siamo vicini al tracollo del sistema determinato soprattutto da chi lo difende, e ai poveri converrebbe non fare niente per salvarlo semmai per costruire ex novo la rete di autogestione e solidarietà che il progetto socialdemocratico gli ha estorto consegnando le riserve proletarie allo Stato che le ha spese a difesa del capitale o semplicemente rubate per le gozzoviglie dei burocrati di turno.
    Chi ha prestato soldi a un paese in default doveva sapere che aveva un rischio e non è concepibile che un governo possa indebitare il suo popolo per intere generazioni a venire o vendere territori e beni culturali per ripagare un debito farlocco tutto da dimostrare a causa delle speculazioni che ci hanno fatto sopra

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    • Io penso che chi ha contralto un debito debba pagarlo. Il creditore ha convenienza però a concedere delle proroghe ed io credo che nel nostro caso la proroga di 4 mesi sia un palliativo.
      Il Giubileo viene codificato da Hammurabi: era una regola per tempi in cui l’età media era la metà di quella odierna e cmq era una regola che oggi non vige più, perché cerchiamo di stare in uno stato di diritto con regole pre-scritte,
      Penso poi che 3%, 60%, 8% siano numeri che rispondevano, forse, a un mondo che non c’è più: ora dovremmo cambiare le regole.
      Ma, penso che chi cambia le regole siano coloro che hanno il potere e che, per ripudiare la guerra, sia necessario trattare con costoro.
      Restano i fatti economici incontrovertibili fra i quali la doppia faccia della medaglia denominata ‘debito’.
      Concordo col fatto che ‘all’inizio’ può esservi il credito: della qual cosa sono sicuro relativamente all’economia monetaria; relativamente ad altri àmbiti sono molto incerto.

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  4. Antonello S.

    01/03/2015 @ 19:08

    Sono consapevole di essere un pò ripetitivo, ma siccome sarà capitato di leggere da qualche parte che quando parliamo di politiche imposte dalla Germania non parliamo del suo popolo, ma solo di alcuni suoi (potenti) rappresentanti, così anche quando lei parla di attendersi azioni dall’Europa è consapevole che non siamo noi che agiamo, ma i nostri rappresentanti politici.
    Se prendiamo Renzi come cartina di tornasole, possiamo plasticamente affermare che tutto il tam tam mediatico che ha prodotto riguardo il suo famoso “battere i pugni” sul tavolo, non ha prodotto praticamente nessun risultato misurabile strumentalmente, però sembra che vada tutto bene se ascoltiamo l’OCSE, l’ISTAT, Padoan ecc.
    Bisogna prendere atto che la propaganda politica, alimentata dai media e dai numerosi think-thank finanziati da chi evidentemente ha tutto da guadagnare in questa crisi, riesce a tappare ogni buco nero ed a confondere ogni intelletto critico, avendo furbamente tarpato le ali, nonchè minacciato chi da sempre ha avviato ogni rivoluzione, cioè la borghesia intellettuale.
    Temo quindi che la forza della ragione, in virtù di questa situazione, non potrà essere necessaria a modificare alcunchè.

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  5. Professore, apprezzo il suo disperato tentativo di arrampicarsi sugli specchi per dimostrare che è possibile cambiare il lager eurozona.
    Ma purtroppo, come i commentatori greci più avveduti hanno chiaramente mostrato, Quaquaraqua Tsipras e Varofuffakis si sono abbassati le braghe ed accettato il cetriolo della troika, pardon: le istituzioni, giusto con un po di vaselina.
    Lei lo sa, no, che addirittura Varofuffakis (il grande esperto di teoria dei giochi!) si è fatto scrivere da un burocrate di Bruxelles il testo della lettera da mandare all’eurogruppo?
    Ma cosa pensava, che gli oligarchi reazionari sociopatici di Bruxelles, Berlino e Francoforte abbiano un qualunque interesse nella sorte dei Greci o nella democrazia?
    Se ne faccia una ragione: ormai democrazia l’è morta, risparmiamoci anche la spesa delle elezioni. Tanto basta il pilota automatico…

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  6. “Grazie Grecia, non mollare, siamo solidali!”
    Mariano e Pedro

    “Grazie Grecia, non mollare, siamo solidali!”
    Tsipras
    INVECE DI ELEMOSINARE INDULGENZE, SAREBBE MEGLIO SE SI COMPORTASSERO COME SPAGNA E PORTOGALL0 (ED ANCHE ITALIA).
    HANNO FATTO BUCHI DI BILANCIO DA RELATIVAMENTE POCO TEMPO, EVADONO LE TASSE E QUANDO NON LE EVADONO PAGANO ALIQUOTE BASSE.
    OCCORRE CHE LA SMETTANO DI PIANGERE E CHE SI RIMBOCCHINO LE MANICHE.
    albertolocati1944 (commentatore italiano del Sole 24 Ore)
    http://www.ricerca24.ilsole24ore.com/fc?keyWords=portogallo+parlamento&submit=Cerca&cmd=static&chId=30&path=%2Fsearch%2Fsearch_engine.jsp&field=Titolo%7CTesto&orderBy=score+desc

    “Grazie Grecia, non mollare, siamo solidali!”
    Simpatici lettori del Bild trasformati in naziskin dall’euro
    http://www.bild.de/politik/inland/griechenland-krise/diese-deutschen-sagen-nein-zu-neuen-milliarden-39931320.bild.html

    Tsipras
    Eurodettato: 0 errori ortografici, 10 lode
    Condotta: 0
    «un errore molto inusuale per gli standard europei, una cosa che non si fa nell’Eurogruppo»

    Sono ottimista, che inizi la festa: Monti moment!
    (C. Bastasin)

    Reply
  7. Pingback: Stefano Fassina preso sul serio, seconda puntata | iMille

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