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Breve storia di una moneta unica, ieri complicata oggi complessa

Montare un mobile di IKEA è un problema complicato, ma non complesso: un set di istruzioni complicate aiuta a risolverlo. Risolvere invece un problema complesso come coordinare un’orchestra richiede abilità complesse, non chiaramente elencabili su un foglio di carta: falliremmo miseramente nel dare nascita a un concerto di qualità.

Quando l’altro giorno alla mia visita a Pozzuoli presso l’Accademia Aeronautica ho visto questa matrice l’ho guardata con interesse.Il relatore del seminario mostrava come ad ogni tipo di problema corrisponde una dimensione e qualità di risposta logica ideale. Provare a montare un mobile di IKEA con strategie complesse, argomentava, porta inevitabilmente ad un “overkill”, al fallimento: per esempio l’utilizzo di una gru.

E io pensavo all’invilupparsi della crisi dell’Europa dell’euro. Nata come una sfida complicata a fine secolo, le cucirono addosso regole complicate, quelle di Maastricht. Ma l’ambiente era positivo, l’economia ancora tirava e quelle regole non furono troppo d’intralcio, quasi “appropriate”.

Arrivò la crisi e, mistero dei misteri, con essa un aggravamento delle regole che ingessavano la capacità della politica economica di venire in soccorso: siamo al 2010, è l’epoca del Fiscal Compact, il killer dell’economia.

E siamo all’oggi: la situazione da complicata è divenuta complessa, ingestibile, piena di disagio sociale in alcuni Paesi, scetticismo in altri, sfilacciamento della fiducia reciproca. Il fallimento è vicino e non basta nemmeno più eliminare il Fiscal Compact e tornare alle più semplici politiche degli albori del nuovo secolo: c’è bisogno di una soluzione “complessa” dove all’allentamento dell’austerità si combini una sottile opera “sociologica” ed “antropologica” di solidarietà piena e convinta per restaurare la fiducia reciproca infranta.

Altrimenti, il fallimento è alle porte.

30 comments

  1. http://www.treccani.it/vocabolario/complesso1/
    http://www.treccani.it/vocabolario/complicato/
    Sinceramente ragionare sulla differenza tra le due definizioni mi pare una questione di lana caprina. Forse è solo un modo (per il relatore) per vendere un po’ di fumo. La sostanza è riconducibile ad un concetto banale: ogni soluzione richiede strumenti adeguati.
    E il problema vero qui è che la soluzione che viene presentata come obiettivo (nell’utima immagine) NON è quella che interessa la maggiorparte delle persone.
    La questione non è salvare l’Europa (espressione che a questo punto significa ben poco) ma salvare il nostro (e quello altrui) paese, salvare le aziende, salvare le persone. Obiettivi per i quali è ormai chiarissimo cosa è necessario.

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    • E’ chiarissimo. Ah beh se è chiarissimo allora non è né complicato né complesso. Beato lei.
      Comunque su un punto ha ragione: salvare l’Europa sintetizza “troppo” una mia opinione, che ha dietro motivazioni precise che conosce bene essendo lettore di questo blog (e da cui dissente).

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  2. Ma dove’è la complessità? euro senza FC significa deficit bilancia commerciale (debito privato e sistema finanziario al collasso). Se sei un imprenditore o un lavoratore scegli la crescita della domanda ed esci dall’euro. Se sei un detentore di attività finanziarie vuoi l’euro e continui ad arricchirti. Se qualcuno riesce a confutare questa semplice evidenza lo prego di farlo CIRCOSTANZIATAMENTE.

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    • Guardi, se vuole si legga il blog. Se non vuole leggersi il blog, si guardi attorno e vedrà una tale complessità mondiale, politica, sociale ed economica che a sentirla parlare in questo modo cascano le braccia. Comunque forse sbaglio, dovrei essere felice che la parola complessità generi dibattito e disaccordi.

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  3. al professor PIGA volevo ricordare che l’euro è entrato in crisi ancora prima di esistere, al momento della fissazione dei cambi. Ovviamente i primi anni c’era poco differenziale di inflazione e le importazioni intraUM non erano ancora così ingenti. Ma il vero motivo della “crisi” è che le banche hanno smesso di rifinanziarsi direttamente e hanno cominciato a passare delle proprie banche centrali; a quel punto il target2 ha evidenziato gli assurdi cumuli di crediti e debiti infraUM dovuti agli squilibri delle partie correnti e dei conti finanziari delle bilance dei pagamenti

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    • Grazie. Adesso ovviamente è facile dire tutto, bisognava trovarsi lì in quel momento. Comunque certamente ci sono state persone (non statunitensi, spesso obnubilate da altri fattori all’epoca e tutt’ora) che avevano previsto difficoltà legate ad alcuni fattori che lei ricorda (uno per tutti? Lucio Caracciolo che scrisse un bel libretto). Ma ovviamente qui c’è ben più di questo: c’è una crisi strutturale dell’occidente, c’è una crisi finanziaria di dimensioni enormi che non è stata gestita con la politica economica, ci sono formidabili questioni di resistenze e stereotipi culturali, c’è un progetto politico europeo rilevantissimo dalle mille asperità…. Altro che squilibri delle parti correnti e importazioni.

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      • egregio professor Piga, le sue parole sono sacrosante e condivisibili, e di ogni evento si possono ricercare cause più remote e più generali, fatto è che il meccanismo economico finanziario della crisi E’ QUELLO. Poi è ovvio che l’economia è fatta dalle scelte delle persone e si aprono scenari e campi di studio sterminati e soprattutto di interessi contrapposti. Dico solo, sommessamente, che se fossi un infermiere greco licenziato che fino a 4 anni fa viveva dignitosamente e ora non riesce a nutrirsi a sufficienza e a curarsi, avrei molto chiari i meccanismi “materiali” della mia condizione. P.S.. il libro di Caracciolo l’ho letto e mi ha aiutato molto a comprendere eventi che prima rilevavo con estrema superficialità.

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  4. mi permetto ancora, poi mi taccio, di rilevare che c’è un progetto politico non europeo, ma semplicemente liberista, quindi per sua natura sovranazionale, casualmente di livello europeo, e apolitico, nel senso etimologico del termine, visto che le istituzioni europee tutto hanno meno che la cifra “politica”, perchè se così non fosse saremmo qui a discutere di traferimenti di liquidità, di emergenza umanitaria in Grecia, e non di debiti e crediti. Nessuna unione monetaria funziona senza quel briciolo di solidarietà che sono i trasferimenti. Non solo Caracciolo ma anche i “padri nobili” dell’ UM lo sapevano benissimo e hanno voluto scientemente questa situazione di crisi. La ringrazio dell’ospitalità e dell’interlocuzione.

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  5. <>

    Penso anch’io che sia così: mi pare che la costruzione € rispondesse ad un ideale (come è noto maturato al confino in tempi bui) cui si è cercato di dare corpo fattuale dopo il Muro. Per quello che conta, io ho aderito a questo ideale, cercando di mantenere una distanza di braccio rispetto al pericolo che l’ideale si trasformasse in ideologia.

    La complessità della questione a me sembra stia all’interno di alcuni elementi incontrovertibili: 1) il valore di una moneta è relativo al valore delle altre; 2) dopo il gold standard, la valuta pivot è il $Usa; 3) il valore delle monete è `misurato’ dal PIL (debito/PIL; deficit/PIL).

    Se quanto sopra è accettabile, a me sembra che il PIL (grandezza molto equivoca) sia l’elemento chiave cui rapportare il Debito e quindi il deficit annuo.

    L’UE tenendo dentro economie con diverse velocità, ha notevoli difficoltà di mantenersi in carreggiata: per farlo sarebbero (stati) necessari ingenti investimenti in iniziative `sociologiche’ e `antropologiche’ da parte dei ceti dominanti. Il che non è accaduto.

    Mi chiedo: buttiamo a mare tutto? Io spero di no. Ma la violenza ha diversi aspetti: ad esempio la cecità sia delle austerity sia della spesa fuori controllo.

    L’amalgama europeo è molto recente per cui è abbastanza difficile convincere il popolo tedesco di farsi carico dei debiti degli altri. L’amalgama italiano, di più lunga data, pur in mezzo a mugugni sempre più sonori, si dà carico di diversi dissesti (Sicilia, Roma, Venezia).

    Io non credo sia conveniente buttare fuori la Grecia, ma credo anche sarebbe necessaria da parte dei Paesi più deboli una profonda riqualificazione della spesa pubblica (come si diceva qui, in un altro post).

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  6. Cito: “dove all’allentamento dell’austerità si combini una sottile opera “sociologica” ed “antropologica” di solidarietà piena e convinta per restaurare la fiducia reciproca infranta.”

    Scripta manent e i lettori valuteranno la banalità e l’evidente assurdità di questa “prescrizione”.
    Chi dovrebbe metterla in atto?
    I governanti?
    Ma se non lo hanno fatto fino adesso significa che non vogliono o che essendo eterodiretti da oligarchie internazionali semplicemente non possono.

    Il tempo per verificare la possibilità di una riformabilità dell’Unione è ampiamente scaduto e bisogna solo prenderne atto.
    Visto che gli “intellettuali” sono molto paurosi di natura (mica solo quelli di destra, c’è un famoso economista marxista molto bravo che si è rifiutato di presentarsi alle europee del 2014 perché ha detto – in privato – che ne avrebbe risentito la sua carriera accademica…); visto che la sinistra confonde la dialettica marxiana con la mediazione al ribasso da piccolo sindacalista (cosa che è venuta fuori da una conversazione che ho avuto con Paolo Ferrero che è tanto bravo ma ogni tanto ha delle uscite davvero un pochino “sorprendenti”, per usare un eufemismo), sarà la destra becera a cogliere la palla al balzo. Avendo la politica e gli intellettuali trascurato il popolo per supponenza, ignavia e arrivismo, è chiaro che l’unico ideale unificante attualmente comprensibile per la “gente” rimane il vetero nazionalismo con tutto quello che ne conseguirà.

    Se Syriza riuscirà a spuntare almeno un punto in più di quello che aveva ottenuto Samaras forse rimarrà qualche speranza di un risveglio democratico e razionale del popolo, tenuto conto che in autunno potrebbe vincere Podemos e i paesi ribelli diventerebbero due (gli intellettuali italiani nel frattempo continuino a dormire da bravi, che è meglio); se non succederà e Tsipras sarà costretto a rinnegare il suo programma elettorale sottomettendosi alla Germania arriverà Alba Dorata e probabilmente degenererà anche la situazione geopolitica.
    Ricordiamoci chi dovremo ringraziare per questo.

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    • Ecco, prima era il taumaturgico Grillo. Ora è la destra anti eurista della Lega. Ma quando mai Marco, ma come fa a pensarlo? E’ destinato a perdere altri due anni di false speranze o previsioni sballate.
      La strada intrapresa da Tsipras, voluta dal popolo greco a maggioranza, non a caso dentro l’euro, è l’unica che ha rallentato la macchina infernale e che va imitata. E’ una strada che non appartiene alla sinistra o alla destra, ma a chi ha nelle sue corde afflati minimi di solidarietà e di conoscenza della storia.

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      • Ma che diavolo c’entra la Lega? Come le viene in mente?
        Grillo e il suo movimento le ho detto anche di persona che non si sapeva cosa volevano ma che erano popolo che si muove in attesa di persone che sappiano dare sostanza e razionalità al loro desiderio di rappresentanza democratica. Taumaturgico se lo è inventato di sana pianta ma rimane il fatto che i grillini almeno votano caro professore, mentre a causa di certi politici e di certi intellettuali la maggioranza dei cittadini diserta le urne. Forse lei ne è contento.
        Di Tsipras, diversamente da quello che sembra avere inteso lei, ho detto che se non cederà potrebbe portare a un risveglio politico in molti paesi europei.

        Ha capito al contrario ogni singola frase il che è abbastanza notevole…; naturalmente non è obbligato a leggersi i post ma non è nemmeno obbligato a pubblicarli o rispondere.

        In sostanza ho sempre detto una sola cosa e cioè che c’è un tempo limite per decidere se l’Europa è riformabile e adesso mi pare che sia chiaro che questo tempo è scaduto.
        Se Syriza fallirà, in Grecia arriverà Alba Dorata e lo ha scritto anche Krugman, per la verità.

        Sulle previsioni sbagliate fossi in lei ricorrerei a un minimo di autorironia in più. Se vuole le faccio un elenco a partire dal “Forza Monti. Forza. Forza!”…

        http://www.gustavopiga.it/2012/8-mesi-di-governo-monti-e-di-blog-e-quello-che-va-tentato/

        Credo che ci fosse una sola persona in tutta Italia che pensava veramente che Mario Monti potesse convincersi a realizzare politiche espansive e in particolare il seguente onirico programma:

        “Unire Portogallo, Grecia, Spagna e richiedere la modifica del trattato per quanto riguarda la sottoscrizione di titoli di stato in asta da parte della BCE. In cambio, quell’1% di PIL di spesa per interessi risparmiata al primo anno garantire ai tedeschi di dedicarla, questa sì credibilmente e non come le dismissioni immorali e inutili, alla riduzione del debito.”

        C’è tempo fino a giugno o alle elezioni spagnole al più tardi poi se Dio vuole finirà il tempo delle chiacchiere inconcludenti (no, non ho detto che voterò Lega!).

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        • Ma chi ha detto che voterà Lega. E’ lei che non capisce Marco. Le ho solo detto che la Lega non va da nessuna parte (se parliamo di cambiare il fato delle politiche italiane). Podemos e Tsipras raccolgono esigenze anti-austerità dentro l’euro che nessuno in Italia sa rappresentare e sapranno incidere sulla realtà, anzi lo stanno già facendo. Se poi mi vuole fan di Monti, ha ragione non sono obbligato a rispondere, e nemmeno desideroso, ma non è male come idea, à la Bagnai.

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          • Allora è un problema di lingua forse.

            Lei ha scritto riferendosi a me:

            “Ecco, prima era il taumaturgico Grillo. Ora è la destra anti eurista della Lega”

            E la Lega purtroppo non l’ho nemmeno nominata quindi non si sa da dove l’ha tirata fuori (per cui ironicamente ho detto che non la voto…ci ho messo il punto esclamativo perché speravo si capisse l’ironia).
            Su Tsipras in altri siti lo sto difendendo a spada tratta da alcune settimane addirittura contro i comunisti greci che già gridano al tradimento.
            Su Monti il programma dei Viaggiatori glielo ha presentato lei a Omnibus, non io (e questo pochi giorni dopo aver detto che non aveva la preparazione culturale per capire certe cose…).

            Ma la cosa più divertente è questa frase:

            “Podemos e Tsipras raccolgono esigenze anti-austerità dentro l’euro che nessuno in Italia sa rappresentare”

            E chissà com’è che nessuno sa rappresentarle queste esigenze…che poi “sa” confina con “vuole” magari…ma la colpa è della politica, lo sappiamo…

            Il problema è che occorrono messaggi forti uniti a una politica saggia come stanno facendo Tsipras e Varoufakis; ma è ovvio che se il popolo non c’è, non capisce, non sostiene passo passo i propri leader, non si otterrà nulla.
            I suoi messaggi, nonostante la situazione sempre più drammatica, sono l’opposto di “forti e appassionati” come non mancano di rilevare moltissimi dei commentatori e se vogliamo andare a vedere è questa l’unica mia previsione profondamente sbagliata.

        • Ma c’è qualcuno che mi spiega come si allenta l’austerità mantenendo il processo deflazionistico nei paesi periferici essenziale per il funzionamento dell’euro? Bisognerebbe che i paesi centrali alimentassero la domanda interna innescando l’inflazione e pregiudicando gli interessi del board di banchieri che ha in mano l’UM. Vi sembra possibile/credibile visto che finora hanno fatto esattamente il contrario?

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      • Antonello S.

        24/02/2015 @ 20:43

        La strada intrapresa da Tsipras nel suo programma elettorale è del tutto evidente, come ha dimostrato l’inutile ed umiliante rinvio imposto dalla Germania, che non può prescindere dall’abbandono della moneta unica e conseguentemente anche della stessa UE.
        Non esistono alternative.
        Ad un imperialismo finanziario non si può contrapporre un socialismo illuminato, sono perfettamente antitetici.
        Infatti tutta la sinistra che pochi giorni fa stava già stappando lo spumante ha dovuto in tutta fretta cercare di reinfilare il tappo nella bottiglia, ma anche questa, come quella europea, è una “mission impossible”.

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  7. Scusate se insisto: io condivido l’idea che “all’allentamento dell’austerità si combini una sottile opera “sociologica” ed “antropologica” di solidarietà piena e convinta per restaurare la fiducia reciproca infranta.”

    Mi sembra l’unica possibilità per contrastare la `forza’ del grande debitore che rifiuta di pagare i debiti. Questa forza si contrappone a quella del creditore che non `può’ escuterlo. I motivi di questa `impotenza’ posso essere vari, uno fra tutti mi sembra decisivo: la non convenienza del creditore di abbattere il credito nell’attivo per l’impossibilità di compensare lo squilibrio che si creerebbe, cioè abbattere i propri debiti che sono crediti di terzi. Ad es. i creditori della Grecia possono rinunciare ai loro crediti? Credo dipenda dalla forza dell’economia di ciascun creditore e, secondo me, i greci lo sanno benissimo.

    Quello che mi chiedo io è se sia più violenta una manovra alla greca, che dichiara la propria insolvenza, o una manovra degli altri che chiedono di non dare inizio ad un effetto domino i cui risultati mi sembrano indeterminati.

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  8. Giammarco giardi

    23/02/2015 @ 01:06

    Il problema dell’umanità oggi e’ riscontrabile dalla lettura dei commenti a questo articolo. Noi gente vogliamo risolvere la complicatezza e la complessità con soluzioni semplicistiche e rapide. La nostra crisi e’ in primis antropologica.

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  9. “…ll’allentamento dell’austerità si combini una sottile opera “sociologica” ed “antropologica…”: musica per le mie orecchie! Anthropology trumps *EVERYTHING*.

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  10. Comprendere come funziona una configurazione complessiva del sapere, rappresenta a mio parere essere un’ attività che si distingue ancora oggi, per posizione assolutamente innovativa e di altissimo valore per uno sviluppo sociale e politico, ma non ancora compresa e assimilata.

    Penso di non sconfinare se non entro nel merito dell’aspetto pratico ma nel fondamentale del fallimento della questione, portando una testimonianza che credo si interfaccia molto bene con la realtà delle nostre problematiche. Nel campo delle scienze mediche e antropologiche Alexander Lowen (che ho avuto l’immensa fortuna di poterne seguire i seminari per discendenza diretta) già nei primissimi anni 50 aveva avuto una geniale intuizione che anticipava di molti anni la scienza della complessità. Aveva individuato che tutti problemi possono essere in gran parte riconducibili alla separazione, parti di un’intera struttura che non dialogano tra loro perché ritenute diverse e separate. Estendendosi nella sua osservazione ad analisi precise metteva a punto la via più chiara verso una moderna scienza che abbraccia tutta l’umana esperienza, e non solo quella piccola parte di fenomeni misurabili direttamente. Limitare la scienza sosteneva Lowen a quantità misurabili, significa percepire la realtà come una macchina, nella convinzione che questa macchina possa essere compresa e migliorata. Questa folle arroganza è proprio quella che porta a molti dei nostri problemi sociali, ambientali ed economici di oggi.
    Egli era, nella concretezza della sua teoria, un vero risolutore di problemi, la vera e nobile base sia della scienza sia dell’economia di mercato, in contrasto con gli sforzi infondati e maldestri, motivati dal desiderio di ottenere successi finanziari in avventure di tipo economico e scientifico, che troppo spesso creano problemi alla collettività , più che risolvere, o anche solo riconoscere, quelli reali.

    È la natura stessa della separazione il nostro tallone d’Achille che sta alla base dell’incapacità di vedere e di rispondere a un ambiente, una salute, a una attività politica, una qualità della vita sempre più in declino. Sempre secondo A.L. siamo tutti intrappolati in idee astratte alle quali vogliamo disperatamente credere, mentre cerchiamo stimoli sempre maggiori in una cultura che ci sta sempre più escludendo.

    L’eterno conflitto di provare a influenzare un cambiamento continuando sempre con lo stesso atteggiamento, mantenendo lo status quo, è oggi la manifestazione di quella che egli chiamava «peste emozionale». Anche se non riconosciuta come tale, è una vera piaga; una patologia di «irrigidimento» che avviene negli individui e nei popoli intesi come nazioni, quando viene a mancare la crescita dinamica ed energetica e la struttura che ne risulta investe sempre più le sue energie già in calo nel mantenerla.

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  11. io però continuo a non capire: massimo rispetto per la complessità extrascientifica, ma davanti a un fenomeno perfettamente misurabile nelle cause e negli effetti, da tutti qualificati come deleteri, resta da solo da scegliere quale interesse vada tutelato e quale pregiudicato. Chi parla di violenza del default si mette dalla parte dei creditori senza imputare loro la responsabilità del moral hazard. Chi come me si mette dalla parte di chi vede pregiudicati i propri interessi “vitali” dalla deflazione considera legittima ogni via di emancipazione dall’ emergenza umanitaria. Quasi 70 anni fa abbiamo messo l’individuo al centro dell’ordinamento e il lavoro come mezzo della sua realizzazione. Io, anche se non c’ero, non ho cambiato idea.

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  12. giusepp,
    trasferire un pensiero moderno nel suo tentativo di analisi complesse da modalità ormai vecchie e inadeguate ad un modo nuovo di intendere L’Europa, la politica e l’economia, è oggi fondamentale. Come fondamentale è tenere conto della presenza di un popolo nel suo territorio in modo sostenibile.
    Al di là dei conti che devono quadrare e a partire dalle singole misurazioni, per non continuare a ragionare in maniera ridotta e per compartimenti stagni, occorre sapere osservare le variabili nell’insieme, come totalità organizzata attraverso un ampio diaframma. Attraverso una modalità transdisciplinare una visione ampia diviene efficace, si può dire che funzioni come il ragno con la sua tela o meglio come un sistema complesso di fili e carrucole, che tiene conto degli effetti, anche distanti, di come e su cosa andiamo a intervenire. L’esperienza si concretizza nell’individuare da dove il problema trae energia e viceversa.
    E’ un lavoro non facile che non trova ancora applicazione, lo si vede anche in relazione a quanto accade.
    Errore dopo errore, abbiamo distrutto il nostro habitat smontandolo pezzo per pezzo interi Paesi, con una crisi senza precedenti, con difficilissime possibilità di recupero chissà per quanti anni ancora. E’ una questione che non si risolverà con la sola applicazione di regole di bilancio, o rinuncie sconsiderate a un progetto comune, perché è qualcosa di molto più profondo e di sbagliato che è dentro di noi.
    Conoscenze straordinarie sono già una nostra grande opportunità e ci sarà chi le metterà a frutto. Abbiamo qui chi per nostra fortuna chi lo sta già facendo.

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  13. Prof, mi tiene buono questo c’era un brutto errore nel primo,grazie

    giusepp,
    trasferire un pensiero moderno nel suo tentativo di analisi complesse da modalità ormai vecchie e inadeguate ad un modo nuovo di intendere L’Europa, la politica e l’economia, è oggi fondamentale. Come fondamentale è tenere conto della presenza di un popolo nel suo territorio in modo sostenibile.
    Al di là dei conti che devono quadrare e a partire dalle singole misurazioni, per non continuare a ragionare in maniera ridotta e per compartimenti stagni, occorre sapere osservare le variabili nell’insieme, come totalità organizzata attraverso un ampio diaframma. Attraverso una modalità transdisciplinare una visione ampia diviene efficace, si può dire che funzioni come il ragno con la sua tela o meglio come un sistema complesso di fili e carrucole, che tiene conto degli effetti, anche distanti, di come e su cosa andiamo a intervenire. L’esperienza si concretizza nell’individuare da dove il problema trae energia e viceversa.
    E’ un lavoro non facile che non trova ancora applicazione, lo si vede anche in relazione a quanto accade.
    Errore dopo errore, abbiamo distrutto il nostro habitat smontandolo pezzo per pezzo interi Paesi, con una crisi senza precedenti, con difficilissime possibilità di recupero chissà per quanti anni ancora. E’ una questione che non si risolverà con la sola applicazione di regole di bilancio, o rinuncie sconsiderate a un progetto comune, perché è qualcosa di molto più profondo e di sbagliato che è dentro di noi.
    Conoscenze straordinarie sono già una nostra grande opportunità e ci sarà chi le metterà a frutto. Abbiamo qui, per nostra fortuna chi lo sta già facendo.

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