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Bravi noi italiani se il Paese puzza di meno

Caro Gustavo,

ci sentiamo veramente poco. Ho sentito la notizia di Incalza, che sarebbe stato il grande manovratore alle spalle di ben 7 ministri. Lo sapevamo tutti. Leggi un librettino “Ecomafia” di Antonio Cianciullo (è del 1995, ma nella parte finale parla anche di Incalza). Se la caverà con un niente di fatto. Come tutti gli altri. Ho scoperto per caso che i contractors scelgono/nominano le direzioni lavori. Qui siamo a livello di corruzione brutale e banale che incrementa i costi del millanta per cento!! Chi sono i  geni del male che hanno costruito tante architetture mirabili dove davvero la corruzione è incentivata al massimo? Direi che converrebbe chiudere subito tutti i cantieri, finché non si riesce (se è ancora possibile) a regolamentare/limitare tante oscenità. Ma non ho più voglia. Altro che whistleblowers!! In Italia ormai si tratterebbe di parlare a un mondo di sordi!! Che schifoooooooooo

Tuo, G.

*

Capisco il mio amico G. Eppure gli ho risposto che in questa ennesima vicenda degli appalti pubblici (che questo autore di blog ritiene essere cruciale per la rinascita del Paese, e non solo quando esplodono gli scandali) c’è un elemento di forte ottimismo che deve far ben sperare per il futuro del Paese.

Ricordo ancora quando pochi anni fa si paragonavano gli esempi “virtuosi” di altri Paesi europei – dove chi errava, tra coloro con responsabilità politica, si dimetteva immediatamente - con quelli italici di resistenza ad assumersi le proprie, appunto, responsabilità.

Oggi, quasi nessuno lo nota, l’Italia è tra quei Paesi europei virtuosi dove comportamenti non corretti (non necessariamente contro la legge) non sono automaticamente digeriti e dimenticati. Anzi, è un Paese dove un Ministro sente l’urgenza, ancor prima del dovere, di dimettersi.

Il Paese – e chi lo governa certamente ha fiutato bene i suoi umori – non tollera più certi comportamenti, fino a pochi anni fa tollerati.

Che sia chiaro: non sto parlando dell’eventuale opportunismo politico e del “due pesi e due misure” di Renzi, questione irrilevante nell’ambito del mio ragionamento. Sto parlando di cosa il Paese ha chiesto ed ottenuto da Renzi, sto parlando di cosa il Paese ha chiesto ed ottenuto da Lupi.

Un Paese che cresce, pian piano, ma cresce. Avanti così.

4 comments

  1. Antonello S.

    21/03/2015 @ 17:59

    Tutto giusto, ci mancherebbe altro…non è possibile civilmente difendere la corruzione.
    L’unico mio dubbio, il tarlo che mi rode è l’osservare come troppo spesso vengono puntati i riflettori su questo deprecabile fenomeno che, fra l’altro non è di nostra pertinenza esclusiva nel resto del mondo ma anche nella Germania Felix.
    Magari sarà una questione di regole e di loro applicazione, ma non è questo il punto.
    Io vedo dietro questo processo alla corruzione, non un vero e proprio tentativo di redenzione, ma piuttosto due fenomeni…
    Il primo tende a giustificare con la martellante informazione dei media, quello che ci sta accadendo a livello economico e sociale (leggi anche Grecia) ed il secondo, come corollario tende ad attribuire alla sua risoluzione la panacea di tutti i nostri mali, come se il “resto”* non contasse nulla.
    Eppure senza rimpiangere nulla, ma solo con spirito critico, ricordo che a metà degli anni ’90 l’Italia appariva, a giudizio della stessa agenzia di rating che ultimamente ha sempre emesso drasticamente il suo parere negativo ( Standard & Poor’s), come “una delle economie-leader dell’Unione europea con una crescita media annua superiore al 2% nell’ultimo decennio”.
    S&P’s apprezzava allora il record italiano di un tasso d’inflazione moderato (media del 5,8% nel decennio); la responsabile condotta della Banca d’Italia, nonostante il persistente elevato livello del disavanzo pubblico (stimato nel 9,4% del prodotto interno lordo nel 1994) ed il gravoso e crescente debito (124% del PIL); il forte tasso di risparmio (15% del PIL) e la concentrazione in mani nazionali ed europee del debito italiano”.
    Questo parere fu espresso a metà degli anni ’90 mentre tangentopoli iniziò nel 1992 senza incidere minimamente sul giudizio economico del nostro Paese, ma solo su quello morale.

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  2. Giannini Massimo

    22/03/2015 @ 08:12

    Credo che si sottovaluti l’elemento sul quale l’amico attira l’attenzione: “Ho scoperto per caso che i contractors scelgono/nominano le direzioni lavori”.
    Il diavolo sta appunto nei dettagli. La direzione lavori deve essere normalmente nominata dall’autorità appaltante e diversa e senza conflitti di interesse con i contractors. Altrimenti come dice l’amico è troppo facile truccare il gioco…

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