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Scaldiamo le fredde riforme: quale istruzione?

Riforme. Che brutta parola, così vuota e fredda. Non la sopporto più. Provo ad attaccarmi a un briciolo di visione più ambiziosa per scaldarla.

Mario Draghi sostiene che la vera riforma del lavoro non è quella dell’art. 18 ma quella dell’investimento in istruzione. Concordiamo.

Romano Prodi sul Messaggero di oggi sostiene la necessità di imitare il modello formativo dei tedeschi, basato sulla scambio tra impresa e mondo della formazione, dando peso alle conoscenze tecniche. Ma il Premio Nobel per l’economia Ned Phelps aggiunge una dimensione a mio avviso essenziale e assolutamente marginalizzata oggi nelle scuole e nelle università italiane: quella del ruolo materie umanistiche.

I mercati del lavoro non hanno solo bisogno di maggiori competenze tecniche, ma richiedono sempre più “soft skills” come la capacità di pensare in modo fantasioso, di elaborare soluzioni creative per risolvere problemi complessi, di adattarsi a circostanze mutevoli e a vincoli nuovi.

E’ questo che l’istruzione deve trasmettere ai giovani. Gli studenti, in particolare, devono avvicinarsi e imparare ad apprezzare i valori moderni legati all’individualismo che sono emersi verso la fine del Rinascimento e hanno continuato a essere trainanti fino all’inizio del 900. Questi valori possono rinvigorire le economie di oggi esattamente come hanno alimentato il dinamismo passato.

Un primo passo necessario è quello di reintrodurre le materie umanistiche al liceo e nei corsi di studio universitari. Studiare letteratura, filosofia e storia sarà d’ispirazione ai giovani che aspirano ad una vita ricca, una vita che permetta loro di offrire dei contributi creativi, innovativi alla società. Studiare il “canone” sarà più importante che impartire a questi giovani una serie di competenze strettamente specifiche, plasmerà le loro percezioni, ambizioni e capacità in modi nuovi e corroboranti.

L’ascesa del mondo moderno è stata segnata dalle discipline umanistiche. Tutti i paesi del mondo possono sfruttarle per sviluppare o risollevare le economie che hanno guidato quell’ascesa, aiutando le persone a condurre vite più produttive ed appaganti.”

Ned Phelps, Premio Nobel per l’economia, tradotto dal Sole 24 Ore di oggi, da http://www.project-syndicate.org/commentary/edmund-s–phelps-argues-that-restoring-humanities-education-is-the-key-to-building-innovative-economies

E allora? Come la mettiamo? Qual è il disegno complessivo legato a questa parola così vuota e fredda, “riforme”? Dove vogliamo arrivare con la più importante di tutte, quella della crescita dei giovani in un mondo così aperto e così diseguale, così bisognoso di persone che lascino una traccia di bello nel mondo? Vogliamo lavorare per aiutarli?

One comment

  1. Da “Il tramonto dell’occidente” di Umberto Galimberti

    …”modificando in maniera sostanziale la natura del “pensiero” che l’Occidente ha ridotto a calcolo, contiene l’indicazione di un possibile futuro, se è vero che il pensiero può produrre un mondo possibile, e che il mondo possibile, prodotto da un pensiero che non sia solo “calcolante”, può essere di tal forza da cambiare i connotati del mondo reale”.

    …”affarismo e quindi il denaro, che è il mezzo di scambio delle cose-mezzo, sembrano diventare il senso ultimo di tutte le cose, in quel mercato mondiale in cui si è risolta la terra, che è ancora in grado di ospitare l’uomo, ma solo nelle modalità decise dal suo potere d’acquisto.

    ” Se questo è il volto della civiltà occidentale, il progresso, che la caratterizza
    oggi l’Occidente non può sottrarsi a questa domanda, perché essa si presenta come più radicale della radicalità dei metodi scientifici che stanno alla base della sua civiltà”.

    Per chi posto ai limiti di un’epoca storica desidera ricercare i motivi del suo smarrimento.

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