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Renzi e Padoan vs. Letta e Saccomanni: vince la Commissione europea

Sto girando attorno ai numeri del DEF, sperando di scorgere dettagli che mi rassicurino, che mi portino a dire che il Governo Renzi segna una discontinuità col passato, con la stupidissima austerità che uccide l’Europa che amo, con il supino inchinarsi all’europa che odio.

Ecco perché faccio fatica (al di là di quanto scritto ieri).

1. In Europa Padoan e Renzi hanno ottenuto briciole. Per il 2014, l’obiettivo di deficit strutturale Saccomanni-Letta (corretto per il ciclo) da raggiungere era dello 0,6% di PIL: rimane tale, senza dimenticare che la Commissione europea lo ha stimato a 0,9%, lasciando aperta la porta per una prossima richiesta di manovra aggiuntiva. Per il 2015, l’anno chiave, Saccomani e Letta promettevano l’equilibrio di bilancio strutturale, Padoan e Renzi scrivono … lo 0,1% di deficit. 0,1! Briciole. Senza nemmeno ricordare che il deficit strutturale italiano, noi che abbiamo un debito su PIL superiore al 60%, il demenziale Fiscal Compact stesso lo fissa allo 0,5% di PIL. Ma il Governo Renzi, come Monti e Letta prima di lui, appare più realista del re, più austero di quanto necessario: e dunque invece di dire “mi fermo allo 0,5% di PIL di deficit strutturale” persegue masochisticamente lo 0% tramite la stupida austerità.

2. Ricordatevi che nel DEF non contano nulla le centinaia di pagine di inchiostro sulle future riforme; che tra l’altro si possono fare anche senza metterle nel DEF. E’ un po’ di aria fritta, come è sempre stato, con la differenza che stavolta a queste riforme si attribuisce il magico potere di creare una “crescita in più” straordinariamente alta nel futuro lontano, addirittura 1,6% di crescita in più di PIL nel 2018. No, il DEF vale per l’oggi e basta, nel senso che l’unica cosa che di esso conta è che fissa “nella pietra” i paletti macro della finanziaria d’autunno, dai quali quest’ultima non potrà più discostarsi. E il dato è chiaro: il deficit pubblico su PIL 2015 dovrà essere ridotto dal 2,6% all’1,8%, e solo 0,1% di questa riduzione proverrà dalla spesa per interessi; 0,7% di essa proverrà invece da un aumento dell’avanzo primario, la differenza tra entrate e spese al netto degli interessi, che dovrà salire dal 2,6% al 3,3% del PIL. In questo periodo così gramo di domanda interna, il Governo ne sottrae dunque alle imprese una ulteriore parte, aumentando le tasse e diminuendo le spese (senza certezza di tagli agli sprechi, come ho detto ieri). Aumentando le tasse? Sì, aumentando le tasse da 745 miliardi di euro nel 2014 a 841 nel 2017. E lasciandole nel 2017, rispetto al Governo Letta-Saccomanni, che così austero mi era parso (ed era stato) al 47,2% di PIL, rispetto al 47% di questi ultimi. Perché se è vero che va attribuita al Governo Renzi la scelta di ridurre il carico fiscale sotto i 25.000 euro, va attribuita allo stesso la scelta di non modificare le decisioni austere prese dal Governo Letta e Saccomanni (aggiungeteci che Renzi e Padoan stimano un PIL 2017 più basso ed il gioco è fatto). Il colpevole? Come avrò modo di dirvi domani, il Fiscal Compact che – al contrario di quanto sentite questi giorni (“no il FC è buono, non fa male!”) – ci uccide eccome. Ma la colpa non è mai di un Fiscal Compact. La colpa è di chi lo accetta supinamente.

3. E la spesa direte voi? Renzi-Padoan la fanno calare dal 50,6% di PIL del 2014 al 48,1% del 2017 (0,5% di PIL di interessi in meno, 0,9% di stipendi in meno, 0,6% di pensioni in meno, 0,6% di acquisti di beni e servizi in meno e poi …) mentre Letta e Saccomanni la facevano calare nello stesso periodo da 50.7% di PIL al 48%. Tutto cambia per che nulla cambi, dunque? In realtà qualcosa peggiora pure. C’è infatti un’ultima parte che mi sconvolge forse più di tutte le altre: “le pizze sì, i ponti no”. Come ha ben sottolineato ieri il Sole 24 Ore ieri, il Governo Renzi, che tanto aveva fatto sperare con il suo intendimento di rimettere in sesto il futuro del Paese con la ristrutturazione delle scuole, ha ridotto se possibile ulteriormente rispetto a Letta e Saccomani la quota di investimenti pubblici, il futuro del Paese appunto. Dal 3% di PIL degli anni 90, crollati all’1,7% dei governi Monti e Letta, Padoan e Renzi dichiarano a tutti che la loro intenzioni è di ridurli ulteriormente, all’1,4% di PIL del 2017. Letta e Saccomanni avevano previsto l’1,6% di PIL nel 2017. Sì, la colpa è sempre il Fiscal Compact, e dunque degli uomini e donne che ne hanno il potere ma non osano dire Basta a questa stupidità. E che sono disposti a far sparire i ponti del futuro, della speranza, della crescita solidale che ci dovrebbero riunirci ai concittadini europei ed alle future generazioni, a cui non possiamo certo lasciare soltanto le pur utili pizze.

Un Governo Renzi Padoan dunque tanto austero e supino ai diktat della Commissione Europea quanto quello di Letta Saccomanni? Così parrebbe.

2 comments

  1. Così è, se vi pare. Non c’era da stupirsene, quando si pensa contro tutte le evidenze che A&G siano dei meitre a penser…poca fiducia avevo e le mie peggiori convinzioni si stanno avverrando. si agisce ancora e sempre sul lato offerta e non si fa nulla (anche se si dice e si promette tanto) sul fronte della domanda. ..
    Cordiali saluti

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  2. Così è, direi. Anche perchè quando si assumono A&G come maitre a penser cos’altro ci si può attendere? more of the same, avanti sul lato dell’offerta e sottostima (o sovrastima) classica dei moltiplicatori fiscali. Basta vedere cosa hanno fatto con il Dl lavoro e che futuro preparano ai tanto decantati ggiovani per cui si preoccupano così tanto…Ci siamo bevuti 20 anni di un grande venditore, spero che in questo caso ci si svegli prima. magari una bella stima delle future pensioni aiuterebbe il risveglio..

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