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La deflazione di ieri è arrivata, quella di oggi non se ne andrà facilmente

La slide power point che vedete qui sotto fu mostrata alcuni anni orsono, nel 2009, ad un convegno di Villa Mondragone che Luigi Paganetto organizza da anni con successo. Da chi? Da Lorenzo Bini Smaghi, allora membro del Comitato Esecutivo della BCE (non lo è più dal 2011).

L’ho usata a svariati seminari ed incontri, questa slide.

Perché credevo e credo ancora che ben rappresenti l’atteggiamento conservativo dei rappresentanti BCE. Guardate il titolo: “i previsori suggeriscono che la deflazione non è un evento probabile”. A sinistra le previsioni sull’inflazione dei mercati per il 2009, a destra per il 2010.

Effettivamente i previsori che allora stimavano (erroneamente!) che vi sarebbe stata deflazione (a sinistra dello zero, nei cerchi rossi) erano pochi.

Il punto di Bini Smaghi allora era quello di giustificare la non necessità di espandere ulteriormente via politica monetaria.

Non scorderò facilmente il momento in cui il grande economista francese, Jean-Paul Fitoussi, terminato il discorso di Lorenzo, alzò la mano per commentare la slide. Disse qualcosa del tipo: “penso che la sua slide dimostri esattamente il contrario di quanto lei sostiene. Mostra che molti ancora non sono convinti della sua affermazione che la deflazione è un evento altamente improbabile. E dato che la deflazione è qualcosa di terribile che non deve accadere – altrimenti partirà un circolo vizioso fatto di disoccupazione e recessione – dovete essere più espansivi con la moneta, mostrando ai mercati che temete la deflazione così tanto da essere inflessibili nel combatterla appena il suo spettro si materializzerà.”

La deflazione allora non si materializzò. Ebbe ragione Bini Smaghi allora? O ebbe ragione Fitoussi?

Bini Smaghi ritornò sulla questione alla fine della sua esperienza a Francoforte con un’intervista al Financial Times, due anni dopo, nel 2011. http://www.ft.com/intl/cms/s/0/8cbffcae-2c80-11e1-8cca-00144feabdc0.html?siteedition=intl#axzz1hNIt8oqc

E lì, reiterando nuovamente che non vedeva pericoli di deflazione, affermò che qualora questi segnali di deflazione fossero apparsi all’orizzonte, allora la BCE sarebbe passata ad un modello di “quantitative easing”, ovvero di straordinaria gestione attiva della moneta in supporto dell’economia.

2014. La deflazione c’è, moltissimi operatori oggi se l’aspettano, e la BCE probabilmente dall’alto della sua torre l’ha vista arrivare mesi fa, forse addirittura un anno fa. Ma, contrariamente a quanto pronosticò Bini Smaghi, non ha deciso nulla di straordinario.

Rigirando l’argomento di Fitoussi, oggi forse è troppo tardi per fermare la deflazione in tempo. Il 2015 dell’area euro forse, anzi più che forse, sarà ricordato come un anno terribile, di deflazione, licenziamenti per gli alti salari reali che questa ha causa (i salari non scendono, i prezzi sì, le aziende devono licenziare), fallimenti di imprese e famiglie debitrici per gli alti tassi reali che non riusciranno a pagare (i tassi d’interesse fissi a fronte di vendite dei loro beni a prezzi sempre più bassi).

Il 2016? Nelle mani della politica di oggi, solo se si vorranno usare tutti i cannoni disponibili. Fine del Fiscal Compact fino all’uscita della crisi, pieno appoggio della BCE a tale fine, acquisto di titoli pubblici in asta da parte della BCE fino a quando gli spread non siano portati finalmente a zero, annuncio che non sarà più tollerata un’inflazione inferiore al 2% medio nell’area euro, annuncio con tutti i canali comunicativi possibili.

Impossibile? Peggio per loro, prima ancora che peggio per noi.

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