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La crisi spiegata ad un bambino

Che dire di Repubblica? Dopo avere invocato la Troika con Scalfari, cede il passo al mio collega Bisin che riesce a dire:

La questione concettuale importante da porsi è perché una prevista politica di domanda aggregata, di nuovi investimenti pubblici (suggerita dalla richiesta all’Europa di non includere gli investimenti nel computo del deficit) non abbia avuto gli effetti desiderati?

Excuse me?

L’Italia, per gestire questa crisi, ha fatto esattamente il contrario di quello che dice Bisin, governo Renzi compreso, ed ecco perché si trova in queste condizioni assurde.

*

I numeri sono numeri, ed il PIL è il PIL. Purtroppo va chiarito ancora una volta che nel PIL non entrano né la spesa per interessi né la spesa pensionistica: sono trasferimenti da un cittadino ad un altro che non richiedono più produzione alle imprese. La spesa pubblica che incide sul PIL, perché genera servizi, beni, lavori è quella per stipendi pubblici e appalti.

Ed allora, per venire incontro a Bisin, facciamogli vedere cosa è successo alla spesa pubblica che incide sul PIL, su quel PIL che non c’è più, dal 2009, anno in cui la politica economica ha dovuto combattere, più male che bene, la crisi finanziaria del 2008.

*

Basta vedere questo perfetto grafico Istat. Anche ad un bambino verrebbe spontaneo chiedere: “papà che è successo al PIL nel 2008?”.

“E’ sceso per la crisi mondiale, figliolo, dal tondo verde a quello celeste.”

“E nel 2009 come mai risale al tondo viola? E poi come mai riscende nel 2011 e non si ferma più fino al tondo arancione?”

Già, come mai? Non chiedetelo a Bisin.

Il papà dovrà spiegare che deve essere successo qualcosa di diverso tra quanto avvenuto tra il 2009 ed il 2010 e quanto avvenuto dal 2011 in poi. Ma non farà gran fatica: è successa una sola cosa  diversa, tra 2009 e anni successivi, nella politica economica, con buona pace dell’ideologia di Bisin, persona simpaticissima ma che ha smesso di fare l’economista da quando scrive per Repubblica.

E’ successo che nel 2009 – e solo allora – si è fatto quello che si fa sempre nelle crisi da mancanza di domanda interna di questo tipo: si è sostituita la domanda privata scomparsa e terrorizzata di imprese e famiglie con quella certa e visibilissima dello stato, fatta di maggiori appalti.

Cito il Ragioniere Generale dello stato: nel 2009 la spesa primaria corrente in termini reali (senza tener conto dell’inflazione) aumenta del 3,4% e la spesa in conto capitale (gli investimenti pubblici) 12,2%. E i risultati, dirà il papà, si vedono: il PIL riprende la sua marcia. E se solo avessimo continuato…

“Perché? Non l’abbiamo fatto?” dirà l’ingenuo pargolo.

“E no, è entrato in gioco un meccanismo europeo assurdo che si chiama Fiscal Compact, che ci obbliga a non usare la spesa pubblica quando l’economia soffre. Così la spesa primaria senza contare le pensioni ed i sussidi, quella che contiamo nel PIL è scesa da 432,6 miliardi del 2010 ai 420,7 del 2014. In termini nominali!! E i famosi investimenti pubblici? Tieniti forte figlio mio, da 51,8 a 45,4, una diminuzione di più del 10% in termini nominali, molto di più in termini reali tenendo conto dell’inflazione.

Abbiamo smesso purtroppo per te di costruire ponti e abbiamo smesso di spendere soldi per la scuola e l’università. Pensa soltanto che oggi ci vogliono 3 professori universitari che vanno in pensione per assumere un giovane ricercatore e che quest’ultimo viene pagato la metà dei suoi colleghi stranieri.”

“Papà ma questo Signor Bisin dice diversamente.”

“I dati sono i dati figlio mio, non si può cambiarli a piacimento. Te li rimetto qui eccoli:

“Ma papà, forse è perché gli italiani non vogliono questo tipo di spese?” “Beh figlio caro, direi di no: guarda i risultati di questo sondaggio dell’Istituto Piepoli…”

“Ma papà questo Sig. Bisin dice che non ci sono i soldi per fare tutte queste spese… “

“Beh, bisognerebbe dirgli che intanto i margini ci sono eccome: queste stupide regole europee a cui abbiamo aderito almeno prevedono che quando quella linea rossa del PIL comincia a scendere si possa interrompere la corsa a ridurre le spese e aumentare le tasse. E sai cosa? Con la crescita che esse genereranno daranno forza al Paese per essere ripagate senza maggiori tasse, anzi con meno in percentuale! Oggi invece il Paese è debole e per ottenere le stesse entrate bisogna tassare sempre di più in percentuale le persone. E i conti pubblici continuano a peggiorare.

Poi certo non c’è dubbio che dobbiamo dare l’assalto a quella parte di PIL dovuto agli appalti o agli stipendi che PIL non è perché non genera maggiore risorse ma solo trasferimenti verso gente che non lavora o verso imprese che corrompono. Ma questo non si fa in un battibaleno, e comunque bisognerebbe decidersi a cominciare a farlo…”

Che papà saggio. Invece di ridurre il deficit nel 2015, in recessione, dal 3% all’1,6% di PIL, siamo certi che consiglierebbe a Renzi di rimanere al 3% (o arrivare al 4 come Francia e Spagna) e usare questa opportunità per non aumentare le tasse, non tagliare a casaccio stipendi a maestri e ricercatori, poliziotti e medici, fare investimenti a Taranto per la bonifica del territorio, fare appalti per dare tecnologia avanzata ai nostri ospedali e per ricostruire molte più scuole di quanto non se ne intendano rimettere a nuovo oggi.

E’ così che ripartono le nostre imprese, i consumi delle famiglie, la riduzione del debito pubblico e della disoccupazione.

E nel contempo cominciare, ma veramente, la battaglia indefessa della spending review perché i nostri ospedali e le nostre scuole siano luoghi dove non si sprecano risorse e dove il servizio al cittadino è semplicemente eccellente.

Ecco, come si fa, caro Bisin.

31 comments

  1. Sotto l’ombrello vicino un altro bambino fa la stessa domanda, “E nel 2009 come mai risale al tondo viola? E poi come mai riscende nel 2011 e non si ferma più fino al tondo arancione?”

    Ma il papa’ risponde “perche’ fino al 2011 c’era Berlusconi, e percio’ il PIL risaliva. Poi sono venuti Monti, Letta e Renzi, e si va giu’ giu’ giu’ senza mai piu’ fermarsi’

    Insomma i papa’ possono raccontare molte favole ai propri figli. Sui dati pero’ non possiamo che essere tutti d’accordo.

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  2. Antonello S.

    07/08/2014 @ 14:56

    Caro Professore quello che Lei scrive è giustissimo, ma che ne pensa di questa osservazione:
    “Abolire l’austerità implica un aggiustamento asimmetrico: i paesi del Sud ricomincerebbero a indebitarsi per sostenere la domanda di beni tedeschi. Quindi chi vuole abolire l’austerità da noi in effetti vuole garantire la sostenibilità dell’euro per la Germania, al prezzo di una nostra ulteriore crisi finanziaria che verrebbe usata come pretesto per il nostro definitivo commissariamento, quello che alcuni scellerati già invocano…Ve l’ha detto anche Monti che per rimettere a posto i conti esteri in condizioni di cambio fisso ha dovuto distruggere la domanda interna. Ne consegue che se a cambio fisso “ricostruirete” la domanda interna distruggerete di nuovo i conti esteri, cioè metterete l’Italia di nuovo in mano ai creditori esteri…

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    • Caro Antonello, sono 3 anni che sento parlare di questa asimmetrie così terrorizzanti da impedirci di fare l’ovvio. Addirittura facciamo centri studi sulle asimmetrie. Ovviamente quelle sbagliate: l’unica vera asimmetria che va curata è quella tra Europa da un lato e Cina, Russia e Stati Uniti dall’altro che ci stanno mangiando vivi al tavolo mondiale mentre noi litighiamo come stolti condomini sull’idiotico Fiscal Compact.
      Prima cosa, i conti con l’estero italiani non stanno messi poi così male. Secondo poi, come ora chiede anche la Buba, si tratta di procedere con una espansione tedesca perlomeno pari alla nostra (difficile? certo come o forse meno di tutto quanto viene proposto là fuori). Terzo poi, se la nostra competitività langue è per un’assenza di investimenti pubblici (le dice niente la Germania dopo la riunificazione?) che andrebbero riavviati. Quarto poi, senza domanda interna uccide le piccole imprese che sono volano futuro di export (essendo la questione del debito estero questione intertemporale). Quinto poi, la spesa pubblica ha bassissima propensione all’importazione. Sesto poi, se uscisse dall’euro le faranno fare tanta di quella austerità da mangiarsela vivo. Io capisco che qualcuno non sappia rassegnarsi al tramonto, ma è francamente risibile che si voglia rinunciare ad un progetto geopolitico della portata dell’Europa per la propensione marginale ad importare di Bagnai.
      Lei cerchi la parola propensione marginale ad importare nei dialoghi federalisti dei padri della patria statunitense quando quegli stati erano più diversi di quanto non lo siano oggi i paesi europei dell’area euro. Se trova qualcosa di Washington o Madison al riguardo le sarei grato per la sua segnalazione.

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      • Antonello S.

        07/08/2014 @ 18:31

        Chiaramente e del tutto ovviamente l’economista è lei e non posso certamente confutarla nelle tematiche che conosce perfettamente a differenza del sottoscritto che può solo offrire un approccio logico al discorso generale.
        Però mi perdoni, affermare che il principale collante di questa sbagliatissima, nei tempi e soprattutto nei metodi, Eurozona, possa essere rappresentato dallo spauracchio cinese o sovietico, non rende onore alla realtà globale che ancora vede felicemente sovrane Nazioni del calibro di Canada, Corea del Sud, Svezia, Giappone ed un centinaio di altre ancora, mentre l’unica eccezione negativa risulta essere rappresentata proprio dal triste agglomerato europeo.
        Per quanto riguarda i conti con l’estero, mi sembra logico poter affermare normale il fatto che non stiano oggi tanto mmale dopo la cura Monti, il problema è capire come si era creato lo squilibrio che ha necessitato la chiamata dai “piani alti”. D’accordo con Lei sulla necessità di massicci investimenti pubblici, ma il senso della riflessione che le ho inviato era proprio quello di domandarsi cosa sarebbe successo in caso di riattivazione della domanda interna aggregata, in condizioni di cambio immutate, sia per i cittadini che anche e soprattutto per le pmi. E chiaramente lo stesso discorso lo ribalto sulla sua corretta affermazione riguardo la bassa propensione all’importazione della Spesa Pubblica, laddove stavamo discutendo sulla sua importanza di stimolo alla domanda interna che, come Lei non è facilmente orientabile, soprattutto in un mercato privo di dazi e barriere…della serie, chi potrebbe poi impedire alla gente di comprare nuovamente le Mercedes?
        Infine mi consenta la mia personale contrarietà politica alla bontà, ma soprattutto riguardo i reali scopi del progetto geo-politico dell’Europa.
        Personalmente non mi ritengo un liberista, e vedere anche il timone politico di questa chimera manovrato dall’alta finanza, non mi convince proprio per niente (ed i fatti stanno a dimostrarlo ampiamente).
        Non credo che i padri fondatori della Nazione Americana, abbiano scritto la Costituzione insieme a lobbyes tipo la E.R.T. o Businnes Europe.
        Cordialmente.

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        • Il mondo sta cambiando rapidamente. Il collante della pace interna è fondamentale e l’euro ci forza a discutere su cose che senza di esso ci allontanerebbero per miglia e miglia fino chissà a dove (la differenza tra un matrimonio ed un fidanzamento). Ma non basta. Noi che abbiamo trasmesso e difeso per secoli i nostri valori grazie alla nostra forza economica rischiamo di non farlo più se non ci alleiamo con chi è ci è più vicino culturalmente e disposto a farlo. Giappone e Canada sono costretti all’alleanza scomodissima con gli Stati Uniti, la Corea è uno di quelli che ci rosicchia pian piano, la Svezia sta ben come sta. Noi no. Abbiamo l’occasione per non essere salvati nuovamente e difesi dagli Stati Uniti, con tutti i compromessi che ciò ha comportato per i nostri valori. Lasci stare l’economia, mi creda. Lei su questo ne sa quanto me.
          Di cui, se proprio vuole parlare…
          I nostri conti stanno meglio non grazie Monti ma malgrado Monti, grazie alla resistenza del nostro meraviglioso export. Sulle Mercedes, ben vengano, si ricordi che ci sono anche le nostre esportazioni che si riattivano verso la Germania.
          Su alta finanza, concordo al 100%. Anche se le assicuro (ma basta vedere il bel film di Spielberg Lincoln) le lobby erano al lavoro eccome anche allora negli usa…
          Grazie di queste chiacchierate.

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          • Cioè, professore, mi faccia capire. Il miglioramento della bilancia dei pagamenti italiana è dovuto soltanto alla crescita dell’export? A me non pare: la manovra di distruzione della domanda interna via aumento delle tasse mi pare perfettamente riuscita, avendo avuto molta più efficacia dell’aumento delle esportazioni grazie alla perseguita riduzione del costo del lavoro via svalutazione dei salari.
            Mi fa piacere notare che, secondo lei, il particolare dell’elasticità alle importazioni del reddito dell’Italia sia insignificante rispetto al “sol dell’avvenire” dell’unità europea. Io vedo sempre e solo più buio all’orizzonte, e l’unico futuro che ora mi appare certo è quello di diventare colonia tedesca.

          • “Abbiamo l’occasione per non essere salvati nuovamente e difesi dagli Stati Uniti, con tutti i compromessi che ciò ha comportato per i nostri valori.”

            Ma “abbiamo” chi? Chi è il “noi”?
            Lei lo sa benissimo che esiste un “noi” e un “loro” e che l’Europa “nostra” potrà nascere solo dalla lotta contro di “loro”, avendo il coraggio di nominarli e di denunciarli; proprio come gli Stati Uniti che erano comunque “uniti” anche in quanto colonia ma si sono ribellati perché rifiutavano un’autorità esterna che non si identificava col “popolo”.
            L’unità senza democrazia (e libertà) significa molto poco e la democrazia non ce la si (ri)prende presentando dei bei piani economici al sovrano che te la sta derubando, sperando che voglia graziosamente accettarli.
            Lo si fa dichiarando che il sovrano è il nemico, come hanno fatto gli americani che lei giustamente spesso porta a esempio.

      • Se spendi in salute, spendi in tecnologia che in massima parte è di provenienza estera. Suggerirei di tagliare le pensioni, tanto quelle nel PIL non vengono calcolate. Poi forse però, il PIL si riduce anche tagliando le pensioni. Non capisco la pervicacia e il livore contro Bagnai. Ma scusi se noi ci troviamo in questa situazione dipende dall’Euro. Questo dato mi sembra incontrovertibile. Poi perchè si arrabbia anche solo a sentir nominare Bagnai ( anzi Bagnai non è stato neanche nominato, ergo o ha googlato o lei segretamente è un lettore di goofynomics), senza neanche arrivare a sentir dire che bisogna gettare l’Euro nel cestino della storia e far si che “quisque faber fortunae suae”. Sono ammirato dalla sua ricerca della pace,tramite l’Euro. Non Bagnai, ma qualche premio Nobel (cosiddetto) per l’economia, avvertiva dei rischi di conflitto a causa dell’Euro, già nei tardi anni 90′. Per comodità sua o di chi volesse do il link ad un post di un economista australiano MMT, letto giusto stasera. Mitchell mi da l’idea di un entomologo che studia insetti alla lente d’ingrandimento o microscopio. Siamo la meraviglia del mondo, siamo un caso da studio. Di mitchell dovrebbe uscire un libro sull’Euro.
        Va bene facciamo le riforme strutturali. Però non voglio più sentire questa parola riforme. Mi dovete dire i provvedimenti che sottendono le riforme, senza più usare questa stupida parola. Voglio sentir parlare dei provvedimenti che si vogliono adottare. Poi va bene quello che dice lei: mi dica quale macchina vuole che sposti e dove vuole che la metta.
        Facendo il medico ho visto per esperienza, che quando arriva un traumatizzato e lo si opera, se l’intervento è risolutivo, il giorno dopo potevi mandarlo via dalla terapia intensiva. La sua spending review, perchè di questo si tratta, quanto tempo impiega a fare effetto. Sa, se ci vogliono 150 anni, come pare lei dica, non sono interessato, perchè ho una certa etá e per quella data saranno certamente morti anche i miei figli e nipoti.
        Mi parla del fiscal compact, e del progettato European Redemption Fund, che mi dice? E del pareggio di bilancio in costituzione? Di questo sarà certo felice: ha mandato in lista di proscrizione Keynes.
        Bagnai poi, ripete a destra e manca ad ogni pie’ sospinto, che quello che dice non è farina del suo sacco. Bagnai dice di stare “, sulle spalle dei giganti” allora perchè se la prende con lui?
        Lei sulle spalle di chi sta? O è lei il gigante?
        Nicola Branca

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        • Ma non lo so, chieda a Bagnai, da quando facciamo un referendum sembra un po’ incattivito. Sul resto legga il blog se ha voglia, ci sono tante risposte ai suoi interessanti spunti. Forse lei sa o non sa che il referendum che facciamo è proprio sulla legge 243. Io non parlo di riforme, anzi le combatto per la maggior parte come una scusante o un programma diverso dal mio, parlo solo di spending review, non in 150 anni, da 3 anni.

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      • “Io capisco che qualcuno non sappia rassegnarsi al tramonto, ma è francamente risibile che si voglia rinunciare ad un progetto geopolitico della portata dell’Europa per la propensione marginale ad importare di Bagnai.”

        Gran brutta cosa attaccare il ragionatore e non il ragionamento. Poco scientifico e poco professionale.
        Prenda un testo di Bagnai e lo smonti NEL MERITO.

        PS

        Se poi scrive un wp sulle A.V.O. sarei felice di leggerlo.
        Il che vuol dire prendere questo post di Paul Krugman e smontarlo nel merito.

        “http://econocrash.altervista.org/rivincita-dellarea-valutaria-ottimale/”

        E dato che c’è, smonti anche Joseph Stiglitz, sempre nel merito.

        https://www.youtube.com/watch?v=6FzI-5baKsI

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        • Nice try. Fa parte del club “lapropensionemarginaleadimportareciucciderà” che attacca se non la pensi come loro e che non riesce a ragionare con nessun altro senonconchilapensacomeme? Soldato, caporale, sergente, maresciallo, tenente, capitano, maggiore o colonnello? Dai su, siete tramontati, come tutto quello che ha un pensiero unico, non mi cercate, non ho tempo, stiamo facendo cose superflue “noi”, non come “voi”.

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  3. Sì ma nel dopoguerra ci sono stati una trentina di anni in cui si sono adottate queste politiche; retrospettivamente si stava tutti un po’ meglio allora (sottolineo “retrospettivamente”), per essere più precisi, al contrario di oggi, si aveva la percezione che le cose “potessero migliorare” ma, come fa notare Piketty nel suo libro, c’era il non piccolo problema che la quota del capitale rispetto ai salari era diminuita…questo implicava tutta una lunga serie di “non piccoli problemi” del tipo che le classi subalterne, avendo superato lo stadio della semplice sussistenza, domandavano sempre di più in termini economici e di rappresentatività politica…

    Una parte di quelli che a partire dall’inizio degli anni ’80 hanno spinto verso il cambio di paradigma che nel giro di circa 35 anni ci ha brillantemente portato da Keynes a Bisin è rappresentata dalla media borghesia dei piccoli imprenditori, dei professionisti etc
    Adesso però vogliono tornare indietro…

    Domanda: e che avete intenzione di fare quando il benessere si diffonderà di nuovo e le classi subalterne torneranno a insidiare la vostra rendita di posizione?

    Secondo: perché mai chi ha enormemente rafforzato la propria posizione di predominio avvalendosi della vostra miope complicità adesso dovrebbe decidere di spartire una parte della torta con voi?
    E infatti si rifiuta di farlo…

    Essendo stati, con il vostro aiuto, disciplinati del tutto i lavoratori cessa per ciò stesso la vostra funzione di intermediari fra le classi dominanti e i subalterni, siete diventati inutili e politicamente addirittura di impiccio, quindi, come si può verificare senza difficoltà, “loro” sono passati all’esproprio del vostro capitale e dei vostri mezzi di produzione.

    Di conseguenza non si capisce perché continuate a rivolgervi a “loro” per cercare di mettere in atto politiche economiche basate sulla spesa pubblica (e sociale, visto che avete parlato di scuole e ospedali); è evidente che gli unici che potrebbero beneficiare di queste politiche “keynesiane” siete voi e le classi subalterne, non certo i dominanti che infatti fanno di tutto per rifiutarle, quindi considerare il proprio referente solo la “ruling class” o i suoi gauleiter politici è senza dubbio una strategia perdente.

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    • Marco mi pare molto convoluto e contorto. C’è una battaglia, ci si dà da fare. Vedremo poi. Non c’è tempo per farsi di queste domande. Sul resto, è ovvio, non vogliono farlo, che sorpresa. Ci rivolgiamo a loro? Non mi pare.

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      • No scusi, come sarebbe che non c’è tempo per farsi queste domande?
        Se lei non riuscirà a raccogliere le firme sufficienti per il referendum o se non glielo accetteranno o se verrà bocciato nelle urne il motivo sarà quello di cui ho parlato sopra, non altro; ossia la maggioranza moderata che ha votato Renzi al 40% alle europee che se ne frega e/o il potere che ostacola l’iter dell’approvazione.
        Maggioranza moderata di cui facevano parte quei signori del suo gruppo che insistevano che i Viaggiatori diventassero una specie di think tank del PD. Questa è la miopia di cui parlo, la gente che vota PD o FI è quella che sostiene il governo dell’austerità; che classe sociale sono?

        Vabbe’, non voglio convincerla solo che occorreranno altri toni, occorreranno dei j’accuse forti che facciano infiammare le persone, occorrerà soprattutto nominare il nemico quindi non solo gli errand boys come Monti, Letta e Renzi.

        Abbia pazienza ma credo che si sarebbe potuto farlo già qualche annetto fa. Meno male che gli sviluppi promettono di essere favorevoli nel senso di un “riscaldamento globale”…

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    • Ottime considerazioni! Purtroppo la classe media cercherà sempre di seguire i ceti dominanti, nell’insoddisfatta ricerca di una equiparazione a loro e della differenziazioni rispetto a quelli subalterni. Ancora fondamentali, per capire quel che accade alla classe media, “Psicologia di massa del fascismo” di W. Reich e “Fuga dalla libertà” di E. Fromm

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  4. Penso al bambino della sua ben fatta allegoria, intelligente e curioso, interroga il padre desideroso di conoscere, perché lui sarà l’uomo di domani.

    Chissà se il Signor Bisin , il papà del bambino e i padri oggi si chiedono, siamo stati dei buoni padri? Siamo stati migliori dei nostri?
    Siamo riusciti per i nostri figli a migliorare il mondo e a trasmettere loro il significato del futuro e della loro stessa esistenza?

    La possibile risposta non è proprio cosa di cui andar fieri.

    I nostri predecessori ci hanno lasciato un mondo che era sì abbastanza complicato, ma con delle possibilità, noi invece purtroppo abbiamo fatto il possibile per peggiorarlo. Impegnandoci a far danno anche ora con scelte sbagliate che generano un sempre più grande e progressivo scadimento della realtà.
    La politica ha enormi responsabilità, ma anche noi che saremo in un futuro non troppo lontano la generazione uscente, sulle nostre scelte e sul nostro impegno dobbiamo riflettere.
    È stato fatto del male, molto e diffusamente, per i governanti è ora doveroso ammettere di aver sbagliato tutto e invertire la rotta.

    L’ammissione di questo fallimento e un analisi critica, come quelle che quasi quotidianamente il Professore Piga ribadisce , restano l’unico reale contributo che possiamo ancora dare alle future generazioni, che dovranno imparare a vivere migliorandosi.

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  5. “Papà, ma allora perché ti sei candidato insieme ai partiti di Bisin e Monti?”

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    • Eh sí, quello è il delirio e non è la sola stranezza.
      Ma l’unico, dico “l’unico”, che ha fatto una cosa concreta, il referendum contro il Fiscal Compact, è stato il professore.
      Parte da alcune sue posizioni impegnandosi in una cosa per lui nuova ed è comprensibile che trovi l’assetto strada facendo.
      Ad esempio credo che si aspettasse una molto maggiore partecipazione della classe media alla sua iniziativa referendaria e questa “scoperta” avrà avuto per lui un suo significato, immagino.

      Il punto chiave è che fra tutti gli economisti italiani, fra tutti gli “intellettuali” italiani l’unico che si è sentito obbligato da un profondo senso del dovere verso il proprio Paese, tanto da creare il gruppo dei Viaggiatori, è stato il professore.
      Perché si è sentito investito da quest’obbligo?
      Perché gli altri no?
      Il motivo c’è, parlarne farebbe saltare la mosca al naso a molti ma il dato di fatto inoppugnabile è che la classe medio borghese ha “dimostrato” di NON avere questo senso del dovere; ma da quella classe sociale intrinsecamente profittatrice e servile sarebbe stato assurdo aspettarselo.

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        • Ma magari. E proprio a proposito di guardarsi negli occhi…era precisamente quello il problema (per me) dell’8 marzo 2013…

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    • Oggi la metamorfosi se mai avverrà, dovrà partire da un azzeramento generale di tutto.
      Bisognerà necessariamente ripensare ad ogni cosa piccola o grande che sia.
      Altrimenti a che servirà l’ammissione degli errori e dei fallimenti, anche se l’onta è vero, non meriterebbe appello.

      L’entrata del professore Piga in quella scelta, anche per me così difficile da accettare, con la sua indiscutibile etica si è reso garante assoluto dell’affidabilità di questi politici a prescindere dalla loro origine.
      Anche se è andata come forse era giusto che andasse, solo e unicamente la sua presenza li ha resi credibili di un cambio di direzione, adesso realmente tesa verso politiche anti-austerità e a sostegno del Referendum sul Fiscal Compact.
      Quindi da un certo punto di vista possiamo osservare il successo di una teoria che come un sasso lanciato nello stagno dimostra di espandersi in cerchi sempre più ampi.
      Monti e Bisin mi pare non facciano parte nella maniera più assoluta di questa straordinaria trasmutazione. Per fortuna.

      Aldilà di tutto comunque l’impressione è, che le persone parlino sempre di più e agiscano sempre meno. Si discute ma poi quando c’è da spostare una pietra nessuno la sposta. Qui invece siamo in un luogo dove invece che sentirsi estromessi da tutto, di pietre ne sono state rimosse e parecchie.
      Le parole sono importanti sì, ma purtroppo non bastano. Bisogna anche lavorare.

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      • Non è Bisin, è Boldrin e non è che sia tanto meglio.
        Ora si può discutere se hanno cambiato idea o se bisogna dire le cose in una maniera più carina (però in internet è così, non è una cosa tragica secondo me) ma se vi mettete nei panni dei lettori che si trovano spaesati di fronte all’assenza totale di risposta politica dovreste riconoscere che può sorgere un minimo di perplessità per certe alleanze “imprevedibili”.

        C’è anche Tabacci in Scelta Europea ossia un signore che ha votato a favore del pareggio di bilancio al quale non credo foste completamente favorevoli.

        http://parlamento16.openpolis.it/votazione/camera/pareggio-di-bilancio-in-costituzione-ddl-n-4205-4205-abb-a-voto-finale/37608

        Sul MES e sul Fiscal Compact era assente per qualche motivo; erano votazioni abbastanza importanti però.

        Tu stessa scrivi che

        “Altrimenti a che servirà l’ammissione degli errori e dei fallimenti, anche se l’onta è vero, non meriterebbe appello.”

        L’onta in effetti non merita appello agli occhi di molte persone e pour cause, direi.

        Dici che il professor Piga “garantisce” sulla loro affidabilità ma capisci che non significa molto quando si tratta di decidere per chi votare e infatti “Scelta Europea” ha preso pochissimo.

        Se tu stessa osservi che

        “Oggi la metamorfosi se mai avverrà, dovrà partire da un azzeramento generale di tutto.”

        mi pare che come azzeramento non fosse troppo convincente.

        Poi le chiacchiere stanno a zero soprattutto le mie; se il referendum contro il Fiscal Compact otterrà le firme, se supererà i controlli di legittimità, se avrà la maggioranza nelle urne avrete dimostrato che avete scelto la strada giusta politicamente.

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        • Marco è quasi tutto condivisibile quanto evidenzi, il mio commento però era rivolto a
          @un bambino.

          Per quanto riguarda il Referendum, pensare adesso che si potrebbe non avere il risultato sperato, è un modo negativo di affrontare la cosa e che non aiuta in alcun modo, stiamo a vedere, nella peggiore delle ipotesi rimarrà una grandissima opportunità per aprire una nuova traccia, un nuovo dibattito, che potrà essere valutato e diffuso su ampia scala.

          Ci sono persone dedite all’iniziativa che si stanno impegnando in modo stremante e gratuito per tutti noi, “sporcandosi le mani” lavorando, anche per quelli che le tengono comodamente in tasca, sdegnandosi con spirito settario praticamente di ogni cosa giusta o sbagliata che sia, che non provenga dalla loro fazione.

          Penso che solo per questo tale impegno meriti tutto il nostro sostegno e il nostro rispetto, dovremmo quanto meno ringraziarli e fargli sentire che siamo con loro, come anche tu hai giustamente riconosciuto.

          Se posso citare la bella considerazione del prof Piga quando dice
          “…ci abbiamo provato, non ci siamo lasciati sfuggire quell’occasione, allora, nel settembre del 2014, per creare un mondo migliore”.

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          • “il mio commento però era rivolto a
            @un bambino.”

            Eh, e il mio era rivolto a “un bambino” e a te.

            Ne riparleremo quando avremo dei fatti concreti su cui discutere, aspettiamo gli eventi.

  6. “l’unica vera asimmetria che va curata è quella tra Europa da un lato e Cina, Russia e Stati Uniti dall’altro”

    Nella mia umile opinione c’e’ una asimmetria ben piu’ grande, e tutta dentro l’Europa: quella tra Germania e noi. Ed e’ davvero una asimmetria risolvibile solo licenziando i dipendenti o riducendone il salario, proseguendo cosi’ nell’avvitamento che ci sta portando nel baratro?

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    • Esiste l’asimmetria che lei menziona e non è risolvibile via licenziamenti o deflazione salariale ma va risolta mantenendo l’unione dei Paesi europei per affrontare lo squilibrio più grande.

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