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Il Piano Marshall per l’Italia delle PMI

oggi sul Foglio, con Patte Lourde.

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L’Italia sembra stretta in una morsa mortale tra parametri europei, riforme strutturali e stagflazione. Cosa fare allora? E’ ancora possibile rispettare i criteri di spesa e di deficit imposti dall’Unione europea e rilanciare l’economia?

 

In attesa che si definiscano nuovi parametri di flessibilità, magari legati agli investimenti pubblici, proponiamo una mossa in linea con la politica monetaria della BCE per stimolare la ripresa degli investimenti privati, quelli che Draghi correttamente identifica come mancanti all’appello in Italia.

 

Esattamente come quando il Governo è intervenuto per ricapitalizzare le banche italiane con i Tremonti bond e i Monti bond e come ha fatto andando in aiuto della Grecia emettendo debito, proponiamo di utilizzare nuove risorse prese a prestito esplicitamente ed esclusivamente per sollecitare la ripresa interna e europea.

 

Un Piano Marshall italiano per l’Italia, a favore dell’Europa e della sua sopravvivenza, che preveda l’emissione di debito sul mercato per fare prestiti alle piccole e medie imprese che desiderano avviare, in Italia, programmi di sviluppo, ricerca e investimenti produttivi. Prestiti che, in questo momento, nemmeno la BCE con la sua politica riesce a far pervenire al sistema imprenditoriale via banche, dati i tassi troppo alti e la carenza di domanda interna. 

 

Per questo proponiamo di emettere fino a 16 miliardi di titoli (1% del PIL) indicizzati all’andamento del PIL stesso – e dunque attualmente con un costo estremamente basso per le imprese vista la deflazione e la recessione in cui siamo intrappolati – ed indirizzati esclusivamente a raccogliere risorse per finanziare investimenti privati realizzati da PMI che intendono innovare ed esportare. E’ dunque un’emissione di debito destinata non a finanziare la spesa pubblica corrente, come avviene con le consuete emissioni, ma per far ripartire la crescita oggi e a sostenerla in futuro, esattamente là dove par essersi incagliata. I denari si renderebbero disponibili a tutte quelle imprese che, senza troppe condizioni, sono disposte a crescere investendo sul loro futuro, che è poi quello del Paese. Sono evidenti i riflessi positivi sull’occupazione.

 

Ecco il patto con i cittadini: nuovo debito per investimenti. E se le imprese li scelgono bene (di solito lo fanno), cresce il PIL, ed il loro debito è ripagato con gli interessi.

 

Ovviamente è importante capire come potrebbe reagire ad un piano di questo tipo la Commissione europea, che ne valuterebbe l’impatto contabile sulle grandezze di finanza pubblica ancor prima che sulla crescita economica.

 

L’impatto sul deficit pubblico sarebbe nullo, perché la spesa per interessi dello Stato sarebbe coperta dalle entrate degli interessi pagati dalle imprese. Addirittura, inizialmente, essendo i bond indicizzati ala crescita del PIL che è oggi nulla o negativa, Stato ed imprese non pagherebbero interessi. L’impatto sul deficit potrebbe nascere successivamente, per eventuali perdite dovute a quelle imprese che non restituiscono i prestiti. Le imprese con crediti non ancora pagati da parte della pubblica amministrazione pagherebbero gli interessi ed il capitale nella misura in cui questi superano l’ammontare del loro credito. E quando l’economia riprenderà ed il costo del debito salirà, le imprese saranno in grado di ripagarlo, in quanto sono cresciute loro stesse.

 

Nella posizione finanziaria netta del settore pubblico non si avrebbero sostanziali modifiche: tanto prendo a prestito, tanto presto. Tuttavia, siccome il debito in Europa è contabilizzato al lordo degli attivi, si avrebbe un peggioramento statistico del debito nominale, ma nella misura in cui i prestiti riavviano la produzione industriale, l’impatto dell’emissione verrà riassorbita dal rapporto debito/PIL grazie alla crescita del prodotto interno via investimenti, oggi al lumicino.

 

Questa misura, oltre ad avere un impatto neutro sul deficit pubblico, ha il vantaggio di essere operativa con i tempi tipici di una decisione dì investimento del mondo privato; ed aiuterebbe in ultima analisi anche il sistema bancario visto che genererebbe la ripresa di tanti suoi clienti, disincagliando credito bloccato ed avviando un circolo virtuoso di sviluppo.

 

La misura potrebbe essere ritenuta un “aiuto di Stato” da parte dell’Unione Europea? Ci sono ampi margini discrezionali della Commissione per giudicare quest’intervento come compatibile con il mercato comune; esso persegue obiettivi di interesse europeo (la formazione, la lotta alla disoccupazione, l’incremento delle attività di ricerca, sviluppo e innovazione, la tutela delle PMI) in un Paese fondamentale per la tenuta dell’Unione e dell’euro. L’Unione si fonda sui valori della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, dello stato di diritto e del rispetto dei diritti umani. Tutti valori che non possono essere soddisfatti se non attraverso lo sviluppo economico. Il rischio di non far nulla non è forse peggiore?

 

Secondo l’Istituto Piepoli, in una ricerca presentata nella sala Nassirya del Senato della Repubblica il 6 Agosto scorso, gli Italiani sarebbero disposti a dare credito (ulteriore) al Paese. Sfruttiamo quest’apertura.

 

Jacta alea esto.

2 comments

  1. Massimo GIANNINI

    16/08/2014 @ 09:16

    Non sarebbe forse “più facile” agire sul monte interessi pagati ogni anno sul debito o sullo stesso stock? D’altra parte chi l’ha comprerebbe un’emissione di titoli che praticamente non rende nulla almeno all’inizio? Se i compratori sono le banche/fondi, beh tanto vale smettere di pagargli gli interessi sui titoli che già detengono invece di accumulare nuovo debito.

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    • Ottima domanda. Ovviamente venderebbe a sconto inizialmente. Ma si ricordi che quando nella metà degli anni 90 abbiamo emesso a 30 anni si creò una constituency potente contro l’inflazione che aiutò Fazio nella sua battaglia. Analogamente ci serve come il pane una costituency per la crescita e non è detto che chi li compri non ne sia cosciente. E poi, non sarebbe un buon modo di “vedere” quanto valgono le riforme di Renzi nella testa della gente? Sottolineo comunque nuovamente che è “nuovo debito” solo contabilmente, non in termini di posizioni finanziaria effettiva (c’è l’attivo dei prestiti).

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