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Il Nobel Sims e la stupidità europea del Fiscal Compact

Ho ascoltato la lezione del Nobel Sims all’incontro di Lindau. Bella, capace di incidere (assieme al lavoro dei due giovani ricercatori italiani di cui vi ho parlato poco tempo addietro) sul dibattito sul futuro dell’Europa. Capace di farci capire anche quanto le parole di Yellen, president della Fed statunitense, e Draghi ieri a Jackson Hole siano capaci di influenzare l’andamento delle loro economie. http://www.mediatheque.lindau-nobel.org/videos/33961/christopher-sims/meeting-2014-eco

Nel suo mondo, nel mondo di Sims, non è la moneta a spiegare l’andamento dell’inflazione, quanto, l’assieme de:

a) l’interazione tra autorità monetaria (la BCE, responsabile del governo della moneta) e le autorità fiscali (i governi europei, responsabili di quando tassare e spendere, ovvero del livello dei deficit e del debito), cioè la loro capacità di andare d’accordo, o nel caso contrario, la valutazione di chi la spunta tra i due agli occhi del mercato, chi è considerato più potente, tra i due.

b) l’aspettativa nella testa di famiglie ed imprese di se e quando sarà ripagato nel futuro un eventuale deficit pubblico odierno.

Se il debito sale, per esempio a causa di una diminuzione odierna delle tasse, e gli individui non credono o non tengono conto che nel futuro le tasse dovranno tornare a crescere per ripagare il debito, aspettandosi piuttosto che deficit nel presente continueranno nel futuro, si sentiranno più ricchi, spenderanno di più, mettendo pressione verso l’alto sui prezzi.

Tema importante, non fosse altro che per il fatto che stiamo entrando in Europa in una pericolosa deflazione e non sembra che stiamo riuscendo, con la BCE, a evitare questa discesa dei prezzi. Secondo Sims dunque l’inflazione dipende in maniera decisiva dalle aspettative di famiglie, banche ed imprese sulle politiche fiscali che verranno intraprese dai governi oggi, ma anche e forse soprattutto domani. Ma anche, lo dicevamo, dal rapporto di forza tra governi e banca centrale.

Immaginate per esempio che le autorità fiscali abbiano convinto il pubblico che non intendono mettere a posto i conti pubblici dopo aver abbassato oggi le tasse: debito e prezzi continuano a crescere. Se la banca centrale cercasse di bloccare questa crescita dei prezzi alzando i tassi d’interesse, in questo mondo, l’unico risultato che otterrebbe sarebbe far sì che i deficit crescano maggiormente a causa della maggiore spesa per interessi, accelerando e non rallentando l’accumulazione di debito, l’inflazione e la spirale perversa col debito, sostenendosi a vicenda. E tutto questo solo perché le autorità fiscali sono ritenute più “politicamente” forti delle autorità monetarie.

Ma oggi secondo Sims viviamo in un mondo, perlomeno quello occidentale, completamente diverso: secondo lui le famiglie e le imprese sanno bene che i deficit odierni saranno compensati da più tasse e meno spese domani. Cita interessanti sondaggi per gli Stati Uniti da cui emerge che le dinamiche di invecchiamento demografico della popolazione, non gestito da governi lungimiranti, stanno portando alla crescente convinzione nei cittadini che in futuro vi saranno forti tagli alle pensioni o aumenti generalizzati delle tasse per far fronte ai futuri maggiori oneri. La crescente incertezza di chi dovrà ripagare domani i deficit oggi aggiunge un ulteriore elemento nella testa di consumatori ed imprese: in questo caso i deficit ed i debiti diventano addirittura deflazionisti, le famiglie decidendo di risparmiare e le imprese di non investire temendo che il carico fiscale futuro per ripagare il debito ricadrà in gran parte su di loro.

L’Europa è in questa situazione? Non c’è il minimo dubbio. Abbiamo creato una legislazione, il Fiscal Compact, che non è altro che un legare le mani strettissime agli attuali Governi: nessuna maggiore flessibilità oggi potrà convincere le famiglie a spendere, fino a quando i governi saranno obbligati costituzionalmente a immediatamente correggere subito domani i deficit odierni. E infatti, la deflazione impera in Europa.

Non negli Stati Uniti, dove non esistono regole così stupide come il Fiscal Compact, dove rimane uno spazio nella testa di famiglie ed imprese per credere che le politiche in aiuto all’economia, quando in difficoltà, non verranno smontate la mattina dopo.

Ma, potreste dire, in Europa il potere ce l’ha allora la Banca Centrale, i governi sono neutralizzati, perché non agisce per eliminare la deflazione? Perché la Banca centrale in situazioni come queste ha poteri limitati: al massimo può portare i tassi d’interesse a zero. Con il pubblico convinto che i deficit odierni implicano austerità domani, e con i prezzi che scenderanno, i tassi a zero implicano tassi d’interesse reali (al netto della deflazione) crescenti, accelerando la recessione oggi e accentuando la deflazione.

La soluzione di Sims per uscire da questa trappola? Ovvio, ridare potere ai governi ed alle politiche fiscali, vista la poca capacità delle banche centrali di aiutare l’economia. “Una politica fiscale espansiva oggi, con famiglie ed imprese convinte che questa politica espansiva non verrà abbandonata nel futuro (i deficit continuano, senza aumentare tasse o ridurre spese), per lottare contro la deflazione.”

Facile? Mica tanto. “Purtroppo la gente non è convinta che questo è quello che succederà alla politica fiscale: richiederebbe un cambiamento radicale nelle politiche e nei discorsi dei politici e delle banche centrali. Ed un sistema politico che permetta di mantenere tali promesse nel futuro, cosa difficilissima per i politici”.

Eppure negli Stati Uniti ci si è riusciti, per ora, ad evitare questa trappola. Come mai? Gli Stati Uniti non si sono legati le mani stupidamente come noi: non hanno il bilancio in pareggio senza se e senza ma e questo, paradossalmente aiuta anche la Fed, perché permette di evitare la deflazione in situazioni di grave recessione, uscendone con maggiore domanda interna via Stato.

La crisi europea è ripartita nel 2011, quando si è cominciato a scrivere l’ottuso Fiscal Compact, proprio mentre le gente cominciava far capolino con la testa fuori della porta di casa perché la tempesta pareva finita.

Come se ne può uscire? Paradossalmente partendo da quelli che per Sims sono i due più grandi impedimenti alla ripartenza europea:  

“L’UME è stata creata con l’erronea idea che politica fiscale e politica monetaria potessero essere completamente separate” e poi “nessun singolo governo nell’Unione Monetaria Europea  può fare un piano fiscale del tipo che ho descritto”. L’esito? “Deflazione e stagnazione per lungo tempo”.

Ecco, basterebbe dire alla BCE di sostenere i governi via dal Fiscal Compact, procedendo tutti uniti in un programma di reflazione europea guidato dalla Germania. Il nostro referendum (www.referendumstopausterita.it) è fatto apposta per questo, per avviare questo processo.

E non ditemi che ieri Draghi abbia detto ciò a Jackson Hole. Ma questa è un’altra storia, di cui parleremo domani.

11 comments

  1. Ha ragione, Draghi non ha detto affatto questo.
    Quello che proprio non capisco nella sua visione però è come fa a pensare che possano rivedere la loro posizione sul Fiscal Compact. Se lei stesso afferma che questa è principalmente una crisi della rappresentanza democratica, il Fiscal Compact è precisamente lo strumento col quale si impone un sistema che come disse Mario Monti nel 1998, deve poter operare…

    “al riparo del processo elettorale” (sic)

    Senza farla troppo lunga, se riuscite ad arrivare a una vittoria al referendum significa che avete ragione a proseguire sulla vostra strada ma se 1) non si raccolgono firme sufficienti 2) il referendum non passa i controlli di ammissibilità 3) non ottiene il quorum o non ottiene la maggioranza, allora se ne dovrebbero trarre certe determinate conclusioni sulla natura della situazione presente – “tristi” in 1) e 3), drammatiche in 2) – e sul quid agendum.

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    • Il discorso di Draghi ieri sottolinea un timore profondo del referendum. Così la nuova posizione di Giavazzi e Tabellini su Vox. Quindi qualcosa si muove comunque. E comunque, certamente ha ragione lei su 1, 2 e 3.

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      • Senza arrivare ai premi Nobel, quello che ha detto Sims e che lei riporta, gli MMT lo dicono da una vita. Sulla deflazione Irving Fisher ci ha istruiti nel 1933. Sims lo dice, ma lei continua a ripetere che non è vero, con il quadro istituzionale dell’UME, l’austerità è l’unica strada percorribile. Purtroppo due economisti italiani di grido, sono responsabili di credenze assurde: austerità espansiva e vantaggio di legarsi le mani. Da quel che lei riferisce, Sims non lo ha detto, ma par di leggerlo fra le righe: uscite dall’Euro. Non capisco perchè lei non coglie questa che a mio avviso è una ineluttabile verità. I primi che mi hanno convinto di questa necessità sono stati gli MMT di Kansas City, Wray in primo luogo. Poi ho conosciuto Bagnai ed anche con lui concordo in pieno. Proprio in questi ultimi giorni, Bagnai esprime tutto il suo disappunto e contrarietà per la politica fiscale da lei proposta, per via del vincolo esterno insito nel quadro istituzionale auspicato da Giavazzi et al. Non ci possiamo permettere un CA negativo.
        Se poi lei vuol continuare a dire che riprogrammando la spesa, riducendo di qua ed aumentando di la, si possano ottenere effetti salvifici, da Sims ho capito che lo stato deve stimolare aumentando il deficit fiscale e questo non mi pare che sia ciò che lei ha ripetutamente affermato. Per poter aumentare il deficit l’Italia deve disporre di tutte le leve, quella monetaria in primis. Anche a costo di monetizzare il debito. D’altronde come Krugman va ripetendo da anni, in deflazione temere di liberare l’inflazione, merita solo una pernacchia. Vedi i ripetuti sberleffi a Cochrane and Co.
        Sulla riqualificazione della spesa, ovviamente non sono contrario a che vengano perseguiti i disonesti, anzi. Sono ben conscio comunque che i nostri politici hanno sentito il bisogno di fare una legge contro il femminicidio. Per fortuna, altrimenti decidevo di uccidere mia moglie o mia sorella senza sapere che era vietato.
        Uscire dall’Euro non vuol dire che si può sprecare e rubare. La lotta a questi fenomeni, così come il femminicidio, era già prevista dalle nostre leggi. Magari si tratterebbe di far funzionare la giustizia. Però se metti queste cose in mano ad uno che ha il liceo scientifico…..

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        • Carissimo, lei può sentire la lezione di Sims, io non ho sentito quel che lei dice, ma anche io ho spinto il suo ragionamento dove lui non lo ha percorso.
          Bagnai ed io abbiamo visioni politiche diverse, non economiche: la critica del current account è irrilevante se lei legge bene quanto chiedo, espansione europea più forte in Germania che in Italia. Ed è bene che si parli di politica e non di economia: perché la questione dell’Europa non può che secondariamente essere vista con le miopi lenti degli economisti che non considerano che pochissime variabili, sia temporalmente che culturalmente che storicamente.
          Borghi (credo lo conosca) ha fatto secondo me una scelta politica coerente con la sua avversità all’euro, una scelta nemmeno nazionalista, ma regionalista, con la Lega, e lo rispetto per questo. Io ho a cuore più di qualsiasi altra cosa la pacificazione europea che non può che passare per atti di solidarietà reciproci, specie verso i più deboli, atti che mancano clamorosamente all’appello e per cui mi batto convinto forse a torto che appariranno e avranno effetti drammaticamente importanti in positivo per la storia del mondo. In questa logica, lei potrà capire perché rifiuto l’idea che i deficit si finanziano solo con la Banca d’Italia. Preferisco chi mi dice voglio la banca d’Italia perché voglio riappropriami della sovranità piena italica. Ecco l’economia asservita alla politica mi sta bene, il viceversa mi fa ridere e lo trovo falso.
          Se vogliamo parlare di cose serie, parliamo di queste. Se vuole parlarmi di current account, la lascio ai suoi ragionamenti, li trovo ridicoli rispetto al suo giusto desiderio di volare alto.

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          • Non sono megalomane. Non mi interessa risolvere i problemi del mondo. In quanto meridionale, mi accontenterei di risolvere i problemi del sud. Poi, io commentavo pensando di rivolgermi ad un economista e non ad un politico. Inoltre in quanto calabrese sono stato abituato a sbrigare da solo le mie faccende, pertanto non mi permetterei mai di andare a dire ai tedeschi quel che devono fare. Ritengo sia più pratico badare ai miei interessi, senza cercare la collaborazione del mondo. L’Europa non esiste, basta vedere quando parla Draghi al Parlamento Europeo in quante lingue è scritto parlamento. Credo siano 22, ma può darsi che mi sbagli. Il mondo poi!!! Non crede di esagerare? Il popolo può diventare una brutta bestia quando capirà in che modo ignobile è stato preso in giro. Una domanda: quale è secondo lei il principale obiettivo del governo italiano il benessere del mondo o dei suoi cittadini? Perchè sa, se lei mi dice che il principale scopo è la pace mondiale, siamo fuori dalla grazia di dio. Con quello che abbiamo combinato in Iraq, Libia, Medio oriente, veda un po’ lei. La politica non è roba per me, comunque stare a frignare perchè hanno ucciso un bambino Israeliano e dire giusto qualche parola di circostanza per i 500 e passa bambini Palestinesi, non è un bel vedere.
            Lei è un economista, se ha da controbattere a Bagnai lo faccia in campo economico, la politica per lei dovrebbe essere il secondo lavoro. Se invece la palitica è il suo primo lavoro, mi autorizza a pensare che tutto il male che si dice di lei ha qualche fondamento.
            Sul dogma dell’indipendenza della Banca Centrale, le ho già detto che condivido la MMT e sti benedetti emmemmetari, come li chiama Bagnai, dicono che è una stupidaggine l’indipendenza, perchè come certamente lei sa, non è che il Tesoro e la BC devono fare il tiro alla fune. Devono tirare ma in maniera coordinata. Lo ha detto Draghi qualche giorno fa, quindi l’indipendenza è una ca..ata. Eppure buona parte dei nostri mega economisti galattici sta’ cosa la hanno capita solo in questi ultimi giorni.
            Nicobra

          • La questione europea non è questione economica, è prima di tutto politica, fa male a cercare gli economisti, hanno sbagliato tutto nel gestire questa crisi per mancanza di capacità di utilizzare altre dimensioni. Lo dice anche lei. A cominciare dall’indipendenza dei banchieri centrali, di cui scusi se glielo dico, ma ho scritto un po’ prima di tutti, sull’inevitabilità della dipendenza dei banchieri centrali (come diceva Milton Friedman), sulla fallacia delle teorie dell’indipendenza, e la necessità di un controllo pubblico su di essi eliminando il peso della lobby bancaria: correva l’anno 1998, Journal of Economic Surveys (suona da barone, ma lei mi stuzzica con queste sue citazioni…).
            Sbaglia di nuovo pensando che Bagnai sia un mero economista, è un politico anche lui, per fortuna, mica ci vuole la tessera per esserlo. Differiamo fortemente, le ripeto, sull’aspetto politico di questa crisi, poi se lui la vuole mettere sulle propensioni marginali ad importare io ovviamente non lo seguo e rido perché ho ragione io, gliel’ho già detto. Ma sul resto ha cose da dire, e le ha dette prima di altri, ben prima di altri, con merito, solo che io non concordo proprio con lui e qui c’è poco da dire chi ha ragione, sono visioni del mondo ugualmente rispettabili spesso con fini simili (la tutela dei lavoratori e dell’occupazione), ma io seguo la mia.

            Sul resto, forse non mi sono spiegato, non è questione di megalomania, è questione di come tutelare l’interesse italiano.
            Lei da meridionale (non dico calabrese) pensa di risolvere in un mondo globalizzato i problemi delle aziende al Sud che devono esportare con questa Italia così piccola? E al WTO chi ci manda dei suoi? Senza un’Europa forte contro Cina e Stati Uniti, manda l’Italia a negoziare unilateralmente? Con che risultati?
            Io parlavo solo ed esclusivamente dell’Italia.

            PS: La lingua è una baggianata. Negli Stati Uniti nei primi anni degli ottocento c’erano moltissime lingue, oggi in Europa tutti i giovani parlano inglese. Parliamo piuttosto di come tutelare la nostra.
            PPS: Lasci stare quello che dicono gli altri, si preoccupi di discutere con me, altrimenti non fa onore alla sua indubbia intelligenza.

  2. “Timore del referendum” è molto grave però perché significa due cose: ha paura delle conseguenze strettamente politico economiche “e” ha paura della democrazia.
    Quando lei scrive che c’è stato un “débat interdit” usa un gentile francesismo in funzione eufemistica per dire che sono stati usati metodi autoritari per imporre determinate misure.
    Ma la cosa in realtà va letta al contrario in politica, ossia:

    “si adottano sistemi autoritari per imporre certe misure”

    vuol dire (sempre)

    “si vuole imporre un sistema autoritario adottando certe misure”

    A un certo punto bisognerà prenderne atto.

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