Post Format

Dateci una destra liberale che nella recessione si batte contro l’ottusa austerità

Il mio articolo di prima pagina di oggi su Il Giornale.

*

Se qualcuno pensa che l’atmosfera in Europa si stia surriscaldando sul tema degli spazi – specie per l’Italia – per una maggiore flessibilità nel ridurre deficit e debito pubblico, si tenga forte: andiamo incontro ad un autunno caldo, molto caldo. Sarà infatti ad ottobre che nel Parlamento ancora non riformato assisteremo alla discussione della Legge di Stabilità per il 2015. Che in teoria è “già scritta” sulla pietra sulla base delle indicazioni che Renzi e Padoan hanno voluto inserire nel Documento di Economia e Finanza dello scorso aprile e delle raccomandazioni, non tutte positive, che l’Europa gli ha rivolto.

Nel DEF il Governo ha infatti previsto una crescita dell’avanzo primario (tasse meno spese al netto degli interessi) da 2,6% a 3,3% del PIL, 12 miliardi di manovra, più tasse e meno spese. In più l’Europa chiede di aggiungervi altri 8 miliardi circa. Una manovra da 20 miliardi che ucciderà un’economia ansimante ed allo stremo: partita con la magra prospettiva governativa di crescere nel 2014 dello 0,8%, Confindustria oggi aggiorna le stime allo 0,2% e non dovremmo stupirci dunque se a breve ci diranno che per il terzo anno consecutivo la nostra crescita sarà in rosso, negativa.

Vi chiederete: come mai, in un momento in cui in Italia le famiglie riducono i consumi, le imprese non investono e non chiedono prestiti, ci mettiamo a tassarle di più e a ridurre la domanda pubblica di investimenti che costituirebbe la sola fonte di lavoro e prodotto interno lordo? E con la conseguenza addizionale e assurda che il nostro debito pubblico sul PIL invece di scendere, con l’austerità, sale al livello più alto dagli anni trenta?

Semplice. La risposta sta in uno strumento astrusissimo, che se provaste a spiegarlo a Obama o Abe in Giappone vi guarderebbero stralunati, senza capirci nulla: il Fiscal Compact. Che chiede all’Italia di ridurre il deficit (tasse meno spese pubbliche) rapidamente verso lo zero, forzandoci a manovre di austerità in recessione. Ma è un deficit tutto particolare, il cosiddetto deficit strutturale, quello che andrebbe portato in pareggio: che dovrebbe in teoria lasciar spazio per qualche minore aggiustamento nei momenti di difficoltà ma che – peccato! – per come è costruito, tanto più un paese è in difficoltà economica tanto minori sono questi spazi aggiuntivi.

Il Fiscal Compact chiede ai paesi come l’Italia un deficit strutturale dello 0,5% di PIL ma i nostri governanti si sono obbligati a fare ancora di più di quanto previsto dall’Europa, arrivando allo zero. Fare di più è in realtà consentito dalla legge 243 del 2012 proposta dal Governo Monti.  E’ rispetto a questa legge che il Comitato Promotore che presiedo ha identificato e depositato 4 quesiti referendari per lanciare un segnale all’Europa che è venuto il tempo di attivare una strategia volta a far ripartire la domanda interna nel Paese, salvando i più deboli dalla crisi, specie i giovani e le nostre piccole imprese.

Va chiarito che nei quattro quesiti si chiede l’abrogazione di alcune specifiche disposizioni della legge 243 che non sono richieste né dall’Unione europea, né dal Fiscal Compact. Come noto, infatti, il referendum abrogativo non può toccare norme imposte dall’Europa o previste da trattati internazionali. Per questo motivo i quesiti rispettano l’art. 75 della Costituzione che impedisce di abrogare con referendum le leggi di ratifica dei trattati internazionali. E rispettano anche la giurisprudenza della Corte costituzionale che considera inammissibile  il referendum il cui esito impedisca  l’applicazione delle norme europee.

L’associazione che ha ideato i quesiti, I Viaggiatori in Movimento, ha avuto il sostegno di intellettuali di centro, di sinistra e di destra che fanno parte del Comitato. Altrettanto sostegno abbiamo avuto sinora dai movimenti e da responsabili politici della sinistra nonché dalla CGIL. Fatto strano, nessuno del centro destra e della destra si è ancora sbilanciato. Eppure mi sarei aspettato un grande sostegno da queste aree politiche: in fondo le piccole imprese che soffrono sono un loro forte interlocutore e così sono anche i tanti appartenenti alla classe media ed al pubblico impiego che vedono le loro prospettive future rimpicciolirsi sempre più a causa dell’austerità.

Il referendum, le cui firme raccoglieremo fino a fine settembre, è una grande occasione per salvare l’Europa dell’euro, la stabilità finanziaria e soprattutto ridare un senso di direzione, di crescita nella solidarietà, a tutto il Continente. Non si capisce perché questa non sia una sfida che tutta la politica italiana possa far sua.

7 comments

  1. Giorgio Zintu

    10/07/2014 @ 12:41

    Semplice da capire, almeno per noi, ma difficile da recepire per chi sa già tutto e non ha molta voglia di leggere.

    Reply
  2. Antonello S.

    10/07/2014 @ 14:26

    Per come la vedo io è successo che Lega e Fratelli d’Italia hanno già fatto capire da un bel pezzo l’inutilità di questi tentativi alla “tsipras”, un pò sulla linea tracciata da Marine Le Pen.
    La sinistra estrema, quella marxista, propugnano lo stesso obiettivo, ma da un altra discutibile prospettiva.
    Chi è rimasto caro Prof. come referente…il relitto di Forza Italia agganciato ai problemi personali del suo fondatore, oppure il patetico rimasuglio di forze conservatrici e cattoliche rappresentate (neanche troppo bene) dal NCD o l’ectoplasma di Scelta Civica che ha pagato duramente e giustamente il peccato originale montiano?

    Reply
  3. Vatican Cattolico

    10/07/2014 @ 16:21

    Egregio Professor Piga,

    1. DEPREZZAMENTO NOMINALE TEDESCO FORZATO

    L’importazione del Marco Tedesco da parte della nazione Italiana per quest’ultima si riassume così:
    - aumento permanente del tasso d’interesse nominale;
    - diminuzione permanente dell’offerta per gli investimenti;
    - deprezzamento permanente del tasso di cambio reale;
    - disavanzo permanente nella bilancia dei pagamenti;
    - apprezzamento permanente del tasso di cambio nominale;
    - diminuzione permanente del livello dei prezzi;
    - diminuzione permanente della domanda aggregata;
    - diminuzione permanente dell’occupazione;
    - aumento permanente della disoccupazione.

    (Dove l’aggettivo “permanente” è relativo alla nazione opposta)

    Tutto ciò nella branca delle scienze economiche appellata macroeconomia ha un solo nome: scossa negativa permanente al percorso di crescita bilanciato – niente altro che l’alterazione peggiorativa perenne dello stadio stazionario di un’economia.

    L’esportazione del Marco Tedesco verso la nazione Italiana per la prima (Germania) si riassume così:
    - diminuzione permanente del tasso d’interesse nominale;
    - aumento permanente dell’offerta per gli investimenti;
    - apprezzamento permanente del tasso di cambio reale;
    - avanzo permanente nella bilancia dei pagamenti;
    - deprezzamento permanente del tasso di cambio nominale;
    - aumento permanente del livello dei prezzi;
    - aumento permanente della domanda aggregata;
    - aumento permanente dell’occupazione;
    - diminuzione permanente della disoccupazione.

    (Dove l’aggettivo “permanente” è relativo alla nazione opposta)

    Tutto ciò nella branca delle scienze economiche appellata macroeconomia ha un solo nome: scossa positiva permanente al percorso di crescita bilanciato – niente altro che l’alterazione migliorativa perenne dello stadio stazionario di un’economia.

    —–

    2. POLITICA FISCALE RECESSIVA ITALIANA FORZATA

    Ogni manovra monetaria operata dalla BCE è quindi in relazione al ciclo economico Tedesco – fine.

    L’espansione fiscale – che è tanto giusta in condizioni normali di recessione – per un’Italia ostinata sull’importazione del Marco Tedesco è superflua tanto quanto una chemioterapia per un paziente malato di cancro non volente smettere di fumare sigarette. In altre parole, è un neutro prolungamento dell’agonia.

    Le manovre fiscali recessive imposte all’Italia sono mirate e fanno parte del suo voluto annichilamento nazionale, mediante la seguente cronologia: svendita IRI – imposizione EURO – distruzione PMI – smantellamento Stato sociale – espropriazione dei risparmi.

    —–

    3. CONCLUSIONE

    Si potrebbe svelare molto, ma molto, altro, circa, ad esempio, il vero intento dietro l’UE, rivelando assai circa i regimi democratici falsamente rappresentativi, le guerre mondiali, le rivoluzioni anti-monarchiche, l’antichissima Forza Misteriosa e tantissimo altro, entrando però nella storia, nella filosofia ed infine nella sentenza del Giudice Finale di Cui quasi tutti si sono dimenticati.

    Comunque sia, tutto, o quasi, ciò che è stato qui scritto lei lo conosce perfettamente, eppure continua a fingere di pensarla diversamente mediante il piano sofista.

    Lei, professore, come quasi ogni lettore di questo avviso, pensa di sapere quel che significhi questa esistenza nostra, invero, io le annuncio che sta errando gravemente. La invito, dunque, in vera carità, proprio perché verosimilmente parte di quella schiatta, a riflettere più che attentamente su tali tre passaggi – Marco 8:36, Giovanni 8:24 e Luca 18:8 – auspicando come non mai ad una sua sincera e letterale conversione.

    Cordialmente,

    vaticanocattolico.com

    Reply
    • Interessante, grazie. Il punto 2 è contraddittorio e non condivisibile. Il punto 1 è politico, non economico e quindi soggetto a mostrarsi erroneo sotto le dovute condizioni.

      Reply
  4. Ma infatti lei è a sinistra che deve guardare (sinistra vera, naturalmente).
    La destra della classe media per costruzione si appecorona al “sistema” qualunque esso sia; non rischierà mai un cambiamento che possa anche minimamente mettere in discussione l’attuale rapporto fra le classi (ossia in ultima analisi la possibilità di mantenere un “privilegio” di partenza). Piuttosto ci rimette, come lei sta verificando; i soldi vanno e vengono, il privilegio se lo perdi non lo riprendi più.

    Reply
  5. Professore, una domanda semplice semplice: lei sa bene che tutto ciò che la fantasia malata degli euronazisti ha prodotto ha uno scopo preciso: mantenere in vita l’euro. Io il refendum glielo firmo pure, ma dopo che magari l’avessimo pure vinto, mi dica in grande onestà: cambierebbe qualcosa senza mandare all’inferno l’euro?

    Reply
    • Non so se il referendum cambierà qualcosa, ma so che è il massimo che potevo fare ora per cambiare qualcosa. E no, l’euro all’inferno ci va ridendo di noi che restiamo nelle mani dell’austerità, per di più senza potere geopolitico in un mondo globalizzato.

      Reply

Lascia un Commento

Required fields are marked *.

*