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Aggregare gli acquisti: tardi, troppo, male

L’Italia ha sperimentato nel corso di più di un decennio vari tentativi di centralizzazioni degli appalti pubblici, in particolare (e quasi esclusivamente) nel settore dell’acquisto dei beni e servizi. L’idea di fondo è quella che le economie di scala raggiungibili con gare “grandi” e  la maggiore competenza presente in tali centrali ridurrà sprechi e produrrà risparmi di spesa aiutando l’economia a crescere. Con poca immaginazione si è sempre trascurato l’impatto sulle PMI di tale approccio.

La nuova strategia del Governo Renzi poggia su quattro pilastri:

1. L’istituzione del Tavolo tecnico dei c.d. “soggetti aggregatori” (non superiori a 35 stazioni appaltanti, di larga massima la Consip del Tesoro, “Consip regionali” e “Consip metropolitane”), che dovrebbe colmare un gap istituzionale che ad oggi genera mancanza di coordinamento e resistenze al paragone delle performance tra grandi acquirenti pubblici nazionali. Tali soggetti, su categorie di beni e servizi identificate ad inizio anno come facilmente standardizzabili, dovranno essere gli unici a effettuare gare per Stato, aree metropolitane e Regioni. Non è chiaro perché non venga ideata una struttura ed una governance simile anche per i lavori pubblici.

2. La creazione, entro fine di quest’anno, di una stazione centrale stile Consip in ogni Regione.

3. L’esclusione per i Comuni non capoluogo di provincia di acquistare lavori, beni e servizi in autonomia. Rimarrebbe la possibilità di unirsi in aggregazioni comunali o altrimenti di ricorrere alle province o ad un soggetto aggregatore.

4. Lo stanziamento di risorse (minime) per il Tavolo degli aggregatori, presumibilmente per sostenere le stazioni appaltanti che non fanno parte del Tavolo nel disegnare gare per quelle categorie di beni e di servizi che non rientrano nelle categorie individuate ogni anno e dove vige maggiore discrezionalità.

E’ una strategia destinata al successo? Al di là del fatto che i decreti attuativi sono già in ritardo (a testimonianza di una mancanza di un senso di urgenza del tema nelle stanze del Governo), rimangono forti perplessità se veramente si vuole ottenere un sistema di appalti capace di assicurare performance di qualità. Ci vogliono anche investimenti notevoli per ottenere: a) i dati per monitorare le performance (assenti a tutt’oggi) b) una governance dei controlli sulla qualità delle commesse e il rispetto dell’obbligo di acquistare presso i soggetti aggregatori (le lettere di Cantone e Cottarelli mai spedite a chi non si era adeguato agli obblighi nel passato la dice lunga sulla volontà politica di mettere la “casa” in ordine) c) una vera professionalizzazione delle stazioni appaltanti.

Il coordinamento lascia poi insoluta la questione della governance dell’esecuzione delle gare, sia a livello territoriale che di tipologia di appalti. Per quanto riguarda la dimensione territoriale, la richiesta ai Comuni non capoluogo di provincia di costituirsi in unioni di comuni, per quanto difficile da realizzare, rappresenta un obiettivo di dimensione minima delle stazioni appaltanti che va apprezzato ma che rimane da sempre un pio desiderio. Sarebbe ora di forzare la mano ed immaginare che le vituperate cento e passa Province, dove albergano notevoli competenze sugli appalti e che rimangono a livello sociale l’entità organizzativa del territorio più vicina alle culture ed alla storia locale, siano responsabilizzate come unica stazione appaltante, per tutto quello che non è acquisti sanitari da lasciare alle Regioni. Sarebbe un’aggregazione che non darebbe fastidio alle PMI e che permetterebbe un controllo più agevole della qualità delle commesse.

Per quanto riguarda la tipologia di appalti, è noto come la standardizzazione di beni e servizi è possibile solo per una quota parte di questi. Sulla rimanente parte è grande discrezionalità non solo da parte di piccole stazioni appaltanti ma anche di grandi acquirenti come i Ministeri. Tutto ciò è vero anche per la grande galassia dei lavori pubblici. E’ ovvio che tali acquisti vanno non solo tracciati (punto a), controllati (punto b) e gestiti da professionisti (punto c) ma anche programmati in anticipo così da ridurre il rischio che tali appalti non siano in ultima analisi aggiudicati approssimativamente e con procedure non competitive.

Se il Governo veramente volesse combattere sprechi da corruzione e incompetenza dovrebbe far partire una vera macchina da guerra. La lentezza nei tempi di attuazione del decreto e la mancanza di ambizione organizzativa paiono dire tutt’altro.

16 comments

  1. Questi ultimi fatti che riassumono tutta la volgarità del presente, non ci parlano solo di corruzione che d’altronde esiste ovunque in Europa e nel mondo anche se affrontata con diverse è più efficaci strategie, ci parla di un sistema che da dominante diviene tragicamente umiliante.
    Uno specchio dell’oscenità imperante di una cattiva politica che si è fatta essa stessa motore di questa violenta e rude criminalità , sia per la crescente mancanza di professionalità, sia per un’autentica assenza di propensione morale.

    Ma si può, si deve ricominciare daccapo.

    Dissento da lei Professore solo su una cosa, penso che alte retribuzioni debbano essere solo il giusto compenso per una buona e proficua operatività, e che non servano da deterrente per i corruttibili, la cui ingordigia è noto necessità di quantità smisurate è sempre più crescenti di denaro illecito.
    Credo piuttosto che in questa esposizione a rischio di contagio l’antidoto consista nell’introdurre in dosi massicce persone, che come li definisce Italio Calvino, erano individui che nel paese dei corrotti non si sapeva quale ruolo attribuirgli: gli ONESTI.

    Ma chi erano questi onesti?
    Da “Apologo sull’onestà nel paese dei corrotti” di Italo Calvino 1980

    Erano costoro onesti non per qualche speciale ragione ( non potevano richiamarsi a grandi principi, né patriottici né sociali né religiosi, che non avevano più corso), erano onesti per abitudine mentale, condizionamento caratteriale, tic nervoso. Insomma non potevano farci niente se erano così, se le cose che stavano loro a cuore non erano direttamente valutabili in denaro, se la loro testa funzionava sempre in base a quei vieti meccanismi che collegano il guadagno col lavoro, la stima al merito, la soddisfazione propria alla soddisfazione d’altre persone.”

    Questa razza diversa di esseri umani devono rassegnarsi all’estinzione?

    “Se il Governo veramente volesse combattere sprechi da corruzione e incompetenza dovrebbe”: farli salire numerosi, a bordo di quella macchina da guerra che lei ha così bene strutturato nel suo progetto.

    Per tornare ad essere immagine di qualcosa che forse abbiamo dimenticato.

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    • In parte ha ragione MC. C’è anche evidenza empirica che mostra come aumenti salariali non scoraggiano la corruzione. Mettiamola così: aumenti salariali attraggono maggiormente gli onesti, che altrimenti per sopravvivere cercano lavoro altrove. Non so, sono curioso di leggere la sua opinione al riguardo.

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      • Certo Professore senza dubbio é corretto quanto dice, l’uomo generalmente non è stimolato se le condizioni retributive non lo sostengono, ma rimango propensa nel pensare che non sia solo questo.
        Forse sono fenomeni di ogni epoca, ma in questo momento è fortissimo il bisogno di riconoscimento, per capacità, impegno e integrità.
        Persone che esprimono la propria intelligenza non servono a questo sistema, anzi sono d’intralcio, qui il miglior alleato è l’inconsapevole.

        C’è un’angoscia terribile, come una condanna, l’angoscia dell’individuo che non riesce a distinguersi per merito, in un sistema così radicalmente compromesso.
        Non mi riferisco solo al settore pubblico, anche nel privato capita di vedere come buona retribuzione possa significare comprare.
        Manca ormai quella cultura del dare un senso alle cose al di là della conquista.
        Io ricordo ancora quel tempo in cui la persona aveva un rapporto pieno di significato con quel che faceva, la parte sana del Paese si sostiene ancora su questo valore.

        Lei mi chiede la mia opinione al riguardo, la risposta tecnica come sempre la trovo nelle sue impeccabili proposte Professore, che sempre condivido, nonostante ciò siamo entrambi consapevoli che tutto rimante comunque molto complicato, credevamo di avere assistito alle peggio cose ma gli ultimi misfatti ci dicono che non c’è limite a l’immondatezza, ci auspichiamo che questa barbarie venga al più presto fermata, rapidamente con tutte le contromisure necessarie, severe e durissime e si possa ricominciare daccapo con una nuova generazione di politici.

        Per il resto come spesso sostengo, io non ho nessuna risposta, se non la possibile chiara coscienza che possa sorgere negli individui.

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  2. Caro Piga,

    secondo me, hai ragioni da vendere nel sollevare perplessità sulla questione; se non altro perché la tua esperienza in materia potrebbe essere tenuta in considerazione.

    Anni fa, ebbi una pessima esperienza con la CONSIP (Invece dei dischi originari di XP mi arrivarono delle copie che, per fortuna, non ho mai avuto la necessità di usare). Non me ne sono più avvalso e ho preferito comprarmi le poche cose che mi servono senza ricorrere ai fondi universitari: così fanno ora molti miei colleghi che trovano in giro macchine più convenienti rispetto a quelle distribuite con quei meccanismi.

    Al di là di questo, mi chiedevo se sia conveniente mettere in moto una ‘macchina da guerra’ per realizzare quelle attese economie di scala che tutti auspichiamo. Io sono un pessimista, ma mi pare che queste attese potrebbero trovare realizzazione in un ambiente fortemente connotato da platonismi che non mi pare di vedere.

    Buone Feste!
    Paolo Biffis

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  3. Caro Piga,

    ma è proprio conveniente mettere in piedi una tale ‘macchina da guerra’, più o meno centralizzata, per realizzare le auspicate economie di scala? Io sono un pessimista, ma mi sembra un po’ velleitario; cioè mi sembra servirebbe un ambiente fortemente connotato da platonismi.
    Dopo di che, penso che sarebbe utile avvalersi della tua esperienza in materia.
    Per quanto mi riguarda, la mia esperienza con Consip fu negativa (anni fa, assieme ad un pc non sono giunti i dischi originali di XP ma delle copie), così ho abbandonato l’idea di avvalermi di fondi pubblici per acquistare le poche cose che mi servono: ne ha guadagnato il mio fegato.

    Buone Feste,
    Paolo Biffis

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  5. Caro signo Biffis,
    SE FOSSE VERO il suo aneddoto, avrebbe denunciato.
    MA NON È VERO E COMUNQUE È SBAGLIATO. Perché se la SUA ditta di fiducia che LEI ha selezionato sul MEPA a ha inviato A LEI i dischi tarocchi, LEI li ha collaudati e LEI li ha pagati, allora, signor Biffis, ci faccia il piacere, li denunci, non sparli del gestore della piattaforma che porta qualità e trasparenza agli appalti italiani!
    Se lei avesse acquistato invece i computer dalla Convenzione stipulata da Consip, anziché dalla ditta di SUA fiducia, questo non sarebbe successo.

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    • Buonasera Dario. Anche ai miei tempi vi erano svariate lamentele, e il sistema del MEPA era appena stato avviato, ed è cresciuto notevolmente grazie allo sforzo dei professionisti Consip. La questione ovviamente non è Consip sì o Consip no, ma della governance appropriata di tutti gli appalti pubblici, di cui Consip non è che una piccola parte. Tantissimo da fare, tantissimo, su questo fronte.

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      • Già, la questione non dovrebbe essere Consip no – Consip si, ma è strano che lei lo dica a me che chiarisco, e non a Biffis che propaga una menzogna.
        Chiarisca le idee a Biffis, oppure è troppo smaccatamente un suo sostenitore (o elettore) per riprenderlo?

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        • Oddio scusi perché Biffis è un mio elettore? E sostenitore di che? Non è nei Viaggiatori che io sappia. Mi pare una persona intelligente con la quale è piacevole interloquire, che gli devo dire, che sbaglia a lamentarsi come fanno tanti e che quando eravamo in Consip eravamo ben consci che se la qualità era scadente era anche un problema nostro e non solo di chi comprava e che mettemmo in piedi appunto delle mosse al riguardo perché quello che dice lei è solo in parte vero e il Sig. Biffis ha anche ragione? O è troppo smaccatamente supporter della da me adorata Consip per non criticarne l’operato oggi come allora? Lei conosce un’organizzazione che si migliora senza critiche, interne ed esterne? Suvvia sia sportivo.

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          • Critiche e menzogne
            Chiunque può e deve accettare critiche, interne ed esterne.
            Ma la menzogna? Perché di questo parliamo. Ascoltare e tacere sulla menzogna del prof. Biffis (è impossibile che accada, lei conosce Consip) non mi sembra giusto. E neppure serio.
            Criticare non chi mente, ma chi evidenzia la menzogna è perlomeno ingeneroso.

  6. Certo che detto da PIGA…
    1. Sotto la sua fallimentare presidenza la Consip venne bloccata per un anno e poi ripartì dopo la sua uscita.
    2. Oggi vive di corsi universitari alle stazioni appaltanti: e che veramente lo vogliamo lasciare disoccupato?
    Da qui, però, a dire che non si debba cambiare il polverizzato sistema che solo in Italia favorisce sprechi e corruzione… Ne passa assai!

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      • Si, la riforma mi piace.
        Perché prevede di trattare gli acquisti pubblici come ovunque nel mondo, ovvero non un colabrodo, dominio dei ladri di polli, ma gestiti da pochi, controllati e gestiti da persone qualificate.
        Ma per valutare davvero, occorre attendere gli effetti di questa riforma, perché oggi conosciamo solo l’attuale disastro, del quale fa parte – ed è il mio punto 1 – la sua esperienza di presidente Consip.
        Criticare in anticipo fa pensare che ci siano altre ragioni, e qui vengo al punto 2, cioè al fatto che se le tolgono studenti di appalti, allora questa riforma non le piace.
        Pubblicherà la mia risposta?

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        • E perché non dovrei pubblicarla?? Lei sbaglia ma ha il diritto di farlo se non insulta! Sbaglia perché “ovunque nel mnondo” si proteggono esplicitamente le PMI; l’aggregazione è scoraggiata negli Usa, in Corea si accentrano le informazioni ma non le gare ecc. Sbaglia perché se attende con questa riforma (legga l’articolo per favore) perderà altri 10 anni perché le cose che vanno fatte non ci sono scritte quindi lo sappiamo già che fallirà. La mia esperienza Consip è stata un disastro? Per nulla, è stata splendida, sia personalmente che a livello di cambiamento organizzativo con tutti i difetti di qualsiasi azione che vuole cambiare le cose e con una politica che ci chiese di accentrare le gare, in una maniera che continua ad essere il paradigma odierno, sbagliato (e noi concordammo con quell’approccio anche voluto dall’Antitrust di fare singoli lotti) e abbiam appreso dagli errori. Il market place fu dai noi lanciato (anche se non è un toccasana) e gli appalti sono diventati uno dei centri della politica economica italiana grazie al dibattito che stimolarono le nostre azioni e quelle di chi ci ha succeduto. Sul secondo punto, mi permetta, proprio non la seguo: mi tolgono? A parte che non sono di mia proprietà, in che senso mi tolgono? Siamo felicissimi e pieni di successo con 2 Master e ragazzi meravigliosi che si professionalizzano a Tor Vergata ….

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  7. Piero Lisi mi scusi,
    non avrei voluto intervenire, ma quando ci sono certi tipi di intervento difficilmente resisto a non farlo, e le chiedo se per una conversazione proficua non fosse il caso di intervenire con delle opinioni che non pregiudichino a priori risposte e malafede.
    Parlo sopratutto dei punti 1 e 2 del suo secondo post, un tipo di approccio schematico e insultante che potrebbe investire qualsiasi persona, non solo come in questo caso il prof Piga, che risponde tra l’altro per sè con indiscutibile cognizione senza bisogno di nessun supporto.
    Ma quanto tempo sprecato in questa specie di corsa all’informazione a qualsiasi costo. Alla definizione di cose che è evidente, non sappiamo nemmeno cosa siano, alle conclusioni superficiali tratte su persone che non conosciamo se non per qualche sommaria informazione presa qua e là.
    Dovrebbe esserci grande prudenza nelle definizioni in ambito di comunicazione e nel suo fondamento, occorrerebbe portare lontano da un dequalificante chiacchiericcio, il sano scambio di opinioni, anche se opposte e serrate.
    Se volessimo non ridurre tutto a speculazione, il livello più inutile di un discorso, eviteremo un modo per scambiarci solo stupide cose, di cui il nostro Paese ne risulta già gravemente intossicato.

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