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E ora non vi azzardate a chiedere il prestito alla BCE

Eccoci qui.

A dire ai mercati l’ovvio, ovvero che l’esito elettorale italiano dovrebbe vederli entusiasti, a tal punto da abbassare gli spread di tutti i governi europei dell’area euro Sud. Perché se è vero che io non ho tifato per questo esito, a guardarlo da vicino ne apprezzo più le qualità dei difetti inevitabili che accompagnano ogni tornata elettorale e ogni nuova composizione parlamentare.

E a puntualizzare le poche cose che mai, mai e poi mai dovremo fare in questo nuovo contesto.

*

Comincio dalle seconde. Mai, mai e poi mai cedere all’idea che si debba negoziare un prestito in aiuto dalla BCE, magari perché in preda al panico di uno spread che sale verso quota, chissà, 400. Perché come ben sappiamo questo aiuto viene in cambio di austerità. E l’Italia ha votato chiaramente, come richiamava il Premio Nobel Krugman: contro l’austerità.

E allora? Anche se fosse? Non saremmo comunque obbligati a farlo?

No. Mai. Sarebbe un suicidio.

Di suicidio convinto e liberatorio mi ricordo solo quello di Thelma e Louise nel grande film di Ridley Scott. Anche loro potevano arrestare la loro folle corsa verso il baratro ma scelsero di non farlo. Una scelta obbligata dalle circostanze e dal persistente inseguimento delle tutte identiche e burocratiche autovetture della polizia. Anche noi abbiamo i tanti funzionari grigi della Commissione europea che ci obbligano a lanciarci verso il suicidio chiedendoci ancora austerità (magari su questo punto tornerò con un altro post), ma la differenza è che possiamo dire “no” ed imboccare un’altra strada. Non solo, ma il “no” italiano può innescare una serie di dinamiche positive in Europa che porterebbe il continente a vedere finalmente la luce del sole e ad adottare le giuste politiche, le sole politiche in queste circostanze, per proseguire sul cammino comune europeo, rendendo docili e mansueti mercati e burocrati.

Abbiamo votato.

Contro l’austerità.

Contro l’austerità.

Contro l’austerità!

E’ stato un urlo corale, immenso che è venuto da tutta la penisola: la sconfitta di Monti in questo senso è mostruosa, ha perso 90 a 10. Avesse ascoltato quanto gli chiedevamo da questo blog da più di anno chissà … Ma no, non era nel suo DNA, l’anti austerità. Ha perso, e gli va dato atto dell’eleganza del gesto di ammettere subito la sconfitta. Ma ora è fuori, basta. E non deve rientrare dalla finestra sotto le mentite spoglie di una organizzazione non politica basata a Francoforte a cui non spettano decisioni decisive per il nostro futuro come quelle delle politiche economiche da adottare.

Ma non è nemmeno questione di attribuzione o meno di competenze. E’ questione, appunto, di evitare il suicidio.

L’ingresso a gamba tesa della BCE sarebbe un suicidio per coloro come me che credono ancora nel fatto che senza euro s’interromperebbe per un lungo periodo la costruzione comune europea e vedono in ciò una sciagura.

Sono 2 i motivi che mi portano a sostenere che l’intervento della BCE porterebbe alla fine dell’euro. Primo, perché l’austerità negoziata nell’accordo con la BCE ucciderebbe l’euro (non è l’euro che genera austerità, ma le folli politiche che si perseguono all’interno della sua area) tramite quella recessione che con il voto abbiamo rifiutato. Secondo, perché con il voto abbiamo anche rifiutato 90 a 10 che la nostra politica economica fosse dettata unilateralmente da Bruxelles come è stata in maniera ottusa in questi ultimi anni.

Continuare a giocare con i processi democratici come se nulla fosse, ignorandoli, non sarebbe più tollerato: sarebbe una prova eclatante della non democraticità dell’attuale costruzione istituzionale europea che non rispetta il voto popolare, una prova talmente eclatante da rendere il partito non euro sempre più forte. Entro 1 anno la coalizione di Grillo, che pure oggi non è a vocazione maggioritaria contro l’euro, si riempirebbe di adepti dell’uscita dall’euro, richiedendo ed ottenendo un referendum su questo e con buone possibilità vincendolo. Usciremo dall’euro, pensando di avere risolto i nostri problemi e invece di avere combattuto per un’Europa migliore avremo abbandonato la sfida di migliorarci tramite dialogo e crescita. Ma sarebbe inevitabile.

I mercati capiscano questo e nel loro stesso interesse scommettano invece sugli aspetti incredibilmente pieni di opportunità che ci consegna questo voto.

*

Quali opportunità?

Per prima cosa la possibilità finalmente concreta di negoziare con Bruxelles in maniera più convinta politiche a favore della crescita. L’Italia, al contrario di Grecia, Irlanda, Francia, Olanda, Spagna, ha avuto il coraggio piuttosto unico e raro di votare  senza se e senza ma contro l’austerità. I suoi rappresentanti, al tavolo politico europeo, non potranno presentarsi come hanno fatto sinora consistentemente tutti i leader vincitori delle consultazioni nei Paesi di cui sopra ovvero: parto per Bruxelles per dire no all’austerità e arrivo a Bruxelles e mi taccio umilmente (Hollande essendo forse il caso più smaccato di questo atteggiamento). Ecco, l’Italia può diventare il perno dell’alleanza per la crescita al tavolo europeo. Quello che Monti non è mai stato capace né desideroso di essere. E questo non può che far piacere ai mercati: non che l’Italia si attivi da sola, unilateralmente, cosa che li terrorizza, forse a ragione, ma insieme, con una strategia unita e coerente per la crescita. Perché nessuno ama avere un debito con una controparte la cui attività economica costantemente declina.

Ma di quale crescita parliamo? Anche qui è fondamentale capire che la nuova composizione parlamentare può tornare estremamente utile per fare finalmente chiarezza. Non la crescita via riforme imposte da Bruxelles, uguali per tutti i Paesi. Non le riforme dei taxi quando i taxi sono vuoti a causa della recessione. Non la riforma delle pensioni che lascia giovani ed esodati senza un lavoro. Non la riforma del mercato del lavoro che alza i costi delle imprese, nega i sussidi di disoccupazione ai giovani, riduce la domanda di consumi rendendo i licenziamenti più facili e quindi introducendo maggiore precarietà nel momento peggiore. Non la spending review fatta a casaccio che taglia risorse alle amministrazioni virtuose come a quelle più bisognose, riducendo l’unica fonte di domanda alle imprese attivabile in questa recessione, quella pubblica.

No. Parliamo della crescita che nasce dalla solida alleanza tra politiche delle infrastrutture e politiche della lotta agli sprechi. Ovvero quelle politiche che non solo ridanno fiato alla domanda interna ma abbattono i costi di competere delle nostre imprese perché vanno ad incidere sui nostri ritardi strutturali veri, non quelli che dice Bruxelles spesso senza sapere quello di cui parla. Non quelle facili da fare ma inutili. Politiche, piuttosto, che creano risorse abbattendo la recessione e usano parte di quelle risorse per compensare se del caso gli sconfitti dal cambiamento strutturale in cui si avvierà il Paese con le riforme vere di cui abbiamo bisogno.

Abbattimento della burocrazia pervasiva, della tassazione sul lavoro, dei ritardati pagamenti che mangiano vive le piccole imprese. Anti corruzione, ma vera. Riforma universitaria, ma vera. Riforma della scuola, riforma liberale e democratica. Veri investimenti senza sprechi: nelle carceri, nelle Pompei, nelle scuole, sul riassesto del territorio, sulle vie commerciali, negli ospedali, nei tribunali, nella ricerca.

Sono temi di cui su questo blog parliamo da sempre. Sono temi che vedono sensibile la coalizione del Movimento a 5 stelle. I mercati dovrebbero brindare alla possibilità che questi ritardi strutturali avranno finalmente più probabilità di entrare nell’Agenda (ooops) del Paese.

Come devono brindare alla quasi-fine di un quindicennio che ha visto spesso (anche se non sempre) una leadership incompetente al comando. Nulla ci garantisce che il Movimento a 5 stelle non riempirà le aule del Parlamento di decreti scritti male, di caos demagogico e populistico, di incompetenza. Anche se, se il buongiorno si vede dal mattino, l’atteggiamento adottato nel Consiglio regionale siciliano dal Movimento depone bene, è costruttivo e, a quel che mi è dato sentire, per ora efficace. Non è nemmeno pensabile che un partito nuovo che attragga il 25% dei votanti non sia stato capace di trovare al suo interno gente pulita e competente. E certamente non sarà difficile fare meglio di quanto è stato fatto in quest’ultimo quindicennio. Tanti motivi per dire ai mercati: aspettate e guardate, il potenziale c’è tutto.

Certo a fronte di una novità Grillo che giudicheremo nel tempo manca ancora in questo Paese la novità di una forza convintamente liberale e democratica, che metta al centro del suo progetto impresa e sviluppo abbinandolo a solidarietà vera per restaurare le pari opportunità dei discriminati. Non è detto che a questa costruzione non ci si possa dedicare nei prossimi mesi, con la buona volontà dei tanti che non si ritrovano in Grillo ma che sentono il bisogno di far entrare il nostro Paese nel XXI secolo edin Europa con tutto quel nostro enorme potenziale che non abbiamo ancora saputo mettere al servizio della felicità di questa e delle future generazioni.

Ma ai mercati, sono certo, può bastare per ora l’incredibile laboratorio di innovazione sociale che la penisola italiana può finalmente diventare per l’Europa. Sarebbe una mossa autolesionista prevenirne il successo facendosi prendere da un panico che noi italiani non abbiamo avuto nel votare come abbiamo votato contro l’austerità.

36 comments

  1. “con il voto abbiamo anche rifiutato 90 a 10 che la nostra politica economica fosse dettata unilateralmente da Bruxelles come è stata in maniera ottusa in questi ultimi anni”
    Caro prof, posso dire che i fatti la smentiscono?
    Con qualche approssimazione, 10 (Monti) + 30 (Berlusconi) + 30 (Bersani) = 70 (partito pro BCE-austerità).
    Io questo voto contro la politica economica degli ultimi (30 ?) anni proprio non lo vedo. Magari è un problema di vista (mio, si intende).

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    • @ilbuonbeppe, anch’io penso che sia il partitone unico dell’euro-austerità, ma nelle intenzioni di molti italiani (molto disinformati) penso ci sia stata davvero la volontà di votare contro l’austerità (rappresentata palesemente da Monti).
      Hanno creduto di farlo votando PD e PdL, porelli!!! (anzi poveri noi visto che siamo sulla loro – in quanto sono la maggioranza – barca)
      Tenedo conto di astenuti, schede nulle e bianche, la percentuale pro-austerità è ancor più esigua.
      Quindi secondo me rimane corretta l’interpretazione di Krugman e Piga: gli italiani hanno dato un segnale chiaro contro l’austerità, anche se lo hanno espresso in modo formalmente sbagliato.

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  2. Rolando Bagnoli

    27/02/2013 @ 10:08

    Concordo su molte cose; innanzitutto sulla bocciatura, senza appello, dell’austerità e, quindi, sulle potenzialità che questo voto può offrire. Il mio dissenso è sulla fiducia nei mercati. I mercati finanziari vanno limitati è folle pensare che i bilanci degli Stati ( e quindi sanità, sicurezza sociale, istruzione ecc.) possano dipendere totalmente da questi. Ma questo giudizio, oltre che dal constatare la dura realtà, mi viene anche dal fatto che io non sono un liberale.

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    • Grazie Rolando. Nessun liberale tollerebbe le violazioni del principio di mercato di scambio volontario che sono avvenute in particolare in questo decennio sui mercati finanziari. Nessun liberale democratico tollerebbe le violazioni dell’equità di tanti scambi avvenuti prendendo per il collo paesi e persone in difficoltà. Reprimere questi fenomeni, punire con severità i comportamenti dei responsabili e creare il contesto perché non si ripetano sarebbe il primo dovere di un liberale che vuole restaurare il concetto di economia di mercato.

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      • Ma l’unico che può farlo è lo Stato, con una regolamentazione.
        Non è il fallimento dell’ideologia liberista?

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          • Ma anch’io sono liberale! Crederà mica che voglia i soviet?

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            In Germania non hanno lo stesso acume di Krugman, né il suo ottimismo nell’interpretare i risultati delle elezioni italiane.
            “Le parole del leader dell’Spd Peer Steinbruck «Un clown con troppo testosterone» riferito a Berlusconi campeggiano oggi sul tabloid Bild che, sprezzante verso la politica italiana, titola «Pizza quattro stagnazioni», pizza divisa in quattro parti con l’immagine dei 4 protagonisti delle elezioni: Bersani, Monti, Grillo e Berlusconi. «Uno stallo da piangere» recita il catenaccio dell’articolo mentre nell’occhiello si evidenzia: «Questo voto non ci piace per nulla».”
            «Questo voto non ci piace per nulla» ???
            La loro ingerenza – come già in Grecia – oltre che poco acuta è intollerabile.

            http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-02-27/germania-annullato-incontro-napolitanosteinbrueck-141532.shtml?uuid=AbB5SwYH

  3. Rolando Bagnoli

    27/02/2013 @ 11:00

    Si si su questa base possiamo fare tanto cammino assieme. Speriamo che ci sia la capacità di sfruttare questo momento che, pur con grandi difficoltà, offre in effetti, opportunità da non trascurare. Una vittora, seppur risicata, del centro-sinistra che fosse sfociata in un accordo con Monti per continuare, pur con aggiustamenti, sulla strada dell’austerità, sarebbe stata una catastrofe per l’Italia ed un colpo durissimo all’Europa. Concordo sul fatto che non è l’euro l’errore ma le politiche economiche e monetarie che si sono fatte. Anzi l’Europa è una grande speranza per limitare l’onnipotenza dei mercati finanziari e ridare ai popoli gli strumenti per indirizzare il proprio destino.

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  4. Ogni pregiudizio fa parte di un sistema “vecchio” e “ignorante” che si rifiuta di cogliere le tantissime opportunità di cambiamento che esprime il laboratorio M5S.
    Giuseppe

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  5. Non voglio difendere Monti, ma secondo me ha qualche attenuante e merito. Il “professore” è subentrato a Berlusconi in un momento drammatico per il Paese, sotto spinta dell’Europa. Europa la cui politica economica basata sull’austerità non era ancora stata messa in discussione da nessuno. Diciamo che il demerito di Monti risiede nel non aver preso una posizione anti-austerità a livello europeo; ma, a ben vedere, come poteva farlo? Lui che dall’Europa stessa era stato voluto, per evitare l’esplosione dell’ Eurozona, lui che si è trovato a governare un Paese la cui credibilità internazionale era stata minata dal precedente governo (e sappiamo tutti che un Paese senza credibilità ha un potere “contrattuale” molto basso).
    I meriti di Monti, al netto dell’accentuazione della spirale recessiva, dato oggettivo e incontrovertibile: l’aver restituito la credibilità di cui sopra al nostro Paese; l’aver evitato di chiedere prestiti all’Europa (che avrebbero abbattuto definitivamente la nostra sovranità economica); l’attuazione, parzialmente e con molta difficoltà (vista la “strana maggioranza”) di riforme che a detta dell’Ocse garantiranno una certa crescita di Pil da qui ai prossimi anni.

    Detto tutto ciò, concordo che l’esito del voto sia palesemente contro l’austerità, e questo è sicuramente un fattore positivo. E’ ormai necessario che le politiche di crescita e occupazione siano prioritarie rispetto all’aggiustamento dei bilanci nazionali. Anche le politiche monetarie vanno profondamente riviste.

    Mi rimangono dubbi e perplessità sulla solidità del nascente governo.

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    • Grazie Simone. E’ vero, non era facile. Ed è vero, ci possono essere stati vantaggi, anche se ho sempre pensato che nuove elezioni nel 2011 non sarebbero state un dramma. Sta di fatto che dobbiamo credo fare un punto chiaro per il futuro: l’Europa sopravviverà se ogni paese porterà al tavolo delle trattative le sue esigenze e si opporrà a soluzioni che non tengano conto delle proprie peculiarità, della propria storia, delle proprie criticità. Questo è il vero fallimento, culturale, del Governo Monti.

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  6. RENE' AMICONI

    27/02/2013 @ 14:39

    Gli Italiani nei momenti di difficoltà sanno reagire e lo hanno dimostrato attraverso il voto (soprattutto i giovani). Non hanno permesso che l’Italia affogasse nel passato, facendo saltare lo schema “inciucio” che Berlusconi e Bersani avevano intenzione di replicare; hanno scelto di respirare, di salire sull’unica scialuppa disponibile, quella rappresentata da Grillo. Inoltre, hanno scelto, dimostrando solidarietà e responsabilità di non infierire troppo sui vecchi padroni concedendogli un’altra possibilità. La possibilità che Lei, professor Piga ci ha insegnato ad apprezzare in questi mesi…una nuova europa con nuovi modelli di sviluppo. Facciamola finita con l’austerità e con la dittatura Tedesca. Alziamo la testa e recuperiamo la speranza. Lavoriamo insieme per un Italia dove vale la pena nascere studiare e vivere. A presto e non molli.

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  7. BdV Associazione

    27/02/2013 @ 14:57

    Gentili professori, scusatemi, perché non scendete dalla cattedra ?
    C’era bisogno dell’esito elettorale per capire che la popolazione era alla fame ?
    A cosa servono gli studi, le ricerche, le esperienze passate se non per prevenire disastri come quello che stiamo vivendo ?
    Oppure, governare un popolo non è, come per il terremoto, una scienza in grado di prevenire catastrofi ?
    Attenzione, il Sig. Monti non è solo un tecnico ma anche l’uomo di tutta la politica da sempre, di destra e di sinistra.
    Che pena averlo visto col cagnolino all’osteria tra la povera gente.
    Comunque, al Sig. Monti bisogna riconoscergli di aver risuscitato la destra “populista”, ma anche di aver aperto le porte al M5S con cui offrire le migliori opportunità al PD, se lo volesse, di governare per altri 10 anni.
    Giuseppe

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  8. Caro prof, esiste la possibilità che Lei interloquisca con il M5S, in termini di scambio di idee? Con le sue competenze unite a capacità di dialogo e pragmaticità credo potrebbe essere un bene in questo momento. Siamo ad un bivio, possiamo rinascere e vincere (oppure pericolosamente andare giu’). Che ne pensa?

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    • Che noi (e lo diciamo da prima delle elezioni) parliamo con tutti. Abbiamo valori ed idee quindi abbiamo qualcosa di prezioso, che può essere alla base di alleanze, o parte di lavoro insieme o mero utile confronto. Siccome M5S ha valori ed idee, assolutamente. Abbiamo mandato programma viaggiatori a Grillo, attendiamo con tranquillità!

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  9. E’ discutibile se l’euro sia o meno corresponsabile di questo sfacelo, ma lo è certamente la globalizzazione imposta dalla dittatura dell’alta finanza e dal suo braccio armato, gli Stati uniti d’America. E sia l’unione europea, sia l’euro sono totalmente inchiavardati sulla globalizzazione e sull’integrazione nell’alveo dell’impero.

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    • Over-the-counter

      28/02/2013 @ 11:42

      La globalizzazione è effetto dello sviluppo tecnologico. E anche la perdita di posti di lavoro è effetto di questo stesso sviluppo, sia indirettamente per la delocalizzazione, sia direttamente per la sostituzione del lavoro umano con quello automatizzato. E non lo dico da luddista! La riduzione del lavoro umano obbligatorio è in sè positiva, ma porta con sè problemi politici e sociali giganteschi di distribuzione delle risorse per l’effetto vasi-comunicanti. Purtroppo è facile trovare falsi e comodi colpevoli: gli immigrati, l’europa o l’euro, le banche, il complotto giudaico-massonico, i rettiliani e via delirando.

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  10. questo lo io chiamo SALIRE SUL CARRO DEL VINCITORE.
    Fino a ieri nessuna indicazione di voto esplicita. If anything, l’idea del leader con forte legittimazione popolare per andare Berlino a braccetto con Hollande era un identikit di Bersani.
    Cosi’ sono capace anch’io.

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    • Boh. A me pare che chi è salito per ora è crollato. Non siamo ancora saliti né scesi in campo. Lo vorremmo fare, per conto nostro. Saluti.

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  11. Lo lascio nella lingua del Führer:
    “Keinesfalls darf der Druck von außen auf die italienische Regierung und Gesellschaft verringert werden, sondern es gilt, ihn eher zu erhöhen mit dem Ziel, die dringend erforderlichen Reformen umzusetzen. Sollte das Land seine Zerrissenheit nicht überwinden und diese Reformansätze nicht gelingen, so wird dies mittelfristig irreparable Folgen für den Euro haben.”
    http://www.faz.net/aktuell/wirtschaft/europas-schuldenkrise/italien/standpunkt-italien-mehr-geld-darf-es-nicht-geben-12095402.html

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  12. Roberto Chen

    28/02/2013 @ 08:47

    Titolo più efficace non poteva scegliere, complimenti.
    Ma le chiedo: al momento del dunque, che secondo me presto o tardi arriverà, se l’alternativa dovesse essere chiedere il prestito oppure uscire dall’euro lei cosa sceglierebbe?

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    • Ottima domanda. Beh l’uscita dall’euro, come la svalutazione del cambio della lira nel 92, non è mai scelta volontaria ma dipende dallo svilupparsi delle dinamiche di mercato, spesso travolgenti. Queste dinamiche sarebbero frutto di un fallimento del negoziato tra Paesi, compresa la posizione italiana contro l’austerità. Ma sento la forza del suo argomento, alla fine una qualche scelta va fatta. E, piangendomi il cuore, le direi che se mai dovessimo arrivare a quel momento, un referendum “all’inglese” ben “costruito” nel senso di chiarezza per il dibattito pre-voto, sarebbe inevitabile. Rimango dell’idea/speranza che non ci arriveremo, che sapremo capire prima l’impatto sociale dell’austerità in questa fase di crisi economica, che “presto o tardi” non arriverà.

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      • Roberto Chen

        28/02/2013 @ 14:35

        Professore, mi scusi se la incalzo, ma non ho capito quale tra le due opzioni lei ritiene quella più nefasta.

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        • Sì, la risposta ha sorpreso anche me. Il titolo del post è molto gagliardo, “Non vi azzardate…”, ma la risposta è decisamente più prudente.

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  13. BdV Associazione

    28/02/2013 @ 09:42

    Cari professori, fatevi capire, parlate con linguaggio nostrano se vi interessa la gente “comune”.
    Giuseppe

    Reply
    • Fabio Fraternali

      28/02/2013 @ 18:04

      Come mai tutti capiscono e lei no? Come mai i suoi intervento sono volutamente così polemici e senza argomentazioni vere? Come mai ce l’ha tanto col Professore ed i professori in genere?

      Reply
  14. Salve professore,
    volevo porle 1 quesito per comprendere meglio la questione euro si/euro no e dunque le sue idee a riguardo:
    - Lei dice di dover rimanere nell’euro (anche secondo me è giusto), ma quali sarebbero gli effetti positivi e negativi di un’ uscita nel breve e nel lungo periodo?
    Grazie molte, è sempre bello leggere il suo blog

    Reply
  15. Gustavo, e’ come al solito un post molto bello. Provo a vederne la declinazione pratica: con questo Parlamento, deve nascere un nuovo governo che va a negoziare con la Merkel un allentamento del Fiscal Compact per noi, per i paesi del Centro o per entrambi. Se vuoi modificare i trattati devi, per l’appunto, trattare: cosa offriamo noi sul tavolo? Oltre alla paura che se ci dicono di no le cose andranno peggio? Come spiegano i tedeschi ai loro elettori che non stanno dando i soldi ai soliti italianen offrendogli una buona scusa per continuare a vivacchiare? Sono d’accordo anch’io che se vogliamo saltare oltre l’ostacolo da qui bisogna passare, ma la cruna e’ davvero strettissima…

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    • Cioa Marco. Un programma lungo come una casa di riforme vere che servono al Paese. Una manovra fiscale di 5 punti di PIL perfettamente autofinanziata come quella indicata dai Viaggiatori.

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      • Si Gustavo, sono d’accordo. Il programma e’ sul tavolo, le idee ci sono. E’ il momento di farle conoscere al paese.

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  16. Over-the-counter

    28/02/2013 @ 11:27

    Sarò pedante, ma forse aiuta! :)

    1. Evidentemente i mercati non sono stati per nulla entusiasti, invece. I rendimenti italiani non sono schizzati a livelli insostenibili, ancora, perché c’è lo scudo della BCE e i mercati danno credito a Draghi, ma questa volta potrebbero essere tentati di andare vedere se la promessa dell’ unlimited viene mantenuta…

    2. Le condizioni macroeconomiche per l’OMT sono trattate con gli altri governi dell’eurozona, non con la BCE. Quindi tutto questo clamore sulla BCE che interviene “a gamba tesa” è proprio fuori luogo.
    Mentre col vecchio programma di acquisto di titoli dell’epoca Trichet (SMP) le condizioni erano trattate in modo informale e dietro alle quinte con la BCE stessa (le famose lettere mandate a Berlusconi e a Zapatero nel 2011), con il nuovo programma OMT di Draghi le trattative sono state rese formali e scoperte e soprattutto non sono più condotte dalla BCE, che si è così liberata del peso di valutazioni politiche. Gli acquisti di titoli da parte della BCE sono condizionati ora al fatto che il paese abbia prima richiesto l’attivazione di un programma ESM (vedi conditionality: http://www.ecb.int/press/pr/date/2012/html/pr120906_1.en.html ), il che avviene tramite negoziazione di un accordo, (Memorandum of Understanding) con gli altri governi dell’eurozona, non con la BCE. La BCE si è tirata fuori dalle negoziazioni politiche e si riserva di valutare liberamente quando e se intervenire con i suoi acquisti sul mercato secondario per ragioni monetarie, che sono quelle di sua competenza. L’attuazione del programma viene poi *monitorata* dalla troika (Commissione europea, ECB, IMF), ma non è la BCE a trattare le condizioni col paese in questione.
    Vedi:
    http://en.wikipedia.org/wiki/European_Stability_Mechanism#Financial_support_instruments

    3. Nel merito cosa ci verrebbe richiesto? E’ da tempo che dalla commissione (ma anche dalla BCE) non arrivano più richieste di ulteriore austerità (salvo il rispetto degli impegni già presi, su cui ci possono essere anche allentamenti, come sappiamo, in caso di congiunture particolari), ma richieste di riforme strutturali per rendere l’economia più competitiva. Cioè quello che dovremmo comunque cercare di fare anche a prescindere dall’OMT. Ovviamente su quali siano queste riforme ci possono essere profonde differenze di vedute politiche. Ma siccome chiediamo agli europei, in particolare a quelli AAA di garantire per i nostri debiti, non possiamo pretendere che il loro punto di vista non conti nulla. In fondo se hanno la AAA vuol dire che sono stati capaci di governarsi meglio di noi. Comunque stiamo nella stessa barca con gli altri: a tutti giova che tutti gli altri crescano nella zona euro. E’ chiaro che il contagio c’è: positivo e negativo.

    Reply
    • Sono certo che ha letto http://ec.europa.eu/commission_2010-2014/rehn/documents/cab20130213_en.pdf . Di Rehn e del suo “attentamente calibrato consolidamento fiscale” che rimane necessario per l’Europa. E’ una posizione purtroppo sciagurata tecnicamente, ma mi domando soprattutto perché siamo arrivati al punto di permettere che documenti simili abbiano cotanta rilevanza nel processo decisionale di una democrazia. E nessuno chiede di garantire i nostri debiti, la differenza di rating sta lì a dimostrarlo. Sulla BCE lei ha ragione: formalmente tutto torna, o quasi (dico o quasi perché leggere che un Presidente di una Banca rimbrotta un Presidente della Repubblica – francese – di non occuparsi di tassi d cambio mi fa saltare dalla sedia). Ma se lei pensa che la BCE si è “liberata da condizioni politiche” io e lei viviamo in due mondi diversi che ci portano a capire la storia e l’economia in modo diverso. Nulla di male. Basta saperlo.

      Reply
  17. BdV Associazione

    03/03/2013 @ 18:26

    Gentile Sig. Fraternari,
    la mia osservazione del 28.2 ore 9,42 era rivolta all’intervento di GC77 del 27.02 ore 17,18 che si esprimeva nella lingua del Cancelliere del Reich.
    Come figlio di un italiano deportato in Russia dal suo alleato, e come oppositore della nuova imposizione tedesca con gli alleati di oggi, dovrà comprendere il mio stato d’animo nel vedere il ripetersi della storia.
    Quando dice che sono solo un contestatore mi permetta di dirLe che forse ha saltato qualche mio intervento.
    Per un vecchio come me che può vedere il futuro solo con gli occhi dei giovani, non riuscirà mai a comprendere tutte le varie teorie di sviluppo che non vanno direttamente nel cuore della “famiglia”, dei “giovani”, del “territorio”, della “Scuola” ………. .
    Comunque, Vi ringrazio di aver ospitato nel vostro spazio web un uomo dell’ottocento.
    Giuseppe

    Reply
    • Sì, Sig. Giuseppe, c’era stata un po’ di confusione su qual era l’intervento a cui si riferiva. Non spariscano da questo blog gli uomini dell’ottocento!

      Reply

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