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Lisbona, Italia, Europa

Il Portogallo ha una tassazione sul PIL che per il 2012 era prevista essere del 42,9%. Doveva essere, secondo i piani della Troika (Fondo Monetario Internazionale, Commissione europea, Banca Centrale Europea). Sarà del solo 41,7%. Il crollo del PIL non ha permesso che i piani di entrate fiscali fossero rispettati.

Dal 2009 il Portogallo ha conosciuto 3 anni di recessione su 4. Il 2013 sarà il quarto anno di recessione, il terzo consecutivo (la Troika si aspettava per il 2013 un +0,2% ma ha causato un -1% con l’austerità), con un tasso di disoccupazione che toccherà il 16,5%. Meramente sommando il cambiamento PIL 2009-2013 si giunge ad un -7,2% in 5 anni. Ovviamente (sono ironico) nelle stime della Troika il 2014 vi sarà un ritorno alla crescita.

Detto in altro modo, non è stato ben valutato l’effetto moltiplicativo nefasto per l’economia e le finanze pubbliche dell’austerità. Nelle parole stesse della Troika sintetizzate dal Fondo Monetario: “finora lo staff della Troika ha usato un moltiplicatore di 0,5 (1% di tasse in più o di spesa pubblica in meno causano 0,5% di PIL in meno) basato su precedenti studi empirici sul Portogallo. Ma le recenti esperienze, in Portogallo ed altrove, suggeriscono maggiore cautela al riguardo … e sono ora concordi nell’usare un moltiplicatore più alto, pari a 0,8. In conseguenza di ciò la recessione continuerà anche nel 2013”.

Come se i precedenti studi empirici, basati sullo studio dell’economia portoghese in tempi normali, avessero potuto essere usati per tempi straordinari come quelli che viviamo. Quante volte su blog abbiamo detto che in tempi di forte recessione come questa i moltiplicatori sono ben più ampi e di fare attenzione, molta attenzione? Quante?

Anche le spese, dal 47,4 previsto sono scese al 46,7 del PIL e la spesa per interessi, dal 2,9% del PIL del 2009 al 4,5% del 2015. Il debito su PIL – indicatore principe per chi vuole migliorare le finanze pubbliche – anziché scendere dall’83,1% del 2009 è salito oggi al 119% quest’anno. Nei piani avrebbe dovuto essere del 114%. Ma i piani, si sa, non fanno i conti con la stupida austerità. Nel 2014 sarà nelle stime più ottimistiche della Troika del 124%. Ovviamente dopo di ciò comincerà a calare, o così dice la Troika.

La Troika si preoccupa che il contesto europeo di restrizione continuerà a incidere negativamente su PIL e debito. Ma di questo contesto prende meramente atto, non lo contrasta, non è il suo compito. Il suo compito è fare la piccola austerità del piccolo Portogallo.

A qualcun altro spetta di fare la piccola austerità greca. Ad un altro quella spagnola. Ad un altro quella italiana.

Nessuno comprende che la somma di tante piccole austerità rende ogni singola austerità più grande. Ma vallo a spiegare alle piccole troike di ogni Paese.

L’economia portoghese riduce parzialmente le sue sofferenze grazie all’export, ma l’export nell’area euro (non solo dai vicini spagnoli) crolla. Arriverà finalmente il giorno in cui crollerà anche il mondo a causa del crollo della casa europea? E allora chi salverà il Portogallo, i marziani?

Non che la Troika in Portogallo non sia conscia di questi problemi. L’austerità, perseguita comunque incessantemente, è stata smorzata d’accordo con la Troika stessa perché:

malgrado tutto, i rischi che circondano gli esiti tendenziali del programma sono aumentati significativamente. Prima di tutto, vi è un’abbondanza di segnali di affaticamento verso l’austerità. Con una disoccupazione già molto alta e l’economia in recessione, le difficili decisioni da prendersi in termini di politica economica stanno mettendo alla prova il consenso politico allargato che ha finora sostenuto il programma. Secondopoi, gli effetti di ritorno della svalutazione interna, della riduzione dei debiti e dell’indebolimento delle condizioni esterne hanno reso l’aggiustamento fiscale più difficile. Superare queste sfide sarà importante per il successo del programma”.

Così, ad ottobre 2012, la Troika.

Ora accelerate il filmino fino al primo dell’anno, quando il Presidente della Repubblica portoghese si è visto obbligato dal crescente malcontento dei parlamentari dell’opposizione a chiedere alla Corte Costituzionale di valutare l’equità della nuova manovra 2013. Richiesta tra l’altro già avvenuta lo scorso anno quando il taglio di tredicesime e quattordicesime portò la Corte, interessata della materia, a sancire la violazione della Costituzione portoghese e a obbligare il governo a fare marcia indietro. Quest’ultimo poi elaborò una proposta alternativa (spostare i contributi sociali dalle imprese ai lavoratori) per recuperare il gettito perso con la decisione della Corte, errore strategico che portò in piazza tantissime persone per protestare una soluzione proposta che aggiungeva benzina sul fuoco.

Oggi, nel secondo interpello alla Corte, i dubbi riguardano tra le altre cose i tagli una tantum alle pensioni, che apparentemente contraddicono il principio di uguaglianza di trattamento.

Cresce dunque la difesa che montano le parti più deboli contro l’austerità. Cresce con la stanchezza e la mancanza di speranza che arriva dall’Europa.

A tal punto da preoccupare la Troika portoghese.

Fa bene la Troika a preoccuparsi.

Anche perché, e questo la Troika lo dice chiaramente, la questione portoghese oramai travalica le frontiere portoghesi e arriva dritto dritto sul tavolo del Consiglio d’Europa dove dormono sogni sempre meno tranquilli 27, anzi 26, addormentati nel bosco i governanti europei. In attesa che arrivi il nuovo capo di governo italiano. Che, lo speriamo vivamente, sappia risvegliare tutti dal torpore di cui parla così chiaramente il Nobel Joe Stiglitz quando dice che: “il vero rischio per l’economia globale è in Europa. La Spagna e la Grecia (e, aggiungiamo noi, il Portogallo) sono in una depressione, senza speranza a breve di uscirne. Il Fiscal Compact dell’area euro non è una soluzione, e la BCE ed i suoi acquisti di debito sovrano sono al più un palliativo temporaneo. Se la BCE dovesse imporre addizionale austerità … in cambio di finanziamenti, la cura potrà solo peggiorare le condizioni del malato”.

Ma chi dei nostri candidati premier saprà tessere le alleanze necessarie per avviare la guerra di Bruxelles contro la stupida austerità? Chi?

One comment

  1. Stimato prof. Cme lei argomenta in maniera scientifica la politica monetaria della zona euro é nefasta per milioni di persone. Costoro, gli imbarcatori ed i traghettatori, molti di questi accademici blasonati, hanno venduto un faro per il sole.
    Non vi é errore nelle loro azioni se non quello di non saper come reagirá quel 30% di popolazione che ha ben compreso dové il sacco e dove si dirige il gatto.

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