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L’insuperabile tabu’ di Alesina e Giavazzi. Parte 2.

Dall’esperienza dei Paesi europei che negli ultimi tre anni hanno cercato di uscire dalla crisi tagliando il debito e ricominciando a crescere, si impara una lezione molto chiara. L’Irlanda, che ha corretto i conti soprattutto riducendo le spese, ha ricominciato a crescere: la stima per quest’anno è un aumento del prodotto pari all’1,3%. L’Italia invece si è limitata ad aumentare la pressione fiscale senza far nulla per ridurre le spese delle amministrazioni pubbliche, che anzi continuano a crescere.

Da Alesina e Giavazzi, ieri sul Corriere della Sera. L’insuperabile tabù dell’Italia.

Interessante. L’Irlanda.

Andiamola a vedere, l’Irlanda.

Che cresce (si fa per dire) dello 0,7% nel 2012. Ben poca roba, pare proprio un “non” modello, ma comunque ben più dell’Italia.

Vediamo allora perché cresce. Per i consumi privati? Oh no, come in Italia crollano, dell’1,8%.

Ohibò che strano. Beh allora crescerà perché gli imprenditori fanno più investimenti privati. Oh no, crollano del 2%.

Ohibò che strano. Ma allora Alesina e Giavazzi sbagliano quando dicono che c’è meno spesa pubblica? Sarà la spesa pubblica ad aver salvato l’Irlanda? No, A&G hanno ragione, anche gli irlandesi usano stupidamente la politica economica (in fondo fanno parte dell’area euro): la domanda di beni, servizi e lavori pubblici è scesa del 3,6%.

Insomma la domanda interna è scesa del 2,3% generando disoccupazione e minor PIL. Bella performance! Altro che effetto positivo delle minori spese pubbliche!

Mi direte, ohibò, ma allora cosa è che fa sì che l’Irlanda cresca? Avete indovinato: ciò che in mano all’Irlanda non è, ovvero la domanda da parte del resto del mondo.  L’export irlandese complessivamente cresce del 2,6%. Esattamente come in Italia, sono, siamo, ”salvati” dall’export, non dalla minore spesa pubblica, il cui andamento anzi ci mette tutti in grave difficoltà.

Ma allora perché noi crolliamo mentre l’Irlanda resiste? Una differenza con l’Italia c’è. Quando il resto del mondo tira, l’Irlanda sale molto di più di noi. Perché il suo export supera … il 100% del PIL. E’ una piccola economia aperta il cui destino è totalmente nelle mani altrui. La domanda interna in Italia è ben più rilevante per l’andamento dell’economia ed ecco spiegato perché soffriamo così tanto di più per le stesse stupide politiche europee.

(detto questo, abbiamo anche la fortuna che se il mondo va male – e se facciamo politiche intelligenti - siamo meno esposti (anche se sempre molto esposti) dell’Irlanda a crisi economiche).

Il destino italiano e dell’Europa tutta, invece, è nelle nostre mani. E avere rinunciato a gestire il proprio destino è il crimine più grande di questi anni scellerati.

La responsabilità?

E’ duplice. E’ di tutti quegli stregoni, politici, europei e non, ed accademici, che ci hanno inculcato i loro tabù. Ed è nostra che non abbiamo il coraggio di unirci per sbarazzarci dei tabù mandando a casa tutti gli stregoni.

4 comments

  1. Giacomo Gabbuti

    13/07/2013 @ 08:40

    Ma come, ci sono differenze tra Italia e Irlanda?
    E io che pensavo fossero entrambi agenti razionali..

    Cosa aspettano a togliere la patente a questi due?

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  2. Forse un giorno Alesina & Giavazzi scopriranno che se qualcuno spende, qualcun altro incassa.
    Scopriranno che se qualcuno spende facendo un debito poi dovra’ restituire con gli interessi, creando il presupposto dell’austerita’ futura.
    Scopriranno che se uno Stato spende stampandosi in proprio la propria moneta e regolandone il flusso con accorte politiche della propria Banca Centrale, crea ricchezza facendo lavorare la gente.
    Scopriranno che se uno stato stampa un Miliardo di euro per fare lavori pubblici, immediatamente gli tornano in tasca 210 milioni di IVA e nell’arco di un anno gli torna quasi tutto il Miliardo sotto forma di tasse sugli stipendi, sugli utili societari
    sui consumi della gente (dopodiche’ si puo’ pure BRUCIARE il Miliardo se hannno paura di creare inflazione)
    Diamo loro tempo….che tanto noi non ne abbiamo piu’…l’importante e’ che capiscano, cosi’ fra 20 anni scriveranno i nuovi trattati di economia e noi li leggeremo dai cimiteri…
    Saluti Giovanni

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  3. Amaro, anzi amarissimo, il commento di Giovanni, ma penso che, purtroppo, abbia pienamente ragione. Il tempo a disposizione per provare a correggere la rotta sta’ scadendo o forse è già scaduto. DIAMOCI UNA MOSSA, almeno proviamoci.

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  4. Alesina…Giavazzi ci metterei anche Boldrin e il professor Giannino…et alia campioni di quel che il compianto prof. Federico Caffè definiva “retoricume neoliberista”

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