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L’alibi ed il tango

“E ora le imprese non hanno più alibi per non assumere i giovani”. Così avrebbe detto Enrico Letta ai giornalisti a Bruxelles dopo l’esito del vertice che ha visti stanziati (un po’) di fondi addizionali per i giovani. Operazione di successo negoziale, senza dubbio, anche grazie all’attenzione data al problema della disoccupazione giovanile dal nuovo Ministro del Lavoro: chiedetevi se con il precedente capo del Dicastero, che sul problema non aveva mostrato sensibilità così ampia, avremmo ottenuto un risultato identico.

Eppure l’alibi delle imprese è di ferro. Come domandargli di assumere, giovani e non giovani, in un clima recessivo come questo? Senza speranza per l’andamento dell’economia dei prossimi 12-18 mesi, difficile che in un’economia di mercato si sentano “obbligate” a farlo.

In questa economia in cui la mano invisibile troppo visibilmente è scomparsa, affetta da sfiducia e timore, come durante il New Deal americano degli anni 30, c’è bisogno della mano visibile della domanda pubblica. Anche di lavoro.

Ecco perché è una vera e propria follia che l’Europa si rifiuti di permettere di utilizzare queste sacrosante risorse stanziate anche per un servizio civile pubblico dedicato ad assumere temporaneamente, per non più di un biennio, giovani disoccupati e scoraggiati nei gangli della Pubblica Amministrazione così che non perdano ulteriormente fiducia, speranza, competenze. E anzi ne trasmettano, di fiducia, ad un settore pubblico vecchio e cadente.

Leggete i giornali? Leggete delle risorse disponibili per Colosseo e Pompei? E non vi pare naturale mettere in divisa tantissimi ragazzi affinché possano aiutare a far rivivere questi capolavori europei, grazie alla loro capacità ed energia, così da sorvegliare, promuovere, sostenere le necessarie attività di gestione che questi richiedono? Sarebbe probabilmente possibile anche chiamare a raccolta i disoccupati di altri Paesi, tanto alta dovrebbe essere la sensibilità europea sulla salvaguardia di queste meraviglie.

Abbiamo paura, paura, paura di sognare. Temiamo che questi giovani poi chiedano un lavoro a vita, siamo diffidenti, cinici, non sappiamo generare in noi prima che in loro nemmeno una goccia di entusiasmo. Eppure sarebbe così facile. Basterebbe dirlo non a voce alta non sbattendo i pugni, ma così, con un tango.

4 comments

  1. Giorgio Bolesan

    30/06/2013 @ 09:07

    Ma questi politici dove vivono? Sulla Luna?
    Ma chi assume qualcuno, per essere defiscalizzato, se non ci sono prospettive di produzione?
    Letta, il “tuo” l’hai fatto: please back home!

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  2. Caro Proff. Piga
    Il suo ragionamento è sostanzialmente giusto ma in alcuni punti, personalmente, mi appare poco solido. La domanda più ovvia che le si può porre è: dove troviamo i soldi per pagare questi giovani? In un europa che ci chiede sempre con più insistenza di risparmiare per tenere i nostri conti in ordine aumentare le spese statali appare comunque una mossa assai difficile. Credo anch’io che, viste le condizioni dell’economia mondiale, aumentare la spesa pubblica sia l’unica maniera per uscire dalla crisi. Tuttavia se crediamo che fare questo per il governo sia facile vuol dire che non abbiamo realmente compreso la famosa frase di Keynes “worldly wisdom teaches that it is better for the reputation to fail conventionally than to succeed unconventionally”.
    Il punto importante però secondo me è un altro. Aumentare la spesa pubblica è di per se stesso un modo per uscire dalla crisi ma questo non vuol dire che i soldi debbano essere spesi “per forza” in attività che non producono reddito. Al contrario farlo aiuta due volte. Spendere per dare lavoro ai giovani tanto per darlo è utile, ma non come lo sarebbe spendere per permettere che i giovani costruiscano qualcosa che serve alla nostra economia. Pompei è sicuramente una macchia che va cancellata ma in questo momento mi appaiono maggiormente prioritarie altre cose, come ad esempio le grandi opere (quelle giuste) che da un lato aumentano la spesa pubblica ma che sono di per se stesse in grado di migliorare il nostro settore produttivo.

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    • Grazie Ale, è una domanda che su quest’aspetto mi pongono spesso ma che in questo caso specifico …. non rileva perché … i fondi li ha trovati l’Europa! Sul secondo punto come lei sa la penso come lei. Ma … non si scordi che questa crisi uccide i giovani, letteralmente. E questo è un effetto di lungo periodo che dobbiamo dunque curare ora, non domani.

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  3. Il lavoro rappresenta senza ombra di dubbio uno dei temi più scottanti dell’attualità in Italia. Un problema all’apparenza difficile da risolvere, che si sta trasformando in emergenza sociale. La disoccupazione ha raggiunto livelli record, soprattutto per quanto riguarda i giovani, stretti tra difficoltà nella ricerca e i “ricatti” di molte aziende. Il discorso di questi imprenditori del terzo millennio è molto semplice: “vuoi lavorare? Allora devi farlo alle mie condizioni”. Ecco quindi un fiorire di contratti più o meno legali, che in cambio di una giornata lavorativa tra le 8 e 10 ore ripagano con salari da pochi euro al mese.

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