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La comunicazione spuntata della BCE

Curiosa questa BCE.

Che ogni 6 mesi pubblica il report sullo stato delle piccole imprese europee. E che giustamente ci ricorda come il problema più pressante per le piccole imprese non è tanto il credito e l’accesso alla finanza (cerchio verde) quanto… la mancanza di clienti (cerchio rosso), dovuto – questa ovvietà la aggiungiamo noi - alla incredibile carenza di domanda interna europea. Eppure eccoci qua, tutti qua a leggere le parole del Governatore Draghi oggi al Parlamento europeo, che parla giustamente del grande problema delle PMI, che soffrono, ben più delle grandi imprese.

Bene. Ma qual è il loro problema? E che soluzioni propone Draghi?

Leggiamo: “... il difficile accesso al credito da parte delle PMI è un problema per gli investimenti e la crescita in parti dell’area euro, specie nei paesi in difficoltà“. E poi un susseguirsi di indicazioni di policy per curare questo male, comprese la fornitura di garanzie ed altre operazioni finanziarie mirate alle PMI.

La finanza? Il credito?

Forse c’è un errore: non è forse vero che la BCE ci ha detto che è la mancanza di domanda interna quello di cui soffrono le PMI? E veramente pensiamo che con maggiori garanzie le PMI riprendano a investire e crescere?

Per favore …

Senza domanda interna tutte le politiche che stimolano il credito sono inutili: le banche non prestano a nessuno perché nessuno vuole prendere a prestito. Tanto meno alle “rischiose” PMI.

Ma la BCE fa orecchie da mercante di fronte alle sue stesse considerazioni. Ed è ovvio, perché riconoscere la verità significherebbe chiedere maggiore domanda interna, ovvero maggiori spese pubbliche, nella forma di domanda di beni, servizi, lavori pubblici al settore privato, PMI comprese.

Solo così riusciremmo ad abbattere debito pubblico e disoccupazione. Una parola, quest’ultima, che Draghi non menziona mai nel suo discorso. Altro che BCE che ha “affinato la sua comunicazione”, come dice il suo Governatore. Una BCE che ha messo fine all’unica comunicazione che conta, quella che mette al centro le vere parole chiave per uscire dalla crisi.

8 comments

  1. Riccardo Colangelo

    09/07/2013 @ 23:13

    Accidenti!!!
    gli economisti immagino superpagati della BCE hanno scoperto che senza domanda le aziende non vanno avanti!! e pensare che avevamo a lungo creduto che servivano incentivi all’occupazione per farle crescere ed assumere anche in assenza di domanda!!

    Pensare che i miei amici, di cui sono fiero di essere amico, commercianti e artigiani, idraulici e vetrai, già lo sapevano!!

    Forse è per questa banalità che le persone colte, anche Draghi, non leggono i rapporti della BCE.

    Siamo al livello dei tecnici/professori che hanno fatto i decreti “salva Italia” e “cresci Italia” col bel risultato di una decrescita del 3%!!! quando i bidelli sarebbero stati capaci forse di fare meglio. Almeno quelli della LUISS, che quando ti vedono magicamente ti danno il verbale d’esame tuo, non quello di un altro, senza che tu debba dire chi sei, anche io povero mediocre!

    (ma io sono sempre convinto che i cretini non ci sono, e sanno bene cosa fanno e perché lo fanno, sia la BCE che i tecnici/professori)

    Adesso abbiamo il decreto del FARE …….

    che DIO ce la mandi buona

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  2. Caro Proff Piga.
    Credo che lei sia la persona giusta per rispondere ad una domanda che mi pongo da diverso tempo, ben prima che arrivasse la crisi. Chi le scrive non ha studiato economia, e se ne occupa solo marginalmente, per cui forse le potrà sembrare una domanda sciocca e banale. Nel caso mi perdoni. La domanda che mi pongo è: può realmente esistere la piccola e media impresa nel mondo globalizzato? I mezzi di trasporto sempre piu economici ed efficenti danno la possibilità di contenere i costi producendo in paesi a basso costo di mano d’opera. Prodotti a basso prezzo spingono i concorrenti ad investire sempre piu in ricerca per poter produrre prodotti piu avanzati. I grandi mezzi di comunicazione gestiscono (e vivono) le pubblicità, pubblicità costose che danno un enorme visibilità. Tutte queste cose, giusto per fare degli esempi, sono ad esclusivo appannaggio delle grandi imprese. Le piccole non possono esportare la produzione, non hanno le potenzialità di investimento nella ricerca che hanno le grandi, non possono farsi conoscere attraverso i grandi mezzi di comunicazione. In un mondo sempre piu globale, dove i concorrenti arrivano da tutto il mondo, esiste veramente uno piccolp spazio di vantaggio competitivo per le nostre aziende non occupato da altre piu grandi? Non sarebbe forse meglio cercare di convertire il nostro settore produttivo appoggiandoci su poche industrie multinazionali?
    La crisi ha rinforzato questa mia idea. È anche vero che l’euro ci ha messo sullo stesso piano della Germania, ma è anche vero che se il nostro settore produttivo fosse stato efficiente come quello tedesco non si sarebbero creati squilibri nella bilancia dei pagamenti, se non poco rilevanti e la Germania si regge sopratutto su poche grandi imprese. Non è forse questo che dobbiamo importare di piu dai tedeschi?

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    • Alessandro buongiorno, non ho cancellato messaggio è solo che questi giorni sono meno presente sulla rete (troppo lavoro!! :-) ) e l’ho potuto approvare solo ora, mi scusi. Il mondo dell’economia (come quello della cultura!) cresce con le idee. Le idee vengono alle grandi imprese, certamente, ma vengono anche alle piccole, specie le più nuove. La globalizzazione fa arrivare nuova informazione più rapidamente e permette di accedervi più rapidamente, quindi forse la formazione di idee si sviluppa più rapidamente e rende più facile avere un’idea per creare un’impresa. Vi sono poi tante PMI che lavorano indefessamente su prodotti non innovativi ma solidamente ancorati al manifatturiero con un vantaggio competitivo che la globalizzazione può esaltare in termini di volumi: ho conosciuto uno splendido produttore di pentole che sta in un momento di grazia nel suo business. Son d’accordo con lei, la globalizzazione crea problemi alle PMI (in primis la crescente dimensione delle banche e la rilevanza sempre maggiore del peso della burocrazia relativo tra paesi) , ma anche vantaggi ed opportunità: noi dobbiamo lavorare per rendere la via più sgombra per queste piccole, e la globalizzazione ci chiede che lo si faccia prima e meglio di 20 anni fa. Ci vuole uno stato veloce, limpido, competente, giovane. Non uno stato come quello che abbiamo ora, né meno Stato. Veda lei.

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  3. Pingback: La domanda di beni è più importante dell’accesso al credito | Keynes blog

  4. Simone Gasperin

    10/07/2013 @ 10:39

    Professore,
    io ero presente al dialogo monetario di Draghi al Parlamento europeo. In linea con la cecità della BCE, incarnata dalle parole del suo presidente, le riporto alcune citazioni che ho avuto modo di selezionare dal dibattito con i parlamentari.

    “(Portugal) should not unravel those reforms that are now showing their first results”
    “We know that fiscal consolidation is unavoidable”
    e in correlazione:
    “We know what the market reaction would be” (dimenticandosi in quel momento di essere il presidente di una Banca centrale)

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  5. Che ogni 6 mesi pubblica il report sullo stato delle piccole imprese europee. E che giustamente ci ricorda come il problema più pressante per le piccole imprese non è tanto il credito e l’accesso alla finanza (cerchio verde) quanto… la mancanza di clienti (cerchio rosso), dovuto – questa ovvietà la aggiungiamo noi – alla incredibile carenza di domanda interna europea. Eppure eccoci qua, tutti qua a leggere le parole del Governatore Draghi oggi al Parlamento europeo , che parla giustamente del grande problema delle PMI, che soffrono, ben più delle grandi imprese.

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