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La cappa dei derivati

Sono un amatore di bombole grigie, con bocchettone, non si respira, manca l’aria.  C’è come una cappa, non si sa perché.

La bombola, Giorgio Gaber

*

Circa un anno fa su questo blog commentavamo il miracolo del primo sottosegretario nella storia della Repubblica che sottoponeva al Parlamento una qualche informazione precisa sulla situazione dei derivati italiani sottoscritti non da enti locali ma niente meno che dalla Repubblica Italiana, ovvero dal Ministero dell’Economia e delle Finanze di Via XX Settembre a Roma.

Allora non si capì perché a riferire al Parlamento fu un (il migliore!) Sottosegretario all’Istruzione e non uno di, appunto, Via XX Settembre.

Qualcosa ci disse, come uno squarcio nel buio più totale. Poi più nulla.

Qualche settimana fa, al margine di un Convegno (dell’Aiaf), la brava Capo della gestione del  debito pubblico italiano, Maria Cannata, dirigente del Ministero, ha comunicato ai giornalisti che la situazione da allora non è mutata, sempre su 160 miliardi di nozionale è il nostro debito. Come l’anno scorso.

Un’occasione meno solenne di quella di un anno fa alle Camere, con meno dati comunicati. Non vorrei che in questo dolce declinare il prossimo marzo tornassimo al silenzio assoluto.

Più rilevanti sono state però alcune frasi che pare abbia pronunciato il Capo del Debito.

1)      Il ministero dell’Economia ha costruito derivati finanziari sul debito pubblico per un valore di 160 miliardi di euro e “corrisponde al 10% dello stock. In altri paesi del mondo è più grande e nessuno si scandalizza”.

2)      “I derivati – secondo la dirigente del Tesoro – non sono il male assoluto: sono uno strumento che va usato in maniera appropriata”. L’alto funzionario del Ministero dell’Economia accomuna i derivati a “un coltello da cucina che taglia bene la carne, ma puo’ anche uccidere una persona, ma non per  questo uno non lo deve tenere in cucina”.

3)      Cannata, inoltre, spiega che la mancanza di trasparenza su queste operazioni (“una minore disclosure”) e’ giustificata dal fatto che se fossero rese note tutte le caratteristiche qualche operatore di mercato “potrebbe giocarti contro”.

Immagino queste dichiarazioni siano state riportate fedelmente. Ovviamente essendo la stampa italiana rimasta assolutamente silenziosa su questo tema da allora, come se fosse cosa irrilevante, val la pena farle noi le domande che andrebbero poste al Capo del Debito Tesoro e più in generale al nuovo Ministro dell’Economia:

1)      Dal mio libro nel 2001 sui derivati emergeva come allora fosse vero che l’Italia non aveva il debito legato a derivati più grande. La Svezia allora lo aveva più grande sia in valore assoluto che in percentuale del debito. Immagino (immagino) sia così ancora oggi. E anche la Danimarca.  E’ anche vero tuttavia che un 10% di debito ancorato a derivati è un valore molto più grande di quello dell’1% che stimavo il Tesoro avesse allora (è importante sottolinearla questa incertezza, perché se il segreto è ancora ampio oggi pensate a cosa era 10-15 anni fa). E soprattutto, Danimarca e Svezia adottano sui derivati una politica di trasparenza pubblica che è imparagonabile a quella italiana, lasciata alle dichiarazioni primaverili di questi due ultimi anni;

2)     I derivati possono uccidere, dice Maria Cannata. Come i coltelli. Ma non è che i coltelli non li teniamo in cucina per i loro usi più consoni. Vero, ma facciamo attenzione a che i bambini non ci si avvicinino troppo, a quelli più acuminati. E soprattutto, se non si corrono rischi con questi coltelli chiamati derivati, perché li nascondiamo dalla vista di tutti, come fanno solo gli assassini?

3)     La risposta al punto due è nella terza dichiarazione di Maria Cannata: perché sennò i mercati ti giocano contro e ti costano più cari quando li compri, perché il mercato te li raziona anticipando la tua domanda di questi. Vero, ma questo vale attorno ai giorni dell’acquisto. Non a caso Danimarca e Svezia, che ne comprano tanti, non hanno problemi a rivelare tutto o quasi su di essi pochi mesi dopo. E così facendo non danno adito nella comunità finanziaria a cattivi pensieri come quelli che potrebbero avere tante banche come “se lo fanno loro al Tesoro, di non rivelare nulla, non rivelo nulla nemmeno io”. Capite bene come il passo per arrivare all’improprietà o illegalità nell’uso del coltello sia proprio breve.

Basta con questa cappa. Basta. La si finisca una volta per tutte e si dica chiaramente quali sono questi tantissimi derivati su cui sediamo come cittadini. E la stampa una volta per tutte crei una vera campagna su questo. Altro che costi della politica.

14 comments

  1. Caro Piga,
    ma la nostra storia insegna che quando il sistema di potere (per lo più occulto) italiano nasconde qualcosa è sempre perchè c’è qualcoa da nascondere. Di solito qualcosa di inconfessabile e quindi di molto grosso.
    Io sarei più pessimista … Piuma

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  2. PS. Ho letto il suo “Il muro si gomma …”.
    Ecco, proprio come volevasi dimostrare.
    Quel che mi stupisce è che tacciano perfino quei paesi, gli scandinavi, che hanno già resi pubblici i dati.
    Perchè questo totale silenzio di correi?
    Perchè c’è qualcosa di gravissimo e di indicibile.
    Un saluto e comunque grazie per le informazioni Piuma

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    • Grazie Piuma, buona domanda. I sorrisetti di quei governi me li ricordo bene durante le interviste. Credo faccia parte di un accordo di “vivi e lascia vivere” (e così muoriam tutti). E’ clamoroso come l’Europa faccia questo minuetto di controllare cose irrilevanti e non guardare a cose rilevantissime che uccidono il bene comune. Clamoroso non perché sorprendente ma per la stupidità dell’approccio.

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  3. Altroché bambini… Hannibal Lecter!
    A questo ha portato la deregulation: ha messo i più affilati coltelli nelle mani di Hannibal Lecter. E’ ora di invertire la rotta.
    Ci vuole più stato, c’è bisogno di REGOLE, ma nessun partito lo dice.
    L’inganno è proprio questo: parlano tutti di corruzione (hanno gioco moooooolto facile con i cialtroni che ci ritroviamo) e con questa scusa mettono l’umanità – il suo lavoro, i suoi beni, la sua vita – in mano ai cossidetti “mercati”.
    Sotto questo aspetto Grillo non è meno reazionario di Monti e non molto diverso da Fare.
    Ci vuole più stato, più stato, più stato, più stato, più stato!!!
    Uno stato migliore che agisca per il bene dei cittadini, non asservito agli interessi dei “mercati”, è questo il vero tradimento, è questa la vera corruzione.
    “Altro che costi della politica.”

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    • bene. Ma più stato a volte, specie per le piccole, vuol dire meno regole inutili. All’università, migliaia di progetti interessanti mi sono rallentati o vietati da regole statali assurde. Meno regole come figlie di più Stato intelligente.

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  4. Romano Rubbi

    07/03/2013 @ 16:13

    lavoro in una BCC – Banca di Credito Cooperativo e la Banca trova opportuno stipulare derivati semplici (IRS) per bilanciare attivo e passivo nelle componenti con diversa scadenza e tasso (fisso o variabile). E’ da tempo che mi chiedo perché il Governo (tramite una finanziaria pubblica) non si ponga come controparte nei confronti del sistema bancario italiano che, in generale presenta queste esigenze. Invece banche e Governo ingrassano le grandi banche di investimento con operatività internazionale (molti derivati di questo tipo avevano come controparte Lehman Brothers), rinunciando alla possibilità di chiuderli all’interno del nostro Paese e, spesso, subendo costi occulti e clausole capestro come quella che, lo scorso anno, ha costretto il Governo a chiudere un derivato in perdita per alcuni miliardi di euro, per uno dei covenant accessori.

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  5. Certo uno stato migliore, più intelligente. Non burocrazia ma sane regole internazionali che riportino i poteri dei mercati e della finanza entro i loro confini a tutela della democrazia, dei valori umani e dei “piccoli” che ora vengono triturati.
    Regole che sono state eliminate su pressione delle lobby secondo le teorie dei Chicago Boys (a cui lei talvolta ha un po’ ammiccato pur mantenendosi a una certa distanza).
    Stiamo vivendo sulla nostra pelle il tragico fallimento del liberismo sregolato e con il pretesto della corruzione* hanno il coraggio di indicare un ulteriore dissolvimento dello stato (e quindi delle esigue difese di cui ancora godiamo) come soluzione!!! Ovviamente è solo business poiché nel liberismo non c’è nulla di giusto e di autenticamente liberale, visto che premia il più spietato, il più prepotente, il più spregevole, il più sfruttatore.
    MENO CORRUZIONE e MENO BUROCRAZIA NON SIGNIFICA MENO STATO E MENO BUONE REGOLE.
    Se passa di qua un grillino spero lo capisca, in caso contrario non trovo differenze tra loro e i partiti putrefatti contro cui sostengono di combattere.

    *la corruzione è reale, ma viene utilizzata come pretesto per smantellare lo stato e buttarci nelle fauci delle lobby . Non mi riferisco alla corruzione da “gossip” quanto a quella più subdola, grave e pericolosa di asservimento alle lobby, che ci priva di qualsiasi difesa contro questo branco di lupi mannari.

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  6. Caro Piga
    i suoi post sono molto interessanti.
    Nella grande confusione di una campanga elettorale pessima del problema della finanza ombra se ne parla sempre troppo poco. E invece è un grosso problema.
    Adesso si vedrà che cosa succederà nei prossimi 15-20 giorni.
    In modo molto diagonale la BCE ha fatto intendere quello che Scalfari, per esempio, aveva scritto: gli impegni sottoscrtitti di autsterità tanto gravosi vanno avanti con il pilota automatico.
    Cosa ne pensa della situazione attuale? Secondo lei ne usciremo?
    Rileggo in questi giorni il Libro di Rogoff sulle crisi ed anche il nuovo libro di Stilgtiz. Un mix di paura e di speranza.
    Ma per l’Italia sono veramente molto preoccupato perchè mi sembra che in questa crisi politica la classe dirigente tutta abbia ancora più perso il contatto con la realtà.
    Cordialita
    Vaschi

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  7. alfonso scarano

    10/03/2013 @ 14:34

    in merito all’incotro Aiaf .. la domanda sui derivati deriva da un sentimento comune di diversi analisti finanziari, non accolta istituzionalmente dalla istituzione di rappresentanza degli analisti, ma posta comunque in quella sede con un intervento in sala…
    Le non risposte della Cannata lasciano assai perplessi

    LETTERA APERTA AL PRESIDENTE AIAF PAOLO BALICE E VICEPRESIDENTE AIAF PAOLO GUIDA

    Caro Presidente Balice e Caro VicePresidente Guida,
    il prossimo convegno organizzato da Aiaf col titolo: “Il Debito Pubblico in Italia: le prospettive per il 2013″ del 22 febbraio prevede la partecipazione della Dott.ssa Maria Cannata, responsabile, presso il MInistero dell’Economia e delle Finanze – MEF – dell’ufficio che gestisce il debito pubblico italiano.

    http://aiaf.it/conference/il-debito-pubblico-italia-le-prospettive-il-2013

    Con numerosi colleghi analisti finanziari condivido l’opinione che, vista la rilevanza dell’occasione, possiate voi porre le seguenti domande alla dott.ssa Cannata, specificatamente in merito alla posizione in derivati finanziari attivata e gestita dal MEF di cui poco o nulla si sa di ufficiale.
    Si tratta di una opacità grave, che riteniamo assai importante chiarificare e che avvolge con un’alea di rischio la questione generale del debito pubblico italiano.

    Occorre ricordare che a inizio dello scorso anno, per chiudere un derivato con la Morgan Stanley, il MEF ha liquidato questa posizione con un esborso di ben 2567 milioni, circa 2,6 miliardi di euro!
    Secondo la nota rivista del settore, Risk (aprile 2012), BNP Paribas avrebbe una posizione in derivati aperta con il MEF in-the-money per 2,96 miliardi, Deutsche Bank per 2,44 miliardi ed 1 miliardo ciascuno per Intesa San Paolo, Dexia ed Unicredit. Insomma, in totale circa 9 miliardi. Viene anche citato che il complessivo nozionale in derivati ammonterebbe a 160 miliardi di euro, di cui 100 miliardi in swap tassi, 36 miliardi in swap valute e 24 miliardi in swaption.
    Pensiamo che converrete, caro Presidente e caro VicePresidente Aiaf, l’importanza di avere dati ed informazioni ufficiali, rispetto a stillicidi vari di informazioni frammentate.
    Le domande sono dunque:
    1. quale è il nozionale totale dei derivati in essere, sottoscritti e/o gestiti, dal MEF?
    2. quale è il valore di mercato (mtm) di questi derivati?
    3. una descrizione dettagliata ed analitica della composizione del portafoglio derivati, nonchè con quali controparti sono stati contrattualizzati?
    4. quali e quanti di questi derivati hanno clausole di chiusura anticipata del tipo “alternative termination event” – ATE?
    5. Esiste una valutazione corrente fatta dal MEF del portafoglio complessivo di derivati (160 miliardi nozionali) secondo il metodo degli scenari probabilistici?
    Auspichiamo che non si voglia eludere la tradizione di una associazione come Aiaf, che fu fondata proprio per poter trasparentemente e tecnicamente interloquire nel merito dei bilanci delle aziende, ed in questo caso anche in una questione centrale ed attualissima del bilancio dello Stato.
    Auspichiamo che diate evidenza delle risposte ricevute.
    Cordiali saluti,
    ing. alfonso scarano
    Analista Finanziario Indipendente

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