Post Format

I deficit degli stati Uniti. D’America non d’Europa

Come uscire dalla crisi economica? Voi sapete quanto ritenga utile fare sempre confronti con l’esperienza degli Stati Uniti americani, paragonando le differenze tra Mississippi e Massachusetts con quelle tra Grecia e Germania, e facendo risaltare il diversissimo grado di solidarietà in America ed Europa verso gli stati più in difficoltà, siano esse difficoltà momentanee/cicliche oppure durature/strutturali.

Proprio perché gli Stati Uniti sono un progetto geopolitico con una moneta unica tra stati che quando si unirono avevano diversità culturali apparentemente incolmabili, è utile carpirne i segreti ed i meccanismi di funzionamento.

*

Certo gli Stati Uniti fanno politica fiscale dal centro, noi europei no, la facciamo a partire dai singoli Stati. In realtà anche gli stati Usa fanno politiche fiscali espansive tutte loro per aiutarsi ad uscire dalla crisi.

Verrebbe da chiedersi, guardando all’America,  cosa succederebbe se i singoli Stati degli Usa decidessero di attuare politiche fiscali espansive ognuno per conto proprio. E’ quello che esaminano due ricercatori americani di Philadelphia, esaminando l’impatto su crescita ed occupazione di maggiori deficit statali (non di deficit del governo federale) negli Usa in tempi di crisi tra 1973 e 2009. Deficit statali che comunque ci sono stati, nell’ordine sempre di 2 massimo 3 per cento del PIL statale.

Scopriamo che deficit temporanei da parte dei singoli stati hanno un impatto positivo sul tasso di crescita dell’occupazione … Vi è una piccola riduzione del tasso di disoccupazione statale. La più ampia parte della crescita dell’occupazione avviene tramite il rientro nella forza lavoro di lavoratori locali.”

Ma c’è di più: “deficit statali impattano anche sulla crescita dei posti di lavoro di altri Stati con simile struttura produttiva … L’impatto di questi deficit sugli Stati esterni è circa la metà di quello all’interno, il che suggerisce comunque significativi effetti a cascata (“spillover effects”).

Sono aumenti che non permangono nel tempo, ma aiutano a fronteggiare momentaneamente la crisi, perché non paiono diretti a investimenti di lungo periodo ma solo ad aumentare la domanda aggregata quando questa è scarsa. Sono dunque posti di lavoro, quelli creati, che si perderanno quando circa 10 anni dopo gli Stati dovranno aumentare le tasse per ripagare il debito generato. Ma, ed è qui il punto essenziale, ciò avviene quando il sole è tornato a splendere sull’economia ed il settore privato è capace di generare posti di lavoro. Il loro ruolo momentaneo è stato fondamentale per generare essenziale domanda interna, pubblica.

*

Nel 2009 nel Massachusetts il deficit statale ha creato 35.253 posti di lavoro locali, contro i 24.149 posti di lavoro generati in altri Stati tramite la maggiore domanda di beni che lo stato del Nord est ha rivolto ad imprese non locali.

Quello che emerge dallo studio è anche un fenomeno non inatteso: negli Stati più grandi l’impatto complessivo è ben superiore a quello che possono generare gli stati più piccoli. Per esempio la California può creare più posti di lavoro per gli altri stati ad essa vicini come struttura produttiva (108.561) che questi ultimi possono creare per se stessi (97.099)!

Ecco un pericolo. Questo fa sì che spesso gli stati più piccoli evitano di darsi da fare con politiche fiscali espansive contando sull’aiuto degli stati più grandi, così finendo per evitare di pagare le tasse 10 anni dopo per ripagare il debito, ma godendo comunque dei frutti dell’espansione generata dagli Stati più grandi.

Pericolo che non corriamo in Europa, dove anche gli Stati più grandi rimangono al palo, terrorizzati di spendere più oggi senza capire che se non usciamo dalla crisi oggi e subito i costi che pagheremo quando si spezzerà allora l’unione monetaria saranno ben maggiori.

Non c’è bisogno di una Unione fiscale con la politica centralizzata a Bruxelles per uscire da questa crisi europea. C’è bisogno semplicemente di coordinarsi tutti insieme per fare tutti insieme politiche temporanee di maggiore spesa pubblica e minori tasse: l’area dell’euro Nord in deficit, l’area dell’euro Sud con il bilancio in pareggio (senza cioè fare deficit ma usando i soldi dei contribuenti non per ridurre il debito ma per aumentare la domanda via appalti di beni e servizi).

*

E’ incredibile quanta miopia nel non applicare precetti evidentissimi per salvare occupazione e venire incontro alle difficoltà di tante persone che soffrono di questa recessione da domanda interna. I dati ci sono tutti per confermare che abbiamo ragione. Basta avere il coraggio di fare diventare questi dati azione politica. Nazionale ed europea.

17 comments

  1. giovanni vaschi

    03/04/2013 @ 18:19

    Caro Piga
    Fischer Joska diceva che purtroppo l’Europa è governata da ragionieri e non da politici. E purtroppo nemmeno da economisti.
    Comunque la crisi si espande: gli Olandesi hanno problemi con i mutui fondiari e i tedeschi a furia di abbaiare stanno diventando rauchi. La loro economia è poi così solida? Il loro debito pubblico corre, corre corre e sembra non fermarsi mai.

    Quando saremo sull’orlo dell’abisso, forse rinsaviranno.
    Comunque vedo la pervasività della cultura neoliberale. Che considero non una teoria economica ma una pervasiva filosofia del tutto. Una religione, molto più che una cultura.
    Basata su verità assimoatiche indimostrabili (mercati efficienti e competitivi, razionalità dei mercati, homo aeconomicus, perfetto equilibrio informativo, etc) o sovente falsificate. Ma verità pervasive e purtroppo non contestate e non messe in discussione.
    La destra degli anni 60 e 70 ha dimostrato l’esattezza del pensiero di Gramsci sull’importanza della cultura

    cordialmente

    Reply
  2. Paolo Gibilisco

    03/04/2013 @ 20:16

    Caro Gustavo,

    come al solito porti importanti contributi per chi vuole capire qualcosa e di questo ti ringrazio, credo insieme a tanti altri. Ma resto stupefatto di come la lucidità della tua analisi sembra arretrare di fronte alla naturale conseguenza che ne è il logico corollario.

    Perdonami la solita, trita domanda retorica: se le soluzioni ci sono, se anche la presente analisi dimostra che le politiche di austerità e di mancata solidarietà implicano un rischio di dissoluzione dell’eurozona perché nessuno riesce ad agire? Perché? Non possiamo semplicemente invocare la pervasività della stupidità umana, ammetterai che non possiamo accontentarci così.

    Forse il perché sta nel fatto che alcune nazioni e alcuni gruppi sociali ne traggono vantaggio? E se così stanno le cose perché non si può prendere contatto con quello che la realtà sociale ci dice?

    Reply
    • Paolo, io so la risposta. Non è nel DNA tedesco. E mi sta bene, c’è tanto di buono nei tedeschi ma certamente non questa capacità di vedere la macroeconomia (scusa gli stereotipi). Come al solito il problema è nostro, non loro: mai mai mai abbiamo portato al tavolo una posizione che noi sì capiamo ed in cui crediamo. Se vuoi poi continuiamo col gioco dei perché ….

      Reply
      • Ma non è nel DNA italiano mettere sul tavolo qualcosa. O stiamo a 90° o voltiamo le spalle e rinneghiamo. Siamo anche piuttosto miopi nella scelta degli “amici” (scegliamo quello che all’inizio sembra il più forte… complesso di inferiorità? O servilismo?).
        Lo scrivo con immenso dispiscere, perché sono fieramente italiana e contro il mito della produttività-superiorità-moralità tedesca, ma bisogna pure essere obiettivi.
        Sono fatti o stereotipi? Forse gli stereotipi finiscono per autorealizzarsi… Certamente ci sono dei tedeschi che hanno la capacità di comprendere l’economia come ci sono degli italiani che hanno la forza di manifestare il proprio dissenso e di proporre qualcosa di diverso, ma collettivamente la storia continua a ripetersi sempre allo stesso modo.
        ps
        Non voglio cercare attenuanti ma nel DNA della Germania c’è l’egomonia, non la discussione.
        ps2
        Sta seguendo le vicende bancarie-immobiliari dei virtuosi olandesi? E quelle della virtuosissima Deutsche Bank?
        http://www.ilgiornale.it/news/economia/deutsche-bank-nella-tempestaa-bundesbank-avvia-unindagine-902680.html
        Che (amarissime) risate!!!
        ps3
        Siccome le piace, continuiamo il gioco dei perché.
        Perché le sue lucide analisi economiche portano alla conclusione politica sbagliata? Se l’EU è la causa come può al tempo stesso essere la soluzione?
        N. B. Sto parlando dell’EU – ossia dell’Impero Germanico devoto all’oligarchia, alla deflazione e all’austerità – non dell’idealizzazione partorita dalla fervida (ma non disinterressata) immaginazione piddina per trarci in inganno.

        Stalin e Hitler avevano lo stesso progetto: un unico grande superstato europeo (temevano la Ciiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiina?). Per ora il PUDE è quello che si è avvicinato di più alla realizzazione del loro “fogno”.

        Reply
  3. Paolo Gibilisco

    03/04/2013 @ 21:14

    Come ho detto non ambisco alla carriera di troll e sono troppo anziano per il gioco dei perché. Mi arrendo.

    E dato che sono un padre di famiglia mi auguro fortemente di avere torto e che le soluzioni non traumatiche che tu auspichi abbiano luogo.

    In caso contrario è ovvio che ci saranno da pagare dei prezzi politici piuttosto salati.

    In bocca al lupo all’intero continente (inclusi soprattutto i presenti!).

    Buon lavoro.

    Reply
    • Non so. Io credo che si debba proseguire nel gioco dei perché. E arrivare al punto di dire, ok ho capito, e la soluzione è a portata di mano. Basta fare questo. Ciao.

      Reply
      • Marco Calabrò

        04/04/2013 @ 13:19

        Ok, ammettiamo che il Primo Ministro Piga vada a Bruxelles e spieghi come noi Italiani (che abbiamo la capacità di vedere la macroeconomia) abbiamo la soluzione in mano… E se poi dicono di no? perchè tanto i tedeschi (che non c’è niente da fare… sono tedeschi) diranno di no.

        Reply
          • e qui c’è un altro punto : per sincronizzare o armonizzare o comunque regolare le politiche macroeconomiche fra gli stati europei (o eurozona ,indifferente in qesto caso)
            NON serve una moneta unica (bagnai dixit) non serve neppure una zona di assoluto libero scambio e meno ancora una pseudounione politica

            una sorta di federalismo europeo sia economico sia politico prescinde sia l’euro che qualsiasi ‘incomprensibile’ trattato ideologicamente neolibirista monetarista ecc..ecc..
            ‘ma l’euro non è una moneta è un metodo di governo’
            (bagnai)

  4. ma infatti a suon di memorandum che dispongono a quanto deve ammontare l’IVA, quali riforme, tra l’altro sempre le stesse, che devono essere attuate hanno trovato il modo di uniformare la tassazione. A suon di lacrime e sangue, s’intende

    Reply
  5. Roberto Buffagni

    04/04/2013 @ 07:17

    Gentile Professore,
    gli Stati Uniti d’America sono diventati tali con
    a) una rivoluzione contro la madrepatria
    b) una guerra civile sanguinosissima
    Francamente, non vedo paragoni possibili con questo Coso Europeo.

    Reply
    • a) è stata già fatta (l’Unione europea è stata una rivoluzione incredibile se pensa al 1940), b) no e speriamo non ce ne sia bisogno. Ma, ribadisco, l’esperimento fatto, che ha più di 2 secoli di storia, non ci insegna tutto, ma tanto.

      Reply
      • Roberto Buffagni

        08/04/2013 @ 10:10

        Gentile Professore,
        la UE non è uno Stato: per essere uno Stato, dovrebbe anzitutto essere sovrano e indipendente. Come fa a esserlo, se sul suo territorio sono presenti basi militari di un altro Stato? Dopo la rivoluzione americana, l’Impero britannico ha mantenuto basi militari sul territorio USA?

        Reply
  6. GianMarco Tavazzani

    04/04/2013 @ 12:30

    Se tu, Gustavo, stessi prendendo un tè con me, vincerei più facilmente la ritrosia a far domande che così, freddamente concise, non posson che perdere il calore del sincero desiderio di capire al di là della curiosità vana, vuoi mai vedere che insieme si riesca a far di più per ciascuno?
    E vorrei esser più umile di quanto mi ascolto essere, nel dire che… o non ho capito nulla, o i benefici delle politiche espansive di cui parli mi sembrano esser talmente ovvii da farmi chiedere come possan non esser evidenti a persone be più ‘studiate’ di me, salvo che davvero il meccanismo di selezione per giungere ai vertici politici premi chi sa giungerci con qualsiasi mezzo (gomitate, colpi bassi, demagogia e vendita dell’anima alle lobbies included) piuttosto che chi poi sia più abile ad espletar i compiti di tali cariche.
    Ma, ‘ceterum censeo’, senza idee, chiarezza sulle necessità del mercato e su cosa possa, DEBBA esser ‘potato’ e verso quali necessità far convergere le risorse umane, intellettuali e materiali, le mere manovre economiche sembran sagge o meno distribuzione dell’acqua nei campi senza potersi curare di cosa e come si coltivi e per chi, economie che si gonfiano e sgonfiano ma sempre uguali a sé stesse.

    Reply
  7. Io la penso diversamente. L’Eurozona non è un’area monetaria ottimale. Milton Friedman ci aveva avvisato. E’ inutile discutere di quali politiche monetarie e fiscale siano buone. E’ inaccettabile costringere i paesi dell’ Europa del Nord a fare deficit e i Paesi del Sud a cercare il pareggio di bilancio con più debito pubblico.
    Ciascuno Stato deve cavarsela da solo. Deve cioè avere l’autonomia necessaria per fare le politiche più appropriate per il proprio Paese e pagarne anche le conseguenze se queste vanno male. Per questo sono contro questo tipo di Unione Europea dei debiti, dell’azzardo morale e della deresponsabilizzazione.
    Per questo sono contro il two pack approvato dal Parlamento europeo qualche settimana fa nel silenzio generale dei media che permette a degli eurocrati non eletti (il nuovo Politburo) di cambiare e financo rivoluzionare le finanziarie dei vari Paesi a loro piacimento pretendendo quindi di sapere meglio dei governi democraticamente eletti quale politica sia giusta per loro.

    Reply
    • Ma nemmeno gli Usa lo sono e certamente non lo erano all’inizio. Lo dimostra quest’articolo che mette in risalto come ogni Stato deve fare da solo per tirarsi fuori dai guai. Negli Usa.

      Reply
      • si ma messa cosi’ allora in europa non ha piu’ senso avere
        un unione monetaria…
        perchè se gli stati -giustamente – devono arrangiarsi da soli (ma non è del tutto vero perchè anche negli usa , come era anche citato in questo blog c’è una forma di ridistribuzione verso gli stai piu’ poveri) e la banca centrale NON garantisce piu’ nè la sostenibilita’ ‘vera’ del debito pubblico nè credito a parita’ di condizioni fra i diversi stati…

        Caro prof Piga le omette un piccolo particolare :senza QE e credito facile sostanzialmente illimitato (con costo del denaro negativo) gli USa non sarebbero piu’ cosi’ united…
        Il sistema usa ‘funziona’ sulla possibilita’ di avere continua crescita (a prova di bolle speculative e finanza spericolata)
        Se nell’eurozona o comunque nella UE , l’europa core cresce a discapito dell’europa mediterranea e gli italiani non sono stati capaci neppure di difendere lo strategico settore dell’agricoltura …uno sviluppo o meglio una conclusione felice sembra difficile…Ripeto lei crede che la germania fara’ la cosa giusta , capira’ la macro e sara’ nel suo interesse assicurare la crescita anche degli stati euromediterranei.
        Ma non sara’ cosi’ , perchè questo non è il progetto della germania – e dovrebbe essere evidente a tutti – e non è neppure il progetto dei rentiers e dell’industria/finanza dei paesi euromed (e la stoltezza di chi ha voluto il vincolo esterno , fortemente appoggiato dai grandi rentier italiani , risplendera’ a lungo sotto il cielo italiano…)

        Reply

Lascia un Commento

Required fields are marked *.

*