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Basta di parlare di unione fiscale please

Ho appena terminato di leggere un rapporto sulle Unioni fiscali del Fondo Monetario Internazionale, voluto per suggerire una uscita dalla crisi europea diversa dalla stupida austerità. Via unione fiscale appunto. Quella bellissima invenzione che tiene in piedi l’altro grande progetto geopolitico con moneta unica a cui aspiriamo paragonarci, gli Stati Uniti d’America. Che trasferiscono ogni anno da uno Stato ricco ad uno Stato povero cifre significative, riducendo la sofferenza di chi sta peggio. Quel progetto che unì Germania Ovest e Germania Est al termine della Guerra Fredda.

Tanti suggerimenti, nell’articolo. Anche qualche intuizione. Come quando si afferma che “l’obiettivo e la forma finale dell’unione fiscale (europea, NdR) rimarrà tema di preferenze politiche e sociali”. Perché in effetti alla fine, la decisione di unirsi e cedere sovranità sulla politica fiscale significa cedere sovranità culturale, visto che la politica fiscale null’altro è che come e dove tassare, come e dove spendere quelle tasse, e dunque non fa altro che riflettere le nostre culture di riferimento, la nostra storia, i nostri desideri di come vivere all’interno di una comunità, che differiscono ovviamente da area ad area. La Germania la fece, quando poté, in un minuto, perché vicinissime erano le culture delle due nazioni. Gli stati degli Stati Uniti ci misero 150 anni (al contrario di quanto suggerisce il rapporto), tanto lontane erano in partenza le culture del Sud e del Nord.

Ti aspetteresti dunque un concentrato di analisi politiche e culturali. Macché. Alla fine leggiamo pagine e pagine di suggerimenti tecnico-economici su come implementarla nel breve periodo, questa Unione. E leggiamo scorati a fine saggio come “mentre il tema di che tipo di istituzioni politiche alla fine debba prevalere per l’area euro va al di là degli obiettivi di questo lavoro” … “sarà essenziale assicurarsi che le istituzioni politiche a livello centrale … che perseguiranno ed attueranno politiche fiscali … abbiano a cuore gli interessi collettivi dell’area euro, piuttosto che quelli nazionali dei singoli stati membri”.

Mi chiedo come si possa parlare di unione fiscale in termini tecnici senza affrontare alla radice prima di tutto se esistano le precondizioni politiche per farlo. Mi chiedo un po’ sconvolto come si possa pensare di attuare una unione fiscale senza avere a cuore gli interessi nazionali dei singoli stati membri, ma solo non meglio identificati “interessi collettivi”.

Il fallimento dell’Europa è tutto qui, nella pervicace e malefica coazione a ripetere gli errori del passato per una banale “economicizzazione” di un progetto che o è politico o non è. Ad aggiungere un nuovo livello al nostro castello di carte, una costruzione sempre più fragile in cui la mano dell’ingegnere diviene sempre meno sicura, senza invece solidificare le fondamenta di una casa che sappia resistere alle tempeste, altro che al vento.

Parliamo e parleremo (già mi immagino i prossimi 2 anni quanti ricercatori di economia se ne occuperanno pubblicando i loro lavori con il fior fiore di equazioni) di unione fiscale quando ci si rifiuta culturalmente di fare il passo ben minore ma ben più significativo di trovare l’accordo per sostenere le economie in difficoltà tramite politiche fiscali più espansive da parte di quelle che si trovano in una forma migliore: che unione fiscale è possibile senza prima concentrarci a dimostrare nei fatti la fattibilità di una unione di intenti?

L’euro, come il dollaro nel 1790, sta facendo il suo dovere: ci obbliga a dialogare e a dimostrare di avere veramente tra di noi quella comunione di intenti che rende vincente il progetto di area geopolitica comune.  Per ora deve solo prendere atto che i leader di questo progetto sono incapaci persino di avviarlo.

4 comments

  1. Ha letto “Anschluss” di Vladimiro Giacché ? Lo legga, la prego.
    Finire come i nuovi lander dell’est sarebbe una sorte tragica e amara e ci metteremmo generazioni a risollevarci.
    Stefano

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  2. Analisi assolutamente giusta che condivido parola per parola. Le ultime quattro righe sono la sintesi della situazione attuale. Complimenti

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