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Una proposta comune per un Patto fiscale piu’ giusto

Patte Lourde e Gustavo Piga propongono.

Abbiamo avuto modo nei passati giorni di occuparci del Redemption Fund approvato in prima istanza dal Parlamento Europeo. Vi rimandiamo ai nostri articoli per rivedere gli elementi propositivi centrali di questa questione così importante per il futuro dell’Europa.

Gustavo Piga e Patte Lourde non hanno esattamente la stessa valutazione su questa proposta: in particolare Piga la trova ancorata ad una logica di Patto Fiscale che non permette alla domanda aggregata di combattere come si deve l’austerità, e ciò mette a repentaglio la struttura politica europea a causa della crescente insoddisfazione che la recessione sta generando nei diversi Paesi in crisi. Patte Lourde invece ritiene il Fondo risulti per certi versi molto interessante perché cerca di proporre un meccanismo “di sicurezza” per dare sostanza alla riduzione del debito compatibilmente con l’adozione di riforme che restituiscano crescita nel lungo periodo al Continente.

Ma concordiamo su due aspetti: a) che il meccanismo del Patto proposto non sembra capace di creare gli incentivi giusti affinché le politiche strutturali di riforma vengano poste in essere, in particolare perché non pare in grado di riconoscere che, affinché le riforme generino crescita hanno bisogno di tempo e di risorse, due fattori essenziali al fine della salvezza dell’area dell’euro; b) che nel meccanismo  proposto è assolutamente assente qualsiasi accenno a elementi di mutualizzazione del costo della crisi, come è stato invece per i vantaggi derivanti dall’euro; manca, in altre parole, una qualche forma di solidarietà che consenta ai paesi in difficoltà di avere l’energia politica per attuare le riforme e che sia percepita come “la strada giusta”  dai paesi oggi virtuosi, così da rafforzare il progetto comune chiamato euro.

Se un Fondo deve essere disegnato, in modo da ridurre strutturalmente la probabilità di rottura oggi presente nel modello europeo e registrata dallo spread, deve rispondere e dare soluzione ai due aspetti mancanti di cui sopra.

Da qui la nostra proposta.

L’Europa ci chiede sacrifici e riforme affermando convinta che queste genereranno crescita economica domani? Bene, allora che le emissioni che il Fondo effettuerà per finanziarci su circa metà del nostro debito spostino il rischio che ci assumiamo con il nostro sforzo di riforme almeno in parte sull’Europa nel periodo che intercorre da oggi a quando queste genereranno finalmente crescita economica come si ritiene.

Come? Emettendo titoli a medio termine legati all’andamento del PIL italiano, che pagano cedole basse o addirittura negative fino a quando l’Italia rimane in recessione e cedole alte quando l’economia italiana comincerà finalmente a tirare. Sono titoli già emessi in altre parti del mondo, specie in Sudamerica, che hanno il pregio di non mettere in difficoltà i deficit degli Stati quando le cose vanno già male (bassi pagamenti d’interessi quando le entrate fiscali sono basse a causa del ciclo economico) e che invece vedono alti pagamenti quando lo Stato è in buone condizioni di bilancio.

Il valore aggiunto di questi titoli è che non scaricano interamente il rischio delle politiche europee richieste da Bruxelles sui contribuenti italiani, ma anche “sul mercato” che afferma che l’Italia deve fare queste riforme proprio in questo momento: spostano, questi titoli, parte del rischio di fallimento di queste politiche anche a chi da noi le pretende. Ecco la mutualità, almeno in valore atteso.

Non solo,  questi titoli permetterebbero all’Italia di avere un costo decisamente basso del debito proprio in un momento di crisi in cui in assenza di risorse è difficile portare a termine le riforme  richieste. La conseguente minore spesa per interessi riduce anche la pressione di breve periodo sul bilancio ed evita politiche di ulteriore austerità che aggravano la congiuntura e spingono l’economia italiana ed europea verso una recessione sempre più profonda, i cui costi saranno ben percepiti da tutti gli stati membri, presto o tardi.

Ovviamente a fronte del programma di prestiti dovrebbe esserci un preciso impegno parlamentare ad attuare le riforme ritenute, dal Governo italiano con l’ausilio del Consiglio europeo, necessarie al rilancio del PIL potenziale. Inoltre, se il Paese non procede nel programma di riforme, i prestiti del Fondo potranno essere sospesi.

C’è un ulteriore ultimo ma non irrilevante vantaggio: si creeranno delle nuove constituency, delle lobby, europee, finalmente forti a favore delle politiche di crescita e sviluppo italiano, senza mettere in pericolo il rigore di bilancio nell’area grazie al funzionamento del Fiscal Compact.

Il rischio oggi è quello di non mettere mano alle riforme per la crescita essendo troppo focalizzati sul tema dell’equilibrio di bilancio. A meno che l’obiettivo non sia proprio quello di non far crescere l’Italia.

3 comments

  1. “A meno che l’obiettivo non sia proprio quello di non far crescere l’Italia”.

    “BCE che nasconde la transazione Goldman-Grecia [...] La BCE [...] saldamente nelle mani delle banche centrali nazionali, a loro volta nelle mani del sistema bancario privato che dovrebbero regolare.”

    “siamo cittadini non rappresentati di questa Europa che adoriamo e che si sfascia non per i deficit pubblici ma per i suoi deficit di democrazia”

    Come può conciliare l’idea di nobiltà, fratellanza, pace e democrazia dell’UE con queste sue affermazioni?
    (ne ho riportate 3, ma ne ha fatte a decine)

    Come conciliare una politica espansiva, assolutamente necessaria, con l’equilibrio esterno senza recuperare l’autonomia valutaria?
    Come realizzare un politica espansiva con i vincoli che siamo costretti a rispettare?

    Come può affermare che fuori dall’euro ci sia il finimondo, quando proprio l’euro sta riaccendendo ideologie e odi che sembravano sepolti durante 50 anni di valute nazionali?

    A cosa serve lanciare appelli dal momento che i destinatari o sono persone intelligenti che stanno facendo la cosa giusta (per loro) oppure sono stupidi e presuntuosi e quindi incapaci di capire e di ammettere i propri errori?
    Non crede che sia come fare un appello per mantenere la corrida, ma senza i tori?

    So che è molto impegnato, ma per me e molti altri lettori credo siano importanti le sue risposte.

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    • Silvia questa cosa dell’equilibrio esterno da conciliare mi fa un po’ ridere. Come se dovessimo spaccare l’Italia tra Nord e Sud con la lira del Nord e del Sud per riequilibrare uno squilibrio secolare o come se dovessimo spaccare gli Usa per la loro mancanza di equilibrio.
      E’ ovvio che l’Unione di diversi si tiene solo se c’è solidarietà, ma è una tautologia, no??
      Si concilia con trasferimenti tra paesi ovviamente, come negli Usa. Siccome per arrivare ad un vero bilancio europeo ci vorrà vera unione politica e questa arriverà tra 50 anni, nel frattempo la solidarietà si fa in altri modi. Ora si fa, nell’emergenza, con politiche fiscali espansive (anche monetarie) che danno reddito anche ai paesi del Sud. Dopo vedremo come migliorare man mano l’uso efficace delle risorse europee, aumentando lentamente il bilancio europeo.
      Non è, e glielo ho già detto tante volte, l’euro che riaccende alcunché: sono le stupide politiche economiche all’interno dell’euro che riaccendono; tant’è che finalmente in Olanda cresce un partito europeo che spinge per l’abolizione del Fiscal Compact (basterebbe l’abolizione dell’abolizione delle politiche anti-cicliche nei singoli paesi) senz l’abolizione dell’euro.
      Il finimondo fuori dall’euro c’è, sicuro. Sappiamo tutti che un’Unione si vede nei momenti difficili. Bene, eccoci qua. Sappiamo anche che le unioni si fanno in maniera formale per evitare che ci si abbandoni troppo facilmente in maniera miope. Io noto solo una cosa: che se non ci fosse l’euro a farci ragionare assieme (seppure in maniera da me criticata abbondantemente) saremmo quasi alla guerra.
      Io credo nel dialogo e nella forza della parola. Ripeto che quando chiuderemo baracca e burattini non passerò il mio tempo a gridare allo scandalo che abbiamo distrutto l’Europa, ma cercherò di combattere per ricostruirla su basi migliori: dia retta a me è probabile che anche quella sarà una battaglia perdente. E allora? E che ci posso fare? Mollare?
      Non mi piace la similitudine con la corrida. Mi piace l’idea di una Agorà piena di persone. Quindi lei mi chieda se sto facendo appelli per grandi parlamenti vuoti senza persone vere dentro. E io le risponderò, mai e poi mai. Mi piace pensare che sto urlando di riempire il parlamento europeo di contenuti e persone vere e che, come altri, sono fiero che io e lei ne stiamo parlando ora su questo blog e che senza la sola idea buona che ho avuto, fare il blog, non l’avrei conosciuta e non avremmo arricchito il mondo di idee che cambiano il mondo. Perché lo cambieremo, non ne dubiti. Per il meglio. Solo che non so in che modo. Ma non mi interessa troppo, lo vedrò dall’alto tra una cinquantina d’anni.

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  2. Grazie Professore
    per la Sua risposta così chiara e articolata.
    Apprezzo molto la sua intenzione di parlare alla gente attraverso il blog e la sua seria e costante opera di divulgazione. Sa che condivido quasi tutto, ma la mia sfiducia nell’euro e nelle istituzioni europee aumentano di giorno in giorno.
    Grazie ancora per il tempo che mi ha dedicato
    e buona settimana

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