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No ai tagli recessivi, sì al reinvestimento degli sprechi

Per coloro tra di voi che per fortuna non hanno familiarità con gli economisti, ecco di cosa parlano nei loro lavori scientifici.

Eh già. E pensate un po’, questo grafico è tratto da un articolo appena uscito di 3 bravi economisti di spessore internazionale. E sapete che vi dico? Che il loro articolo è interessante (ricordate sempre: non ancora pubblicato su rivista e quindi da sottomettere alla valutazione della comunità scientifica in maniera sistematica) e anzi quasi appassionante.

Oggi che siamo tutti così esaltati che tagliamo 4,2 miliardi di spesa senza pensare di re-immetterli (migliori e con meno sprechi) nell’economia e quindi causando un disastro di PIL che peggiorerà, altre piccole imprese che chiuderanno, maggiore disoccupazione, giovanile e non, oggi che siamo così poco lungimiranti, mi sono letto con gusto e con attenzione le loro considerazioni.

Che sono all’incirca le seguenti.

Quando un’economia è bloccata in una trappola recessiva dove i bassi tassi d’interessi della politica monetaria non aiutano a sollevare i consumatori da una situazione di pessimismo e dalla deflazione che mette in ginocchio l’economia: che fate?

Chi chiamate in soccorso? L’austerità o i maggiori acquisti di beni e servizi da parte dello Stato?

Dipende, dicono gli autori. Dal grado di pessimismo prevalente nell’economia: tenue, medio, ampio, estremo. E dalla durata dello stimolo fiscale positivo (Proposta Piga!!) o negativo (Proposta partito austerità!!).

Se fate politica espansiva con maggiore spesa pubblica per tirare fuori l’economia dalle secche della crisi, tanto maggiore è il pessimismo prevalente tanto maggiore è la maggiore spesa pubblica necessaria da effettuare per un certo periodo di tempo. Se poi il periodo di maggiore spesa pubblica è più breve allora si deve compensare con un maggior ammontare dello stimolo. E ci si riesce, a uscire dalla crisi.

L’austerità? Al contrario dell’espansione ha comunque bisogno di maggiore tempo per funzionare. Come se avessimo a disposizione… E comunque se le aspettative dei consumatori sono molto pessimiste … non funziona mai per risollevarci dalla crisi. Come volevasi dimostrare.

Auguri dunque al partito dell’austerità? No, perché ci perdiamo tutti. Tagliare di 4,2 miliardi la spesa pubblica, come vuol fare il Governo, del circa 0,25% di PIL, senza reinvestirla in maggiore e migliore spesa pubblica, ora che nessuno domanda nell’economia, è una ricetta per il disastro.

0,25% di spesa pubblica di meno con stime normali del moltiplicatore significa dallo 0,25 a 0,5% di PIL in meno. Calo di PIL che genera anche un calo del gettito tributario (meno domanda, meno occupazione, meno reddito, ricordatevi!) dello 0,25% di PIL circa. Quindi, con questa spesa pubblica in meno avremo diminuito la spesa di tanto quanto diminuiranno le entrate, lasciando deficit e debito invariati, ma, attenzione, con meno PIL, dunque con un rapporto debito su PIL che continuerà a crescere, lasciando lo spread invariato dove sta.

Reimmettendo questi 4,2 miliardi nell’economia con maggiore spesa per ridipingere scuole, ospedali, università, carceri, musei, rovesciando la logica, avremo più crescita e più stabilità e minori spread.

Cosa aspettiamo per salvare la nostra economia? Cosa?

14 comments

  1. DeltaY= 1/[(1-c) x (1-t)] xDelta G.
    A guardare la pressione fiscale, il calo dei consumi e l’ammontare della spesa pubblica rispetto al PIL il moltiplicatore di una spesa negativa è “altuccio” anzicheno…
    Ma com’è che non ce n’è uno (al governo tecnico), dicasi uno, che prende in considerazione questo aspetto, magari pensa agli swap da pagare e alle quote dell’ESM?

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  2. Buondì professore.
    Non sono suscriber della NBER, temo che per leggere il working paper dovrò spendere $5… se lei mi assicura che non è troppo tecnico per un non economista di media cultura.
    Circa l’esaltazione per i 4,2 miliardi di spesa, mi unisco ovviamente a lei nell’auspicio che vadano riqualificati anziché tagliati. Ma a questo proposito
    ho letto un trafiletto del Sole 24 Ore, dove Giarda parla di spesa da tagliare (aggredibile nel breve periodo) per un totale di 100 miliardi. “Se si guarda un po’ più lontano” l’importo sale a 300 miliardi… Significa che a regime avremmo annualmente da 100 a 300 miliardi di minori sprechi e quindi (sperabilmente) maggiori risorse a disposizione, ho capito bene? La notizia non mi sembra che sia stata esaltata come meriterebbe, quindi temo un mio madornale abbaglio…

    http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-05-27/giarda-spending-review-mirino-154329.shtml?uuid=AbkMLIjF

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    • No spero di no, immagino che intenda che su 100 miliardi ci si può concentrare per ridurre gli sprechi. Se poi ha detto quello che lei teme, tranquillo, è fantascienza.

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  3. “Cosa aspettiamo per salvare la nostra economia? Cosa?”

    Professore, scusi, ma ha sbagliato pronome:
    cosa aspettano (essi, terza persona plurale) per salvare l’economia?

    Siccome sono tecnici e non sprovveduti, secondo me non la vogliono salvare.

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  4. Buongiorno Professore,
    ogni tanto mi viene da fare una considerazione di metodo.
    Nelle valutazioni economiche ci si concentra tanto sul PIL ma non è che, forse, è proprio il concetto di PIL ad essere errato?
    Io, per esempio, sono un fumatore come un circa 25 % (se non ricordo male) degli italiani. Insomma ci sono 10-15 milioni di persone che ogni giorno spendono in sigarette, in media, sui 4 euro. Insomma sono circa 50 milioni al giorno, 18 miliardi all’anno, l’1% del PIL grosso modo se non ho sbagliato i conti.
    Se domani mattina tutti noi fumatori venissimo illuminati dalla consapevolezza che fumare fa male, purtroppo è un piò desiderio, il PIL calerebbe dell’1 % di colpo. Insomma un numero tremendamente grosso. anzi forse di più perché inizieremmo a risparmiare anche su accessori, accendini per esempio, e progressivamente anche sulle spese mediche
    Ma potremmo dire che questo calo del PIL ci farebbe stare peggio? Non credo proprio, staremmo molto ma molto meglio.
    Perché la realtà è che il fumo è uno spreco e pure dannoso. Ma fa PIL.
    Certo, se tutti smettessimo di colpo di fumare chi lavora nelle fabbriche di sigarette e accendini, i tabbacai e tutti coloro che operano nell’indotto perderebbero il loro lavoro dall’oggi al domani. Però, probabilmente, i circa 1500 euro che mi ritroverei in tasca in più o li iniziere a spendere per godermi una settimana al mare o in montagna, o li spenderei per acquistare libri o per godermi qualche bella cena in un buon ristorante. E più gente sarebbe occupata in queste attività.
    Oppure, se proprio non sapessi cosa farci con quei 1500 euro, li depositerei in banca e darei modo a qualche giovane imprenditore brillante di prenderli in prestito per avviarci una nuova attività e produrre una ricchezza più utile e meno dannosa delle sigarette.
    In sintesi ci facciamo totalmente fuorviare dal dato del PIL dimenticando che qualsiasi spreco, chiunque lo faccia, è solo e soltanto distruzione di ricchezza “vera”, quella che nel tempo ci fa stare bene. Non sono i numeri illusori che ci fanno stare bene ma la disponibilità di beni reali. E molti di questi beni reali non fanno PIL.

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    • Ha ragione in toto. Concordiamo che il PIL di cui parliamo è quella parte di esso che ci piace o quella parte che ci piace che in esso non c’è e che permette di raggiungere la maggiore felicità possibile fatta di maggiori opportunità e occasioni.

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      • Se quindi è corretto che uno spreco come il fumo è comunque dannoso anche se fa PIL, come si può dire che la spesa pubblica, almeno in senso lato, è buona?
        Credo che non sia mai esistito un caso in cui lo stato sia stato capace di spendere, di impiegare le risorse, meglio dell’insieme dei suoi cittadini quando hanno avuto la libertà di farlo. Poi, ovviamente, esisteranno delle singole eccezioni per confermare la regola
        In linea teorica è vero che il pubblico, potendo contare sia su più informazioni che più risorse, potrebbe realizzare investimenti più produttivi, ma la storia ci insegna che questo non succede quasi mai, tranne forse che nel caso di strade e ferrovie. Ma su tutto il resto è buio pesto. Ricordo ancora quando venne fuori che il Pentagono pagava 500 $ l’una le tavolette per i gabinetti

        P.S. Mi accorgo ora di un colossale errore ortografico che ho fatto: tabaccai non tabbacai

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          • In effetti quelle sono le opere cui riconosco al pubblico di sapere, in genere, fare meglio del privato. Ma dietro c’è la scuola degli antichi Romani, quella di cui andare veramente fieri almeno noi che abbiamo il privilegio di abitare nella Città Eterna

  5. Una parte almeno dei very serious people (come li chiama Krugman) potrebbero obiettarti che quello 0,25% di PIL di tagli potrebbe invece andare ad una diminuzione della tassazione, che comunque sarebbe gia’ meglio di mandarlo a riduzione del deficit. Dubito pero’ che con una confidence bassa (sia di imprese che di consumatori) il moltiplicatore di una minore tassazione sarebbe paragonabile a quello di una maggiore spesa produttiva.

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