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Diciamo no alla schiavitu’ dei sussidi alla disoccupazione

Cresce la comprensione per un progetto di servizio civile per combattere la disoccupazione. Oggi bellissimo articolo sulle pagine culturali del Corriere della Sera di Guido Ceronetti (pag. 57):

“La fine della dannatissima naja (il servizio militare costituzionalmente obbligatorio) ha nuociuto ai giovani maschi italiani… La mia proposta di utopistico bene sociale è di istituire un servizio civile ovviamente disarmato per tutti i giovani, uomini e donne di 18-19 e 20 anni, della durata di 1 anno e mezzo fatto di servizi utili alla collettività, apprendimento di mestieri, studio, giochi, sport, teatro, pronto impiego nella calamita. I figli degli immigrati con cittadinanza italiana ne farebbero parte alla pari e insieme con tutti gli altri. Dopo il servizio, si resterebbe disponibili per prestare soccorso almeno fino a 30 anni. L’espressione logorata fino alla nausea “mercato del lavoro” , chi volesse ascoltarmi eviterebbe di usarla, perché è linguaggio di schiavitù e contrasta con ogni, anche umbratilmente superstite, idea di felicità umana…. La corruzione del dato statistico non segnala, né mai lo potrebbe, il grado pauroso, sempre più pervasivo, di disoccupazione mentale giovanile… Essenziale è procurare un ombrello ai giovani contro la fretta di arraffare e l’avidità di guadagno ….e molto bene gli farebbe un anno e mezzo di costrizione a una tregua, liberi dal bisogno ma non dall’operosità, educati a usare il machete nella giungla di corruzione che li aspetta all’uscita“.

In un momento così ovviamente decisivo per i nostri giovani la follia governativa di proporre un sussidio alla disoccupazione, che genera frodi, sprechi enormi e distorce gli incentivi via dal bello verso l’ozio e la passività, deve colpirci tutti.

Dobbiamo dire no al sussidio alla disoccupazione e sì al Rinascimento tramite i giovani. La nostra proposta assume una urgenza ed un senso sempre maggiore. Parlatene.

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