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Lettera aperta a Ferruccio De Bortoli: apra il Corriere al partito dell’anti austerità

Oggi ho letto con una qualche emozione il Direttore del Corriere, che stimo, schierarsi contro la fine dell’euro. Bello leggerlo.

Solo una domanda Direttore: come non far finire l’euro?

Mi pare che la soluzione che lei offre sia questa: “la politica chiarisse con atti concreti che la moneta unica non ha alternative, costi quel che costi, (e) la Bce si sentirebbe autorizzata a intervenire riducendo spread che, come ha ricordato Visco, non riflettono più la reale salute delle economie europee.”

Come si chiarisce che la “moneta unica non ha alternative” all’interno di un progetto altamente democratico come quello europeo che deve, per vivere, godere mecessariamente di un forte consenso? Come?

Con altre sovrastrutture improbabili come una unione federale di stati totalmente dissimili culturalmente? Gli Stati Uniti non a caso vi hanno impiegato più di 150 anni a divenire veramente “federali”: accelerazioni brusche avrebbero frantumato il variegato tessuto sociale degli States e con esso il loro progetto comune.

Con una Unione bancaria che può salvare 2 o 3 banche a costo del contribuente? Lo sa bene anche lei che sarebbe l’ennesima dose di morfina per prendere tempo.

No, lo sappiamo bene, Dott. De Bortoli, l’unica soluzione è la crescita economica. Sporca, maledetta e subito, questa crescita. Solo questa rimette a posto i conti pubblici e da certezze contemporaneamente ai mercati ed ai cittadini, salvando l’euro.

Ma come generare crescita subito visto che le riforme servono a farlo tra 5-10 anni?

Pochi giorni fa Paul Krugman, Premio Nobel per l’economia, alla London School of Economics ha detto qualcosa tipo “poche cose sappiamo noi economisti di questi tempi, ma una cosa la sappiamo di sicuro, perché abbiamo fatto il più clamoroso esperimento su cavie che probabilmente sia stato portato a termine nel campo dell’economia.” Esatto.

L’austerità.

E, ha aggiunto, una cosa la sappiamo, ora: l’austerità non funziona. E distrugge i conti pubblici.

Lo conferma la Relazione della Banca d’Italia. Sì, anche in Italia è stato fatto l’esperimento. Guardiamo ai suoi esiti per il 2011: per mantenere intatto il vincolo del deficit al misterioso 3,9% del PIl (colonna viola, colore verde stabile)  nel corso del tempo, abbiamo distrutto la crescita (colonna blu, colore crollato dal verde al rosso). E fatto crescere dunque il rapporto debito PIL (colonna marrone) e la percezione di instabilità nei conti pubblici.

Nessuno domanda in questa crisi da domanda. Non i privati, terrorizzati e pessimisti consumatori, imprenditori e banchieri.

E nessuno domanderà nel 2012 e nel 2013. E sa perché? Basta leggersi la Relazione della Banca d’Italia del Governatore Visco:

Per il 2012, pur nel contesto di una marcata contrazione del PIL, … l’incidenza delle entrate sul PIL salirebbe di 2,6 punti, al 49,2 per cento, massimo storico. Per il 2013 … l’incidenza delle entrate sul PIL salirebbe ancora, al 49,5 per cento. Nelle previsioni la spesa (pubblica) primaria scende in termini reali nell’anno in corso e nel prossimo biennio.

Lei pensa che in questo clima qualcuno se la senta di fare investimenti? di prestare? di consumare?

Come dice di nuovo Krugman, l’unico esperimento che non abbiamo provato è l’unico che Keynes raccomandava in queste tempeste perfette chiamate recessioni da domanda: più spesa per acquisti di beni e servizi. E se 10% di questa spesa sarà spreco, lasciate che sia, gli sprechi non si cancellano in 2 mesi, ma l’euro sì!

Assieme ad essa una BCE più espansiva e mirante alla crescita economica.

Direttore, lei ebbe la voglia ed il coraggio nell’ottobre del 2008 di pubblicare un mio articolo sul “suo” Sole 24 ore, l’ho ritrovato stasera su di un sito e lo possono leggere tutti.

Chiudeva così quel pezzo:

E l’Europa? Tutto qui congiura invece per un orizzonte di potenziale disastro. Il Trattato europeo di cui ci siamo dotati è infatti figlio di un’epoca diversa, puramente anti-inflattiva, che non è capace di permettere la mobilitazione appropriata davanti allo scenario delineatosi. Alla Banca Centrale è fatto divieto di occuparsi dell’output e di abbandonare una politica che soffoca il tasso di cambio. Ai singoli Stati è proibita una politica fiscale in deficit, fatta di basse tasse  e – momentaneamente  – alta spesa. Non c’è un Presidente ma addirittura 27, che certo non trovano facile al loro interno concordare per trovare un leader che influenzi le aspettative della nazione europea.

E’ necessario dunque immediatamente una nuova Maastricht, che dia mandato alla BCE di dare peso all’attività economica e non solo all’inflazione, che dia il permesso di superare tranquillamente il limite di deficit del 3%, possibilmente con spesa pubblica produttiva come quella in contro capitale. E’ infine necessario dare all’Unione Europea meccanismi decisionali agili in funzione del “peso” economico dei singoli Paesi membri, escludendo veti da parte di questa o quella nazione. E’ possibile che emerga allora un leader europeo per l’Europa delle nazioni.

Il tempo è ancora dalla nostra parte. Vale la pena imparare dal passato ed agire subito. Meccanismi che semplicemente forniscano supporto alle banche con garanzie sono fiscalmente irresponsabili e, quando gli Stati non avranno più tasse da far crescere per finanziare la spesa per far fronte a tali garanzie, si rischia di dover ricorrere a stampa di carta moneta, inflazionando l’economia europea. A rischio, più che mai, c’è paradossalmente l’unità della costruzione europea e poi, a quel punto, chissà che altro.

3 anni e mezzo fa. Si chiamava, l’articolo, ”Subito il via a Maastricht 2″. Purtroppo Maastricht 2 c’è stata, il Fiscal Compact, l’esatto opposto di quanto proponevo allora.

Direttore, lei dice: “Uno scatto d’orgoglio e di responsabilità da parte delle leadership europee è urgente. E non solo dei governi.”

Sono d’accordo. Direttore, la responsabilità immensa è anche nelle vostre mani, dei grandi media, del quarto e quinto potere. Avvii sul suo giornale, subito, un dibattito quotidiano aperto, apra il suo prestigioso giornale a voci diverse da quelle dell’austerità e delle rifome. Se l’obiettivo è comune, salvare l’euro, deve concordare che non se ne uscirà ascoltando le stesse cose che provengono sempre dalle stesse persone che hanno fallito nel suggerire il loro esperimento.

Guidi Dott. De Bortoli, lei per primo, la battaglia per l’euro, chiedendo idee nuove alla gente e non ai soliti che hanno un peso sproporzionato sulle pagine del suo giornale. Tante, tante, persone hanno una visione diversa spesso profonda e intelligente e forse a questo punto è tempo di dargli la parola.

Il suo giornale potrà influenzare l’azione di Governo e dunque l’esito finale di questa partita incredibilmente delicata per il futuro dei nostri figli.

Con stima,

Gustavo Piga

9 comments

  1. Dopo il Fiscal Compact il colpo di grazia lo avremo con la ratifica del trattato che istituisce il MES: l’ultimo residuo di sovranità trasferito ad un oscuro centro di potere finanziario completamente sottratto al controllo democratico. L’Italia non ha ancora ratificato il MES, dobbiamo darci da fare per far conoscere i contenuti del trattato e, soprattutto gli articoli 32-36 che sono, letteralmente, inquietanti.

    http://piazzaverdi.blogspot.it/2012/05/stop-esm.html

    Che ne pensi ?
    Non è il caso di intensificare le azioni di contro-informazione (o di semplice informazione) su QUESTO passaggio ?

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  2. mauro gosmin

    04/06/2012 @ 06:53

    Buongiorno professore, bellissimo articolo, concordo su tutto. Un ulteriore idea se fattibile, una bella raccolta di firme in rete per chiedere con forza, in questo momento drammatico, politiche Keynesiane che favoriscano la crescita.

    1) Manutenzione su tutto il territorio nazionale per curare il dissesto idrogeologico.

    2) Messa a norma di tutti gli edifici pubblici e relativa coibentazione per il risparmio energetico, che se anche di poco potrebbe contribuire al miglioramento della bilancia dei pagamenti, visto che noi siamo importatori d’energia.

    3) Finanziamenti pubblici finalizzati a lavori sulle abitazioni private già esistenti per un risparmio energetico e per migliorare l’impatto antisismico.

    4) Creazione di una commissione che raccolga le nostre migliori menti con lo scopo di valorizzare il nostro patrimonio naturale e artistico per incrementare il turismo nel nostro paese, portandolo a essere il primo nel mondo. Perchè come dice il Professor Guarino ex Ministro del governo Ciampi, il debito pubblico è un fertilizzante dell’economia, mentre il debito estero è buttare i soldi dalla finestra. Aggiungo io avere crediti dall’estero è come farli entrare dalla finestra.

    Infine una riforma di buon senso per il lungo periodo: Che le future classi Dirigenti di questo amato Paese, frequentino meno le prestigiose università americane, e molto di più le piccole e medie industrie italiane che sono la spina dorsale della ns economia. Una classe dirigente di un paese deve conoscere ed interagire con il proprio popolo se lo vuole DIRIGERE per rendere la Nazione vincente nella competizione globale.

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  3. Giuseppe Pizzino

    04/06/2012 @ 07:45

    Austerità, euro, riforme, sono argomenti complessi, questo sembra testimoniato dall’immobilismo Istituzionale con cui vengono affrontati. Penso per il contatto che ho con il territorio che sia necessario pensare (almeno) a un nuovo modello imprenditoriale che veda coinvolti: imprenditori, lavoratori e credito. L’attuale sistema che attribuisce tutte le responsabilità all’imprenditore ( evasione, fallimento, capannoni che crollano) è, secondo me, finito, almeno in Italia. Vedo molti imprenditori stanchi di essere considerati il male assoluto e stanchi di essere i terminali di tutte le problematiche dell’Italia. Se ripresa ci dovrà essere allora è necessario che tutti facciano la loro parte, difficilmente stante lo stato d’essere ci potrà essere uno scatto d’orgoglio come è solito fare del Popolo Italiano.

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  4. GianMarco Tavazzani

    04/06/2012 @ 09:15

    Comprendevo meglio la Tua proposta della svalutazione (pesante, anche di un 30%, direi) dell’€.
    Ammesso che siam capaci ancora di produrre per l’esportazione, tutta l’europa all’unisono beneficerebbe di una maggior competitività internazionale dei prodotti a valore aggiunto e, cosa forse ancor più necessaria, incentiverebbe i consumi di prodotti europei.
    Similmente son dell’idea che dovremmo trasferir sull’IVA (un bel 25% per tutti e tutto, anche facile da calcolare sia in aggiunta che in sottrazione) la tassazione della mano d’opera per l’ovvio motivo che ridurrebbe la competitività di prodotti importati e ridurrebbe l’incidenza della mano d’opera europea su quella estera.
    Inoltre bisognerebbe render integralmente deducibile l’I.V.A. e l’imponibile di tutte quelle spese che ben sappiamo esser fatte a favore di categorie professionali che evadono il fisco.
    Ma se non recuperiamo la VERA evasione, quella delle banche e degli ‘ Istituti per Opere di Religione’, moralmente e per incidenza persin superiore alle associazioni a delinquere di stampo mafioso cui posson essere assimilate e da cui son state in parte assimilate, faremo ‘come Rosina a suo marito che ghe gratava la gamba de lègn!” ;-)

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  5. Sulla democraticità del progetto Unione Europea avrei qualche dubbio visto che l’unico organo elettivo, il Parlamento, conta quanto il due di bastoni quando regna spade.
    Oltretutto nessuno dei Trattati europei è mai stato sottoposto a referendum in Italia

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  6. Roberto Evoli

    04/06/2012 @ 13:51

    Professore, a me sembra che Lei sia una mosca bianca in questo triste scenario e apprezzo anche il suo coraggio ed aggressivita’ in questa sua lettera. Sarebbe opportuna una bella sottoscrizione ed un’azione ancor piu’ incisiva di informazione rivolta proprio ai cosi detti quarto e quinto potere.
    Leggo proprio oggi i dati della bilancia commerciale della Germania (calo delle esportazioni nei paesi del Sud Europa ed incremento invece nei paesi extra cee (Russia, Giappone, Brasile, Corea). Saro’ forse provocatore, ma come vedrebbe Lei un’inversione di pensiero e cioe’ considerare una Germania fuori dall’Euro ?

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  7. Gentilissimo Professor Piga,
    che la moneta unica non abbia alternative secondo me (e altri molto più autorevoli di me) è un’opinione e per di più il fatto che non si prospetti un’alternativa può sembrare una minaccia.

    Con tutti gli aggettivi, anche positivi, che si possono attribuire al progetto europeo, allo stato dei fatti, “democratico” mi pare quello sbagliato. Lei sta lottando perché lo diventi, ma al momento è tutto nelle mani di pochissime persone non elette (+ la cancelliera).

    Sull’austerità concordo pienamente, ma non vedo cosa possa fare il Governo italiano (anche se lo volesse, se decidesse ad ascoltarLa, se il direttore del Corriere e tutti i media italiani cominciassero a scrivere la verità e a dare i consigli giusti) dal momento che non ha alcuna voce in capitolo in Europa.

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  8. Rolando Bagnoli

    04/06/2012 @ 22:55

    Perché non lanciare subito la proposta di svincolare dal patto di stabilità tutti pagamenti in conto residuidi di Comuni e Province pder l’anno corrente sul titolo secondo della spesa ( spesa di investimento )

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  9. Giammarco Giardi

    06/06/2012 @ 23:24

    Caro professore ricordo con piacere quell’articolo del sole24ore dal suo libro lezioni di macroeconomia, era il mio secondo anno di studi e con passione lei ci diceva vi mostrerò due modelli economici, neoclassico e keynesiano, e ognuno di voi poi farà la propria scelta sul quale prediligere. Oggi a distanza di 4 anni credo che la scelta che in quel tempo era già scontata oggi sia solo una conferma. Che altro dire diamo il via alle politiche keynesiane e cerchiamo di portare davanti agli occhi di tutti questa via d’uscita.

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