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Le sirene Alesina e Giavazzi, Montalbano, la loro BCE ed il mio Giappone

Io vorrei andare a fare colazione ma dopo avere letto sul web le sirene A&G sul Corriere me ne è passata la voglia. Davvero.

Troppe le cose da dire. Mi limito alle più rilevanti.

Comincio dalla più grave: “Una prima decisione, dopo aver affidato la vigilanza bancaria alla Bce, potrebbe essere un primo passo nel trasferimento della sovranità sui propri conti pubblici. Ad esempio si potrebbe decidere (seguendo una proposta che è stata avanzata in Germania) che se un Paese non rispetta gli obiettivi sui conti pubblici, la nuova legge finanziaria che si renderà necessaria (incluse le riforme indispensabili per renderla credibile) non sarà scritta dal governo di quel Paese, ma dalla Commissione di Bruxelles, e non sarà votata dal suo Parlamento, ma dal Parlamento europeo”.

Chi scrive questo è agli antipodi di qualsiasi mia visione di democrazia. Alberto Alesina credo che conosca un po’ gli Stati Uniti di America. Vedesse lui cosa gli direbbero i cittadini americani, ancora prima che i suoi politici, se venisse delegata la scrittura (non il controllo) del budget e della manovra di finanza pubblica a strutture tecniche non elette dal popolo.

Chi mi legge sa poi cosa penso dei pericoli di cedere alla BCE la vigilanza bancaria europea. Leggere ieri la coraggiosa intervista dei giornalisti de Le Monde a Draghi (finalmente domande non supine!) è particolarmente istruttivo.

Alla domanda: “capi di Stato e Governo vogliono inserire la BCE al cuore della supervisione bancaria. E’ in favore di ciò?”, la risposta di Draghi ha del clamoroso nella sua ingenua verità: “la Commissione Europea ha la responsabilità su di ciò consultandosi con la BCE e il Parlamento europeo…”.

Cari A&G non vedete una crisi profilarsi già all’orizzonte? Voi che chiedete di ridurre “l’influenza dei banchieri sui governi” non siete sconvolti che chi deve supervisionare sia impegnato esso stesso a preparare la proposta di legge per ricevere il mandato? Ma che razza di conflitto d’interesse mostruoso è questo? E meno male infatti che, non a caso, la domanda successiva dei giornalisti riguarda i potenziali conflitti  d’interesse che la BCE potrebbe avere nella gestione di questa funzione.

Ma passiamo oltre. Perché il top dell’articolo di A & G viene dopo, quando si cerca di distruggere l’esperienza giapponese della spesa pubblica con alto debito, apparentemente, secondo loro, fallimentare.

Io sono felice che si parli di ciò: abbiamo sprecato un anno evitando di parlarne come se fosse un tabù, ed il fatto che A&G mettono tutta la loro potenza di fuoco su questo argomento vuol dire che le alternative a loro disposizione (tutte le pallottole che hanno sparato in questi mesi contro la crisi) sono finite, rimbalzando sul corpo spesso di una crisi che si fa gioco dei tanti tecnicismi. Ed ora finito il tempo dell’ideologia dobbiamo confrontarci con i dati: meno male, alleluia.

Sorvolo alla grande sulla tenera ammissione che “anche il programma fiscale di Obama, se forse ha attenuato la recessione americana, certo non è riuscito a ridurre la disoccupazione e a far ripartire velocemente l’economia”. Forse? Forse? Bah lascio parlare Krugman ed i suoi dati chiarissimi al riguardo: se Obama (rosso) perderà le elezioni è proprio per essere stato troppo timido al riguardo dell’espansione fiscale, al contrario di un suo predecessore, tale Reagan (blu). Il grafico mostra i cambiamenti nel livello reale della spesa pubblica nel primo mandato in una recessione.

Ma arrivo al dunque. “Per vent’anni il Giappone le ha provate tutte: porti, metropolitane, alta velocità: il debito pubblico si è triplicato, ma la crescita non è mai arrivata.” Come A&G sanno bene, il paragone va fatto con la crescita che ci sarebbe stata in assenza di intervento statale. Io preferisco farmi dire cosa successe in Giappone da Mr. Koo di Nomura (non un comunista dunque) che ha recentemente presentato alla Banca Centrale Europea la sua analisi del perché l’Europa si sta incartando con politiche di austerità non seguendo la lezione giapponese.

Lezione che ha evitato esattamente quello che A&G temono: “le crisi finanziarie, soprattutto quelle scatenate da aumenti ingiustificati nei prezzi delle abitazioni producono, quando la bolla poi scoppia, recessioni molto lunghe. Le banche, dopo aver concesso mutui con grande leggerezza, senza chiedersi se il cliente debitore sarebbe stato in grado di sostenere le rate, subiscono perdite ingenti e devono ricapitalizzarsi. “ Ecco questo in Giappone non avvenne, grazie alla spesa pubblica. Lo lascio parlare (mia traduzione):

Il  Giappone fronteggiò una recessione “patrimoniale” a seguito dello scoppio della bolla speculativa nel 1990 … Il Giappone si salvò e riuscì ad evitare la depressione perché il Governo prese a prestito e spese … Malgrado una drammatica perdita di ricchezza e una riduzione del debito del settore privato che raggiunse il 10% di PIL  annui, il Giappone mantenne il suo PIL (serie in blu scuro) sopra i livelli della bolla per tutti gli anni post 1990. Ed il tasso di disoccupazione non superò mai il 5,5%. Non toccando mai cioè i livelli che A&G giustamente ricordano si hanno in caso di scoppio di bolle (trattini rossi).

Non c’è dubbio che i governi europei stanno ripetendo gli errori giapponesi di austerità premature del 1997 e 2001 che in ambedue i casi avviarono una spirale deflazionistica e in ultima analisi aumentarono il deficit pubblico. L’errore giapponese del 1997, per esempio, generò 5 trimestri di crescita negativa e aumentò il deficit pubblico del 68%. Il Giappone ci mise 10 anni per uscire da questo buco creato da un errore di politica economica. Sarebbe uscito da questa recessione patrimoniale molto più rapidamente ed a un costo significativamente minore se non avesse adottato misure di austerità in queste 2 occasioni.

Ah, se Obama avesse ascoltato Krugman e Koo… Ah se Monti e Merkel lo ascoltassero non dando retta alle sirene A&G…

PS: come lettura per l’estate, alle tante persone in difficoltà per questa crisi, non consiglio nessun economista. Montalbano, ecco, sì. O quello che vi rende felici.

18 comments

  1. Ma perchè, caro prof., lei si aspetta ancora “opinioni” del “duo” attente ed attendibili? Basta vedere, come ho evidenziato ieri, la spending cut in materia di incentivazione alle imprese (una delle chiavi di volta del differenziale di competitività con la germania) “pensata” (ma è un eufemismo) da g.

    Attenzione: anche solo replicandogli li si “legittima”, (se non altro per la evidente asimmetria mediatica del dibattito). A parte il confuso latinorum economico di cui si paludano (che ingannerebbe solo un non tecnico, che, però, non leggerebbe questo blog), “chi di dovere” nelle stanze del potere, lo sa che le loro le buttano lì tanto per fare numero (nella costruzione di un condizionamento del sentire “comune” distorto) e…per questo gli piace quello che dice il duo (in “duopolio” dell’informazione economica diffusa, essendo l’altro incumbent il terrorismo di repubblica-stampa (chicca di gramellini)-sole 24h, che vanno in stereo a ripetere “lacrisinascedaldebitopubblicocattivostatobruttospesapubblicatuttaimproduttivaècolpanostraitedeschisonotantobraviattiriamoinvestimentidall’esteropiùausteritylicenziamoimpiegatieoperaieavremolacrescita”…seeee! prendessero fiato ogni tanto, magari per pensare e studiare veramente)

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  2. Apro il Corriere, clicco su “editoriali” poi su “A che punto è la notte”
    e intanto penso:
    “Chissà se il prof. Piga avrà una piacevole colazione o se il cappuccino gli andrà di traverso?”
    (visti gli autori, propendo per la seconda).

    Secondo pensiero: tutta questa situazione e in particolare il fiscal compact mi ha dato alla testa.
    Sono troppo ansiosa e sanguigna, devo darmi una regolata (per fortuna non soffro di ipertensione e godo di buona salute fisica).

    Compare l’articolo. Leggo.

    Non è agli antipodi della Sua visione della democrazia, Professore.
    E’ agli antipodi della Democrazia tout court.
    E’ un attentato alla democrazia, alla Costituzione, al buon senso e alla cittadinanza tutta.

    Ma come si fa a non uscire di testa (o a fare una tranquilla colazione) quando il primo quotidiano nazionale pubblica un editoriale così? Il sangue ribolle.

    Più la situazione si fa insostenibile e disperata, più gli eventi smascherano la montagna di menzogne pubblicate sui giornali di regime, più i due compari rincarano la dose. Sono costretti a “raddoppiare il piatto” per non svelare il bluff.

    Quello che mi preoccupa di più però non è il loro sporchissimo gioco in sé, ma che la maggior parte della gente non veda l’inganno e continui a stimarli come autorevoli e rispettabili.
    Se l’hanno detto A&G sul Corriere…. allora deve essere falso il mondo intorno!
    Goebbles docet: ripetere una menzogna cento, mille, un milione di volte la fa diventare una verità.

    Siamo alla follia collettiva e quei pochissimi che vedono le cose come stanno veramente vengono guardati come pazzi. “I tedeschi sono bravi, e se pagheranno i nostri vizi (ma chi glielo fa fare, poi?), hanno il diritto di decidere il nostro destino (che sarà bellissimo, perché loro sono bravi, mica hanno il debbbitopubbblicoimproduttivo come i PIIGS)”.

    Se poi nomina i banchieri, scatta il sorrisino di compassione automatico: “oddio, ma sei anche complottista?”

    Ormai pazza lo sto diventando davvero, cercherò di seguire il suo consiglio di letture (o magari vado a farmi un giro in bici o inizierò a drogarmi, non so ancora) e mi permetto di darne uno a lei:
    si gusti cappuccino e croissant con gli amici o la famiglia e, solo al termine della digestione, legga il Corriere.

    Forse ha ragione Luca, si sbaglia a prenderli in considerazione, gli si dà un’autorevolezza che non meritano.

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  3. Gentile professore,

    ho letto il suo post e ascoltato il suo intervento a rainews24.

    La domanda che mi sorge spontanea sentendola sostenere che l’input ad una maggiore spesa pubblica dovrebbe venire dall’europa è : ma come si può sperare che un simile miracolo accada?

    Non mi pare che ci sia la volontà politica per mettere in campo quel minimo di cooperazione ( nel senso della teoria dei giochi) che possa salvare l’euro e forse anche
    l’unione europea.

    Del resto quando ad ogni vertice europeo si fa un passo avanti (finto) e due indietro (veri)

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  4. Antonella Carusi

    22/07/2012 @ 15:34

    Salve, sono in treno per tornare a Roma , proveniente da Milano, e leggendo il corriere , ho visto l’articolo di Alesina e Giavazzi, ero sicura di trovare nel Suo blog un suo intervento, preciso e puntuale, come sempre! Pero’ mi scusi purtroppo non ho studiato economia, mi interessa la materia, in contemporanea sto leggendo il libro Neurolandia di Benetazzo, che dice ” il mitico fondo salva stati in realta’ non e’ un fondo, nel senso che non e’ un’ istituzione finanziaria strutturata sotto forma di grandi risorse monetarie a cui attingere in caso di necessita’. No, il fondo salva stati e’ un consorzio di garanzia. Dico meglio, e’ una sorta di impegno da partè di tutti gli stati aderenti all’area dell’euro a intervenire reciprocamente con impegni finanziari di diversa portata, sulla base del peso che in percentuale hanno le rispettive economie all’ interno dell’ Unione europea, per erogare prestiti, emessi dalla Bce . ” Quindi mi pare di capire che somiglia ad una sorta di prodotto derivato, lo so lo sto estremizzando, ad un future, e se l’Autore dice la verita’, Le chiedo mi puo’ spiegare cortesemente, se questi paesi membri non sono in grado di essere solvibili cosa succede?? Dove si prendono i soldi per salvarci??? Grazie!

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    • Buonasera Antonella, spero stia bene. E’ strumento per sostenere con prestiti i paesi in difficoltà di finanza pubblica purché seguano i dettami di politica economica che vi sarannno legati. I soldi sono raccolti sul mercato. A garanzia di questi prestiti ogni Paese ha messo da parte risorse che abbiamo pagato noi cittadini.

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  5. abbia pazienza ho schiacciato send per sbaglio prima di finire

    Stavo dicendo che non può sperarsi che ci sia una collaborazione (nel senso della teoria dei giochi) tra stati tale da salvare l’euro e forse anche l’unione euro

    Il giappone è un singolo paese, con una sovranità economica illimitata e uno spirito di collaborazione sociale che in europa non è neanche lontanamente immaginabile, e gli Stati Uniti hanno due secoli di storia come unione monetaria di successo.

    Niente di tutto ciò vedo in europa, anzi un divaricarsi di convenienze e la tendenza di tutti
    i paesi a scaricare responsabilità e sacrifici sui vicini, in un hobbesiano homo homini lupus

    Forse i paesi più collaborativi sono proprio i più deboliche invece di minacciare una rottura dell’unione che trascinerebbe con sè anche i paesi centrali, accettano commissariamenti e sacrifici imposti dai paesi centrali in cambio della promessa di un piatto di lenticchie (peraltro scarse,mal cucinate e offerte con mala grazia)

    Caro professore, spero di sbagliarmi ma temo che i nostri figli(siamo più o meno coetanei)
    dovranno proprio andare incontro a quei venti o trent’anni di tensioni tra stati che lei paventava nell’intervista a rainews.

    Auguro sia a lei che a me di vivere abbastanza per vedere come va a finire!

    con grande stima
    Franco

    con loro anche i paesi della tripla (o doppia) A, accettano di farsi commissariare

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    • Grazie a lei. Noi siamo qui per dire che c’è un’Europa che sentiamo nostra e che vogliamo sia rappresentata nel mondo con dignità. Un’Europa unita nelle differenze, capace di guardare lontano e di insegnare al mondo l’importanza della storia, della filosofia, della pace e della solidarietà.

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  6. Da noi, sui giornali, questo passa il convento (salvo singolarità leopardate). In Germania la chiusura è totale. Mi rendo conto che lei è restio a gettare la spugna.
    Ma … … … Professore …

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  7. In quanto a libri per le vacanze, “noi” del Master in Procurement Management, siamo già organizzati con Diritto della concorrenza e Analisi economica dei mercati, ad A&G invece, ricorderei Milton Friedman:
    “…money is much too serious a matter to be left to the central bankers”.
    Abbiamo già rinunciato alla sovranità monetaria, affidare anche le decisioni in materia di finanza pubblica a pochi soggetti non sottoposti al controllo della politica e quindi degli elettori è oltre ogni regola democratica.

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    • Grande. Comunque a dimostrazione che c’è una Italia che lavora duro e con obiettivi importanti, su cui poggiare la ripartenza! Ad maiora!

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