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La vita delle persone resiste di piu’ alla prova dei fatti delle assunzioni degli economisti

La lettura del post sulla Voce di Giavazzi è tanto breve quanto piena di sorprese. Così tante che sono obbligato a tornarci sopra. E smantellare spero per l’ultima volta argomenti gravemente carenti che impediscono all’Europa di liberarsi della sua assurda austerità.

In corsivo troverete il suo testo.

Negli ultimi mesi del Governo Berlusconi e nel primo anno del Governo Monti sono state varate nuove imposte (centrali e locali) per un ammontare pari a circa 4 punti di Pil (stima del vice-direttore della Banca d’Italia, Salvatore Rossi, in una recente audizione parlamentare).

Si presume, anche se non lo dice, che Giavazzi si riferisca alla tabella 7 di questo testo di Rossi.

Ma le 45 miliardi di entrate nuove tra 2011 e 2012 che vi si leggono ammontano a molto meno del 4% del PIL. In realtà, è tuttavia plausibile che al 2015 l’impatto delle nuove entrate deliberate nel 2011-2012 ammontino circa al 4% del PIL.

Sembrerebbe dunque che Giavazzi abbia ragione?

Oh no.

Già. Chissà perché si scorda di ricordare che, sempre al 2015, la spesa pubblica sarà stata ridotta, dagli stessi provvedimenti in questione, di circa il 3% del PIL.

Procediamo dunque con questa preziosa informazione.

Per valutare l’effetto di questo shock fiscale sull’economia italiana è necessario usare un “moltiplicatore”, cioè una misura dell’effetto (probabilmente recessivo) di un inasprimento fiscale. Vi è un ampio dibattito sul valore del moltiplicatore delle tasse.

E della spesa no?

Christina e David Romer, dell’università di Berkeley, in un articolo pubblicato due anni fa sull’American Economic Review, e che ha fortemente influenzato la ricerca in questo campo, stimano per gli Stati Uniti, un moltiplicatore che raggiunge il valore di -3 dopo tre anni. In altre parole, un inasprimento fiscale pari a un punto di Pil ne riduce il livello, su quell’arco temporale, di 3 punti.

Toh. Ma perché già che ci siamo non prendiamo i dati della Romer più credibili di tutti, quelli che lei stessa ha usato per la manovra che ha messo su per il suo Presidente Obama nel 2009 (pagina 11 di 12)? Che stima come moltiplicatore 1,5 per la (maggiore e minore) spesa e 1 per la minore o maggiore) tassazione?

Lo stesso Giavazzi ci dice che:

… In una ricerca che applica una metodologia simile a un campione di quindici paesi Ocse, Alberto Alesina, Carlo Favero ed io stimiamo, per l’Italia, un moltiplicatore che è pari a poco meno di – 1.0 a un anno di distanza dallo shock fiscale e che poi sale fino a circa – 2.0 dopo due-tre anni.

ma toh! Di nuovo nessuna menzione dei dati sul moltiplicatore della spesa pubblica.

I conti tornano: a meno di un anno di distanza dallo shock fiscale, il Pil italiano è sceso di due punti e mezzo, con un moltiplicatore pari a – 0,65.

Eh no, i conti non tornano. Cancellare ideologicamente il moltiplicatore della spesa pubblica non lo fa sparire dalla vita vera delle persone. E questa vita delle persone resiste ben di più alla dura prova dei fatti delle assunzioni degli economisti. Per fortuna.

Se presumiamo dunque, come dice la Romer, che il moltiplicatore della spesa pubblica sia 1,5 volte quello delle tasse, come suppone la Romer, abbiamo un semplice problema di matematica da risolvere per trovare il moltiplicatore della (minore) spesa pubblica 2012 (3% di PIL), chiamato X, e il moltiplicatore delle (maggiori) tasse (4% di PIL), Y, che è uguale a 2/3 di X, moltiplicatori che insieme spiegano la maledetta decrescita del PIL 2012 del 2,5%:

-2,5 = – (X * 3 + Y * 4) = – (3 X + 8/3 X) = -17/3 X

X = moltiplicatore della spesa pubblica = 0,5 circa e

Y = moltiplicatore della tassazione = 0,3 circa

Ulla. Ma allora … la spesa pubblica conta!

Se crediamo alle stime del moltiplicatore citate sopra — e pur escludendo i valori “estremi” stimati dai Romer — nei prossimi due anni l’economia, in assenza di variazioni nella politica fiscale, si contrarrà di altri due punti-due punto e mezzo.

Alla luce di questi conti, mi chiedo che cosa possa indurre all’ottimismo sulla crescita e che cosa giustifichi l’annuncio che “si inizia a vedere un po’ di luce in fondo al tunnel”.

Ecco, su questo caro Francesco siamo d’accordo. Ma che sia chiaro: i tagli a casaccio della spesa pubblica sono ancor più responsabili di questa crisi dei (maggiori) aumenti di tasse.

Il che significa una sola cosa: che per uscire da questa dannata crisi dovremo far conto sull’unico vero strumento che stimola l’economia in maniera convincente in queste recessioni da domanda aggregata: appalti, appalti, appalti pubblici.

Tutto il resto è ideologia.

Grazie ad L. ed a M. ed ai loro amici.

16 comments

  1. Prof. invidio davvero il suo irriducibile ottimismo nel credere che infine possa prevalere la razionalità nel guidare i comportamenti del genere umano. Ammiro i suoi sforzi immani nel tentare di redimere dati alla mano supertecnici, tedeschi ed ora financo i più invasati neoliberisti. Ma temo sia per definizione* vano argomentare con i fanatici. Cosa si può di fronte ad un dogma di fede?

    * Il termine dogma (o domma) è utilizzato generalmente per indicare un princìpio fondamentale di una religione, o una convinzione formulata da pseudo-economisti e poste alla base delle loro dottrine, da considerarsi e credere per vero, quindi non soggetto a discussione da chi si reputa loro seguace o fedele.

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  2. Nicola Giusteschi Conti

    16/11/2012 @ 11:13

    Appalti pubblici? Forse sì, ma non con queste regole e soprattutto non con questi controllori. Sono d’accordo con il fatto che in questa fase economica sia lo Stato che deve farsi carico di sopperire alle mancanze dei privati, ma non all’italiana maniera, ovvero appalti per i soliti amici di amici con bandi fatti appositamente perché solo loro li possano vincere e poi ancora più importante un piano strategico nazionale che individui le priorità, quindi, magari, non solo opere faraoniche, ma opere utili. Non solo infrasttutture, ma conservazione e preservazione del territorio. Ma al di là del merito, ovvero di quello che il Governo dovrà decidere di fare, occorre ideare e approntare un sistema che garantisca veramente che i soldi siano ben spesi, a costo di farci controllare dagli svedesi, se non dai tedeschi, perché mi pare evidente che da soli (noi Italiani) non siamo in grado di farlo. Quindi, prima di tutto, regole certe e controlli rigorosi; solo così potremmo chiedere all’Europa di concederci di salvarci, ovvero aiutarci a salvarci

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  3. Gentile prof., anzitutto complimenti per il blog!
    Solo una questione.
    Lei propone una politica economica più espansiva, e da keynesiano sono perfettamente d’accordo. Non pensa però che un ampliamento del mercato interno (italiano) generi sì crescita, ma anche un po’ di inflazione, e di conseguenza (argomento “goofynomista”) se intanto la Germania non cambia la sua politica economica in senso altrettanto espansivo, con il cambio fisso il mercato italiano diventerebbe ancor meno competitivo, e ciò non risolverebbe ma anzi forse amplierebbe ancora di più gli squilibri, per cui dopo un po’ di tempo tutti i guai si riproporrebbero?

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  4. + appalti senza controlli = aumento della spesa di bassa qualità
    + controlli sul l’attuale perimetro di appalti = incentivo alla compliance
    + appalti e + controlli = PA ideale

    Quindi, + appalti utile, + controlli indispensabile!

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  5. Usando i dati della Romer (1.5 moltiplicatore della spesa e 1 per le tasse) verrebbe un calo del PIL del 10%. Se la matematica non è un opinione.
    Se poi le si inventa dei moltiplicatori, beh quello è un altro discorso…

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    • Speriamo allora di avere ragione, vero? Ma vediamo l’evoluzione nel tempo, magari nel 2013 ci ritroviamo con un altro bel -2,5 come prevede Citigroup, così abbiamo già fatto -5%.

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  6. da quando in qua si usa il rapporto dei moltiplicatori invece che il loro valore? Mi sono perso qualche evoluzione del neokeynesianismo?

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      • marco della seta

        18/11/2012 @ 11:17

        Le riporto una discussione su facebook con un interlocutore Y riguardo la sua “dimostrazione”

        “Marco Della Seta: Dunque, correggetemi se sbaglio…
        - Giavazzi considera un moltiplicatore della spesa uguale a zero e, solo con il moltiplicatore delle tasse, (0.65 è un valore sensato), spiega il calo del PIL.
        - il problema è che il moltiplicatore della spesa non è zero ma positivo
        - ma con moltiplicatori della spesa positivi. diciamo vicino a uno, il calo del PIL doveva essere molto più elevato.
        - Quindi delle due l’una. O i moltiplicatori in Italia sono bassissimi, o la politica non è stata così restrittiva.
        - In entrambi i casi, la polemichetta da quattro soldi di Piga va contro il suo punto di vista

        Y: ho verificato Salvatore Rossi: la riduzione complessiva nell’indebitamento netto (spese + imposte) 2011-2012 è del 3% del PIL, quindi non torna né quello che dice Giavazzi né quello che dice Piga.”

        non so dove ha preso il -4% giavazzi, ma sicuramente lei cita la tabella 7 di rossi

        Forse invece di dire a la gente di studiare dovrebbe pensare meglio a quello che scrive.

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        • Marco, – il 4% di PIL Giavazzi è in tabella 7 di maggiori entrate lorde (cioè senza considerare le minore entrate della stessa tabella, Giavazzi menziona infatti nuove imposte). Deve guardare il 2015 però, non il 2012, sennò al 4% non ci arriva. Il problema nasce dal fatto che in molti, non solo io, siamo riusciti a ricostruire i dati solo dopo avere un po’ lavorato un po’ in assenza di indicazioni sul pezzo della Voce.
          Il suo primo trattino: sensato secondo chi?
          Secondo trattino: non lo chiamerei problema, ma concordo con lei. Roba non da poco, che dice?
          Terzo trattino: non è detto. Aspettiamo il 2015 per lasciare del tempo al nostro moltiplicatore di operare.
          Quarto trattino: vedi sopra. Ma comunque non ha senso dire “non è stata così restrittiva”. Restrittiva è concetto oggettivo. Se lei intende nelle conseguenze, allora parliamo di “recessiva”. Se lei intende non è stata così recessiva intende dire che ci sono altri fattori che spiegano il -2,5%, per es. cause esterne. Possibile, ovviamente. In un certo senso comunque tutte ascrivibili a austerità europea. Ma il mio punto ovviamente non era su questo quanto su cosa succede se seguo l’argomento di Giavazzi che tutto è dovuto a politiche interne di domanda.
          Quinto trattino: polemichetta da quattro soldi? No, da 30 miliardi di euro.
          Se qualcuno mi chiede se si è perso delle evoluzioni del neokeynesianismo gli dico solo che deve studiare perché non si è perso nulla e mi pare che dalle sue parole non ritrovi i miei argomenti nelle banalità che insegniamo da 30 anni in aula e che in Europa forse un giorno cominceranno a considerare.
          Bon dimanche.

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  7. marco della seta

    18/11/2012 @ 11:50

    ma sarebbe bellissimo riportare tutta la discussion (N.B. Y la stava difendendo). E’ esilarante

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