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La svolta di Draghi, i silenzi della politica, la morte dell’Europa

Faccio parte del partito di quelli che credono che Draghi stia facendo grandi cose. Una lotta importante per una politica monetaria più espansiva è una lotta per l’Europa, per muoverci verso preferenze della banca centrale più vicine al centro e meno sbilanciate verso la Germania. E’ un  pezzo di Europa che si sta costruendo, con il duro confronto, come è giusto che sia.

Il Financial Times riassume bene la sfida che l’italiano sta cercando di condurre in porto a favore dell’euro. E il problema non è certo la Bundesbank, che ben rappresenta, in maniera forte e chiara, un pezzo di storia della Germania. Il problema è di chi non rappresenta più nulla, per ignavia o per qualsiasi altro motivo, quello che per incarico invece è stato delegato a rappresentare.

Il problema è che oltre a Draghi e Bundesbank, nessuno sta ben rappresentando un altro pezzo di Europa: quello del lavoro e della crescita in un momento di terribile crisi da domanda aggregata che attanaglia molti paesi dell’area euro. In un momento in cui imprese e lavoratori chiedono la rappresentanza forte ed attenta dei loro interessi così importanti.

Le conseguenze di questa mancanza di rappresentanza stanno avvelenando l’Europa, lentamente.

Anche nei luoghi più insospettabili, come la BCE. Così purtroppo, per tenere calma la Bundesbank, senza alleati forti accanto, Draghi deve fare concessioni che non gli spettano, che spettano ad altri. Mi sia concesso di spiegare perché.

Orgogliosamente Draghi rivendica indipendenza per la BCE.

P.S. sull’indipendenza: Forse eccessivo è stato il suo sorriso e diniego quando alla conferenza stampa un giornalista gli ha chiesto se prevedeva di presentare la sua politica monetaria ai Capi di stato nazionali: presentare la politica ai Capi di Stato non è dipendenza come Draghi sembra temere ma accountability, è onorare cioè la propria indipendenza con informazione trasparente ad ogni Stato che ha situazioni diverse e dunque esigenze di ascoltare per capire meglio cosa fa Francoforte, quanto ha fatto e quanto intende fare. Lo so, è fantascienza oggi ma dovrebbe essere nell’agenda di riforma della BCE di domani.

Ma torniamo a noi. Orgogliosamente Draghi rivendica indipendenza per la BCE. Ma chi rivendica orgogliosamente il mandato a stabilizzare l’economia in recessione da domanda che certamente non spetta a Draghi?

Il problema è serio, perché, in absentia, Draghi e la BCE se ne stanno occupando. Draghi sostiene (minuto 55) che la politica monetaria è necessaria ma non sufficiente. Primo perché servono austerità e riforme, come ha sempre sostenuto. Secondo, ed ecco la novità o la frase chiave: “Conditionality is essential”. Da ora in poi la BCE condiziona la sua politica alle riforme ed alla austerità dei governi. In assenza di austerità e riforme non si muove più. E la mia controparte (“counterpart” è la parola che Draghi usa) in ciò, con cui dialogherò, non saranno i governi  (ciò minaccerebbe la mia indipendenza) ma “saranno i fondi EFSF ed EFM” che certificheranno se le politiche economiche dei governi vanno bene e dunque se posso attivarmi con la politica monetaria a sostegno.

Siamo dunque ad un passo dal commissariamento delle politiche economiche (fiscali) degli Stati nazionali. La prossima mossa, la prossima crisi dello spread porterà certamente alcuni governi a ricorrere al finanziamento condizionato all’austerità, abbandonando la loro sovranità sulle politiche fiscali.

C’è un problema legale di rispetto della Costituzione italiana ed europea in questo che lascio ai miei amici giuristi.

A me preme sottolineare come le condizionalità che ci imporranno i fondi europei saranno esattamente identiche a quelle che sinora hanno fallito miseramente in Spagna ed anche in Italia. Anzi peggio, saranno come quelle dove effettivamente sono state attuate, in Grecia, generando enorme instabilità politica, sociale ed un forte (ma per fortuna ancora minoritario) movimento anti-europeo. Nessuna crescita, nessuna stabilità dei conti pubblici, sia chiaro. Recessione e debiti pubblici impazziti.

Sono le condizionalità che generano recessione ed instabilità dei conti pubblici. Sono le politiche fiscali espansive che salvano i conti pubblici, l’occupazione, l’Europa, in un momento di crisi da domanda aggregata. Ripeto, lo insegniamo da trent’anni all’università proprio in attesa di questo momento, come a un esperto di protezione civile si insegna in tempi calmi cosa fare in quei rari momenti chiamati tsunami.

Draghi sa che cedere la politica monetaria ai politici è dannoso. Ma non sa che cedere all’austerità tecnica la politica fiscale è altrettanto micidiale.

Come Draghi affronta la Bundesbank, così Monti, Rajoy e Hollande dovrebbero affrontare la Merkel. Solo dal confronto e dallo scontro può emergere l’Europa. Ma se questo confronto è evitato, l’Europa muore. Il Consiglio europeo, i primi ministri dell’area dell’euro, dovrebbero dire a Draghi: alle politiche fiscali che servono per restaurare la crescita ci pensiamo noi, nella nostra piena indipendenza, stai tranquillo. E poi agire di conseguenza. Con le politiche fiscali espansive come quelle di cui ha bisogno l’area euro.

Se la politica, che rappresenta le persone, cede le sue prerogative, muore l’Europa politica, muore l’Europa.

47 comments

  1. Bucca Veritatis

    03/08/2012 @ 11:13

    Ma di cosa chiacchiera professore? Monti che deve affrontare la Merkel? Ma se è stato messo li apposta per imporre politiche di rigore che consentano di realizzare un deprezzamento reale nell’ impossibilità di svalutare, il tutto a danno solamente dei salariati e dei meno abbienti…
    Per di più lei scrive un articolo in cui sostiene che sarebbe ora di reindirizzare la redistribuziine non solamente in favore delle banche e poi lei stesso ( a suo onore va il fatto che è stato uno dei pochi) ci viene a raccontare di Draghi e del gruppo dei 30; e sempre Draghi che fa una cosa che se non fosse lui sarebbe aggiottaggio con i suoi annunci e le parziali smentite che consentirebbero ai bene informati guadagni enormi nell’ arco di una settimana (pure ipotesi, figuriamoci se cose simili accadono sul serio); Monti che come ho appena detto continua sulla strada del rigore nonostante TUTTI i migiliori economisti gli stiano gridando di cambiare strada al più presto…insomma in una situazione del genere chi vuole che dia ancora peso alle sue pie speranze sull’ euro e sull’ Europa e al suo ottimismo così ostinato oltre ogni ragionevolezza da definirlo ” berlusconiano”?
    Non ci crede nemmeno più lei e lo si capisce dal tono dei post man a mano che passano i giorni, dalla scelta di riferimenti bambineschi come gelati, favole, film scadenti per ragazzini piccoli etc etc
    Pensavo che lei aspettasse il momento giusto per tirar fuori gli artigli ma comincio a credere che per motivi tecnici questo momento non arriverà mai.

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    • In effetti ci sono motivi tecnici, deve essere bene informato. Non spenga il canale malgrado le formiche sullo schermo. E poi mi raccomando, creda sempra alle favole, hanno un significato ed un impatto sul reale. Con un sorriso da aquila.

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        • Bene DS, solo per capirci: qui siamo tutti nella stessa barca e non ci piace insultarci . Provocarci e discutere, ma mai insultando. Detto questo: non insulsa ma enigmatica. C’è del vero che stiamo preparando qualcosa e che non siamo ancora pronti e che c’è agosto di mezzo. OK? A presto.

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  2. Deficit Spending

    03/08/2012 @ 14:54

    …insultando…uhm…
    Sono io ineducato o lei permaloso? O entrambi? Magari ci rifletteremo ponzando sotto l’ombrellone…
    Però è vero che siamo tutti sulla stessa barca, e vedere Schettino in plancia mette a tutti un filo di nervosismo.
    Le auguro buone vacanze.
    Stefano Piccinni (BG)

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  3. Il problema è quello che sottolinea Stefano ossia la sensazione di avere Schettino in plancia e allora è anche comprensibile che delle persone qualifichino negativamente questo post perché siamo tutti molto preoccupati (obiettivamente nessuno aveva mai visto una situazione simile prima d’ ora).
    Quello che risulta incomprensibile in questo blog, a me ma vedo anche ad altri, è che in sostanza si attribuisce la scelta del rigore a un semplice errore di valutazione. L’ impressione che si va diffondendo a tutti i livelli, dai lettori su internet a notissimi professori del suo stesso livello (Acocella, Bagnai, Krugman, Cesaratto, Brancaccio, Screpanti etc), è che invece si stia seguendo una precisa agenda politica perfettamente consapevole.
    Alla fine, che abbia ragione lei o i suoi colleghi che la pensano diversamente da lei, il risultato è che fra i cittadini si va diffondendo un rifiuto a priori dell’ euro e dell’ Europa, come se uscendo dalla moneta comune potessero sparire d’ un colpo i cattivi speculatori e la cattiva politica; alcune forze politiche se ne approfitteranno probabilmente non in buonissima fede e diventerà difficilissimo far passare delle proposte razionali in mezzo al profluvio delle solite ricette miracolistiche.
    L’ unica cosa che lascia perplessi in questo blog (non solo me a quanto vedo) è proprio il fatto che si tenda a sorvolare su questo punto.

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    • E caro Marco, si seguirà pure una precisa agenda politica perfettamente consapevole. Bene. E allora? E ora?
      Anche lei cade nella contraddizione quando dice “alla fine, che abbia ragione lei … il risultato è”. Appunto. E ora?

      Io ho bisogno di usare un linguaggio che cerchi di includere e non creare steccati e penso sia molto più utile farsi sentire per influenzare le scelte, non per dimostrarmi diverso o più puro di altri che non me ne importa gran ché, tanto non serve a nulla, anzi.

      Ma c’è di più. Chi grida al colpo di Stato di una ristretta oligarchia, se la prende con l’euro e diventa (ora, non 1 anno fa quando ne parlavo su questo blog) un fan dell’uscita. L’incredibile ingenuità di pensare che se l’euro si spacca questi interessi non continuerebbero ad essere perseguiti e rappresentati rasenta l’incredibile, come se la Storia non ci avesse insegnato nulla. E così, insieme a tenersi l’oligarchia, perde l’Europa. Geniale. Giorgio Gaber direbbe “2 disgrazie in un corpo solo”.

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  4. “E caro Marco, si seguirà pure una precisa agenda politica perfettamente consapevole. Bene. E allora? E ora?”

    E caro Gustavo (che è un bravissimo economista che per di più spiega benissimo, lo dico sul serio, per questo ho fatto dei post polemici perché lei si spreca da solo a mio avviso e oggi solo dalla gente come lei può venire il cambiamento o se vuole la speranza di evitare una catastrofe) cade in contraddizione anche lei perché se scrive la frase che ho citato fra virgolette è evidente il fatto che lei queste cose non le nega recisamente ma non le dice nemmeno. Perché? Se è vero va detto e non capisco il discorso degli steccati; la verità va detta e non crea nessuno steccato, casomai li creano le menzogne (che ovviamente lei non dice) o le omissioni per quanto in nome di una comprensibile e in sé validissima volontà di mediare.
    Capisce che se lei stesso scrive che mettere in atto un politica espansiva nella situazione attuale è un’ ovvietà da primo anno di economia e commercio (parole sue) chi legge non può più accettare che un Mario Monti o un Mario Draghi non abbiano capito la situazione e “sbaglino” in assoluta buona fede.
    Mi dispiace ma questo è un punto debole del suo discorso (come sa non sono l’ unico a rilevarlo).
    Lei ha scritto che la maggiore pressione dei cittadini in difficoltà sta cambiando l’ equilibrio delle forze in campo e quindi è ovvio che da quest’ impasse si esce solo quando i cittadini avranno capito tutto, solo quando gente “autorizzata e credibile” come un professore di università gli avrà detto “telles qu’ elles sont” le cose come stanno e li avrà spinti a farsi sentire in maniera democratica e decisa perché la loro partecipazione è l’ unica strada per salvarsi (tutti).
    Lei purtroppo “spiega” ai lettori ma, prudentemente, “parla” solo ai leader; ogni tanto bisognerebbe prendere in considerazione anche Matteo 10,34 e non mi dirà che quel Signore voleva mettere gli steccati, spero (e pure Lui metteva l’ accento sulla “partecipazione” anche e soprattutto di chi non conosceva “la legge”, perché sennò nulla si sarebbe compiuto).

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  5. Ho capito cosa voleva dire dicendo che io cado in contraddizione, è che ho saltato una frase che erroneamente consideravo pleonastica.

    “Alla fine…se a “parlare chiaro”saranno soltanto quelli che vogliono l’ uscita dall’ euro a tutti i costi…indipendentemente da chi ha ragione o torto prevarranno delle considerazioni sentimentali che spingeranno a un rifiuto totale dell’ euro e dell’ Europa (mentre se anche chi è favorevole al mantenimento della moneta unica esprime apertis verbis delle considerazioni anche “forti” sulle reali motivazioni di chi insiste in assurde politiche di rigore, allora la gente sarà più disponibile a prendere in considerazione l’ opzione del mantenimento dell’ euro dato che l’ analisi su cui si fonda non pecca di “omissioni” difficilmente comprensibili).

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  6. Sera professore.
    Il suo articolo è molto interessante, anche se forse un po contraddittorio se quello che scrive non è ironico :“ Faccio parte del partito di quelli che credono che Draghi stia facendo grandi cose”.
    Affermare una cosa del genere di una persona che predica austerità e moderazione salariale, mi sembra assurdo.
    Lei mi ha parlato di andare in battaglia citando bravehart, il problema credo sia nel fatto che la battaglia andava combattuta a tempo debito ( negli anni 90 ) ora si combatteranno guerre civili come in grecia e presto in spagna e italia.
    I vertici politici ed economici europei hanno scelto di difendere l’euro sacrificando il popolo europeo purtroppo….
    Ero entusiasta del sogno europeo negli anni 90, sono sconvolto ora dall’ incubo che in realtà ha creato, soprattutto sapendo che c’era la consapevolezza dei problemi che lo strumento euro avrebbe portato.

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    • Sera Leonardo.
      Il paradosso (li amo i paradossi) è che Draghi ha fatto quello che nessun altro ha fatto: confrontarsi e scontrarsi tra europei. Così si fa l’Europa.
      Peccato che poi lo si lasci tranquillamente entrare in campi che non gli appartengono.
      Dubito che ci sia mai stata consapevolezza dei problemi dell’euro in tempi non sospetti, almeno nella mia professione, forse 3-4 casi, a cui non appartengo.
      Io nel 2001 denunciai altro, ma anche quello era impossibile discutere, ricordo bene l’omogeneità e l’appiattimento: erano vicini al 100%.
      L’incubo non è l’euro ma la concentrazione dei poteri che distorce le politiche economiche, non solo in Europa. La concentrazione dei poteri non si combatte con i fucili ma con le politiche e le parole, parole basate sulla ragione e non sulle verità (che nessuno ha, qui rispondo anche a Marco, che comunque ringrazio) e anche se non sembra queste parole stanno scavando la pietra. Decisamente.
      Continuiamo a chiedere politiche espansive. Continuiamo, a voce alta.

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      • Ringrazio io, lei pubblica tutto e questa è una cosa che le da una grande credibilità.
        Il problema è che lei stesso riconosce che le sue parole non stanno scavando la pietra; noi ci siamo incontrati una volta e lei ha esordito parlando del tono neutrale che avrebbe voluto usare. Lei ha visto che questo tono neutrale, molto più della sostanza del suo discorso, le ha portato qualche critica qui nel blog (non solo da parte mia) e d’ altro canto, obiettivamente, non ha smosso la situazione; il punto, visto che le piace il calcio, è che così a prima vista lei mi è sembrato un Lionel Messi che decida che il primo tempo lo gioca in porta e poi casomai viene avanti dopo.

        P.S.: E lo stesso discorso vale per le tediose dichiarazioni di principio sull’ Etica, l’ Istruzione, il Dovere e l’Uomo Malato come atomos. Fate la parte dei pittori accademici di soggetto storico antico durante l’ impressionismo; vi si comprerebbero solamente dei parvenus senza gusto e rischiate di finire nei sotterranei dei musei. Lei ha evidentemente ben altre frecce al suo arco.

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      • Notte professore.
        Il dibattito con lei è molto piacevole, perciò voglio risponderle prima di andare a letto.
        Qualcuno ci aveva avvertiti sui problemi e gli squilibri che avrebbe causato l’ euro : http://goofynomics.blogspot.it/2011/12/euro-una-catastrofe-annunciata.html
        anche il nostro Federico Caffè già negli anni 80 aveva manifestato i suoi dubbi riguardo un’ unione monetaria che coinvolgesse paesi diversi come il nostro e la germania : http://keynesblog.com/2012/04/16/i-dubbi-di-federico-caffe-sulleuropa/
        il buon Federico si starà rivoltando nella tomba pensando che uno dei suoi migliori allievi, Mario Draghi, ha dimenticato gli insegnamenti del primo anno di economia.
        Concordo con lei e sono consapevole che ora più che mai, politiche economiche espansive sono assolutamente necessarie ( oltre all’ uscita dall’ euro ), però gridarlo ai sordi non serve a nulla, anche perchè lo sanno cosa andrebbe fatto, ma la volontà e l’ intenzione di questi devoti neoliberisti è quella di scaricare interamente i costi della crisi sui lavoratori, per creare un grande bacino di manodopera produttiva e a basso costo; come il modello tedesco dei minijob, un esercito di lavoratori in parte sussidiati dallo stato altamente produttivi, che sopravvive, ma non vive.
        Guardi in spagna, Rajoy ha tradito spudoratamente i suoi elettori e tutto il popolo spagnolo, rinnegando quanto promesso in campagna elettorale, dando vita ad un vero e proprio massacro sociale, come imposto dalla troika di dittatori ( BCE / FMI / UNIONE EUROPEA ), che già ha provveduto ad affamare il popolo Greco e Portoghese.
        Lo sa, in Calabria i minijob da 400 euro al mese senza contributi esistano da decenni, però almeno li chiamano con il loro nome, sfruttamento mafioso, in germania l’ hanno chiamata riforma del lavoro…. Chissà a chi si ispira la Fornero.
        MODERAZIONE SALARIALE… Che bella frase… Non fa neanche paura…. Ma ha effetti drammatici.

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  7. Caro Gustavo,
    rimane il fatto che, per quanto draghi possa agitarsi e discutere, lo fa per una linea (la sostanza) che NON è quella da te sostenuta. La sua mira è solo quella di rendere l’austerity workable nel lungo periodo…e con essa tutto l’armamentario di depauperamento industriale, finanziario, occupazionale-professionale, di paesi come l’Italia che, più di ogni altro in UE, ha il torto di essere stato competitivo per virtù imprenditoriali e culturali non riducibili agli schemi bundesbnank.

    Insomma, l’attenzione agli “strumenti” piuttosto che ai “fini” di un draghi segnala l’insanabile contraddizione del rendere in qualche modo positivo, (e quindi avallare) un mero dissidio tra due “linee” all’interno della stessa “politica” UEM, comunque incompatibile con quanto da te sostenuto in termini macro e meso-economici in questo blog…

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  8. Buongiorno professore.
    Il dibattito con lei è molto piacevole, perciò le rispondo con piacere.
    Qualcuno a dire il vero ci aveva avvertiti sui problemi e gli squilibri che avrebbe causato l’ euro : http://goofynomics.blogspot.it/2011/12/euro-una-catastrofe-annunciata.html anche il nostro Federico Caffè già negli anni 80 aveva manifestato i suoi dubbi riguardo un’ unione monetaria che coinvolgesse paesi diversi come il nostro e la germania : http://keynesblog.com/2012/04/16/i-dubbi-di-federico-caffe-sulleuropa/il buon Federico si starà rivoltando nella tomba pensando che uno dei suoi migliori allievi, Mario Draghi, ha dimenticato gli insegnamenti del primo anno di economia. Concordo con lei e sono consapevole che ora più che mai, politiche economiche espansive sono assolutamente necessarie ( oltre all’ uscita dall’ euro ), però gridarlo ai sordi non serve a nulla, anche perchè lo sanno cosa andrebbe fatto, ma la volontà e l’ intenzione di questi devoti neoliberisti è quella di scaricare interamente i costi della crisi sui lavoratori, per creare un grande bacino di manodopera produttiva e a basso costo; come il modello tedesco dei minijob, un esercito di lavoratori in parte sussidiati dallo stato altamente produttivi, che sopravvive, ma non vive. Guardi in spagna, Rajoy ha tradito spudoratamente i suoi elettori e tutto il popolo spagnolo, rinnegando quanto promesso in campagna elettorale, dando vita ad un vero e proprio massacro sociale, come imposto dalla troika di dittatori ( BCE / FMI / UNIONE EUROPEA ), che già ha provveduto ad affamare il popolo Greco e Portoghese. Lo sa, in Calabria i minijob da 400 euro al mese senza contributi esistano da decenni, però almeno li chiamano con il loro nome, sfruttamento mafioso, in germania l’ hanno chiamata riforma del lavoro…. Chissà a chi si ispira la Fornero. MODERAZIONE SALARIALE… Che bella frase… Non fa neanche paura…. Ma ha effetti devastanti.

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  9. So?
    La contraddizione è relativa alla posizione espressa da te. Non vorrei che il “true” nascesse da un equivoco :-)

    Il suo corollario è che non esiste un euro senza austerity perchè la sua disciplina statutaria è stata irrevocabilmente intesa in senso asimmetrico e ignorando le clausole, su tutti: art. 3 tr. istitutivo e 145-147 tr. sul funzionameno UE, che darebbero alla lettera dell’art.127-politica monetaria- un senso nettamente diverso (blandamente, ma pur sempre keynesiano).

    Ma il sigillo ideologico di questa politica – che tradisce gli stessi trattati che sono branditi esclusivamente ad usum argentariorum- è lo svuotamento sia del momento democratico-partecipativo, “ab origine”, di tutta l’operazione euro, sia la falsificazione-dissimulazione di questa manovra mediante il controllo mediatico.

    Ora se questi sono i nemici da combattere (sempre tu sia d’accordo) un motivo ci sarà: cioè l’OCA non è mai stata realizzata utilmente se non (e solo in parte) in paesi in cui la base demografica ha unitarietà LINGUISTICA, STORICO-ANTROPOLOGICA E DI VALORI DELLE CLASSI DIRIGENTI sufficientemente radicate (ti ho già fatto l’esempio degli USA contrapposto alla Nafta, che sarebbe il vero termine di paragone rispetto all’UE-UEM se si utilizzassero corretti parametri fenomenologici).

    Diversamente, come nel caso dell’euro, l’OCA diviene strumento di redistribuzione di potere geo-economico, un vero e proprio strumento di conquista-colonizzazione di aree ALTRIMENTI NON PENETRABILI con altrettanta efficacia (non mi dilungo sulla abbondantissima letteratura economica che lo attesta).

    Cioè moneta unica, modello unico, ideologia unica…del più forte (che la prepara “su misura” per sè…e su questo posso darti dettagliate e univoche prove in base all’insieme delle clausole disseminate nei trattati per arrivare a questo risultato al momento opportuno…peraltro esattamente previsto da Godley, Dornbusch e Feldstein negli anni 90).

    Di fronte al FATTO che la politica-ideologica di un’OCA (cioè il suo assetto dominante) si consolidi con tale forza in questo inaccettabile disegno, la prima cosa da fare è annullare questo assetto per salvare la democrazia. Non indulgere in un’idea astratta di OCA diversa da quella irreversibilmente realizzatasi e su cui non c’è modo di influire democraticamente. NON C’E’ MODO PERCHE’ CONTROLLANO SALDAMENTE OGNI SEDE ISTITUZIONALE CIOE’ OGNI STRUMENTO, FORMALMENTE LEGALE, DI ESERCIZIO DEL POTERE RISPETTO A UNA COMUNITA’.

    L’unica arma a disposizione, in questo senso, è USCIRE DALL’EURO, perchè significa sottrarsi a un meccanismo che, avendo modificato la stessa costituzione materiale “interna”, in modo strisciante e antidemocratico, impedisce ormai strutturalmente una reazione di salvaguardia dei valori fondanti di civiltà conquistati dall’Italia democratica. NON SARA’ UNO STRUMENTO INDOLORE MA E’ L’UNICO A DISPOSIZIONE E IL SUO (minor) COSTO DIPENDE DA QUANTA CONSAPEVOLEZZA SI AVRA’ NELL’UTILIZZARLO.

    Pure il nazismo parlava di Stati Uniti d’Europa, ma non si poteva realisticamente pensare che srebbe stato possibile fara ragionare i nazisti su esigenze come la “piena occupazione” e l’unitario “benessere dei cittadini” in una cittadinanza comune e paritaria (e la germania ripercorre oggi esattamente questa posizione, sostituendo agli ebrei i mediterranei e gurda che non è un’esagerazione e proprio a livello di cultura popolare).

    Occorreva prima sconfiggerli combattendoli apertamente e con coraggio. Loro e i loro manutengoli periferici.
    Non possiamo ora far finta che la situazione sia diversa, solo perchè si utilizzano mezzi di guerra diversi dal passato: i “frutti” e il disprezzo per i valori sono gli stessi; l’idea che pochi possano concentrare un potere senza precedenti e sacrificare senza esitazioni tutti gli altri, pure.

    Fatto ciò, si potrà ricominciare a discutere se e come realizzare quella unità culturale e di conseguente cooperazione economica integrata (cioè non intestata a uno o all’altro) che un giorno, forse, potrà essere l’europa democratica unitaria.
    Ma intanto, la realtà insostenibile dell’euro (così prevedibile nei suoi esiti) è un macigno che pesa sulle coscienze di tutti, per azioni o…omissioni

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    • Non credo proprio. Gli Usa all’inizio molto molto diversi tra loro gli stati. Io credo che l’euro aiuti potenzialmente il dialogo interstatale perché obbliga alla solidarietà o muore. Fuori dall’euro nulla ci obbliga al dialogo, anzi.
      Non è facile creare una democrazia tra stati diversi sai? Abbiamo sull’onda dell’ottimismo sovrastimato le difficoltà? le lobby? le concentrazioni di potere? Certamente. Bene, allora, al lavoro, per migliorare, con forza. Basta poco per arrivare all’abbandono dell’austerità, sono a corto di ossigeno e idee.
      PS: Paragoni con i nazisti sono ridcolmente sbgliati, scusa Luca, ma veramente ridicolmente. La storia delle democrazie solide è anche storia di concentrazioni immense di potere e ricchezze, di lotte contro le stesse, spesso con incredibili miglioramenti a volte con regressioni, ma non di olocausti.

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      • “Basta poco per arrivare all’abbandono dell’austerità, sono a corto di ossigeno e idee.”

        Questo è molto interessante, potrebbe spiegare cosa intende, per cortesia?

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      • Coi paradossi non si risolvono i problemi. Basta chiedere ai messicani (arizona, new mexico, california). Che lingua si parla in quegli Stati e che fine hanno fatto le classi dirigenti pre-annessione agli USA? E perchè il mexico non si è affrettato a ripetere questa meravigiosa esperienza e neppure il Canada?
        Suvvia…

        Quanto ai nazisti, è ovvio che non si tratta dello stesso fenomeno formale, ma rimane il fatto inoppugnabile che l’unico esito possibile dell’euro è l’impoverimento, più o meno accelerato, italiano in nome di un’ideologia falsificata e ingannevole. UNA TEOLOGIA IPOCRITA CHE NASCONDE I SUOI VERI INTERESSI.

        E questo è un prezzo che con miopia viene accettato, da parti fuori controllo democratico della nostra classe dirigente, perchè crede che ci sia un domani di rivincita su presunte eccessive pretese e “privilegi” dei lavoratori (questa è la logica implicita del CLUP e degli IDE). UN DOMANI CHE NON CI SARA’ NEANCHE PER LORO…
        Tutto qui.
        Veramente non c’è altro, visto che la compressione della domanda per via di vincoli fiscali senza fondamento, fino alla recessione ora indotta, e la mancata crescita per via di deficit della bdp dovuta alla limitazione valutaria, sono tutto quello che abbiamo avuto dall’euro.
        Mentre ne avremo anche decenni di recessione e stagnazione con inesorabile declino del paese, solo per ripagare, in ultima analisi la posizione creditoria delle banche che, facendo credito a sostegno del proprio export nazionale (truccato dal dumping salariale preventivo e in violazione del trattato), hanno posto in essere, da copione, una delle più prevedibili crisi da squililbrio comerciale che si possano registrare nella storia.

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        • Non capisco Luca, che devo chiedere ai messicani?
          No, Luca, non si tratta dello stesso fenomeno sostanziale, altro che formale. Il nazismo è il nazismo. L’euro è l’euro. Altrimenti si diventa revisionisti.
          E, ribadisco, i decenni di recessione (che diventano allora secoli senza l’euro e l’europa) sono colpa non solo delle banche creditrici ma del fatto che qualcuno si è dato da fare mentre noi dormivamo e facevamo altro, perfetta cicala.
          Non mi piace un mondo dove noi siamo i puri e gli altri colpevoli di tutti i mali del mondo. Non mi piace. Prima guardo dentro di me, scopro il casotto che ho combinato, e poi umilmente vado a discutere col mio dirimpettaio altrettanto casinista.

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          • Che confusione!
            1. Il riferimento al Mexico riguarda il perchè l’area nafta non progredisca verso il “sogno meraviglioso” di un nord america unito…e neanche con il Canada e meno che mai verso una moneta unica (ci ha pensato l’Argentina a far vedere cosa accade…e non solo).

            2. Gli USA non sono MAI stati composti da Stati con una riconosciuta personalità giuridica di diritto internazionale e la questione della loro progressiva costruzione di uno stato federale (necessitata data la struttura distrettuale delle vaste ma spopolate colonie che ne erano l’origine) non ha mai riguardato i principi politici ed economici che coinvolgono stati sovrani differenziati, per di più da una storia plurimillennaria e altissima densità demografica a forte identità etnica. Ignorare ciò è un errore che gli USA non si sarebbero potuti permettere di fare (e tutt’ora nei rapporti internazionali non lo fanno)

            3. Il riferimento al nazismo vale per l’idea che l’europa unita possa solo passare per la “debellatio” dei popoli non tedeschi e loro satelliti, e se si conosce la storia si sa pure che è stato proprio il voler “negoziare” di fronte a comportamenti inequivocabili di quel popolo, mostrandosi tolleranti oltre ogni ragionevole limite, che ha condotto allo scoppio di 2 guerre mondiali.
            Nelle nuove forme la 3a è già in atto, e non si può fermare un conflitto guerreggiato con negoziati imposti a chi sta vincendo senza incontrare Resistenza. Sia pure con le nuove armi (economiche e negoziali) del caso, i propri colpi vanno sparati per ricostruire rispetto e rappresentatività dei popoli.

            4. Quanto alla “banche creditrici” non sono colpevoli in modi estrapolato da un “sistema”: la loro azione è solo il “primo” segmento dell’inevitabile operazione di mercantilismo imperialistico che è ordinariamente agevolata dall’adozione di una moneta unica, con ovvia apertura di mercati e circolazione dei capitali, instaurata fuori delle rigorose condizioni che, forse (nessuno può dirlo dato che l’esempio degli USA non consente analogia politica indicativa), consentono a una moneta unica di non squilibrare i rapporti tra gli stati sovrani interessati.

            5. Quanto al fatto che non ti piaccia un mondo in cui gli altri sono colpevoli di tutto, d’accordissimo.
            Ma sicuramente non conosci il comune sentire dei tedeschi, dei nord europei e della loro stampa popolare e non, perchè altrimenti vederesti in altro modo ciò che è alla base di certe prese di posizione di cui è velleitario non tenere conto.

            5.1. E comunque questo argomento è del tutto fuorviante: se una cosa non va bene e mi fa ammalare gravemente di una malattia infettiva letale, non penso che ho pure dimenticato di fare i miei esercizi di fisioterapia per il ginocchio (colpevolizzandomi perchè zoppico quando in realtà ho la febbre a 41).

            6. Infine sul sederci a un tavolo con USA e Cina. Forse i norvegesi o il Canada o l’Australia hanno bisogno di avere una moneta unica tra loro o con gli USA stessi per fare la propria politica economica e commerciale?
            E la stessa germania è in passivo bdp con la Cina mentre la Svizzera no (anzi è in attivo per la stessa partita commerciale).

            7. L’unica cosa che ha capito la germania (non certo come si combatte la Cina, ammesso che si debba porla in questo modo), è come fare ai vicini (a cui è legata da un trattato di cooperazione che includeva l’obbligo di coordinamento delle politiche economiche) uno scherzetto “classico” e poi inchiodarli al fatto di essere stati “battuti”; ma chiunque se ne uscirebbe da un gioco asimmetrico in cui ci rimette soltanto.

            8. Quanto all’ascoltare, beh, qua stiamo ascoltando solo noi: tanto che la BCE, in ossequio a diktat bundesbank, da un anno detta esplicitamente le linee delle nostre politiche economiche, in termini prociclici ed estranei agli interessi del nostro popolo. E da oltre 20 anni viviamo all’obra di una stagnazione che ha le stesse identiche cause, solo suggerite ai nostri più entusiasti euristi (L’EUROPA UNITA E L’EURO NON SONO LA STESSA COSA; la prima può prosperare e vivere solo se si rivede la seconda radicalmente.
            A questi livelli di ascolto, proseguire significa arrendersi e asservirsi

          • 1.Canada Messico ed Usa non hanno nessuna intenzione di unirsi.
            2.Scherza? Si legga “a more perfect union”: vedrà come gli stati hanno scritto la costituzione americana, con tanto di interessi e di loro rappresentanza
            3.confermo totale disaccordo su semantica pericolosa perché cancella la memoria di quel che fu.
            4.Può darsi. Ma ci sono tante altre cose in Europa.
            5. Mio padre vive (molto bene) a Berlino lavorando con i tedeschi. Ne ammira tantissime cose, compresa la loro democrazia. Ho una gran fiducia in mio padre.
            5.1. Ecco vede: da un lato c’è il “letale” dall’altro “la fisioterapia”. Anche quando concede, noi siamo dal lato del giusto e loro del torto.
            6. Vogliamo ora paragonare il peso degli Usa con quello della Norvegia o del Canada?
            7. Di nuovo, la Germania non combatte la Cina, esporta ed importa dalla Cina: sono scambi commerciali che hanno il merito di ridurre la probabilità di una guerra.
            8. In parte vero.

      • Comunque non abbiamo “sovrastimato, sull’onda dell’ottimismo, le difficoltà”.
        “Hanno” fatto invece esattamente quello che intendevano (e quello che hanno fatto non suscitava alcun ottimismo nei più grandi economisti del mondo).

        Hanno focalizzato solo sulla “stabilità dei prezzi”, agganciandosi a una perenne inflazione al 2% (a prescindere dal ciclo), e creato una moneta inutile e dannosa, perchè avevano altri obiettivi, ben sapendo che occorrevano integrazioni di legislazione tributaria, di tutela e sicurezza del lavoro, di politiche industriali concertate, cosew per cui valeva molto di più la pena di battersi e ora irrealizzabili se non come smantellamento del welfare programmaticamente e graniticamente enunciato, Draghi in testa (perchè il benessere dei popoli e la piena occupazione, scritte nei trattati, fanno così schifo, a “idealisti entusiasti”? Non ti pare strano?).

        Non si può recuperare su tali errori, se non attraverso una profonda rifondazione e non mettendo una pezza all’edificio che crolla, per di più con la fiera opposizione dei “demolitori” che si sono impossessati di tutto….

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        • E’ un po’ più complesso. L’apertura della Cina ha cambiato il mondo in maniera che a tutti è sfuggita, meno che ai tedeschi. La pressione sulle risorse mondiali e la redistribuzione che mano d’opera abbondante implicano non possono non influenzare le idee verso un nuovo paradigma più liberista, mi pare ovvio ora che sarebbe successo. Tante altre cose sono avvenute che non fanno parte di un’agenda sinistra.
          Il punto chiave è che abbiamo bisogno di sederci al tavolo con Cina e Usa. E si fa come Europa o non si fa. Ora però ci vuole l’Europa migliore a quel tavolo. Di questa parliamo e su questa dobbiamo farci ascoltare Luca.

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  10. L’ analisi di Luca è ovviamente perfetta e la cosa curiosa è che mi sento di poter dire con quasi certezza che in gran parte coincide con quella di Gustavo che però ritiene, con delle ragioni che hanno una loro validità, che è preferibile la strada della mediazione e della parola perché alla fine prevarrà la “razionalità”.

    Bisognerebbe però riflettere sul fatto che probabilmente anche chi cerca a tutti i costi di mediare non ci creda poi molto se ritiene che un linguaggio eccessivamente “brutal and frank” possa inficiare la possibilità di arrivare a un accordo; è come se il prof. Piga pensasse che una volta dette delle cose più o meno simili a quelle scritte da Luca automaticamente verrebbero tagliati i ponti con gli interlocutori e la sua stessa proposta di restare in un euro “migliore” corresse il rischio di diventare inaccettabile. Io penso il contrario.

    Non credo, come dice Luca, che “non c’è modo di influire democraticamente” perché in realtà l’ Italia e gli altri paesi della periferia hanno ancora una grande forza contrattuale; ma per farla valere occorre preparare entrambe le strade, il mantenimento della moneta unica solo a precise condizioni (da sottoscrivere in un tempo ragionevole) o l’ uscita (non disordinata) dall’ euro. Solo allora, mettendo la Germania di fronte a un aut aut così drammatico (non stanno messi affatto bene nemmeno loro), la proposta del prof. Piga acquisterebbe realmente un peso che potrebbe spostare gli equilibri attualmente ingessati su posizioni insostenibili.

    Per ora tendo a ancora a credere nella proposta del professore di cercare di mantenere la moneta comune soprattutto perché temo che in Italia sarebbe estremamente difficile preparare un’ uscita ordinata dall’ euro; quello che si farà in realtà, adducendo i soliti motivi di emergenza dell’ ennesimo “stato di eccezione”, sarà solamente fare in modo che il prezzo da pagare si scarichi interamente sulle classi meno abbienti, indifese e colpevolmente ignare.
    Ecco, la conditio sine qua non, sia delle proposte del prof. che di quelle di Luca, è la consapevolezza e la partecipazione della popolazione; è necessario pensarci per tempo perché sennò arriveranno delle forze politiche molto pericolose ad approfittarsi della situazione. Il prof. ha già ricevuto una simpatica visitina nel suo blog in questo senso.

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    • Influire democraticamente…Eh sarebbe bello!
      Trattare e riequilibrare, pure.
      Ma chi lo farebbe e con chi? Siamo realistici: nessuno vuole fare questa trattativa perchè neppure i popoli che ne avrebbero i vantaggi sono in grado di esserne informati e la classe dirigente (neanche politica, governano diverse versioni di banchiere e consulente di..) è follemente lanciata sul binario del crash…senza preoccuparsi più di ascoltare.
      Prima di tutto occorre dunque farsi ascoltare e, prima ancora, far capire a tutti molto bene. Se in USa i tea-party non andranno al potere ci sarà qualche possibilità (more solito nelle crisi europee)

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      • E li vogliamo informare allora sti cittadini che ci compiacciamo di commiserare benignamente? Cosa stiamo a fare a chiacchierare nei blog, Luca?
        Mettiamo dei banchetti, dei gazebo, prepariamo dei pamphlets, quelli che non sono economisti di professione imparano la filastrocca a memoria e andiamo noi incontro alla gente, no?
        Ma siamo seri o scherziamo quando parliamo di catastrofe imminente, di regimi autoritari, di nazismi vari? Se siamo seri non possiamo stare a guardare soddisfatti di avere capito tutto in anticipo.
        I blog sono una cosa ottima ma NON bastano, ci vogliamo noi PER STRADA.
        Incontriamoci tutti quelli che sono d’ accordo, contiamoci e pensiamo a cosa “fare” che a capire siamo stati bravissimi tutti quanti, adesso è ora di passare alle cose serie e a sporcarsi le manine.
        Dico sul serio e per cortesia rispondetemi se sì o no che bastano poche persone (che paghino in denaro o tempo da dedicare o competenze economiche) per cominciare.

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        • Caro Marco,
          i blog sono l’unica residua area di vera libertà di pensiero e di informazione (per una intrinseca loro caratteristica “economicità” e espandibilità di messaggio).
          Anzi, grazie a Gustavo con cui mi confronto con piacere (sapendo che, fuori da questa sede, troveremmo “naturalmente”, molto più facilmente, i punti di accordo piuttosto che quelli di dissenso).

          Neppure è detto che verranno lasciati così “liberi” a lungo.

          Andare “per strada”, oggi, non può più essere un punto di partenza, ammesso che lo sia mai stato in passato.

          Il regime autoritario, poi, te lo ritrovi già, nelle forme strettamente necessarie alla nuova versione dell’autoritarismo. Quindi non minaccia le libertà individuali nei modi del passato: ma minaccia i diritti fondamentali rispetto al livello che abbiamo considerato tollerabile ed innalzato con grandi lotte democratiche (e non credo che abbassandolo al livello dei cinesi si trovi una soluzione, piuttosto il contrario…ma bisogna avere le idee chiare).
          La cultura in Italia non è “abbastanza”, ma le esigenze dei “mercati” hanno bisogno di un certo “livello” di cultura diffusa, lo stesso che rende impraticabile e non efficiente intaccare l’apparente libertà di determinazione del cittadino-consumatore (se non lo fosse più sarebbe uno schiavo e nel mondo si vede come chi non è visto come “consumatore” è schiavizzato o privato di fatto dei diritti civili, ormai funzionali alla dimensione puramente economica dell’Uomo) .

          Infine, certamente, quelli che la pensano allo stesso modo e condividono linee di azione politiche, di civiltà democratica, si incontrano e si impegnano. E questo è dovuto proprio all’apertura del dibattito “nuovamente” consentita dalla rete.
          Quanto al “dove” e “come” ci si possa unire in gruppi del genere, da qui a un annetto ne vedremo di cose…E sarà solo l’inizio di una grande trasformazione, oggi insospettata.
          Quindi, sì, non ci si può limitare a confrontarci sui blog: ma qui si formano delle idee affinandole…ed è tutt’altra cosa, invece, quale sia l’opportuna linea negoziale, programmatica, e diplomatica con cui in concreto si potrebbe realizzarle…un domani

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          • Per Luca e Giacomo

            Eh no Luca, siamo una generazione di ignavi e tu stai giustificando l’ ignavia (niente di peggio o meglio di me che la denuncio; il discrimine è il fare non il parlare, l’ ho detto all’inizio).
            Oh…tu parli di dittatura che riesce a inficiare la “cultura” e allora cominciamo a far vedere che un foucaultiano “discorso” non normalizzato è ancora possibile perché ci siamo noi che lo facciamo.

            Tu evidentemente sei un economista o qualcosa del genere; capisci che senza un economista non si può nemmeno cominciare ma poi il lavoro pesante lo faranno le persone di buona volontà.
            Per di più conosci altri economisti e conoscerai gente che può dare anche delle linee politiche quindi invece di venire a scrivere qui con l’ amichetto tuo Gustavo, là con quell’ altro amichetto tuo e dire con fare blasé che hai capito tutto ma non c’è niente da fare “se non fra qualche anno” e se “non vincono i tea parties”, cominciamo ad incontrarci noi di questo blog e di quell’ altro blog. No una riunione etilista (che vi bevete il vino sfuso alle osterie, ho già capito) ma una riunione SERIA in cui cominciamo a porci il seguente problema:

            LA SITUAZIONE L’ ABBIAMO CAPITA E PER DI PIU’ NON ACCETTIAMO LO STATO DI SUBALTERNITA’ MATERIALE, CULTURALE, DI INFORMAZIONE E LA PASSIVITA’ POLITICA DELLA GENTE, PERCHE’ QUESTE COSE SONO INGIUSTIZIE E PERCHE’ INFICIANO IL CORRETTO FUNZIONAMENTO DELLA DEMOCRAZIA.
            TROVIAMO IL MODO DI CREARE UNA NUOVA SENSIBILITA’ CHE PORTI ALLA CONSAPEVOLEZZA E ALLA PARTECIPAZIONE DEI CITTADINI.
            COMINCIAMO A DIFFONDERE LA CONOSCENZA DEL PROBLEMA DELL’ EURO CHE VIENE USATO COME STRUMENTO DI LOTTA DI CLASSE E DA LI’ VERRA’ TUTTO IL RESTO.

            Luca e Giacomo, mettiamoci d’ accordo per incontrarci dopo ferragosto con l’ obiettivo di fare banchetti, gazebos e dispense da distribuire.
            Guardate che se aspetteremo ancora saremo dei complici e nient’ altro

            P.S.: In generale non prendete Foucault per rigirarlo come vi pare, per cortesia; a che serve tirar fuori la parresia in quel contesto per di più per dire una mezza banalità travisandone del tutto il senso? Un saluto affettuoso all’ Uomo-Come-Atomos che ho saputo che è malato, poverino.

        • Giacomo Gabbuti

          04/08/2012 @ 22:27

          Ci vuole anche una idea chiara di quale soggetto sociale si vuole informare, quali sono le “strade” che queste persone attraversano, i conflitti su cui far leva..
          Questo non lo può fare un blog, né probabilmente chi ha una formazione economica ed è abituato a ragionare con categorie neutre come i “cittadini”. Purtroppo o per fortuna, non basta capire: Mundell capisce benissimo, ma deve fare i lavori nella sua villa in Toscana e gli va bene così.

          E non si sta fermi solo per guardare compiaciuti – che pure è una moda: ci si ferma per prendere fiato, per la paura, o perché di fronte al mondo grande e terribile non è chiaro misurare l’effetto dei propri sforzi. Weber a un certo punto riflette su come le conseguenze ultime del protestantesimo siano andate non solo aldilà, ma contrariamente alle intenzioni dei riformatori! E’ giusto l’approccio economico à la Bagnai, degli interessi e della lotta di classe intenzionalmente perseguita: ma la storia è piena anche di chi con le migliori intenzioni si è scavato la fossa, o ha creato dittature feroci nel nome dell’uguaglianza, soprattutto il novecento.

          In questo momento in rete, come nei bar, è pieno di gente che capisce, si raggruppa attorno ad un santone e si chiede perché non va in giro a convincere gli altri. E’ pieno di quelli che “Io mi sono informato”, che senza alcuno snobismo è secondo la cifra più grave del “grillismo” (http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/06/13/beppe-grillo-non-fregheranno-i-5-stelle-con-saviano-passera-o-montezemolo/261729/).

          [E' un sì, amaro più che disilluso. Se ho...capito, tu la mia mail ce l'hai.]

          Reply
          • “E’ giusto l’approccio economico à la Bagnai, degli interessi e della lotta di classe intenzionalmente perseguita: ma la storia è piena anche di chi con le migliori intenzioni si è scavato la fossa, o ha creato dittature feroci nel nome dell’uguaglianza, soprattutto il novecento.”

            Scusa eh…ma che c…. significherebbe questa frase? Cioè che conseguenze ne trarresti? Che in fondo non si può fare niente? Ma come si fa?

            Per cominciare ci vogliono almeno un economista, meglio due e una decina di persone pronte a:

            sganciare una quota mensile

            andare a diffondere delle idee in cui si crede ai banchetti e gazebos

            raccogliere firme

            Se non lo facciamo siamo degli ignavi, compreso me che comunque senza l’ appoggio di un’ altra decina di persone non so come cominciare.

          • Giacomo Gabbuti

            05/08/2012 @ 23:48

            Per Marco (non mi fa rispondere direttamente ai tuoi commenti, non so perché).

            Non vedo come si possa contestare il giudizio morale sugli italiani pigri ed applicarlo ad un concetto ancora più generico di “generazione”. La nostra generazione biologicamente è analoga a quelle che l’hanno preceduta: se reagisce in modo differente è per il contesto storico che vive, le tecnologie comunicative. Ne sono dispiaciuto quanto te, ma non è giudicando che si cambia qualcosa – e da Camus ho imparato che non è l’Uomo Nuovo che dobbiamo volere, ma liberare quello che c’è qui e ora, e non è dal disprezzo che si può cominciare.

            Cosa significa la mia frase? Quello che ho detto. Che conseguenze ne traggo? Nessuna, ma è un dato. E’ anzi, forse, il grande insegnamento che ci giunge dalla storia delle “generazioni non ignave” che ci hanno preceduto – o dobbiamo pensare che fossero tutti prezzolati già allora, che fosse un grande complotto?

            Il punto è che io non credo, non ho gli strumenti per dirti che “il resto verrà da sé.”
            Sono troppo giovane per aver avuto il tempo di credere a chi diceva che il Comunismo sarebbe venuto da sé…
            E non credo di conoscere gente che “può anche dare delle linee politiche”: semplicemente non credo che la Verità sia là fuori, da qualche parte, e vada solo scoperta, come un bosone qualsiasi. E questo complica (ancora Il Divo!) terribilmente le cose, sia nel merito che nel metodo.

  11. Sinceramente trovo questo articolo fortemente contraddittorio.
    Esordisci con “Faccio parte del partito di quelli che credono che Draghi stia facendo grandi cose”
    E vabbe’, condivisibile o meno, ma legittimo.

    Poi dici che “Draghi sostiene che la politica monetaria è necessaria ma non sufficiente. Primo perché servono austerità e riforme, come ha sempre sostenuto. Secondo, ed ecco la novità o la frase chiave: Conditionality is essential”.
    E io penso che Draghi sbagli clamorosamente; ma siccome non sono un economista cerco il conforto di chi (come te) ne capisce più di me.

    Conforto che arriva poco dopo: “A me preme sottolineare come le condizionalità che ci imporranno i fondi europei saranno esattamente identiche a quelle che sinora hanno fallito miseramente in Spagna ed anche in Italia. Anzi peggio, saranno come quelle dove effettivamente sono state attuate, in Grecia, generando enorme instabilità politica, sociale ed un forte (ma per fortuna ancora minoritario) movimento anti-europeo”

    Ora, al di là della mia personale (e insignificante) soddisfazione nel trovarmi d’accordo con un economista vero, non capisco come questa critica delle “manovre Draghi” si sposi con l’apertura secondo cui “Draghi sta facendo grandi cose”.

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