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La spending review è invisibile

“Lo studio Astrid rivela, per esempio, che nel 2009 le convenzioni Consip non arrivano al 2% della spesa per beni e servizi, quando è dimostrato che alle pubbliche amministrazioni il metodo delle aste online garantisce una economia media del 20%. E siccome lo Stato spende ogni anno per questo capitolo 140 miliardi, una decina almeno se ne potrebbero facilmente risparmiare utilizzando in modo serio il sistema della centralizzazione informatica degli acquisti.”

Un po’ di imprecisioni e qualche rischio da questa frase tratta dall’importante editoriale di Sergio Rizzo sul Corriere della Sera di oggi.

Detto che non sono le gare on-line a generare risparmi (molte gare Consip, la stazione appaltante che aggrega la domanda pubblica interamente controllata dal Ministero dell’economia, sono fatte con i metodi tradizionali), è vero che i risparmi ci sono stati eccome. Le cifre che indica Rizzo, risparmio del 20%, sono validate da studi molto rigorosi.

Tuttavia centralizzare ulteriormente le gare maggiormente fa male, tanto male, a molte ottime piccole imprese. Non solo, riduce lo stimolo ad acquisire competenze all’interno di molte Pubbliche Amministrazioni che possono far meglio se lasciate da sole dato che conoscono meglio il mercato a loro vicino.

E comunque non ce n’è bisogno per raggiungere i risparmi del 20%. C’è una legge da anni mai applicata, per una inerzia tutta da addebitare al Ministero dell’Economia e delle Finanze, che prevede che le singole amministrazioni pubbliche possono procedere a farsi la gara da sé purché adottino come prezzo di partenza massimo quello di Consip. Nessuno ha mai mai verificato sistematicamente. Non credo esista nemmeno un ufficio presso il Ministero incaricato di ciò. Dovrebbe invece avere 50 dipendenti minimo, da sguinizagliare sul territorio con il supporto di Consip. Ma tant’è….

Perché il Ministero non vigila? E perché la Corte dei Conti non controlla su questo fatto? E l’Autorità dei Contratti Pubblici?

La Consip può invece, diventare lo strumento strategico immediato per centralizzare, come in Corea, non tanto le gare quanto tutta l’informazione su tutte le gare in tempo reale, a cui legare l’OK (del Ministero) per procedere alla firma di un contratto di appalto col fornitore. Ogni gara sarebbe così sorvegliata e monitorata, cosa che ogni paese civile dovrebbe saper poter fare. E si potrebbe quantificare il risparmio ottenuto e indirizzarlo ad un fondo speciale dedicato al taglio delle tasse o alla vera spesa pubblica addizionale per rilanciare l’economia italiana.

Fa bene Rizzo a prendersela comunque col Governo e con la spending review di Giarda che latita. Sarebbe ovvio dedicare tutte le forze della nostra amministrazione, piuttosto che a ridicoli viaggi a Bruxelles per incontri infiniti che ci portano alla fine solo a firmare lo Stupido Patto scritto dai tedeschi che rovinerà la nostra economia, a questa questione.

Tanti bravissimi giovani funzionari del Tesoro e di altri Ministeri stanno in questo momento lavorando su questioni minimali come impatto per il Paese mentre non gli si chiede di interessarsi a questione di primaria importanza come quelli della spesa. Tantissimi consulenti (e società di consulenza) di grande qualità sarebbero pronti ad aiutare per qualche spicciolo di centinaia di migliaia di euro il Governo a generare risparmi di miliardi di euro.

Vogliamo mettere anche questi aspetti all’ordine della invisibile spending review?

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