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La sfida Monti-Stiglitz

C’è grande attesa. Lo si sente. Accanto a me il mio caro collega Roberto Tamborini che è venuto da Trento apposta. Alla mia sinistra riconosco Valentino Parlato, storico direttore del Manifesto.

Si respira la tensione. In fondo è solo un dibattito di economia, eppure. Eppure ammiro Monti che si espone a parlare di “Oltre l’austerità” con Joe Stiglitz. Qualcuno accanto a me fa la battuta facile, è come dire “Oltre Monti”. Ma è per questo che mi piace che Monti ci sia. Mi chiedo come farà a difendersi dagli stimoli precisi, espansivi, keynesiani del Premio Nobel.

E la mia opinione è che non ci sia stata partita. Troppo più potenti le cannonate dell’economista americano, che lasciano basita una platea abituata allo slang triste europeo. Sento chi alla fine del discorso di Stiglitz dice, “mamma mia”. Si sente lo spavento che pervade la sala, paura per una crisi che forse non passerà se non si fanno le cose giuste. Per la prima volta da quando ho iniziato questo blog 6 mesi fa sento che il messaggio viene snocciolato con durezza e chiarezza in questo continente che non vuole imparare nulla dal passato e dalla Storia, che si ostina a parlare di austerità come di un toccasana, senza sapere che così firma la sua condanna.

Monti ha perso? Forse. E forse non ha perso. Forse perché Monti gioca una partita diversa, su di un piano politico, sia a casa che in Europa. Ma questo non significa che il messaggio di Joe Stiglitz non vada ascoltato e importato nelle stanze del potere.

Meglio ascoltarlo. Nel prossimo post.

4 comments

  1. Monti non ha perso, fa perdere noi: l’austerità porterà allo sfacelo l’Italia e l’Europa (anche la Germania se non si sveglierà in tempo), ma sono certa che lui ne uscirà benissimo.
    Dal punto di vista del macellaio, il macello non è una disgrazia.

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    • Il problema è che ci sia stato “spavento nella sala”: cioè per chi suona la campana era già evidente…Ma le forme mentis condizionate da 20 anni rendono insensibili e si sono propagate fino alla cecità-sordità. Con risvegli drammatici della classe dirigente euopeizzata (bundesbank).
      Non credo affatto che Monti abbia recepito: “he knows better” e nomina Alesina e un’aziendalista a gestire i tagli (inevitabilmente recessivi, anche se si facesse una spending review ben ponderata…)

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  2. Pingback: Prima spendi, poi tassa | Keynes blog

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