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La madre di tutte le riforme è un migliore (non minore) Stato

Sono grato a Lodovico Pizzati che sul sito di noisefromamerika ha voluto entrare nel dibattito del mio articolo sul debito.

Invito i lettori a leggerlo, se non l’hanno già fatto, prima di leggere questa mia: è articolo breve, chiaro, leggibile.

Ovviamente devo dire dove distorce in parte il mio pensiero e dove a mio avviso tradisce i suoi limiti. Pizzati scrive che secondo me:

e ii) bisogna aumentare la spesa pubblica (finanziandola con tasse) per crescere.”

Mai detto. Ribadisco il mio pensiero (unico):

“e ii) bisogna aumentare la spesa pubblica (finanziandola con tasse) per affrontare la congiuntura.

Come ha detto il Ministro Grilli in una intervista a Repubblica di cui abbiamo già parlato, il Governo Monti “si occupa di crescita, non di congiuntura”. Intendendo con quest’ultima la fase ciclica (breve periodo) del PIL e non l’andamento di trend (lungo periodo) dell’economia chiamato crescita del PIL. Per il trend di crescita del PIL ci vogliono le riforme, quelle giuste, quelle che proponiamo con il Movimento dei Viaggiatori: “protezione delle PMI da regolazione eccessiva e ritardati pagamenti, protezione dalle mafie e dalle corruzioni, individuazione e promozione dei talenti giovani, protezione dei contribuenti, cura e rilancio di infrastrutture materiali e immateriali, certezza e non invasività del diritto, competenza, organizzazione, discrezionalità, responsabilità e premialità nella pubblica ammnistrazione”.

La congiuntura si cura invece con misure temporanee di stimolo alla domanda aggregata. Tali stimoli devono essere dunque ritirati una volta ripartita l’economia, lasciandola saldamente in mano all’iniziativa privata all’interno di una cornice di crescita di lungo periodo dove lo Stato è autorevole e al servizio di cittadini ed imprese, di nuovo come sosteniamo nel programma dei Viaggiatori.

Non credo personalmente che riduzione delle imposte possano aiutare questa congiuntura perché persone ed imprese in questo momento risparmierebbero ogni euro ricevuto senza spenderlo. Ecco perché chiedo domanda pubblica sotto forma di acquisto di beni e servizi e anche lavori pubblici perché è l’unico modo di stimolare la domanda e far ripartire produzione, occupazione e reddito: se faccio una gara d’appalto l’impresa deve (e vuole) lavorare e occupare e, in questa fase di bassissimo utilizzo della capacità produttiva, questa lo fa senza ridurre altre attività. La spesa pubblica in questa fase non spiazza la spesa ed attività privata, in gravissimo affanno. Leggetevi lo splendido, splendido, richiamo del Presidente della Confindustria giovani sulla prima pagina del Sole 24 Ore di oggi e capirete tutto il disagio che va crescendo e come vi dobbiamo rimediare.

Come correttamente afferma Pizzati, questa maggiore spesa, in un contesto europeo di politiche intelligenti e coordinate, in Italia (ma non Germania) lo finanzierei con tasse (in Germania con debito), per tenere conto dei potenziali timori dei mercati (che peraltro in un contesto di coordinamento e vera leadership sarebbero entusiasti di questa maggiore domanda europea).

Ok. Detto questo. Ora Pizzati, e questo è un errore tecnico, sostiene che maggiore spesa pubblica con maggiori tasse non è politica espansiva perché non espande il PIL:

“nel breve termine più spesa pubblica finanziata da più tasse è una politica fiscale neutra sulla domanda aggregata”.

Oh no. Sono cose che insegniamo al primo anno di università, ed hanno anche un nome: si chiama teorema di Haavelmo. Lo ha citato il Premio Nobel Joe Stiglitz davanti a Monti pochi mesi fa in un dibattito a Roma. Se io tasso i cittadini 1 euro, cosa succede alla domanda aggregata? Non si riduce di 1 euro, perché quel minor reddito del cittadino non sarebbe andato tutto in spesa per consumi ma sarebbe stato risparmiato. In questa fase in cui le persone tendono a risparmiare per paura del futuro questo effetto è quanto mai vero. L’euro tolto al cittadino invece è speso interamente, dallo Stato: la domanda aggregata dunque aumenta e così il PIL e la mia proposta (ma magari l’avessi inventata io, sarei famoso!) è indubbiamente espansiva, anche se meno di un finanziamento via debito che escludo per i motivi di cui sopra, in questa fase in cui le imprese non operano certo a pieno capacità produttiva.

Voglio ribadire un’altra cosa: “ma come Piga, altre tasse?”. No, non altre tasse. Le stesse tasse attuali ma usate non per ripagare il debito, come stiamo facendo, ma per spendere di più.

Sia chiaro: anche nel breve periodo, se l’economia già tira, fare più spesa (finanziato con debito o con tasse) è dannoso perché sottrae risorse all’economia ed al settore privato. Purtroppo è quello che abbiamo fatto nel primo quinquennio dell’euro nel silenzio assoluto di BCE, Commissione Europea e ovviamente dei partiti al governo, in Germania ed in Italia. Ma certo non siamo in quella situazione ora.

Chiarito tutto ciò, colgo l’occasione per dire cosa dunque ci divide dal gruppo di fermareildeclino in cui operano tante persone competenti e di buona volontà. Primo, proprio traendo spunto dall’analisi di Pizzato: che la spesa pubblica serve per tirarci fuori da questo disastroso ciclo di breve periodo. Noi ci crediamo fermamente, loro, come gli organi europei che ci hanno portato in questo baratro con le politiche economiche sbagliate, no.

Ma poi vi è un’altra differenza, altrettanto sostanziale che ci divide profondamente, noi Viaggiatori, dal gruppo di fermareildeclino: il loro programma per l’Italia si basa su meno tasse e meno Stato. Ci sta. Ma non fa per noi l’enfasi sul meno Stato, l’enfasi tutta negativa e sfascista che ascoltiamo quotidianamente alla radio e che diventa umiliante per tutte le persone che ogni giorno si alzano e vanno a lavorare per il Paese nella Pubblica Amministrazione.

Noi non facciamo di tutta l’erba un fascio. Il nostro progetto si basa uno Stato competente, autorevole, organizzato, a supporto delle imprese e dei cittadini, come in Francia, Germania, Regno Unito, Stati Uniti, paesi scandinavi. Tutti paesi caratterizzati da diversi livelli di spesa ma tutti di alta qualità. Senza quella, il settore privato italiano e la qualità delle nostre vite, sono spacciate, sì destinate al declino.

Una rivoluzione? Impossibile? E chi l’ha mai detto? Altri paesi in passato avevano stati burocratici, sindacalizzati, inefficienti, inefficaci, corrotti, pieni di conflitti d’interesse che non sapevano gestire: Regno Unito prima di Thatcher e Stati Uniti prima di Reagan in primis, ma anche la Germania che spende quanto noi, sapendo bene che solo con uno Stato forte ed autorevole si vince la battaglia del rilancio (altro che fermare il declino, termine pessimista a cui non sottoscriviamo).

Quindi? Quindi si facciano le giuste riforme, non quelle dannose che uccidono il malato, e si rimetta in piedi come siamo certamente capaci di fare la macchina dello Stato. Quando una impresa si ristruttura perché non funziona non deve chiudere i battenti riducendosi quanto a dimensioni: sostituisce il management e impara a produrre quanto necessario al mercato in modo efficiente. Ma prima viene l’idea di cosa produrre e poi il come produrla. Siccome il nostro Paese ha necessità urgente e pervasiva di manutenzione del patrimonio pubblico in tutti i suoi gangli critici al fine di migliorare la competitività del settore privato e la qualità dei servizi sociali, si proceda a farlo spendendo, bene, i soldi che gli vengono dati da cittadini ed imprese. Ma non rinunciamo alla missione dello Stato, perno strategico della crescita delle nostre imprese. La sfida è tutta qui.

6 comments

  1. Buonasera Professore-

    “Le stesse tasse attuali ma usate non per ripagare il debito, come stiamo facendo, ma per spendere di più.” C’è qualcosa che non mi è chiaro: se il debito, nonostante le tasse che stiamo usando per ripagarlo, sta aumentando (ormai quasi a 2000 mld), che fine farebbe se le usassimo per spendere di più? L’Europa starebbe tranquillamente a guardare?

    PS: sto esaminando le proposte di VM. Per l’Europa non vedo nessun accenno al problema di deficit di democrazia, né a quello dei trasferimenti fiscali dai paesi centro ai paesi periferia, visto che restiamo comunque un’aggregazione di aree valutarie non ottimali. Non ritiene/ritenete che queste siano condizioni imprescindibili per la permanenza in Europa?
    (Non so se è corretto porre il quesito in questa sede. Eventualmente cancelli pure)

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  2. Fabrizio Galluzzi

    09/09/2012 @ 09:55

    A me pare che il ritenere che l’euro (ulteriore) preso al cittattino provenga dal risparmio e venga poi speso (efficientemente) dallo stato sia una speranza illusoria e del tutto infondata.
    Nelle condizioni attuali, quell’euro, probabilmente, se ne tirerebbe dietro diversi altri, anch’essi non spesi,
    deprimendo ulteriormente la domanda. Inoltre, con il calo delle entrate peggiorerebbe ancora il bilancio dello stato e – con l’aumento del grado di incertezza – si riproporrebbe l’attacco dei mercati.
    Certe politiche, e le stesse teorie keynesiane che le supportano, avevano un senso quando gli stati avevano un ruolo ancora marginale in economia, con gradi di tassazione non confrontabili ai livelli attuali, e – soprattutto – quando lo welfare era agli albori, e si poteva avere senso parlare di incrementi di spesa sul PIL: un conto é aumentare dal 20 al 25%, un altro dal 50 al 55% !
    Il problema, oggi, é uno e solo: la degenerazione di un welfare elefantiaco e inefficiente, che dal giusto concetto di assistenza e di tutela dei deboli si é trasformato in un sistema di prevalenza assistenziale, che tollera enormi sacche di inefficienza, clientelismo, parassitismo non piú sostenibili, e che i mercati si sono stufati di finanziare incondizionatamente (e ciò in tutta Europa, anche in Germania, anche se ad oggi non é evidente, lo sarà più avanti).
    Per ridurre il debito, che d’accordo non é il problema (ma io, e qui forse sono quasi da solo, ho grosse riserve anche sulla panacea della crescita) i governi (tutti) hanno avuto diverse possibilità nell’ultimo decennio, dal “dividendo dell’euro”, con il conseguente drastico calo della spesa per interessi, al famoso “tesoretto”, tutto é finito scialacquato nel modo peggiore, senza neppure mai prendere in considerazione di utilizzare una quota di risorse per migliorare il bilancio dello stato – che sarebbe, poi, semplicemente “il modello del buon padre di famiglia”.
    Chi puó onestamente pensare oggi che il sistema pubblico abbia la reale forza, ma anche la volontà, di poter gestire ragionevolmente un ulteriore aumento di risorse ?

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    • Grazie Fabrizio. Purtroppo non concordo. Tutte le evidenze empiriche puntano ad un forte ruolo della maggiore imposizione e minore spesa nel far male al PIL nel breve periodo. Non c’entra nulla il livello di partenza di spesa e tasse, l’evidenza è pressoché unanime da Usa a Svezia.
      Lei parla di lungo periodo e io concordo con lei. Ma qui parliamo di breve: confondere i due è pericoloso per le soluzioni.

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    • Non confondiamo la qualità con la quantità della spesa. Che vi sia inefficienza e sprechi, è un conto. Che la matematica non funzioni oltre il 50% può essere vero solo in un altro universo.
      In generale, poi, non ho l’impressione che il welfare italiano sia così generoso: la maggioranza delle pensioni sono da fame, non esiste un sussidio di disoccupazione o un salario minimo degno di questo nome. La maggioranza dei servizi erogati sono pagati dalle famiglie, anche a caro prezzo.
      In compenso l’evasione è altissima (per un paese che si vuole definire civile) e le tasse colpiscono in prevalenza i ceti medio-bassi.
      Ricordo infine che noi abbiamo avuto un avanzo primario del 2,7% medio annuo per ognuno degli anni che va dal 1992 al 2011. Le politiche fiscali sono state tutto, quindi, tranne che keynesiane. E i risultati si sono visti: la crescita media è stata intorno allo 0,5%.

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  3. Giorgio Bolesan

    09/09/2012 @ 16:05

    Solo per condividere con Giorgio (omonimo) le sue pragmatiche (he si, cerco di erudirmi nella terminologia per essere all’altezza del forbito, e molto teorico, blog) considerazioni riferite al welfare e alla evasione fiscale.
    Ho suggerito, recentemente, dove poter reperire soggetti, non nomi ma categorie, sospettabili di evasione a funzionari Equitalia. Risposta: “noi si va dove i nostri superiori ci indicano, senza sgarrare con iniziative personali, siamo stipendiati e teniamo famiglia, non eroi o don Chisciotte”.
    Per chi insiste in trasparenza, efficenza, giustizia, ecc. un imput al pensiero.
    Che poi il sottoscritto abbia un “progettino” che può far risparmiare alle casse erariali “solo” € 200 milioni/anno……… è un altro discorso. La ricerca e l’istruzione in Italia necessitano molto di più! Ma perchè, intanto, non annoverare progetti utili promossi da privati cittadini anche se, garbatamente cointeressati ai progetti, pubblicamente utili, stessi? Vero? Ill.mo Prof. Piga.

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