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Il fallimento di un’Agenda, il fallimento di un Nixon che non è andato in Cina

L’OCSE è un’organizzazione dove la politica impera. A volte si intrufola la verità, ma mai in maniera chiara.

Solo 6 mesi fa, nel suo precedente Economic Outlook sull’Italia il deficit su PIL italiano per il 2013 era previsto al -0,6%, pienamente coerente con il -0,5% del Governo Monti. Se facciamo poca fatica a capire perché un Governo possa dimostrarsi incredibilmente ottimista senza avere nessuna ragione concreta per esserlo, da una organizzazione di alto livello ci aspetteremmo ben altro. Ma così va il mondo. 6 mesi dopo, solo 6 mesi dopo, l’Ocse prevede per l’Italia un deficit-PIL al -3%. Scandaloso? Chissà.

Vorrei comunque salvare l’OCSE perché nella sua incoerenza lancia comunque un messaggio che più pighiano non si può, ma ne parliamo in un post successivo. Magari domani.

Più scandalose sono le cifre di questo Governo. Vorrei farvele leggere in tutta la loro chiarezza, paragonando le cifre prodotte nel 2012 nei 2 documenti di questo Governo, alla luce delle nuove stime OCSE uscite oggi. Se qualcuno vi dice che questo Governo ha salvato i conti pubblici fategli vedere questa tabella.

Leggiamoli insieme. A parte la prima colonna sul PIL di quest’anno (su cui l’Ocse è più ottimista del Governo), per il 2013 (l’unico anno chiave per giudicare ora le stime di questo Governo), le stime Ocse odierne prevedono -1,5% di decrescita aggiuntiva rispetto alle stime governative di primavera nel Primo Documento di Economia e Finanza (DEF1).  Ancora forse più grave è che la metà di questo scostamento (0,8% di recessione in più) spunta fuori negli ultimi due mesi rispetto alla correzione di stime contenute nella Relazione di aggiornamento del settembre 2012.

Le stime sul 2014 essendo numeri al lotto nemmeno li guardiamo? Beh forse per la speranza che danno dovremmo guardarli. Scopriremmo così che nel giro di soli 6 mesi il Governo ha corretto la sua stima per la disoccupazione 2014 da 8,9 a 11,3% e che nel giro di altri due mesi con l’Ocse siamo arrivati a 11,8%, 3 punti percentuali in più in 6 mesi. 3 punti percentuali. Altro che speranza. Negli Stati Uniti se un governo pubblicasse questi numeri sarebbe sconfitto 90 a 10 alle elezioni.

Ovviamente le cifre più clamorose riguardano la finanza pubblica che questo Governo ha messo al centro della sua azione su suggerimento europeo. Ebbene sempre per il 2014 questo Governo e questa Europa stimavano per il rapporto debito-PIL (deficit-PIL) un valore di 118,2% (-0,1%). Oggi le stime OCSE dicono che sarà 132,2% (-3,4%).

132,2%.

132,2%.

Guardo questo numero incredibile nella storia della Repubblica italiana e mi chiedo chi possa mai dire che questo Governo e questa Europa siano a favore della stabilità dei conti pubblici. Un disastro basato sulla contabilistica illusione che i Governi prendono atto delle dinamiche sociali ed economiche e che non sono invece l’attore predominante di queste con le appropriate politiche economiche per la crescita.

Ci sono numeri nascosti nei dati Ocse che forse devono preoccupare ancora di più: il fatto che la disoccupazione salga malgrado l’occupazione tenga significa una sola cosa, che cresce il numero di persone che cercano lavoro, spesso perché il capo famiglia ha perso l’occupazione a tempo indeterminato, e il/la consorte scende in campo a supporto. La crescita della disoccupazione si mischia dunque a crescita dell’occupazione precaria, un fenomeno che può essere più facilmente tollerato in espansione, ma non quando i numeri sono così recessivi.

Sia come sia, il messaggio finale è uno solo: l’austerità, l’aumento della tasse e la diminuzione della spesa pubblica in recessione è una follia che nessuno studente del primo anno di economia suggerirebbe, specie quando si finisce per flirtare con così grande spensieratezza con la fine dell’euro.

E pensare che proprio la reputazione internazionale di Monti avrebbe potuto credibilmente far digerire ai mercati l’unica cosa che attendevano con ansia dall’Europa: la certezza che, una volta superata la tempesta perfetta della recessione con maggiore spesa pubblica, i governi europei avrebbero credibilmente riportato la spesa al livello originario o addirittura l’avrebbero ulteriormente qualificata. Un po’ come quando diciamo “it takes a Nixon to go to China” per dire che solo i forti anti-comunisti repubblicani potevano credibilmente aprire le porte ai rapporti con la Cina rossa.

Ma tant’è.

La nostra Cina, la recessione, c’è e rimane perché il nostro Nixon ha avuto paura di confrontarcisi.

Si chiude un capitolo di Agende sbagliate, profondamente sbagliate. Speriamo presto ne ripartano di nuove, capaci di generare conti pubblici in ordine, crescita economica, ottimismo, speranza, opportunità, fratellanza europea.

18 comments

  1. Funere mersit acerbo (mori’ di morte prematura/G.Carducci): questo e’ quello che si puo’ dire dell’Italia di fronte al rapporto debito/Pil che salira’ a 132. Prepariamoci quindi al “funerale”.
    Altro che ottimismo! Crescita? Impossibile!!
    Dio mio!!

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  2. Riccardo Colangelo

    27/11/2012 @ 22:52

    finalmente numeri!!

    la quantità di chiacchiere, approssimazioni, mancanza di dati o dati senza fondamento che si fanno nei talk show è nauseante.
    raggiunge lo scopo: narcotizzare il pubblico, santificare un governo che

    CI HA SALVATI, HA RESO L’ITALIA CREDIBILE NEL MONDO

    ma de che??

    ora anche Goldman Sachs dice che bisogna investire sull’Italia. mi sembra un po’ “tirata” per supportare un suo ex collaboratore.

    DIAMO NUMERI, DIAMO NUMERI!! ripetiamoli, spieghiamoli agli Italiani perchè capiscano come si vuole tenerli all’oscuro per tenere il potere.

    l’altra sera, a cena con amici, ho sentito uno di loro dire la cifra esatta sulla spesa corrente dello stato. Ma non era uno qualunque, era un altissimo ufficiale delle Armi Navali.
    Diamo numeri a tutti, perchè questa non resti una eccezione.

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    • ^ora anche Goldman Sachs dice che bisogna investire sull’Italia.^
      intendono investire nella sanita’ privata ,,,o nella probabile privatizzazione di asset della sanita’ pubblica…

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  3. genesio volpato

    28/11/2012 @ 09:54

    Buon giorno Prof., le racconto una storia piccola piccola. Ieri consiglio d’Istituto al Liceo Scientifico di cittadella (Padova) la dirigente lo dice chiaro: non abbiamo più soldi x le fotocopie …….dobbiamo pensare a contributo genitori, i quali già contribuiscono alle spese dei progetti per le gite scolastiche…….le fotocopie prof. Piga, ci rendiamo conto ? mancano le fotocopie, la scuola non le acquista. Lo Stato butta miliardi di euro nei caccia-bombardieri…………….. Trovi qualcosa per farci coraggio. Grazie per i suoi interventi.
    saluti

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    • Riccardo Colangelo

      28/11/2012 @ 22:25

      crede davvero che il problema siano gli F35 e non il sistema “legislativo”?

      fermandoci sui numeri, vada a leggersi i dati reperibili sul sito ISTAT relativi al bilancio dello stato, e mi dica se 31 miliardi di euro per il sistema “legislativo” (non servizi al cittadino o infrastrutture, ma sistema delle amministrazioni, per intendersi Fiorito e C) sono corretti. Vedrà che dei 31 miliardi 9 sono per acquisti (non certo carri armati), e vedrà anche che la Difesa ha 6,5 miliardi di acquisti.

      Tra l’altro la spesa per gli F35 è decennale e a venire, mentre il sistema “legislativo” è passato, presente e, se continua così, futuro.

      Torno a dire:

      NUMERI, NUMERI, NUMERI
      leggiamoli, diffondiamoli, capiamoli, poi parliamo e scegliamo a chi dare fiducia (o a chi toglierla, almeno).

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      • concordo che i soldi spesi per la ^difesa^ non siano sprecati
        pero’ F35 qualche -anzi molti- ragionevoli dubbi li pone
        disattesa la ricaduta per l’industria italiana che avrebbe dovuto
        produrne alcune parti
        dubbi sulla reale affidabilita’ efficacia del progetto F35
        molti dubbi sulla variante adattata per il decollo dalla portaerei cavour….
        Sinceramente non ci sarebbe da dispiacersi troppo per un rinvio dell’acquisto degli F35

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  4. leonardo quagliata

    28/11/2012 @ 10:00

    I numeri che leggo sono davvero impressionanti!
    Ma occorre rispondere in modo chiaro e semplice ad una domanda secca:
    a chi giova fare così male all’economia nazionale e, in ultima analisi, alla gran parte dei cittadini-contribuenti, malcelando i numeri del disastro?

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  5. Pingback: Il fallimento dell’Agenda Monti: nessuna luce in fondo al tunnel « Keynes blog

  6. Seguo spesso i suoi commenti e li trovo estremamente lucidi ed interessanti nell’analisi della situazione.

    Non concordo con lei quando -in questo post, ma ne ricordo altri- banalizza come una boutade l’uscita dall’Euro. Ritengo invece sia il momento in cui la questione debba essere discussa con la massima serietà.

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