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Facciamo rinascere gli appalti grazie a Province e Regioni come si fa in Europa

Ricapitolo quello che è successo ieri. Ero nella terra del Galles. Dove Re Edoardo pare abbia costruito, dopo avere schiacciato l’orgoglio gallese, castelli a schiera non tanto perché temeva rivolte o per difendersi da nemici esterni, quanto per ribadire simbolicamente che erano gli inglesi ad avere vinto (Conwy Castle a sinistra).

Ottimo esempio di ottima politica del procurement (degli appalti pubblici) che deve spesso avere più di un obiettivo.

Così ieri sera ci siamo messi appunto a discutere – con i gestori delle stazioni appaltanti gallesi – in questa bella sala col camino dell’Università di Bangor (con mia grande sorpresa anche in gallese, con traduzione in inglese, bellissimo) del come tutelare, oltre all’interesse del contribuente con una spesa pubblica efficiente, il territorio e le imprese locali all’interno della normativa europea così rigida rispetto a quella di Usa, Cina, Brasile, India, Sudafrica che prevedono esplicite garanzie per le PMI (tutelare le PMi negli appalti è equivalente a tutelare l’interesse locale, spero sia chiaro: ve l’immaginate voi una PMI italiana che partecipa ad un bando di gara gallese?).

Specie in un momento in cui crescono le stazioni appaltanti centrali, come la Consip in Italia, favorite dallo sviluppo di internet e dei negozi elettronici, che fanno gare troppo grandi per rendere possibile alle piccole di partecipare. Là dove una PMI protetta oggi (come un bambino) diventerà, invece di scomparire, con una qualche probabilità, una impresa di successo che esporta e crea prosperità, grazie alla domanda pubblica che gli ha insegnato a vendere e produrre in modo competitivo.

Il Regno Unito, con Galles compreso, ha poche stazioni appaltanti, abbastanza grandi per sfruttare economie di scala e competenze dei dirigenti, generando risparmi e qualità, ma diffuse sul territorio appunto per soddisfare il secondo obiettivo di fare quel poco di politica industriale che la normativa europea permette.

Da qui la mia proposta per Bondi: passiamo ad un modello a poche stazioni appaltanti, diffuse sul territorio. Le 20 regionali fanno la sanità. La Consip, a livello centrale, fa 21. Ministero degli Interni e Difesa, fanno 23. E poi i 54 comuni con più di 90.000 abitanti, fanno 77.

E gli altri comuni? Niente più. Le loro domande verranno soddisfatte dalle Province, 110 se non sbaglio. 187 stazioni appaltanti contro le 16.000 circa attuali.

Ma ovviamente non finisce qui. In funzione del valore della spesa, viene fissato il numero e le qualifiche dei funzionari di questa stazioni appaltanti. Devono possedere qualifiche interdisciplinari: tecniche, giuridiche, economiche, organizzative, deontologiche. Entrare a far parte della famiglia professionale dell’acquirente pubblico, del procurer, come nel Regno Unito, diverrà onere o onore. Verranno selezionati con concorsi pubblici nazionali durissimi, da svolgersi ogni anno per il numero di posti disponibili, come in magistratura o per il servizio diplomatico, con compensi alti e crescenti al crescere delle responsabilità.

La valutazione della performance di queste stazioni appaltanti, in funzione di un piano triennale di target da raggiungere con risultati oggettivi e confrontabili, determinerà il bonus annuale da corrispondere alle migliori unità distitesi in quell’anno.

La corruzione di uno dei membri di una stazione appaltante comporterà penalità per tutti i dipendenti di quella stazione, e la sospensione immediata degli effetti economici contratto dopo sentenza di primo grado, con espulsione in caso di sentenza definitiva di condanna.

Le promozioni, altrettanto selettive, saranno basate su risultati e competenze raggiunti.

Il costo di questo investimento? Nullo rispetto ai vantaggi che questa struttura generarebbe per il contribuente ed il territorio, comprese le sue PMI.

La proporrò ai grandi Viaggiatorinmovimento, vediamo che dicono.

6 comments

  1. Professore,
    Per i soli beni e servizi la spesa è di 130mld€/anno. Auto blu, siringhe, ma anche elettricita, carburanti, telefonia, ecc. Ecc.. Mercati locali? no, nazionali. solo l’aggregazione nazionale puo generare efficienza. per merceologie “locali” la pessima qualita della spesa gia sparpaglia risorse preziose… ma manca qualcosa? Chi manca al l’appello? LAVORI. Innominati, innominabili, tabù anche per BONDI (fuori dal suo perimetro di azione). Eppure la spesa annua per lavori è altrettanta (30mld a carico del pubblico e 100 in PPP). INTOCCABILE! Eppure non si può dire che manchino le incompiut, gli sprechi, ecc. Solo che non ci sono dati ed evidenze. Appalti aggiudicati al massimo ribasso (quale virtuosità viene sbandierata!) ma che costano molto ma molto di più grazie a riserve, arbitrati, ecc. CONTINUIAMO A PARLARE SOLO DI BENI E SERVIZI, AVANTI!

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  2. francesco russo

    12/10/2012 @ 08:18

    Ridurre il numero delle STAZIONI APPALTANTI mi semb ra una ottima idea, anche se la vedo più di medio periodo (cinque anni almeno), mentre noi abbiamo la forte necessità di combattere ORA e di usare quantomeno l’ OSTRAKOS greco i malfattori vigliacchi e corrotti-concussi che depredano le poche risorse pubbliche nel settore forniture beni e servizi.
    Ma è una buona pensata. Che va accoppiata ovviamente a lauti emolumenti (di posizione e risultato) per chi lavora ivi, assoluta TRASPARENZA E TRACCIBILITA’ online aperta a tutti delle procedure (comprese quelle endoprocedimentali e non solo i provvedimenti) e NATURALMENTE abolizione totale di tutte le altre stazioni appaltanti attualmente esistenti.
    Ovviamente va stabilito (secondo me con provvedimento di legge e non di rango ministeriale) che cosa NEL DETTAGLIO può e deve essere essere appaltato da queste MEGA STAZIONI appaltanti a seconda che siano REGIONI, PROVINCIE, CONSIP.

    Mi sembra una buona anzi una ottima IDEA.
    Portiamola ai media e poi alle Camere.

    Franco Russo

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  3. Parole del ministro Profumo:

    “Credo veramente che il Paese dobbiamo un po’ allenarlo, dobbiamo usare un po’ di bastone e un po’ di carota, qualche volta dobbiamo utilizzare un po’ di più il bastone e un po’ meno la carota, altre volte viceversa ma non troppa carota”

    Lei che cerca a tutti i costi la mediazione pensa che con gente simile possa valere davvero “il potere della parola e della razionalità”?
    Ci sono migliaia di studenti per strada che ricordano sarcasticamente questa frase indegna al ministro portando in corteo delle carote; lei ha qualcosa da dire a questi ragazzi?
    Condivide lo sdegno per quella frase brutalmente padronale espresso dagli insegnanti suoi colleghi che partecipano alla manifestazione?

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  4. Ma proprio ora che le PMI italiane riescono a lavorare bene su mercato elettronico Consip e riescono ad aggregar si in modo virtuoso a grandi imprese, andiamo ad impostare un modello che frammenta?
    Esistono gare nazionali e gare europee, non esistono GARE PROVINCIALI !
    Perché dovrebbe essere più efficiente di ha gara nazionale, una gara provinciale per la telefonia?
    E chi parteciperebbe se non gli operatori mazionali?

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    • Come che frammenta? Lei sa che per Consip passa poco più del 3% degli acquisti e che ci sono 16.000 punti ordinanti?
      Se lei riuscisse ad abatterle a 200 sarebbe cavaliere della repubblica!
      Gare europee fatte dalla provincia ovviamente, se superano la soglia. Oggi più del 90% delle gare (vado a memoria) è sottosoglia.
      Credo che la telefonia sia una gara da far fare a Consip, certo. Ma sa quante gare ci sono oltre alla telefonia?

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  5. Riccardo Colangelo

    12/10/2012 @ 17:09

    Ottimo spunto, anche se, come sai bene, c’è da lavorarci su perché ci sono altre aree da coprire.

    Per realizzarlo deve essere anche affrontato il problema del FUNZIONAMENTO delle centrali di acquisto, non basta assumere un po’ di persone, fare un’altra legge e metterci una etichetta. Come mi insegni, in tutta la PA tutt’ora, in barba alla “Trasformazione dello Stato” (v. riforma Bassanini), vige il principio della centralità della norma e dell’operare per adempimenti, rispetto a quello della centralità degli obiettivi nel rispetto della norma. E questo non è un fatto secondario, perché fa sì che nelle stazioni appaltanti prevalga la cultura giuridica a scapito di quella di mercato, sia per impreparazione che come autotutela per evitare i “colpi” della Corte dei Conti con il danno erariale.

    Adottando le massime di vita di un importante direttore acquisti pubblico “la forma è sostanza”, e “quello che è urgente non è importante”. Magari anche accettando che intervenga il TAR.
    Quest’ultimo problema può essere affrontato meglio con il ridisegno della mappa e la riduzione delle stazioni appaltanti, facilitando le iniziative per diffondere la cultura del mercato, creare e diffondere un modello operativo omogeneo, migliorare la qualità della loro azione, rendere comparabili le procedure ed i risultati, stabilire dei KPI comuni, riducendo anche i costi per la loro organizzazione, implementazione, gestione.

    Ma la riduzione delle stazioni appaltanti, se favorisce le economie di scala, dovrebbe essere completata con la riduzione dei tempi di pagamento, per eliminare il doppio binario tra privato e pubblico che il mercato adotta per assorbire i ritardi di pagamento.

    Questo per quanto riguarda l’aspetto del modus operandi, cioè del puro “acquisto”, che sappiamo bene di per sé non comprende ancora il giudizio sulla sua utilità (ottimo risparmiare) o inutilità (risparmiare non serve, va evitato perché è una perdita secca) in relazione agli obiettivi delle amministrazioni/enti/aziende pubbliche.

    Per adesso hai riferito della tua esperienza anglosassone sui fatti organizzativi. Mi aspetto che prossimamente parlerai anche di quelli sostanziali.
    Sai bene che in UK la gestione del denaro pubblico parte dal principio dello spendere “wisely and well” (non è solo l’espressione della Thatcher, ma è il principio affermato dalle linee guida del NAO), con l’utilizzo della metodologia del Value for Money per valutare la coerenza tra spesa e benefici ottenuti, e da una Spending review che determina non i tagli, ma l’indirizzo strategico del budget (dove è strategicamente opportuno spendere).

    La Spending review impatta sugli acquisti pubblici, ma non come si pensa in genere per risparmiare sulla singola spesa. Acquistare una Montblanc col ribasso del 40% comporta una spesa sempre almeno 150 volte superiore a comperare una BIC. Ed ambedue servono allo stesso fine: scrivere. Non è evidente che con la Montblanc i concetti espressi siano migliori. Il punto non è il prezzo, ma l’utilità del “prezzo”, cioè del bene/servizio/lavoro che compro, non il prezzo del COSA compro, ma il PERCHÈ compro, per fare che.

    Se analizziamo i dati effettivi sugli acquisti pubblici, quelli dettagliati e non le sintesi, sono composti da due voci, i consumi intermedi (quelli funzionali al raggiungimento degli obiettivi dell’organizzazione) e gli acquisti market, relativi ai conferimenti in natura, detto in soldoni la ricetta rossa che portiamo in farmacia o le analisi che facciamo nei laboratori convenzionati, cioè in grande maggioranza la sanità in convenzione. Il rapporto tra essi è nell’ordine (miliardi di euro) 90/45, sui 135 mil di spesa per acquisti. Quindi quella aggredibile con le centrali di acquisto è 90 miliardi (cfr. dati ISTAT, Bilancio dello Stato, Rapporto Giarda).

    Questo lo dico perché per avere effetti, la Spending review deve identificare anzitutto gli sprechi, le spese che non generano benefici, poi verificare il rapporto costi/benefici per quelle che il beneficio lo generano. La prima riduzione sugli acquisti è eliminare quelli finalizzati a processi (“consumi intermedi”) che non aggiungono valore.
    Sempre per essere in tema con la quantificazione, se si prende nel bilancio dello Stato la voce “Spese generali”, questa cuba 39,790 miliardi, su 309,970 miliardi totali, dei quali 22 come spese per “Organi esecutivi e legislativi, attività finanziari e fiscali e affari esteri”, composti da 12,6 per retribuzioni e 9,4 per consumi intermedi. Ma cosa ci fanno le amministrazioni pubbliche con 9 miliardi di acquisti di funzionamento contro i 6 miliardi di acquisti di funzionamento della Difesa?

    Sintetizzando questo sproloquio:

    corretto, riduciamo il numero di stazioni appaltanti, miglioriamone l’efficacia, facciamo economie di scala, (spendere WELL) ma

    utilizziamo il by product della conoscenza della spesa che ci verrà dalle centrali di acquisto per mettere in relazione il COSA si compra col PERCHÈ si compra, per sottoporre ai decisori i dati e favorire le decisioni sul dove spendere (spendere WISELY).

    È un obiettivo sfidante, cambiare lo Stato partendo dalle operations. A mio avviso è anche l’unica opportunità che abbiamo.

    Su questi obiettivi sono con te.

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