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Difendiamo la nostra Patria dal Nemico.

Ho fatto il servizio militare. Nel dicembre del 1987 entrai dai cancelli della Scuola di Fanteria e Cavalleria di Cesano come fante del 77mo Battaglione Meccanizzato. Ne uscii come Caporale Maggiore circa 12 mesi dopo. Entrai da “spina”, uscii da “nonno”. Ma soprattutto ne uscii, credo, una persona nuova.

Foto tratta dal sito fotofamilia.it.

Una esperienza unica. Dura, difficile, per certi versi stressante. Eppure potente. Ebbi modo di conoscere persone fuori dal mio ambiente, provenienti da classi sociali diverse dalla mia, da città lontane dalla mia Roma, che mai avrei potuto conoscere altrimenti. Mai, datemi retta.

Persone incredibilmente uniche, spesso meravigliose. C’era chi entrò analfabeta e uscì con la licenza elementare. Chi con quest’ultima entrò e con la licenza media uscì. C’è chi del Sud non aveva mai conosciuto una persona. C’è chi del Nord non sapeva nemmeno i capoluoghi di regione.

Ci aiutavamo a vicenda per sopravvivere in condizioni non sempre facili. Un’intera nazione di giovani si conobbe e dunque si unì. Senza saperlo, davamo forza e linfa vitale al nostro Paese, ponevamo le basi per lavorare assieme, una volta congedati, per il successo collettivo.

Oggi non abbiamo  più bisogno di difenderci da un nemico esterno. Ma da un nuovo nemico, tutto attorno a noi, forse sì.

I nostri giovani non partecipano più, nemmeno per un breve periodo della loro vita, ad un progetto di costruzione collettiva come quello a cui partecipammo noi. Un progetto che gli darebbe sicurezza ed orgoglio, che gli insegnerebbe l’importanza di dare e di fare squadra assieme.

E nulla si fa per metterli nelle condizioni di costruire qualcosa per il Paese. Basta guardare allo stato del nostro Servizio Civile, a cui potrebbe essere affidato il rilancio delle nostre infrastrutture pubbliche, come chiediamo anche nel nostro appello per un nuovo Rinascimento.

Dal Sole 24 Ore: “A quarant’anni dalla legge che ha istituito l’obiezione di coscienza (la n.772 del 1972) il servizio civile nazionale rischia di chiudere i battenti per mancanza di fondi. Se non saranno reintegrate, infatti, le risorse disponibili, che la legge di stabilità 2012 (legge 183/2011) ha ridotto dai 113 milioni all’anno per il 2012, il 2013 e il 2014 a 68,8 milioni per il 2012, 76,3 milioni per il 2013 e 83,8 milioni per il 2014, è a rischio la partenza di volontari per il 2013. Per il momento, l’Ufficio nazionale per il servizio civile non ha, infatti, pubblicato alcuna data per il deposito di nuovi progetti, da parte degli oltre 3.500 enti accreditati, per l’anno prossimo.”

Ecco. L’elemosina è servita.

Dove sono i progetti per i giovani? Dove gli ideali da chieder loro di rilanciare, per ridare forza alla nostra nazione? Cosa ci vorrebbe, quanto sforzo via dal grigiore, per dedicare 1% di PIL per farli lavorare in un nuovo  servizio civile, a servizio cioè del nostro incredibilmente vetusto ma potenzialmente meraviglioso Patrimonio Pubblico?

Charlie Chaplin disse “la gioventù costituisce uno straordinario elemento di ottimismo perché sente d’istinto che l’avversità non è che temporanea”. Verissimo. Solo loro hanno quel patrimonio di energia positiva da mettere al servizio del rilancio del Paese. E solo noi possiamo impedirglielo spengendo l’interruttore.

Parta oggi, finito il dibattito sulle liberalizzazioni dei vari mercati, il vero programma di rilancio del Paese.

One comment

  1. Il servizio militare, che peraltro non ho fatto, era in effetti il vero e autentico apprendistato per i giovani. Non solo per imparare un mestiere, cosa che comunque è successa per molti, quanto piuttosto per imparare a lavorare insieme, cosa che poi avviene in ogni azienda, e per imparare la disciplina, cosa comunque richiesta in ogni azienda. E la cosa era fondamentale soprattutto per i maschi, tendenzialmente molto più individualisti delle femmine, forse per ancestrali ragioni culturali – argomento che comunque esula dal merito del post
    Non ricordo bene chi principalmente propugnò l’abolizione della leva obbligatoria, ma chi lo ha fatto senza considerare le conseguenze e quindi pensare ad alternative, non ha comunque reso un buon servigio all’Italia.
    Ma l’Italia è piena di effetti secondari negativi indesiderati dei leggi nate per tutti altri scopi e di cui non si è mai valutato il vero effetto.
    Spesso mi chiedo quanto un mercato immobiliare folle, dove un giovane in città non può, stante i prezzi altissimi, comprarsi una casa, a meno che lo aiutino i genitori, non sia in larga parte la conseguenza del combinato disposto di due leggi che videro la luce nello stesso periodo: equo canone e divorzio.
    L’equo canone era una follia che distorceva il mercato degli affiti, ma forse non avrebbe creato danni più di tanto se contemporaneamente la legge sul divorzio non avesse portato a un cambiamento delle richieste abitative.
    Non voglio certo dire che non si doveva fare la legge sul divorzio, quella che non si doveva fare era quella sull’equo canone, solo che quando si fanno le cose bisogna pensarci su attentamente

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