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Di nuovo? Un altro studio sul moltiplicatore che mette a nudo la stupida austerità

Come molti altri previsori macroeconomici, abbiamo abbondantemente sovrastimato la forza della crescita dell’economia negli ultimo due anni”.

Comincia così il mea culpa dell’autorità britannica indipendente, l’Ufficio della Responsabilità del Budget, incaricata di indicare le previsioni macroeconomiche da utilizzare per elaborare il piano economico delle scelte di finanza pubblica fatte dal Governo britannico.

Avrebbero dovuto aggiungere: “al contrario di tanti altri previsori macroeconomici ufficiali, lo diciamo esplicitamente, in tempo, formalmente, trasparentemente  e cerchiamo di capire e spiegarvi il perché di questo errore”.

In attesa che il potere di decidere quanto crescerà l’economia italiana ai fini del calcolo dell’andamento dei conti pubblici sia levato a Ragioneria e Tesoro e si crei anche da noi una simile autorità indipendente, così da evitare errori di previsione del 3,6% come è accaduto nel giro di 1 anno per il 2012, andiamo a vedere cosa ci dice il rapporto britannico.

L’errore che si preoccupano di spiegare è quello di avere stimato una crescita del PIL del 5,7 per cento dal primo trimestre 2010 al secondo trimestre 2012, invece dello 0,9%. In poco più di due anni del 5%. Un errore non ampio come il Tesoro italiano, ma ci siamo quasi.

Ebbene, a spiegare una buona parte di questo errore sul PIL, dice il rapporto, c’è la sottostima dell’impatto che queste manovre restrittive hanno avuto sul PIL stesso: il moltiplicatore della spesa e delle tasse, ossia di quanto scende il PIL se facciamo scendere queste dell’1% del PIL, è stato abbondantemente sottostimato.

Era stato previsto pari a 0,3 per le tasse ed 1 per la spesa (diminuisce di 1 euro la spesa pubblica? Diminuisce di 1 euro il PIL), con un effetto a scemare nel tempo. In media, 0,6.

Notate che comunque era stato previsto correttamente che meno spesa pubblica implica meno PIL, sconfessando, se ancora ce n’era bisogno, le analisi di coloro che dicono che meno spesa pubblica fa bene al PIL ed all’occupazione. E dice anche, vi prego di notare, che tagliare la spesa pubblica – in questa acuta recessione – fa più male all’economia che aumentare le tasse.

Cosa trovano i valenti funzionari dell’Autorità britannica? Che il vero moltiplicatore è stato più del doppio dello 0,6 previsto: 1,3. Quando hanno cioè ridotto la spesa pubblica o aumentato le tasse di 1 euro il PIL è sceso di 1,3 euro, altro che 0,6. Di più, scende il PIL, se il carico dell’aggiustamento si concentra solo su tagli di spesa.

E poi vi chiedete perché quando tagliate la spesa pubblica i conti pubblici peggiorano? Pfui.

Rovesciate ora l’analisi e chiedetevi cosa sarebbe successo se avessero aumentato la spesa pubblica: crescita economica e conti pubblici a posto.

Speriamo che il fatto che siano indipendenti li porti a suggerire un nuovo approccio alla politica fiscale: se la rivoluzione comincia nel Regno Unito, chissà, forse potrebbe portare a auspicabili ripensamenti sulla stupida austerità dell’Europa e dell’Italia.

25 comments

  1. Ci stanno arrivando tutti, mancano Bruxelles e Berlino. Poi, forse, invertiremo la rotta (sempre che non sia troppo tardi…).

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    • Caro Patrik,
      secondo me a Bruxelles, a Berlino, a Londra e ovunque ci sono arrivati da taaaaaanto tempo, anzi lo sapevano dall’inizio.
      Vedi, il fatto è che non posso credere che una cosa che un’ignorante come me ha capito da mesi, non sia ancora a chiara a politici e tecnici. E non posso neppure credere che facciano errori così grossolani. E, se anche fosse, non posso credere che non vedano i risultati disastrosi delle loro politiche.
      Pertanto non sono affatto certa che ci sarà un’inversione di rotta, a mio avviso la rotta che vogliono seguire è questa.

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  2. Elena Bombardieri

    23/10/2012 @ 12:39

    Ringrazio per la continua crescita culturale e personale che ci regala con il suo Blog, tuttavia rimango ancora scettica sul rapporto tra il moltiplicatore di Keynes e la variazione della spesa pubblica o delle tasse. Se fossimo scienziati veri, che so al test di un nuovo farmaco, pretenderemmo una popolazione significativa per la sperimentazione, pretenderemmo la classificazione della popolazione da trattare con il farmaco e con il placebo in base a parametri che assicurino l’attendibilità del test. Continuo a pensare che il moltiplicatore varia in funzione di molti parametri: – se riduco le tasse solo ad un settore in forte concorrenza con l’estero e creo un’asimmetria a favore di quel settore in quello stato, non avrò un moltiplicatore del PIL insperato? Il contrario della tassa sul lusso applicata in Italia insomma? – se aumento la spesa pubblica da 4 a 14 Milioni annui per le disponibilità dei gruppi della regione lazio, di quanto aumenta il PIL? Io credo lei possa avere ragione sul moltiplicatore se calcolato nel periodo del New Deal di Roosvelt, ma non sarei tanto sicura di ottenere lo stesso risultato se lo applicassimo all’Italia di oggi, probabilmente nemmeno a parità di misure. Mentre lavoravamo in Consip mi colpì il motto del sito “Contro Consip”, che era: “non avrete altri diritti all’infuori di quelli che avrete saputo conquistarvi”. Ad oggi l’Italia non si merita ancora la fiducia che vorremmo darle. Lei ha fondato “i viaggiatori”, ci mette la faccia, propone le quote lattanti, scrive a Monti… Io anche scrivo a Monti con mio marito su altri temi (http://www.key4biz.it/News/2012/10/05/Policy/ott_paradisi_fiscali_google_amazon_apple_213041.html), aderisco a Fermare il declino, leggo il suo blog, tengo d’occhio i grillini romani da anni… ma finchè non vinciamo la battaglia sulla rivoluzione culturale italiana e diventiamo tanti e mettiamo in atto il cambiamento forse è meglio l’austerity della Merkel che ci costringerà a creare meno disastri mentre i migliori sopravvivono qui o fanno esperienza all’estero. A cambiamento avvenuto, spero non ci vogliano anni e spero senza passare da una Grecia 2, proporrei l’lItalia per la sperimentazione!!!

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    • E’ vero, non abbiamo dati su espansione: perché non l’abbiamo mai fatta. Ma sappiamo, da 1000 esperimenti sulla pelle delle persone, che l’austerità è recessiva.
      Tempo di provarci. E: è vero che se spesa è mera corruzione non è spesa ma trasferimento, quindi moltiplicatore zero o negativo per tasse che pagano la spesa. Ma noi abbiamo governo stellare e la Grecia è sotto la troika: è sicuro che non ci sarà nemmeno il 10% dei sprechi …

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    • Mi scuso in anticipo per l’intromissione. Basta dare uno sguardo per quantificare come la “spesa pubblica italiana” che “tanto male al deficit fa” sia in realtà da molti e molti anni “gonfiata” dal peso degli interessi (scelta derivante dal divorzio BdI/Tesoro 1981 che ne è causa scatenante). Ora, al netto di essi, è palese il nostro avanzo primario che (per)dura da circa un ventennio: cioè diamo allo Stato in tasse molto più di quanto riceviamo in servizi. Detto questo mi chiedo – tenendo conto che la crociata contro lo spreco è giusta e ovvia ma non va fatta ora in tempi di “vacche magre”, ed il moltiplicatore “all’inverso” che il governo Monti sta utilizzando è qui a dimostrarcelo – come è possibile affermare che, in un periodo di piena crisi di domanda, l’austerità propinata (stupidamente) dalla Merkel ai vicini (ma da sempre considerati concorrenti) europei, cioè a noi, sia il volàno per veder “emergere” i migliori, cioè possa essere considerata una “cosa buona e giusta”? Questo concetto talmente darwinistico dell’economia, che ricordiamoci dovrebbe essere al servizio dell’uomo e non il contrario, è figlia della concezione competitiva della vita che è stata insinuata nelle nostre menti, dove non c’è spazio per le materie umanistiche, quali la filosofia, la musica, la storia, che di fatto vengono tagliate (con i tagli al settore scolastico) per trasformare l’educazione in un corso di formazione professionale dove saremo tutti bravi esecutori, non bravi pensatori http://www.truthdig.com/report/item/how_to_think_20120709/ . Non esistono solo i dati quindi, ed è più bravo chi ne ricorda o genera di più, ma chi sa pensare, sa metterli assieme, usare il proprio pensiero e cervello come ad esempio hanno fatto i premi Nobel Shapley e Roth, nel cui studio premiato non ci sono formule matematiche! Allora dire che la spesa pubblica è meglio non farla perchè sennò va tutta a finire in corruzione, o che “Ad oggi l’Italia non si merita ancora la fiducia che vorremmo darle” sono affermazioni miopi e senza senso logico. L’austerithy merkeliana, figlia del pensiero Bundesbank, è il peggio che l’UEM si potesse ritrovare come guida. Se è questo è il migliore che dovrebbe sopravvivere, beh, stiamo freschi… Concludo infine sul programma di Fermare il declino, il cui nome è monco in quanto manca il periodo “causato dalle nostre idee fin qui attuate”. I punti 1-2-4, per fare un esempio, sono quelle operazioni che eminenti economisti hanno definito, prendendo a confronto quelle effettuate nel 1992, le “svendite” che hanno impoverito lo Stato italiano ed i suoi cittadini. Non credo proprio che siano la soluzione.

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  3. Vediamo se ho capito:
    se io faccio calare la spesa pubblica di 1€, cala il PIL di 1,3€, ma questo fa calare il gettito (supponendo la tassazione al 50%) di 0,65€ quindi il risparmio finale è 1-0,65=0,35€ …
    Quindi cala il debito di 0,35 e cala il PIL di 1,3?!? wow spero di aver sbagliato il calcolo!!

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  4. Pingback: Anche il Regno Unito conferma: Keynes aveva ragione « Keynes blog

  5. Pingback: Sul moltiplicatore di Keynes… | elenabombardieri

  6. “Ad oggi l’Italia non si merita ancora la fiducia che vorremmo darle” sono affermazioni miopi e senza senso logico. L’austerithy merkeliana, figlia del pensiero Bundesbank, è il peggio che l’UEM si potesse ritrovare come guida”

    a mio parere questo non è vero , nel senso che la politica in germania è dattata dal settore privato quindi grande industria
    e grandi banche…la buba non c’entra poco con l’uem
    anzi l’uem non è certo cosi’ ben voluto dalla buba che rappresenta piu’ degli interessi connessi allo stato…
    Lo sottolineo perchè il messaggio che sottondente la visione
    di piga è ‘dobbiamo convincere la germania ,inteso come stato,
    a sognare e desiderare gli stati uniti d’europa…’ ma a mio avviso
    sbagliate interlocutore , perchè prima dovreste convincere la grane industria e la grande finanza tedesca a sognare gli stati
    uniti d’europa…

    Ho trovato una trascrizione di un intervista a heiner flassbeck
    nel 2008! leggetela con attenzione perchè i problemi di cui discutiamo sono noti e presenti da molti anni…

    http://cultcornerinfo.blogspot.it/2008/11/prigionieri-del-supereuro.html

    Flassbeck ci dice gia’ nel 2008 cosa dovrebbe fare la ^germania^
    per sostenere l’uem e costruire gli stati unite d’europa…
    e dice anche che non lo fara’ mai! Ora la successione degli eventi
    dal 2008 a oggi mi sembra stia andando nella direzione peggiore possibile , possiamo concordarlo …Ai paesi creditori^
    dell’eurozona non interessa affatto la sorte dei paesi debitori ^
    (dell’eurozona) che debbano passare attravero 7 o 10 anni di recessione e deflazione per reallinearsi macroeconomicamente
    e ^fare le riforme e i compiti a casa^
    Questo è grave , dobbiamo riconoscerlo

    Comunque il dibattito in italia è praticamente inesistente quindi
    gli italiani comunque subiranno e gradiranno subire le decisoni
    di qualche elite …

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    • Parafrasando un noto economista, “the dominant social force behind authority” che sottointendevo erano appunto imprese e banche…

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  7. voi scherzate …. sul debito che fa boom…

    :)

    pero’ gia’ lo sapevano che il debito avrebbe fatto boom…

    e a qualcuno conviene…

    -_-,
    ^^

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  8. Probabilmente non è chiaro il problema. Il risparmio dei cittadini non è in discussione. La sanità costa e non esistono pasti gratis. Qualcuno la deve pagare, finanziare. Se vuoi una buona sanità qualcuno (tutti o quasi) deve metterci i soldi. Il sistema Bismark toglie la spesa gestionale dallo stato (quindi diminuisce la spesa pubblica su PIL) e fa in modo che la sanità ottenga risorse diverse (anche maggiori, direi) anche se alla fine sono sempre soldi che escono dalla nostra tasche. E da quali altre tasche dovrebbero uscire? Poi personalmente sapendo che prima o poi tocca a tutti ed anche a me, preferisco vivere dove il sistema spende (bene) il 12% del PIL in sanità rispetto a dove spende (male) il 7%. Il sistema Bismark riesce ad affidare alla sanità piu’ risorse, fuori dalla contabilità pubblica, che poi bisogna verificare bene non siano sprecate. E questo è un compito sussidiario che lo Stato, nelle sue articolazioni, puo’ svolgere. Da gestore a controllore, eliminando un conflitto di interessi come oggi.

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  9. MarcoMarinozzi

    31/10/2012 @ 09:21

    Gent.mo Prof. Piga, essendo stato un grande estimatore di Keynes mi permetto di di esprimere alcune riserve in merito alla funzione della spesa pubblica da Lei descritta. Personalmente sono d’accordo con Lei quando sostiene che l’austerità fine a se stessa non produce alcun vantaggio, men che meno sulla salute dello Stato e dell’economia.
    Giustifico questo partendo dal fatto che la spesa pubblica deriva necessariamente dall’esercizio della tassazione sull’economia. Lo stato in sostanza non può spendere senza ricevere risorse da chi produce. Più spesa vuol dire quindi necessariamente più tasse (o più debiti finanziati con il risparmio, quindi brucio quanto prodotto in più in precedenza). Attualmente l’aumento delle tasse sta aggravando la recessione, essendo poi usate per ridurre il deficit e non il debito sono usate per pagare la spesa. Ma niente crescita. Niente crescita perchè la tassazione ha ammazzato le aziende, quindi meno posti di lavoro e meno contributi….e cosi via. E’ questa la spirale in cui siamo entrati. L’aumento dei consumi che genera prodotto paventato da Keynes può essere sostenuto all’infinito solo dall’aumento del debito. Di questo tipo di sviluppo stiamo pagando il prezzo ora con la bolla americana, del debito regalato a chiunque. In Italia poi c’è il problema della tassazione che si è mangiata quasi tutto il Pil prodotto in più negli anni precedenti. Ritengo che sia questa la causa di tutti i nostri problemi. Mi scuso per il disturbo arrecatoLe.

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    • quale disturbo? grazie!
      C’è del vero nelle sue parole. Le dico come la vedo io.
      Le imprese hanno bisogno di meno pressione fiscale e più spesa pubblica di qualità, non se ne esce solo con meno pressione fiscale via minore spesa pubblica.
      L’alta pressione fiscale la abbatte con la riduzione dell’economia del settore irregolare, che per di più cresce con la recessione. Quindi lotta alla recessione e lotta all’irregolare. Per combattere la recessione serve più domanda pubblica, non meno. Per meno settore irregolare da un lato serve riforma dei costi per le imprese della burocrazia e dall’altro riduzione diretta dell’evasione. La riduzione diretta dell’evasione passa per la creazione di un conflitto d’interessi tra contribuente-consumatore e venditore: per esempio a Taiwan usano i biglietti gratis delle lotterie sullo scontrino fiscale.
      Per avere spesa di maggiore qualità, oltre alla riduzione dei costi della burocrazia di cui sopra, ha bisogno di lotta agli sprechi ed utilizzo delle risorse derivanti da questa per far fronte alle enormi carenze del nostro capitale pubblico a supporto della produttività delle imprese: scuola, sanità, università, strade, ecc.
      Come vede, no c’è bisogno di maggiore debito.

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      • MarcoMarinozzi

        08/11/2012 @ 15:10

        La ringrazio per l’interessamento, sono d’accordo con la sua analisi relativa alla rivisitazione della spesa ed alla riduzione dell’evasione , ma nutro forti dubbi sulla lettura keynesiana della spesa pubblica ( in effetti avevo scritto che SONO STATO un estimatore di keynes). I dubbi derivano dal considerare la spesa pubblica come parte attiva del pil. Personalmente credo che la spesa pubblica (badi bene credo che sia indispensabile in molti casi) non faccia altro da intermediario per allocare risorse. Ma naturalmente questo è un mio personale parere. La ringrazio ancora

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  10. Non mi capita mai di fare commenti sui blog che leggo, ma in questo caso faccio un’eccezione, perche’ il blog merita davvero e voglio scriverlo a chiare lettere.

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