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Dignità e crescita.

Tutto il corsivo è tratto da Istat, ieri. Nel quarto trimestre del 2011 il prodotto interno lordo (PIL), espresso in valori concatenati con anno di riferimento 2005, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è diminuito dello 0,7% rispetto al trimestre precedente e dello 0,4% nei confronti del quarto trimestre del 2010.

Nel complesso, il Pil dei paesi dell’area Euro è diminuito dello 0,3% rispetto al trimestre precedente ed è aumentato dello 0,7% nel confronto con lo stesso trimestre del 2010.

Crescita acquisita: crescita annuale che si otterrebbe in presenza di una variazione congiunturale nulla nei restanti trimestri dell’anno. La crescita acquisita per il 2012 è pari a -0,5%.

Nell’ambito dei consumi finali, la spesa delle famiglie residenti è diminuita dello 0,7%, quella della Pubblica Amministrazione (PA) e delle Istituzioni Sociali Private (ISP) dello 0,6%. 

Segantini Giovanni, Il lavoratore della terra o Lavoratore dei campi

Gli investimenti fissi lordi hanno segnato nel complesso una diminuzione del 3,1%. In particolare, la riduzione è stata pari al 4,6% per la spesa in macchinari e altri prodotti, al 3,4% per gli investimenti in mezzi di trasporto e all’1,8% per gli investimenti in costruzioni.

Il grafico è il grafico di una enorme sconfitta della nostra politica. Il PIL odierno è quasi al livello del 2000, quando eravamo circa 4 milioni in meno di abitanti.

La politica economica odierna si inserisce in questo contesto aggravando la contrazione del PIL rispetto a quanto era nella nostre capacità fare. Ciò peggiora la stabilità dei nostri conti pubblici anziché migliorarli.

Come la Spagna, nel 2012 non raggiungeremo gli obiettivi di bilancio previsti: la crescita stimata  dal Governo, più 0,5, è indicata ufficialmente dall’Istat essere di 1 punto percentuale più bassa. Circa 0,5% di deficit-PIL in più rispetto a quanto comunicato a Bruxelles. Eccola per voi la minore crescita che genera instabilità.

Fa bene Monti a non discutere di tutto ciò e a non preoccuparsi che la Commissione Europea si azzardi a richiamarci come ha fatto con la Spagna. A quel punto dovremmo fare come la Spagna e mostrare l’orgoglio minimo che ha avuto Rajoy e non piegarci ai diktat stupidi di Bruxelles e non accettare di raggiungere l’obiettivo precedente con altre manovre, perché ciò peggiorerebbe ulteriormente lo stato dell’economia italiana.

Siamo certi che il nostro Presidente abbia già mandato i giusti messaggi al Commissario Rehn. Ma non basta. Il quadro dipinto dall’Istat è un resoconto di una economia inviluppata, senza entusiasmo, timorosa, in alcune areee importanti del paese spaventata e depressa. La cui dignità è a rischio.

La riforma delle pensioni ha fatto stracciare tantissimi piani di assunzioni di giovani entusiasti per tenere in azienda anziani non sempre felici di rimanere. Dei tassisti non si sa più nulla. Dell’art.18 temiamo l’irrilevanza e vorremmo sapere dal Ministro Fornero con quale modello studiato sui libri di testo di economia intende raggiungere una disoccupazione del 5% come da lei dichiarato ed in quanto tempo. Speriamo vivamente che le sue affermazioni siano basate su rigorose analisi e non su piani elettorali più propri di politici demagoghi: la gente non va presa in giro. Sui pagamenti ritardati alle imprese speriamo veramente tanto che Banca d’Italia e Governo facciano il miracolo: sarebbe una vera riforma di questo Governo, con un qualche impatto rilevante per l’economia.

Questo Governo ha reso l’Italia momentaneamente più degna di se stessa. Ma la dignità che perdura viene dalla bellezza di quel che riusciamo a fare e dal lavoro che ci fa sudare e tornare a casa mai umiliati di fronte alle nostre famiglie. E’ tempo di capirlo.

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