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Consulting Review

Ieri a discutere per rappresentare lo stato della consulenza in Italia per la relazione annuale Assoconsult (presto il video). Tor Vergata (la mia università) partecipa – ricevendo ed elaborando i dati dell’industria della consulenza – tramite l’Osservatorio della Consulenza, gestito in comune tra le due istituzioni.

PS: Potrei avere dunque un conflitto d’interessi in quanto segue, ma è vero che è la nostra passione per questo argomento che ci ha portato a farci trovare da Assoconsult ed a fare ricerca insieme, perché ci crediamo molto. Quindi vado avanti.

A dirvi cosa. A guardare questo grafico. Lo stato di ritardo di questo settore (management consulting) che per noi pesa lo 0,2% di PIL mentre in Europa in media pesa più dello 0,5% e nel Regno Unito più dell’1%. Industria forte che esporta servizi. A chi? Ai paesi forti di manifatturiero ovviamente, come Cina ed India, che non hanno competenze analoghe nella consulenza e ne abbisognano. Una rete di intelligence industriale e ricchezza niente male.

E come mai la grandi potenze secondo voi hanno una grande industria della consulenza? Basta chiederlo al Regno Unito. Il 30% del suo fatturato è generato nel settore pubblico. Si chiama … politica industriale. Li si fa lavorare con la P.A., questi nostri consulenti, imparano il mestiere e poi… vanno a conquistare mercati altrove, nel mondo.

Da noi? Altro che 30%. Meno del 12%, 400 milioni. Una miseria. Che, se aumentata, porterebbe ad aumentare: a) competenze P.A. (e Dio sa se ne abbiamo bisogno per rilanciare la produttività del nostro sistema economico), b) occupazione e reddito in quel settore, c) capacità di competere da pari a pari sul mercato globale, con ulteriore reddito ed occupazione.

Ci vorrebbe poco per portare la macchina della consulenza a pieno regime verso la media europea dello 0,5% di PIL, bastano 4 miliardi di euro, da dedicare a gare per la consulenza su grandi progetti (spending review per assistere Bondi e sussidi per assistere le giovani start-up e le piccole e medie imprese nel migliorare i loro processi interni così da permettergli di internazionalizzarsi più rapidamente).

Ora attenzione. Questo non significa che si debba spendere di più sulla consulenza nel suo complesso. Anche perché le spese di consulenza “nominali” sono molto maggiori. Ieri Assoconsult ha fatto circolare i dati (e sono così pochi, i dati a disposizione, scandalo incredibile) che da anni si impegna a cercare di aggregare, per fare una vera e propria “consulting review” alla Pubblica Amministrazione. Dati 2011 ancora incompleti che non permettono un raffronto con il 2010, ma la musica cambia poco. Guardiamola insieme questa musica.

Notate. Una marea di contratti al di sotto dei 5000 euro, ovviamente ad una singola persona. Se chiudessimo il dato a 200.000 contratti per un valore medio di 2000 euro, parleremo di 400 milioni di euro, tanto quanto spendiamo complessivamente con le società di consulenza. Certo non sono tutti sprechi, ma dà l’idea della incredibile frammentazione dei servizi e della necessità di immaginare contratti quadro che possano spuntare condizioni migliori e risparmi. Molti di questi contratti sono bassi in cifra non perché non di valore, ma per le regole che vietano consulenze maggiori di una certa soglia. E il basso ammontare genera qualità peggiore e peggiore pubblica amministrazione.

La stima della spesa totale fatta da Assoconsult è di circa 1,8 miliardi di euro per questi “incarichi” vari e diversi sottosoglia. L’80,7% degli incarichi fa riferimento a prestazioni medico-sanitarie, consulenze tecniche, docenze e formazione, opere di progettazione e manutenzione, attività di studio e ricerca, consulenza e assistenza legale. Ad essi aggiungiamo gli enti in house della Pubblica Amministrazione che cubano (ma anche qui i dati scarseggiano) 10.000 addetti per le prime 20 Società in Italia.

Insomma spazio per metterci e trovare risorse per creare un nuovo settore strategico della consulenza italiana, che genera occupazione e reddito tramite export, che permette la crescita dimensionale delle nostre tante piccole e medie aziende di consulenza, c’è.

Ci vuole solo una rapidissima Consulting Review, che passi per la disponibilità dei dati e la fantasia di saper affiancare ad una PA che cresce una serie di intelligenze di cui il Paese dispone e che non trovano un mercato oggi. Molti di loro, ovviamente, sarebbero giovanissimi laureati.

3 comments

  1. Buongiorno Professore,
    questo è un’argomento su cui, al contrario di altri, ci troviamo perfettamente d’accordo.
    Il settore del “management consulting” è in Italia arretratissimo. Le aziende non investono assolutamente in consulenza e ne diffidano preferendo affidare tutto al commercialista – che poi magari scappa con la cassa.
    Le dico questo per esperienza personale.
    Come penso di averle già detto sono trent’anni che lavoro nel settore chimico, sempre la steessa azienda sia pure con proprietà differente, con un intervallo di un anno. In quel periodo, pur continuando la mia attività “normale” come esterno, lavorai anche con una azienda di managemet consulting specializzata nelle PMI. In quel periodo Lei era presidente della Consip e vi feci anche un colloquio per assunzione che però non andò a buon fine.
    Girai in quell’anno qualche centinaia di PMI nella zona di Roma e rimasi totalmente sconfortato dal bassissimo livello di competenza manageriale, con qualche splendida eccezione.
    Ecco, se c’è una cosa in cui si dovrebbe fare spesa pubblica produttiva – ovvero non le auto blu o i finanziamenti all’editoria – è proprio questo settore. Ma spendere non deve significare dare contributi per la consulenza quanto piuttosto fare campagne per fare conoscere il settore, per spiegarne l’utilità.
    Il padre della psicoanalisi, Freud, disse che la terapia funziona solo se uno se la paga da solo. Il management consulting è la psicoanalisi delle aziende; funziona se l’azienda se la paga

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  2. Piga, Ottima relazione il 29.04 in Assoconsult, chi ha fatto studi di Macroeconomia ha una marcia in più; ahimè c’è una prevalenza ad ingegnerizzare l’economia o a esaminarla a livello micro aziendale.
    Lei ha ridato un respiro importante a chi vuole affrontare Il Business-Management consulting.
    Un saluto.

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