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Ciò che tiene dritto un uomo.

Bravo bravo Oscar Giannino. Bravo. Splendido, per impegno civile, e drammatico programma stamattina sul problema dei suicidi in questa recessione. Splendido anche per la sua enfasi su quali sono gli aspetti che contano e quali le riforme irrilevanti di cui si parla in questi giorni.

 

Tamara de Lempicka, 1925, Ritratto del Principe Eristoff

Un bravo giornalista, oggi, lo abbiamo trovato in Giannino. Ascoltatela la trasmissione e chiedetevi in che paese viviamo. Se si è capiao la drammaticità di queste recessione e se vi pare normale di parlare di reti energetiche, tassisti, licenziamenti facili come se contassero a salvare questo Paese e le vite che se ne vanno con questa recessione.

Feijun Luo, Curtis S. Florence, Myriam Quispe-Agnoli, Lijing Ouyang e Alexander E. Crosby si sono occupati di studiare il legame tra suicidi e ciclo economico negli Usa sul prestigioso American Journal of Public Health, ripreso dal New York Times. Il grafico parla chiaro. In 11 delle 13 recessioni del ventesimo secolo è aumentato.

Non è sempre la crisi il fattore causale ma è spesso quello scatenante: con la disoccupazione crescono le difficoltà in famiglia, i problemi finanziari, il ricorso all’usura, i tagli delle spese mediche, l’ingresso nel mondo dell’economia in nero e dunque dello sfuggire allo Stato, tutti fattori di enorme stress.

Qualche anno fa dei ricercatori italiani hanno studiato l’andamento in Italia dei suicidi a seconda delle condizioni del ciclo (Preti A, Miotto P. Suicide and unemployment in Italy, 1982—1994. J Epidemiol Community Health, 1999). Dai loro risultati traggo due spunti ancora terribilmente attuali o forse sempre più attuali:

a)      I più a rischio (di suicidio) in Italia sono gli individui alla ricerca di un primo lavoro.

b)      I più a rischio sono quelli nelle zone dove la perdita di lavoro è tradizionalmente meno alta,  perché minori sono le protezioni ambientali e maggiore lo stigma. Sorpresi che nel Nord-Est le cose vadano male?

Che fare?

Sì, come dicono nel programma di Giannino, sono importanti i centri di supporto locali. Ma andrebbero finanziati e chi sblocca i fondi degli enti locali di fronte all’assurdo Patto di Stabilità interno? Chi?

Sì, le piccole imprese muoiono prima, purtroppo a volte assieme ai loro padroni. E allora cosa aspettiamo a mettere su un Ministero per la Piccole Impresa come negli Stati Uniti? Che segua dalla mattina alla sera questi problemi? Che riservi gli appalti sotto soglia alle piccole? Che subito paghi i ritardati pagamenti? Cosa aspettate maledizione per darvi da fare su questo piuttosto che sull’articolo 18? Cosa?

Luca Ricolfi oggi sulla Stampa chiede il taglio delle tasse e della spesa, come Giannino. Non sono d’accordo. Taglio delle tasse sì. Nessun taglio della spesa: taglio degli sprechi e aumento drastico della spesa per acquisti di beni servizi e lavori, per rilanciare queste imprese che spariscono. Per poi tornare a spese più basse domani. Ma non oggi. Non oggi!

Ciò che tiene dritto un uomo, dice Giannino. Ciò che tiene dritto un uomo lo sa solo lui. Il nostro compito è dargli la stampella senza la quale non può alzarsi. Alla schiena dritta ci penserà lui con la sua dignità non calpestata. Come un principe.

3 comments

  1. Complimenti Professore. Scopro il suo blog solo ora, dopo aver seguito un paio di anni fa Economia Politica con lei.
    La faccio breve, ho letto quasi tutti gli articoli, anche se commento qui si tratta di un giudizio generale: vada avanti così!
    Sperando che qualcuno la ascolti, come fanno i suoi studenti.
    Continuerò a seguirla e a girare i suoi interessantissimi post in modo da stimolare discussioni critiche anche tra noi giovani.
    Ovviamente speriamo che alle discussioni qualcuno aggiunga presto dei fatti!
    Ai prossimi commenti, più inerenti alle tematiche da lei trattate, dopo questa breve introduzione.
    Buon lavoro

    Reply
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