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L’austerità che non taglia solo PIL

“Il valore di una vacanza per un marito dipende dalla possibilità della moglie di prendersi una vacanza nello stesso periodo. In caso contrario, al di là di una breve tregua dal lavoro, ciascuno preferisce il reddito suppletivo che gli proviene dallo starsene a casa da solo, oppure partire per un viaggio da solo. Il problema sta nel fatto che il mercato non fornisce un meccanismo adeguato di coordinamento delle vacanze.

Molti paesi europei hanno risolto il problema della mancanza di coordinamento obbligando tutti a prendersi le ferie nello stesso periodo. Questo sistema comporta dei costi: il capitale resta inattivo ma, probabilmente, i vantaggi superano i costi.” Joseph Stiglitz, Il XXI° secolo di Keynes.

Molti paesi? Il Portogallo non più, visto che, addirittura con la mediazione del Vaticano, pare avere deciso di cancellare quattro giorni di vacanze (tranquilli, sospese solo … fino al 2018, il tempo di abituarcisi). Non di ridurre di 4 giorni le vacanze per i lavoratori. No, di ridurre 4 giorni di vacanze obbligatorie che si potevano “fare insieme”: i Santi del 1mo novembre,  il Corpus Christi, 60 giorni dopo Pasqua, il 5 Ottobre che commemora la formazione della Repubblica portoghese, ed il 1mo dicembre, giorno dell’indipendenza portoghese dagli spagnoli nel 1640.

Come dice la BBC, una sospensione che si spera “migliori la competitività e rilanci l’attività economica” portoghese. Davvero, dice proprio così.

Ecco l’austerità a tavolino che cancella cultura europea, valori, storia. A casaccio, sotto la pressione di una austerità che accelera le decisioni sbagliate, immotivate, affrettate. Fermateli.

10 comments

  1. Fermateli? Come di grazia? Questa crisi si basa sul fatto che la popolazione non conosce i la finanza e l’ economia; se gli unici che possono indicare le linee guida, ossia gli intellettuali che conoscono i meccanismi (cioè gli economisti come lei, Brancaccio, Bagnai etc) si limitano a descrivere in anticipo i disastri a cui tutti andranno incontro senza entrare realmente nel confronto politico, senza diventare davvero dei protagonisti in grado di dettare delle linee di azione comuni, lasciando ai sanculotti di Grillo il campo libero per i vaffanculo da tricoteuses, la gente cosa può fare? E’ vero che siamo a un turning point della storia, che “se non ora quando”, e allora perché vi limitate a scrivere? E’ tempo di agire e come è evidente la gente non sa cosa fare; oltre alle dimostrazioni di superiore sapienza provate a coordinare un’ azione comune perché sennò sarete responsabili moralmente voi come gli altri del massacro irreversibile che sta per arrivare.

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  2. Buongiorno Professor Piga,
    in Italia una cosa del genere l’abbiamo fatta parecchi anni fa e mi sembra che non si sia lamentato troppo nessuno. L’obiettivo era, se non ricordo male, non tanto quello di eliminare le festività in se, quanto piuttosto di evitare i ponti.
    Le volevo poi chiedere una cosa. Lei parla stesso di “stupida austerità”.
    Immagino si riferisca al carico pazzesco di nuove tasse – IMU, accise, addizionali – imposte da Monti ma già in parte preparate da Berlusconi.
    Non mi pare che finora si sia visto un solo taglio di spesa importante, a cominciare da quelle, non dolorose ma addirittura richieste da tutti a gran voce, legate ai costi della politica. L’ambizioso obiettivo della “spending review” è di tagliare 4 miliardi, lo 0.5 % del totale della spesa pubblica.
    L’intervento sulle pensioni è sicuramente importante ma avrà effetto sostanzialmente negli anni a venire ed è comunque, a mio avviso, estremamente positivo, perché non si può certo pensare che essendosi allungata l’aspettativa di vita si possa continuare ad andare in pensione presto.
    Se quindi con “stupida austerità” si riferisce alle tasse, sono d’accordo con Lei, altrimenti il termine mi risulta incomprensibile.
    Per ciò che mi riguarda io con austerità intenderei piuttosto un reindirizzamento del nostro modo, pubblico e privato, di spendere: non più telefonini ultima generazione, vacanze alle Maldive, macchinoni (siamo il paese con più auto al mondo), vestiti firmati, ma investimenti produttivi in macchinari, strade, ferrovie, reti telefoniche, banda larga, infrastrutture per il turismo, interventi per il dissesto idrogeologico, scuola e via discorrendo.

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    • Lei ha ragione. Con stupida austerità intendo austerità che genera decrescita. Se pi può essere austeri e compatibili con gli equilibri di bilancio generando crescita, da subito, con politiche fiscali espansive.

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      • Gentilissimo Professore,
        secondo lei si può conciliare l’austerità con la crescita?

        Tagliare le pensioni non potrebbe essere, oltre che ingiusto (mi riferisco alle pensioni più basse) anche controproducente? Cosa abbiamo da guadagnare a mandare sul lastrico tanti pensionati?

        Vincenzo, secondo me hai ragione a sostenere la necessità di fare investimenti produttivi, ma la prospettiva che dipingi tu mi sembra un tantino estrema e molto triste dal lato umano (dal punto di vista economico lascio rispondere al professore)… se facessimo una via di mezzo?

        Se tutti facessero investimenti produttivi e nessuno comprasse certi beni, cosa si produrrebbero a fare? Se fallissero le case di moda italiane o la Ferrari (che neanche mi piace, ma solo per fare un esempio) non sarebbe un danno per noi? O dovremmo sperare che mentre noi ci autoflagelliamo, austerissimi automi che lavorano solo per guadagnare soldi da investire produttivamente, gli stranieri si rovinino per comprare il made in italy?

        So di aver estremizzato, non sto sostenendo che dobbiamo diventare shopping-dipendenti o spreconi-compulsivi, ma che gli estremi secondo me non vanno bene nè in un senso, nè nell’altro.

        Silvia

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        • Silvia,
          leggo e rispondo un po’ in ritardo. Non voglio certo sostenere che bisogna essere automi, solo che occorre un bilanciamento tra consumi ed investimenti. Trovo un autentico controsenso che una famiglia si indebiti per andare in vacanza nel posto alla moda, e ho visto questo succedere. Trovo assurdo che si cambi automobile ogni 3-4 anni dopo avere percorso manco 50000 km. Quando parlo di investimenti produttivi parlo anche di nuove strade, risanamento idrogeologico, reti a banda larga, metropolitane nelle città per ridurre il traffico, non solo certo dello sviluppo dell’ultimo modello di telefonino.
          Uno Stato che paga pensioni assurde (vedasi il caso Amato) promuove l’acquisto di roba di lusso, per pochi, anche se magari Amato poi è un sobrio. Piuttosto che pagare tutti quei soldi a persone che non hanno mai versato i contributi per averne diritto, potrebbe pagare un po’ di ragazzi per andare nei musei a catalogare le opere dimenticate negli scantinati, a pulire le nostre sporchissime strade, a sistemare gli argini dei fiumi. E quei ragazzi poi non comprerebbero roba di lusso ma prodotti alla portata loro e di tanti. e le aziende reindirizzerebbero le loro produzioni non ai beni di fascia altissima ma a quelli che tutti si possono permettere.

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    • allora un po’ di buon senso c’e’ ancora ! Almeno in termini di direzione del pensiero concordo con te Vincenzo.

      Io farei un passo in piu’, e non piccolo: la spesa va tagliata in maniera quasi violenta. E POI, solo dopo, si deve agire sul reindirizzamento come lo chiami tu. E’ chiaro che tutti i meccanismi di spesa pubblica in Italia sono completamente marci perche’ creati esclusivamente per lo scopo di rubare (che nega questo e’ scemo): processi e metodologie di spesa devono essere rivoluzionati.

      La spesa di cui Gustavo Piga e’ grande sostenitore in Italia non funziona: e non funziona proprio perche’ i presupposti sulla quale si base quella teoria economica in Italia non esistono e non sono mai esistiti.

      Se spendiamo di piu’, rubiamo di piu’, non e’ difficile, ci sono tutti i dati per verificare cio’. Non esiste attualmente un pelo di parametro per l’allocazione efficiente della spesa. E’ inutile spendere di piu’ se prima non si aggiusta il sistema, marcio totale. Non faremmo altro che sostenere e promuovere lo squallore che ci ha portato dove siamo ora. Lo sfacelo.

      Non scappiamo dalla verita’ che finalmente sta uscendo con forza con le bugie. Esempio banale (ce ne sono milioni) i furti del sistema politico (dal finaziamento ai partiti ai costi di getstione dei “palazzi”, le macchine blu, i viaggi ……) sono NON PICCOLA COSA, ma il nostro debito pubblico, miliardi di miliardi di miliardi di furti, che io chiamo “crimes against the nation” (come non pagare le tasse).

      Scelte coraggiose – ci vogliono. Circostanze straordinarie, misure straordinarie.

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  3. Gentile prof. Piga,

    vorrei chiederLe cosa pensa della MMT – Modern Money Theory, e, più in generale, dell’assenza della leva monetaria per gli stati aderenti all’Euro.

    C’è una alternativa al ritorno alle monete nazionali (che temo potrà essere solo disordinata)? L’unica sarà creare un unico stato con un unico debito (ipotesi francamente irrealistica)?

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  4. Caro professore,
    premesso che in recessione (causata essenzialmente da precedente austerità come risposta a problemi di squilibri commerciali dovuti al cambio fisso), la (ulteriore) austerità è sempre stupida e che l’austerità (cost-cuts and new taxes) non ha nulla a che vedere con la spending review (che dovrebbe lasciare inalterati i livelli di spesa per aumentare l’output grazie a maggiore efficienza), concordo che la vittima principale della stupidità è la cultura (anche economica).
    Le feste identitarie anche se portano a “ponti” sono in realtà un volano di consumi, cioè esattamente quelli che, invece, credono di stimolare attraverso l’idea (induttiva) che il cittadino “razionale” tenda a consumare di più se si taglia la spesa perchè si attenderebbe futuri sgravi fiscali (infatti…).
    Ma il punto è anche la qualità della spesa, ovviamente: ebbene, anche qui siamo messi male, considerata la sua sacrosanta enfasi sulla spesa in istruzione superiore come fattore di crescita privilegiato. Al riguardo, le può forse interessare questo:
    http://blogs.ft.com/economistsforum/2012/05/new-data-add-value-to-global-he-rankings/#axzz1ux3cJlOU
    (dal file si accede con link ai rankings e l’Italia è messa veramente male, sotto tutti gli approcci considerati: insomma, ci stiamo svendendo il futuro per un piatto di swap sul debito pubblico, tanto per essere accettati in un club strutturato per farci la “tosatura”…ma pensa tu!)

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