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Arriverà il giorno del moltiplicatore

“Ti ho sentito da Barisoni su Radio 24, bravo. Ma su una cosa non sono d’accordo con te.”

L’altro ieri, al telefono, mi dice un collega che stimo.

Ma quante volte ricevo quest’osservazione! “Dici bene, ci vuole espansione fiscale per tirarci fuori da questa idiota austerità, ma non con maggiore spesa pubblica, con minori tasse”.

Perché no? Certo non siamo nell’illogico mondo di Alesina e Giavazzi che ancora oggi continuano a parlare di ”manovre che hanno …  minori effetti recessivi“, come se non fosse esattamente il contrario di ciò di cui abbiamo bisogno. No, qui si parla seriamente, di tirare fuori dalla stupida recessione Europa ed Italia, con maggiore domanda.

Che può venire sia da minori tasse che da maggiore spesa pubblica e, nota bene, con un impatto positivo non solo sul PIL ma anche sui conti pubblici.

Eppure la paura di Fiorito-Batman è tale che maggiore spesa pubblica fa venire la pelle d’oca anche ai più avveduti. Senza capire che per 10 euro di Fiorito ci sono 90 euro di appalti pubblici alle imprese che danno lavoro, creano reddito e occupazione, benessere. Sono lavori per riempire le buche delle strade percorse dai TIR che trasportano all’estero le nostre esportazioni, così da consegnarle più rapidamente. Sono ospedali rimessi a nuovo con apparecchiature in maggior numero e di migliore qualità, così da mandare prima a casa i nostri operai così che possano aiutare l’impresa a produrre nello stesso tempo più beni.

Senza per questo rinunciare a combattere, ma seriamente non con l’irrilevante legge anti corruzione in attesa di approvazione, i Batman che impoveriscono il Paese.

Ora, tuttavia, la questione chiave qui è un’altra. Superato il mal riposto timore dei Fiorito, cosa possiamo dire sull’effetto che prevale? Meglio minori tasse o maggiore spesa pubblica in questa fase del ciclo?

Per rispondere basta guardare ai moltiplicatori di spesa pubblica e tasse e cioè quanto 1 euro di spesa pubblica in più o di tasse in meno riesce a generare di PIL in più.

E per rispondere non lo chiediamo a Piga. Per carità, troppo poco obiettivo. Né ad A&G, anche loro troppo poco affidabili. Ma no, chiediamolo alla istituzione in cui tutti noi crediamo ciecamente, la Banca Centrale Europea.

Che è appena uscita con l’ennesimo studio che conferma il contrario di quello che la BCE stessa auspica, e cioè che le austerità fanno male e le espansioni fiscali fanno bene.

I tre ricercatori mostrano non solo che nell’area dell’euro in recessione i moltiplicatori esistono e sono positivi (meno tasse e più spesa pubblica fanno salire il PIL) ma anche che il componente della politica fiscale che funziona meglio sono, medaglia d’argento, gli investimenti pubblici e, medaglia d’oro, la spesa pubblica per consumi di beni e servizi (ecotomografi, ambulanze, gazzelle della polizia, ecc.), ambedue in verde.

Come è noto in realtà da tempo (un eccellente economista di fama internazionale come Riccardo Fiorito si sgola invano da anni nel dirlo).

E le minori tasse (in rosso)? Sì fanno bene, ma molto meno della spesa pubblica. Ovvio assai: in una recessione come questa, quando tagli le tasse, la gente e le imprese non domandano di più, risparmiano, cautelandosi di fronte ad un futuro che appare grigio sul nero andante. Solo lo Stato, supplendo all’assenza momentanea del settore privato facendo appalti, può evitare quella recessione che uccide per sempre piccole imprese e deprime per sempre tanti giovani, tanto più a lungo essa si protrae. Solo lo Stato può evitare che le piazze di Lisbona si riempiano di protestanti che soffrono, facendo tornare l’escudo portoghese e crollare il sogno europeo.

E che questo sia vero lo conferma il paradossale studio della BCE che analizza la manovra “debolmente” espansiva, ma comunque espansiva che caratterizzò l’area dell’euro nel reagire alla prima crisi (2009-2010). La tavola qui sotto mostra chiaramente  come gli strumenti fiscali più utilizzati furono quelli, come le tasse, con un moltiplicatore minore. Si rinunciò a usare con più coraggio lo strumento migliore, quello della spesa pubblica per domanda di beni e servizi.

Ciò porta i nostri autori a concludere: in altre parole, se tutte le risorse del programma europeo (EERP) fossero state utilizzate nella spesa per consumi pubblici, l’impatto dell’EERP sul PIL sarebbe stato da 2 a 3 volte maggiore di quanto non mostra la nostra simulazione“.

Eh già.

E questo avveniva nel 2009-2010 quando ancora un minimo di coraggio europeo l’avevamo mostrato. Ora, che siamo preda stordita della stupida austerità, i rimpianti per non avere fatto la cosa giusta crescono a dismisura.

Ma non chiudiamo con una nota negativa: se la BCE lo dice, se il Fondo Monetario Internazionale comincia a pretenderlo, arriverà il giorno del moltiplicatore. E quel giorno io ci sarò, a vedermi lo spettacolo di un’Europa che riprende fiato e potrà finalmente, in condizioni favorevoli, avviare tutte quelle riforme che sono impossibili oggi e che nessun economista ha mai chiesto prima della crisi, nei primi anni del secolo, quando si chiedeva solo e stupidamente di rispettare (anche con trucchi contabili, non importava) la irrilevante soglia del 3% del deficit-PIL.

P.S.: G&A oggi sono sul Corriere e dicono di tagliare i sussidi alle imprese. Può darsi che questa sia una buona idea. Ma nulla mi toglie il sospetto che quando dicono che “Stato e amministrazioni locali spendono ogni anno (dati del 2010 e senza contare gli interessi sul debito) circa 720 miliardi. Togliamo i 310 miliardi che vanno in pensioni e spesa sociale: ne restano 410. Una riduzione del 20 per cento di queste spese, senza alcun taglio alla spesa sociale, consentirebbe di risparmiare 80 miliardi e di ridurre la pressione fiscale di 10 punti“, stiano parlando di tagli non a sussidi, che spesa pubblica non sono ma meri trasferimenti da un contribuente ad un’azienda, ma soprattutto di tagliare proprio quella domanda pubblica che genera occupazione e ripresa, come dimostrato dalla BCE. No grazie, arriverà il giorno del moltiplicatore.

21 comments

  1. Ma in questa situazione dove le troviamo le risorse per aumentare la spesa pubblica? Con altro debito?

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    • Buonasera Fabio. No. Questo blog lo spiega spesso: con tagli agli sprechi o usando le tasse – che costantemente i successivi governi aumentano per ridurre il debito e causando il debito su PIL ad aumentare perché causano un calo del PIL ancora maggiore – per finanziare spesa. La spesa in deficit possiamo lasciarla all’euro nord. Ovviamente il debito su PIL così diminuirebbe.

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      • Non vorrei dire una stupidaggine ma mi sembra di aver capito che le perplessità di alcuni non tengono conto del fatto che non è importante una diminuzione in termini assoluti del debito quanto piuttosto una diminuzione del rapporto debito PIL e in quest’ottica il discorso del professore non fa una grinza (con la sua proposta cresce il PIL e quindi aumenta il denominatore). Poi se ho capito male scusatemi tanto ma cerco faticosamente di orientarmi in una materia che non conosco.

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        • marco della seta

          16/10/2012 @ 10:11

          Il discorso del professore non fa una grinza SE il moltiplicatore della spesa pubblica è maggiore (o uguale) a uno. Se è minore non è affatto ovvio che il rapporto debito pil diminuisca. Ma qui pare che basti che sia maggiore di zero…

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          • Certamente è vero che minore è il moltiplicatore minore la possibilità che il debito su PIl scenda malgrado il PIl salga. Il mio punto è che lo strumento che massimizza la probabilità di discesa del debito PIL, appunto, è la spesa pubblica espansiva. Se ci pensiamo un attimo, Alesina e Giavazzi fanno il ragionamento al contrario: siccome io faccio cose recessive devo usare quelle che impattano meno sul PIL. Al di là del fatto che (sempre secondo me) non ha senso dire “faccio cose recessive anche se poco”, qui casca l’asino: coerenza vorrebbe che siccome i moltiplicatori che abbiamo sconfessano la loro teoria, perché dicono che una diminuzione di spesa è più recessiva di un aumento di tasse, loro non continuassero a dire il contrario. Ma tant’è.

  2. Forse per correttezza dovrebbe anche citare titolo e autori. O forse l’assenza di titolo e autori è solo strumentale? Visto che poi uno va a leggere l’abstract e scopre che “… EERP, if implemented as initially enacted, had a sizeable, although short-lived impact on euro area GDP. Since the EERP comprised both revenue and expenditure based fiscal stimulus measures, the total multiplier is below unity.”
    Complimenti.

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    • ? carissimo, il paper è cliccabile sul post. e quello che lei dice è appunto la conferma di quel che dico: siccome hanno usato anche le tasse il moltiplicatore è basso (comunque positivo, pare che ci sia gente che se è tra zero e uno dice che è una brutta cosa…).

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      • Com’e possibile al giorno d’oggi, dopo studi lunghi chilometri di pagine, che la politica fiscale e quella monetaria siano “indipendenti”?
        Mi rammarico del fatto che NESSUNO al giorno d’oggi non abbia ancora svolto uno studio sul costo opportunità di fronte a due alternative:
        1. Politica monetaria indipendente.
        2. Politica monetaria coordinata a quella fiscale.
        Com’è possibile avere espansione monetaria e recessione fiscale??…questo mi chiedo. Per non parlare dei tassi di interesse sul debito (se così lo vogliamo chiamare) completamente disconnessi dai tassi di interesse fissati dalla BCE. Confusione più totale!
        Altro fatto: la redistribuzione della ricchezza all’interno dell’Eurozona. Qualche economista dello sviluppo parlava di Polarizzazione. Possibile non tener conto di questo effetto all’interno d un sistema centro-periferia come quello Europeo (EUROZONA)?
        Ci sarebbero altre questioni, ma un commento sarebbe troppo corto per elencarle tutte.
        Parlo da laureato triennale, mi sto specializzando in finanza e controllo a Padova. Non sono un genio, eppure mi sembra non sia così difficile da capire no?
        Ringrazio comunque il Professo Piga per la quantità di lavoro svolto in questo senso.
        Sono ancora pochi gli economisti che spingono la discussione verso questa direzione (ricordo Pini, Bagnai, Brancaccio, ma anche internazionali come Fitoussi, Mosler, Stiglitz, ecc…).
        Un saluto e buon lavoro.
        Stefano

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  3. Ma come ben saprà il problema cruciale è capire se il moltiplicatore è maggiore o minore di uno…
    E comunque, sulla storia del moltiplicare non c’è un’evidenza univoca, anche se la grande maggioranza di studi PUBBLICATI SU RIVISTE SCIENTIFICHE (non working papers) trova un moltiplicatore below one.
    Questo per dire che non si possono riportare i risultati degli studi (e oltretutto questo non supporta la sua tesi) solo quando i risultati piacciono, sulla base di un pregiudizio politico. Si fa cattiva informazione.
    Opinione personale.

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    • OK, dunque. Non si scusa sull’accusa di mancanza di correttezza. Andiamo bene.
      Allora parliamo di economia. Ma no, maggiore di zero! Se è minore di zero vuol dire che lei fa più spesa ed il PIL scende. Tipico caso da piena occupazione con spreco. Se è maggiore di zero il PIL sale, good stuff. L’enfasi sull’1 ha tutt’altre ragioni, su cui non entro, ma certamente quello che a noi interessa è che sia positivo.
      Ma lei ha letto tutto il paper o solo l’abstract? perché questo paper conferma le mie posizioni.
      Infine io non faccio buona o cattiva informazione: io faccio informazione. Esce un saggio della BCE referato ma non pubblicato SU RIVISTE SCIENTIFICHE e lo comunico alle persone. Siccome non glielo avrebbe detto nessuno e siccome il partito di chi s’inventa (per poi doversi ritirare senza ammetterlo) che esistono addirittura le espansioni con taglio della spesa pubblica parla dalla mattina alla sera e gode di tanta pubblicità, deve indirizzare forse le sue perplessità ad altri.
      Ma anche questa è una visione sbagliata. Ognuno si batte con le armi che può per quello in cui crede. La verità non sta nella singola persona, ma dallo scontro intellettuale, fatto con onestà ma gagliardamente e da guasconi, tra due credenze opposte. A&G fanno il loro dovere nell’essere malandrini, se non ci fossero bisognerebbe inventarli, come malandrino sono io che non considero tutti i papers sulla terra sui moltiplicatori (pensi che noia).
      E’ un po’ come dire che Repubblica e Corriere non sono giornali liberi e allora non c’è libertà di stampa. Ma no, c’è, anche se non sempre tanta: ed emerge dal confrontare tante opinioni (biased) diverse. Tutto il resto, sull’oggettività, sono stupidaggini.
      Mio carissimo siamo in battaglia per salvare l’euro, ed ogni piccola goccia che contribuisce a allargare il dibattito e non a appiattirlo su posizioni dominanti è come quella goccia d’acqua nel deserto che ci tiene in vita.
      La saluto con simpatia.

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  4. Gentile Professore,
    le premetto che, in linea generale, sono d’accordo con lei per quanto riguarda la strategia migliore per aumentare i consumi e uscire dalla recessione.
    Immaginavo però l’effetto, non direttamente economico, ma simbolico che una diminuzione delle aliquote fiscali può avere in Italia .
    Non pensa che, come segnale di rottura con il passato, potrebbe avere effetti economici “insperati”?

    Grazie,
    Cordiali saluti.

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  7. Aumento Spesa pubblica o Meno Tasse?
    Nella vita, dopo aver fatto lo stesso lavoro come consulente ICT prima da dipendente di una società privata, poi come dipendente nel pubblico negli acquisti della PA in Consip, poi da indipendente con P.IVA, so quanto siano diversi questi mondi. Per ora ho scelto di far parte di quello che non può che essere competitivo, altrimenti muore. Lo devo a me stessa. La PA non è in competizione, può scegliere quanto costare al cittadino senza una misura della qualità dei servizi resi. Ed è difficile introdorre misure sul risultato e provvedimenti di efficientamento. Le persone stesse, messe a lavoro nei diversi ambienti pubblico e privato, tendono a mutare i loro comportamenti. Ad oggi sono certa che aumentando la spesa pubblica, spero tra l’altro non emettendo altro debito (ma in una famiglia indebitata lo si farebbe?) non si risolverebbe la crisi se non per poco tempo. Spendiamo già moltissimo nel pubblico comparato agli altri paesi europei (basta leggere qualche dato di economia liberale di Luca Ricolfi), dobbiamo solo spendere meglio. Ciò comporterebbe comunque spendere di più in cose che servono! Mentre una riduzione delle tasse, che metta l’apparato produttivo privato italiano in una competizione accettabile con il resto del mondo, è ad oggi imprescindibile. Pena la perdita di tutti i posti di lavoro generati da settori che, anche solo per il regime fiscale italiano (oltre ai costi di energia, benzina, burocrazia, incertezza della giustizia)moriranno in Italia. Io ho aperto e chiuso un’attività di e-commerce durata 3 anni! Nonostante piattaforma proprieteria e servizio d’eccellenza quasi gratis, come fare a recuperare 20 punti di tasse in meno rispetto ad uno store tedesco? Senza contare i 50 rispetto ad uno del lussemburgo? Non mi pare che i servizi pubblici, o la spesa di qualità della PA siano scarsi in nessuno dei due paesi citati. Sono un’ing. e non un’economista e ora me ne dispiaccio per i mei figli, ma so che ho creato un posto di lavoro e ora non c’è già più!

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