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Appalti è bello (e innovativo)

Oggi all’università Roma 3 ad ascoltare di politica industriale in tempi di crisi fiscale. Il bel rapporto MET presentato da Raffaele Brancati stimola la curiosità, grazie al grande numero di imprese intercettate dall’indagine.

Ovviamente il mio occhio casca sul tema degli appalti pubblici.

In particolare sul tipo di imprese che partecipano alle gare della Pubblica Amministrazione:

occorre capire se le imprese che partecipano a bandi di gara, e, come abbiamo visto, spesso li vincono, sono più o meno dinamiche in senso strategico rispetto alle altre. A questo proposito è utile osservare che fra le imprese (sia dell’Industria che dei Servizi) che hanno partecipato alle gare di appalto nel 2011 il tasso di investimenti in R&S era notevolmente superiore rispetto a quello relativo alle imprese che, al contrario, non vi hanno partecipato (vedi figura sotto). Questo fatto sembrerebbe suggerire che le gare d’appalto possono aver in qualche modo attratto le imprese più dinamiche”.

 

Ecco. Quando sento chi dice che “gli appalti pubblici vanno buttati dalla finestra (per non dire di peggio)”, mi chiedo se sappiano queste persone quanto è fondamentale per la competitività delle nostre imprese la domanda pubblica. Migliorabile certo, ma essenziale.

4 comments

  1. Riccardo Colangelo

    10/12/2012 @ 16:19

    non so sulla ricerca e sull’innovazione, ma che la partecipazione a gare pubbliche contribuisse a sviluppare la capacità competitiva delle imprese è un fatto che abbiamo acquisito da tempo e che, modestamente, cerchiamo di diffondere quando possibile.

    Ricordi lo studio, ormai datato, su:
    “ I PROCESSI DI GARA CONSIP – QUALE È LA PERCEZIONE DA PARTE DEL MERCATO ?”
    questa era una percezione assolutamente condivisa.

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  2. Simona Palmiero

    11/12/2012 @ 23:49

    …le gare d’appalto attraggono le imprese piu’ dinamiche ovvero le imprese , per partecipare a gare d’appalto devono far appello al loro ‘ dinamismo’ affinche’ la loro offerta e, si spera, i loro servizi possano essere , di volta in volta, rimodulati per soddisfare le esigenze dell’ amministrazione? La P.A. ha una grande leva , o meglio, ha molte leve per lo sviluppo del mercato. Dobbiamo auspicare che le sappia ben usare! …o che almeno rispetti il monito costante del legislatore per favorire la concorrenza e la massima partecipazione!

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  3. Riccardo Colangelo

    12/12/2012 @ 20:15

    notizia, possiamo dire di costume, nel TG delle 20.00 di stasera:
    a Canicattì i cittadini si sono visti recapitare fatture per il consumo idrico di 99.999.999,99 euro (si, cento milioni meno un centesimo).

    Ci sono state ovviamente le scuse dell’amministrazione, perchè il fatto è stato attribuito ad un errore software.
    Fin qui la notizia, che sarebbe banale, se non fosse che altrettanto banale ed ovvio sarebbe stato il controllo di congruenza delle fatture emesse da operarsi proprio dal sofwtare. Controllo che è mancato, e che è estremamente grave, indice di una qualità bassissima ed ingiustificabile del prodotto.

    Ora penso che l’azienda che ha sviluppato il software (dubito che sia stato sviluppato in casa, non si usa più) sia stata aggiudicataria di una gara pubblica. Non so se la stessa azienda faccia parte di quelle che hanno incrementato l’innovazione di prodotto o la quota di R&S. Ma penso che comunque abbia una importanza, perchè mette in evidenza la scarsa qualità che spesso hanno gli appalti pubblici.

    E non diciamo che tanto c’è la penale, che come ha splendidamente illustrato Sperandini, è solo un fattore di autogiustificazione.

    Per quanto riguarda la qualità delle 13.300 stazioni appaltanti, rimando all’intervista al Sole 24 Ore dell’ex presidente dell’AVCP, Giampaolino, che si può leggere qui:

    http://www.avcp.it/portal/public/classic/Comunicazione/ArticoliEInterventi/_interventi?id=ba5d11c90a7780a50038a01cd7d8dab0

    E concordo con l’esigenza che il numero delle stazioni appaltanti vengra DRASTICAMENTE ridotto, ma penso che alla riduzione bisogna aver cura di associare un INCREMENTO della qualità del lavoro, attraverso la qualità e professionalità degli addetti, e l’incremento dei controlli (non burocratici, per favore, ma di merito) basato sulla valutazione della qualità dell’oggetto dell’appalto.

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