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A futura memoria, la sconfitta sull’Ufficio parlamentare di bilancio

La gatta presciolosa ….

Ore 19.24 del 20 dicembre 2012. Senato della Repubblica.

Si arriva dunque all’ultimo minuto per discutere una delle leggi più importanti di questo fine legislatura, le “Disposizioni per l’attuazione del principio del pareggio di bilancio ai sensi dell’articolo 81, sesto comma, della Costituzione”, già approvata dalla Camera dei deputati.

In esso l’articolo 16 di cui ci siamo già occupati, fondamentale per cittadini e contribuenti, la creazione di un “Ufficio parlamentare di bilancio” che possa sostenere le Camere, come avviene in tantissimi altri paesi sviluppati, nella sua valutazione, indipendente dai Governi, dell’andamento dei conti pubblici e delle proposte di finanza pubblica. Una istituzione che riduce il monopolio dell’informazione sui conti pubblici, levandone in parte la proprietà impropria alla sola Ragioneria Generale dello Stato.

Ma ovviamente, come sempre, il diavolo si annida nei dettagli.

Avevamo chiesto, e non eravamo certo stati gli unici (la Banca d’Italia in primis si era schierata su di una simile posizione) un organo monocratico con al comando una sola persona piuttosto che una Commissione con più nominati. Perché credevamo e crediamo ancora che una sola persona avrebbe obbligato i partiti a non spartirsi la torta delle nomine ma a convergere su un nome di assoluto prestigio, così come è avvenuto per l’Istat presieduto da Enrico Giovannini. Altrimenti: più  nomi, grande spartizione tra partiti, potenzialmente al ribasso sulla esperienza dei nominati.

Così purtroppo è stato, “abbiamo perso”, malgrado la battaglia di tanti Senatori tra cui il mio maestro universitario, Mario Baldassarri del terzo Polo e Mauro Agostini e Enrico Morando del PD.

Vi lascio alle loro dichiarazioni tratte dal resoconto stenografico, a futura memoria.

Non prima di avervi detto che. Che sì, sembrano cose piccole, lo so, ma tante piccole cose fanno una valanga, una valanga che distrugge foreste, libertà, opportunità per i cittadini. Opportunità in questo caso di vedersi rappresentati dalla forza oggettiva dei numeri, quelli veri. Libertà dall’oppressione di chi i numeri li manipola, nelle stanze, indisturbato, a nostro danno.

*

Mauro Agostini: Noi voteremo convintamente questa legge, perché sappiamo che i tempi sono quelli che sono e che la stagione è quella che è. Non possiamo però non affermare come il meccanismo, come viene individuato dal testo che ci viene dalla Camera, non sia all’altezza dei problemi, e ne spiego il motivo, se mi viene concesso un minuto di tempo.

Stiamo parlando dell’Ufficio parlamentare di bilancio, ossia di un ufficio retto da una governance composta da tre membri, con una sorta di Presidente inter pares, che – a mio giudizio – non corrisponde a quelle che sarebbero le esigenze.

Se noi vogliamo fare un Officio parlamentare di bilancio è bene che quell’ufficio, proprio perché è incardinato, come deve essere, e come vogliamo che sia, nell’istituzione parlamentare, abbia un altissimo standing, e perché ciò sia – questa è una valutazione personale che ho inserito in un disegno di legge che ho presentato su questo argomento – ci sarebbe bisogno di un organo monocratico, di un direttore, molto forte, di grandissimo livello internazionale, e di un vice direttore.

Solo un organo monocratico, come d’altronde è emerso dalle audizioni fatte alla Camera, attraverso i pareri che sono venuti da Banca d’Italia, ISTAT e altri soggetti, può davvero garantire quello standing adeguato.  

Una proposta come quella attuale, che prevede che addirittura le commissioni che si occupano di finanza pubblica avanzino ai Presidenti di Camera e Senato una lista di 10 nomi, tra i quali i Presidenti di Camera e Senato scelgono i tre membri, sembra una soluzione, mi si consenta, qualcuno ha scritto alla portoghese, ma direi invece all’italiana, un’espressione che non vorrei usare perché sono orgoglioso di appartenere a questo Paese. Ad ogni modo, non è all’altezza, e mi sembra piuttosto un’occasione persa, soprattutto in considerazione del fatto che solo se c’è un direttore forte e un comitato scientifico adeguato, un organismo delicato come questo fa venire meno il monopolio dell’informazione sul bilancio (stiamo parlando di bilancio dello Stato ma ci sarebbero tanti titoli su cui ragionare; pensiamo a tutto il grandissimo campo che riguarda i bilanci degli enti locali e delle Regioni), e quindi soprattutto in questa direzione ci sarebbe bisogno di grande trasparenza e di gestione del bilancio.

….

Mario Baldassarri: L’ultima qualificazione, signor Presidente, concerne la bozza di Autorità che emerge da questo provvedimento. Cari colleghi, riflettiamo bene. Voteremo il provvedimento, ma attenzione. Condivido da 35 anni ciò che ha detto pochi minuti fa il collega Agostini. Egli ha sollevato un tema di fondo. Questa Autorità, che riferisce al Parlamento mettendo la politica nelle condizioni di conoscere per decidere, come sosteneva Luigi Einaudi, o è un organismo monocratico di alta qualificazione che assume la responsabilità di rispondere delle proprie valutazioni al Parlamento e al Paese oppure stiamo attenti… (Brusìo).

PRESIDENTE. Colleghi, vi prego di abbassare il tono della voce.

BALDASSARRI. Non è un problema, signora Presidente, tanto intervengo solo a futura memoria.

PRESIDENTE. Anche con un po’ più di silenzio la memoria funziona ugualmente, senatore Baldassarri.

BALDASSARRI. Gli stenografi comunque riescono a seguire. Stavo dicendo che l’ultima notazione è la seguente: non si tratta di una tecnicalità, ma di un tema politico. Un’Autorità sui conti pubblici, monocratica, deve dare una garanzia d’indipendenza, ma stiamo attenti che la proposta contenuta in questo provvedimento non la garantisce: le Commissioni parlamentari esprimeranno una rosa di dieci nomi, tra i quali i Presidenti di Camera e Senato selezioneranno i tre che faranno parte di tale Authority. Ora, mi auguro che questo processo selettivo possa portare a scegliere tre persone di altissima qualificazione, che in sinergia tra loro sul piano professionale e su quello della rispettabilità politica, oltre che scientifica, possano migliorare il prodotto.

 Come dice il nostro collega Andreotti, però, a pensar male si fa peccato, ma si indovina: qual è il cattivo pensiero che mi viene in mente e con il quale concludo il mio intervento, signora Presidente? Che l’idea di essere contrari all’organo monocratico per andare ad una rosa di dieci nomi, con una triarchia finale dell’Autorità, nodo importante per i prossimi anni, nasconda sotto banco la ricerca di equilibri pseudoscientifici che ne camuffano di politici.

 Se quella coperta corta, ma elastica, oggi viene tirata da una parte e dall’altra, nell’assoluta insindacabilità e arbitrarietà della Ragioneria generale dello Stato, non vorrei che questo meccanismo proseguisse nell’arbitrarietà di tre esimi signori, che cerchino di combinare le varie esigenze della politica o del suo sottobosco.

MORANDO: Signora Presidente, onorevoli colleghi, vorrei che avessimo chiaro che con questa decisione noi usciamo da un mondo. Quello nel quale siamo stati in tutta la fase repubblicana è il mondo del bilancio come legge meramente formale, che aderisce formalmente alla legislazione di spesa e di entrata vigente. Ora abbandoniamo questo mondo, sia pure progressivamente, nel corso degli anni, e lo faremo definitivamente nel 2016, per entrare nel mondo del bilancio come legge sostanziale, nella quale la legislazione vigente di entrata e di spesa in tanto attua i suoi effetti in quanto il bilancio rechi le risorse necessarie per la sua attuazione. Sono due mondi completamente diversi. Io con convinzione da anni mi batto perché questo passaggio ci sia e saluto questa innovazione con soddisfazione.

 Non pensiamo, però, che siano cose da addetti ai lavori. Approvata questa legge, è chiaro che il lavoro legislativo, parlamentare subirà una modificazione che, anche se avverrà davvero solo nel 2016, sarà radicale. Primo punto.

 Secondo punto. Questa legge – che pure, per questo aspetto essenziale, noi profondamente condividiamo e per la quale voteremo convintamente a favore – dovrebbe essere cambiata in alcuni suoi aspetti non secondari. A mio parere, per esempio, le regole di evoluzione della spesa contenute nell’articolo 5 meriterebbero una modificazione, per renderle più stringenti e soprattutto per renderle applicabili anche ai cosiddetti sottosettori della pubblica amministrazione e non soltanto alla definizione di un obiettivo in termini totali.

 In secondo luogo, questa legge meriterebbe di essere profondamente modificata nella parte che riguarda l’Ufficio parlamentare di bilancio. Infatti, onorevoli colleghi, già a partire da questa sessione di bilancio e via via negli anni che verranno, in tutti gli anni che verranno, tutti gli obiettivi saranno espressi in termini strutturali: pareggio strutturale.

 Ora, il pareggio nominale tutti sanno cos’è, ed è un dato che – mi si lasci dire – esiste in natura: pareggio nominale è quando la somma delle spese è uguale alla somma delle entrate. Il pareggio strutturale non esiste in natura: ci vuole qualcuno che dica quando questo obiettivo è conseguito e quando non è conseguito, in termini di analisi economica, perché il pareggio strutturale è il frutto di un complesso calcolo che, nelle sue procedure, può anche essere, modificabile nel tempo.

 L’Ufficio parlamentare del bilancio è la sede nella quale la verifica analitica sul conseguimento dell’obiettivo trova il suo fondamento tecnico. Voi capite quindi che creare l’Ufficio parlamentare di bilancio con questo ruolo decisivo, di interlocuzione con la Ragioneria generale sul piano tecnico (la responsabilità politica continua a competere per un verso al Governo e per l’altro verso al Parlamento), è un aspetto cruciale. E non abbiamo bisogno – questo è il punto – di avere un organismo che sia nominato con procedure bipartigiane: questo deve essere un organismo non partigiano.

 Ora, la procedura definita alla Camera è perfetta se si vuole nominare un organismo bipartigiano: io devo votare a favore di quello che mi proponi tu, altro da me, perché devo essere in grado di acquisire il tuo consenso su quello che propongo io, e per questa ragione, nominando più persone, siamo obbligati a convergere. Ma a convergere su che cosa? Sul fatto che tu voti il mio e io voto il tuo. Ma così si forma un perfetto organismo bipartigiano, non un organismo non partigiano. Per avere l’organismo non partigiano bisogna andare a una nomina monocratica: una sola persona votata con un quorum molto elevato e poi nominata dai Presidenti di Camera e Senato.

 In Italia abbiamo visto che questo meccanismo funziona con una nomina al massimo livello nel panorama internazionale: con la nomina recente del Presidente dell’ISTAT. Perché abbiamo potuto arrivare a quello standing? Per la ragione ovvia che dovevamo nominare una sola persona con meccanismo non partigiano.

 Ecco perché andrebbe cambiata questa norma nella direzione indicata. Ma non lo possiamo fare, e noi non lo vogliamo fare. Votiamo convintamente a favore del testo della Camera perché, se si obbedisse all’impegno di cambiarlo almeno per questa parte, dovrebbe avere un’altra lettura alla Camera e forse la legge non verrebbe approvata. E se non venisse approvata questa legge, colleghi, ciò avrebbe conseguenze molto più gravi di quelle che si sarebbero determinate se non avessimo approvato la legge di stabilità. Vorrei che fosse chiaro questo punto.

4 comments

  1. Livan Marranzini

    27/12/2012 @ 12:53

    Un’altra battaglia persa.

    Ancora che procediamo con le commissioni, vedere gli effetti delle nomine di commissioni per quanto riguarda authority di un certo livello, voglio citare:
    ROMA – Scelti nelle segrete stanze dei partiti, ignorando i novanta curriculum approdati in Parlamento. E poi votati in Aula, senza sorpresa alcuna e tra mille polemiche. A far discutere non è solo il metodo con cui la maggioranza che sostiene Monti ha nominato i componenti delle Authority in scadenza, sono anche i nomi dei nuovi commissari. Frutto, denunciano Idv, Grillo, sinistra e molti parlamentari delusi del Pd, di logiche spartitorie in purissimo stile prima Repubblica.
    La Camera dei deputati ha eletto all’Agcom Maurizio Decina, ordinario al Politecnico di Milano e Antonio Martusciello, ex sottosegretario con Berlusconi. Alla Privacy vanno invece Giovanna Bianchi Clerici in quota Lega-Pdl e Antonello Soro, ex presidente dei deputati del Pd molto vicino al capogruppo Dario Franceschini. Il nuovo componente del Consiglio superiore della giustizia amministrativa è Giuseppe Lauricella, eletto da Montecitorio con 322 voti.
    Al Senato, una votazione analoga ha scatenato analoghe proteste. Senza alcun patema d’animo entrano all’Agcom Francesco Posteraro, vicesegretario alla Camera e Antonio Preto, che era il capo di Gabinetto di Antonio Tajani in Europa. Per la Privacy, senza smentire gli annunci della vigilia, ce l’hanno fatta Augusta Iannini, capo dell’ufficio legislativo del ministero della Giustizia (nonché moglie di Bruno Vespa) e Licia Califano, che insegna Diritto costituzionale a Urbino.
    L’accordo tra Pd, Pdl e Terzo polo ha retto, spazzando via giuristi del calibro di Gustavo Zagrebelsky, Valerio Onida e Stefano Rodotà – proposti dall’associazione Articolo 21 per l’Agcom – e nomi di professori meno noti ma molto titolati, sponsorizzati dal web. Stefano Quintarelli, che aveva lanciato sulla Rete la sua candidatura, si è fermato a 15 voti.
    Molti parlamentari hanno disertato l’Aula per protesta. I radicali non hanno votato. Antonio Di Pietro parla di «pagina buia per la democrazia» e attacca il Pd per il «metodo pilatesco» e la «lottizzazione» dei posti. Arturo Parisi è furioso, ritiene «irresponsabile» aver scelto i membri delle Autorità di garanzia «secondo il principio della spartizione» e denuncia un «attacco alle istituzioni che parte dal cuore delle istituzioni». Nel Pd la ferita brucia. I deputati parlano apertamente di «bluff», «sceneggiata», «truffa», «scandalo». Ma Franceschini difende il metodo, spiega che non c’è altro modo di votare in Parlamento e si sfoga: «Quale spartizione, quale manuale Cencelli! Abbiamo eletto otto persone i cui curriculum facevano parte dei 90 arrivati…». È vero. Peccato che il nome dell’onorevole dermatologo Soro circolasse da settimane come uno dei candidati blindati.

    «È stata una delle peggiori pagine della vita del gruppo pd», è il giudizio della prodiana Sandra Zampa. E il senatore Ignazio Marino, deluso perché gli aspiranti non sono stati ascoltati nelle commissioni competenti, rivela l’«assenza totale» di trasparenza: «Per questo non ho votato. Da un partito che si dice democratico ci si aspetta un impegno senza tregua per scardinare i sistemi di spartizione». Sotto accusa le presunte «primarie» con cui i vertici del Pd avevano promesso trasparenza. L’ex presidente Rai Roberto Zaccaria si era fatto avanti ed è rimasto scottato: «I curriculum sembravano un vento di novità, ma è stato dissipato con delle procedure grottesche». Anche Salvatore Vassallo smaschera i giochi, raccontando come i curriculum non siano stati nemmeno «sfiorati» e svelando «un accordo tra due componenti interne al Pd». Oltre alle mancate primarie, a dividere i democratici è l’accordo con l’Udc per eleggere Posteraro. E qui il nodo è di merito, come ha avvertito due giorni fa Paolo Gentiloni durante l’assemblea del gruppo: se Casini dovesse tornare nel centrodestra, Berlusconi si ritroverebbe ad avere dalla sua parte tre membri dell’Agcom…

    Benedetto Della Vedova, Fabio Granata ed Enzo Raisi di Fli si smarcano, lamentando «logiche partitiche» e mancanza di qualità nelle nomine. E anche sul web monta l’indignazione. Beppe Grillo parla di Agcom come di «una presa per i fondelli», Roberto Saviano denuncia su Twitter la mancanza di trasparenza. E adesso il caso Authority rischia di incrinare i rapporti, già non idilliaci, tra Bersani, Di Pietro e Vendola. Se il leader dell’Idv arriva a mettere in forse l’alleanza con il Pd, Nichi Vendola bolla le nomine come «una pagina nera, che può pesare moltissimo sulla scena politica».

    Monica Guerzoni
    7 giugno 2012 | 23:54

    Ancora una volta prof! si continua a sbagliare!

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  2. L’ottimo professor Baldassarri insieme ad altri sembra essere ostaggio di un potere “alieno”. Il raggruppamento a cui appartiene si appresta ad appoggiare l’agenda aliena…o sbaglio ?

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    • Non lo so, con grande sincerità, né a livello di partito, né a livello individuale. So che le battaglie giuste, quando combattute con qualsiasi casacca, anche non la propria, vanno esaltate e raccontate. Se perdenti, ancora di più.

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  3. Dalla politica, quella qualificata alla quale il prof. Baldassarri senz’altro appartiene, ci si attenderebbe indicazioni inequivocabili.
    Non so se il sentimento che mi anima sia maggioritario, ma l’unione monetaria appare ai miei occhi una costruzione orribile per basilare mancanza di sovranità e quindi di responsabilità.
    In breve le nazioni più forti vogliono trarre tutti i vantaggi possibili, senza assumersi le responsabilità che normalmente gravano su un paese leader
    Da quì l’unica via di uscita è quella fuori da tale unione monetaria riacquistando al più presto la sovranità monetaria.

    Prima di finire come la Spagna o anche peggio
    (dal Thelegraph)

    Yet economists say it is far from clear whether Spain is chasing the right target or even whether it can recover within EMU. Deflation has pushed the numbers out of work to 26.2pc, with 55.9pc youth unemployment.

    “This has come at a massive cost. If you put a whole generation out of work, you damage your trend growth rate for a long time,” said Marchel Alexandrovich from Jefferies Fixed Income.

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