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Tre Monti

Mi è venuto in mente ieri che ne esistono tre di Monti e che il più inatteso è, come spesso accade, il più importante e strategico.

C’è l’economista bocconiano che ha lasciato una Università invidiata in tutta Europa. Non ci serve ora, anche se ci serve una università all’altezza della sfida globale e spero di questo di parlarne domani e la Bocconi che ha costruito può insegnarci qualcosa di importante (certamente non tutto, tante Università statali sono all’avanguardia mondiale e offrono percorsi culturali da cui imparare).

C’è il tecnico prestato al servizio pubblico, europeo (fu Commissario Antitrust di spicco) e  Presidente del Consiglio dei Ministri prescelto soprattutto per le sue competenze economiche. A sciogliere una crisi, però, che tutto appare meno che nazionale ma europea, la crisi dell’euro. Quella crisi, ci ha ricordato il nostro Presidente Napolitano in un bell’intervento pubblicato su Repubblica, di quel progetto europeo che ha rappresentato la più grande invenzione politica della seconda metà del Novecento, sprigionando dinamismo e potenzialità in tale misura da imporsi come punto di riferimento, se non come modello, ben oltre i confini dell’Europa …. (ma oggi) le leadership europee appaiono invece in grande affanno a raccogliere la sfida, innanzitutto nei suoi termini di crisi incalzante dell’euro; appaiono palesemente inadeguate anche a causa di un generale arretramento culturale e di un impoverimento della vita politica democratica, che hanno congiurato nel provocare fatali ripiegamenti su meschini e anacronistici orizzonti e pregiudizi nazionali. Poco potranno fare le pur importanti riforme che riuscirà a far approvare il Governo al Parlamento né eventuali politiche economiche (espansive, non restrittive) che volesse finalmente adottare. Salvare l’euro è nelle mani dell’Europa, non nelle nostre. E la fine dell’euro, sia chiaro, non sarà colpa dell’Italia soltanto ma di tutti. Ci serve questo Monti prestato alla politica economica, certo, ma non così tanto quanto sembriamo pensare.
Ma c’è un terzo Monti in giro. Che non possiamo far finta che non esista. E’ il Monti che non ti aspetti ma è il Monti che può salvarci tutti. E’ il Monti politico che in primavera (da gennaio ma in maniera fondamentale a marzo) siederà al tavolo europeo dei 27 (oops 26, senza il Regno Unito) per approvare il nuovo Patto Fiscale, la nuova Costituzione Europea volta a creare una Unione fiscale. Una Unione fiscale (pensate all’Italia che unisce regioni diverse o agli Stati Uniti con i suoi stati) si regge su regole condivise, attribuzione di responsabilità decisionali e capacità impositive specifiche, accordi di solidarietà in caso di difficoltà. Ecco, l’Unione Fiscale che nascerà a marzo sarà determinante per capire il futuro dell’euro. Se nascerà sulla deflazione e i sacrifici individuali di singoli Stati, senza prevedere aiuti, crescita e reflazione per chi è in difficoltà, sancirà la morte dell’euro. Se essa conterrà per l’Italia e la Grecia clausole che le obbligano a ridurre il rapporto debito PIL del 3-4% ogni anno per 20 anni, l’euro è morto in partenza per le recessioni devastanti che genererà. E’ il modello, quello deflazionista, voluto forse dai tedeschi, che comporta la morte del nostro tessuto industriale; qualcosa che può forse interessare qualche miope imprenditore germanico ma non può non essere rigettato da un leader come la Cancelliera Merkel.

Monti politico sarà determinante, con il suo potere di veto, per bloccare qualsiasi Costituzione suicida. Come ha detto ieri: da oggi cominciano gli atti voluti di questo Governo. Bene mio Presidente, ora voglia fermare la Germania e salvare l’euro e l’Europa. L’Italia ritorna in maniera prorompente sul tavolo decisionale: esercitiamo questo potere con grande responsabilità. E che i partiti tutti si schierino compatti con lei per darle la forza di cui ha bisogno. Chieda che il Fiscal Compact includa in caso di recessione di un paese solo accordi di solidarietà, politiche fiscali espansive di tutti gli altri paesi in cambio riforme di quel singolo Paese. Si rifiuti di approvare qualsiasi accordo che includa riduzioni meccaniche del rapporto Debito-PIL che come lei, da economista di grande qualità ben sa, non hanno nessun senso economico né capacità di generare né sviluppo né stabilità.

E’morto da poco un altro uomo prestato alla politica per un breve ma importante periodo della sua vita, Vaclav Havel. Ebbe modo di dire che ”la vera politica è semplicemente il servizio al prossimo”. Io voglio credere che pensasse al prossimo anche come alle altre comunità di popoli. L’importanza storica del momento in cui ha ricevuto il potere Monti non differisce tanto da quella in cui la ebbe Havel. Io spero che ne sappia fare lo stesso uso visionario ed umile allo stesso tempo che ne fece Havel.

3 comments

  1. Tiziano Micci

    31/12/2011 @ 19:07

    I suoi toni, obiettivi e pacati, non possono che essere di grande auspicio per tutti!

    Grazie, professor Piga e Buon Anno!

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  2. Sauro Giordani

    01/01/2012 @ 21:50

    Egregio professore,
    ho avuto il privilegio di averla come Professore presso l’Unversita’ di Macerata e La ritrovo con mia soddisfazione in TV e sui giornali.
    Ho grande rispetto del suo pensiero, e dell’attuale classe dirigente politica che ci Governa.
    Purtroppo e’ gia’ troppo tardi per salvare il Paese, che ha gia’ imboccato la strada del non ritorno.
    Il Paese non cresce, il debito e’ insostenibile, le riforme se arriveranno arriveranno troppo tardi, non ci sara’ nessun salvatore, e la Merkel ce lo ha gia’ fatto capire.
    Le imprese hanno gia’ delocalizzato, i grandi capitali “nostrani” se ne sono andati, gli stranieri guardano altrove.
    La produttivita’ e’ ai minimi, la spesa previdenziale e’ elevatissima, e’ un Paese vecchio, svogliato e pretenzioso, la scuola non funziona, per competitivita’ siamo agli ultimi posti tra i Paesi OCSE. Ci aspetta solo il DEFAULT, diciamolo. Non siamo gia’ falliti grazie a Draghi e BCE che da’ soldi gratis alle banche piene zeppe di sofferenze non contabilizzate.
    Il Default e’ inevitabile, e meglio degli EUROBOND, per lo meno ci fara’ capire che non e’ piu’ il ’68, ma che siamo nel 2012, e il mondo va veloce..molto piu’ veloce di noi, che c’e’ l’INDIA, che c’e’ la CINA.
    Dopo il default ripartira’ tutto il Paese, e non si tuteleranno solo i “poteri forti” e le corporazioni, ma anche chi non ne fa parte. Bisognera’ rimettersi di nuovo in gioco, tutti. Spazio ai giovani, alle idee, alla professionalita’, a una classe politica che fa gli interessi del popolo, ai lavoratori (quelli veri), alla competitivita’. NO al debito, alla svendita del patrimonio dello Stato, NO a questi sindacati, NO all’EURO se c’e’ la MERKEL e se il debito costa come quando c’era la lira. Facciamo come l’Argentina che si e’ liberata del FMI e che adesso con un debito al 20% PIL puo’ fare spesa pubblica e guardare al futuro (che e’ il bene piu’ importante di un popolo).
    Grazie.

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    • Un caro saluto Sauro. Spero lei abbia torto, ma solo se sapremo superare questa crisi con uno slancio di ottimismo e volontà non deflazionista.

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