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Siamo in recessione. Firmate l’appello per arrestare l’emorragia?

Siamo in recessione. Raggiungere il bilancio in pareggio nel 2013 – che peggiora la recessione e non ci aiuta con i mercati e con gli spread – non è più necessario ai sensi della normativa europea. Scriviamo a Monti che si appelli alla normativa per negoziare con Bruxelles e con il Consiglio Europeo una politica fiscale meno recessiva. Ecco la motivazione. Saluti. Gustavo Piga

Aderiscono:

ELEONORA ARIENZO, PIER FRANCESCO ASSO, ALBERTO  BAGNAI, GUSTAVO BARATTA, ORAZIO BASSANO, NEREO BENUSSI, LUIGI BERNARDI, GIAN MARIA BERNAREGGI, ALESSANDRO BERTI, MARTA BEZZINI, SALVATORE BIASCO, PIERO BINI, ROBERTO BISCARO, CHIARA BISOGNO, LETIZIA BORGOMEO, SIMONE BORRA, AURELIO BRUZZO, ANTONELLA BUCCI, STEFANO CAIAZZA, MICHELE CANALINI, RICCARDO CAPPELLIN, ALESSANDRO CAPRASECCA, CESARE CARASSITI, ENRICA CARBONE, MARIA ROSARIA CARILLO, RAFFAELE CARUSO, SABRINA CASSAR, MARIO CASSETTI, ANNALISA CASTELLI, MARCO CECCHINI, MARCO CIANFANELLI, ROCCO CICIRETTI, DANIELE CIRAVEGNA, RICCARDO COLANGELO, LILIA COSTABILE, BRUNO COSTI, DOMENICO DA EMPOLI, GIUSEPPE DE ARCANGELIS, SERGIO DE NARDIS, GIORGIO DALLE, FABRIZIO DE FILIPPIS, PASQUALE DE MURO, ROBERTA DE FILIPPIS, SERGIO DE STEFANIS, CARLO DEIDDA, INA DHIMA, GABRIELLA DI CAGNO, CLAUDIO DI LAZZARO ANTONIO DI MAJO, MATTEO DI PAOLO, ANDREA DI PASQUALE, AMBRA DI TOMMASO, NICOLA DIMITRI, GIOVANNI DOSI, MARTA FANA, SALVATORE FANA, NICOLA FAVIA, GIUSEPPE FIORE, DAMIANO FIORILLO, MASSIMO FLORIO, GUGLIELMO FORGES DAVANZATI, MAURIZIO FRANZINI, FABIO FRATERNALI, MICHELE FRATIANNI, GIANCARLO GANDOLFO, PATRIZIA GARDELLA, GIUSEPPE GAROFALO, ANDREA GHISELLINI, ADRIANO GIANNOLA, CARLO GIANNONE, MATTEO GIANOLA CARINI, ERGIO GINEBRI, IGNAZIO GIURDANELLA, PATRIZIO GRAZIOSI, ELENA INNOCENZI, STEFANO INTINI, STEFANIA JACONIS, BRUNO JOSSA, SIMONE LAMBERTINO, RICCARDO LEONI, GABRIELLA LIGGIERI, FRANCO LO SURDO, ERNESTO LONGOBARDI, ANTONIO LOPES, JACOPO LOREDAN, FRANCESCO LUCAT, PATRIZIA MACCARI, ANNA MAFFIOLETTI, ALFREDO MANZO, DARIO MARESCA, MARIA LUISA MARINELLI, VERONICA MAROTTA, LIVAN MARRANZINI, DOMENICO MARRAZZO, PATRIZIA MARTA, ROBERTA MARTA, SIMONE MARTINELLI, ANDREA MARTINO, RAINER MASERA, PIETRO MASINA, SIMONE MERAGLIA, MARIA MESSINA, MARIA AUGUSTA MICELI, MAURIZIO MISTRI, MARIA ROMANA MONGIELLO, GIOVANNI NEGRI, ANTONIO NICITA, FERDINANDO OFRIA, STEFANO OTTOCENTO, FABRIZIO PADUA, PAOLO PAESANI, FRANCESCO PALUMBO, SERGIO PARRINELLO, RICCARDO PATERNO’, ANTONIO PEDONE, GIUSEPPE PENNISI, MAURO PERGOLESI, STEFANO PERRI, PAOLO PESCUCCI, ELISABETTA PETRINI, PAOLO PETTENATI, HELGA PINNA, MATTIA PREZZI, PAOLO PIACENTINI, MASSIMILIANO PIACENZA, ALESSANDRO PIERGALLINI, GIOVANNI PIERSANTI, EMANUELE PIMPINI, ANTONELLA PISANO, GIOVANNI PITTALUGA, MARCO POLIDORI, PIERLUIGI PORTA,  FIORELLA POTENZA, MATTIA PREZZI, PAOLO PREZZI, ROBERTO RACE, FABIO RAVAGNANI, PIERCARLO RAVAZZI, ANGELO REATI, MARA RENZI, ANDREA RESTA, LUIGI RICCI, EVELINA RIZZO, LORENZO ROBOTTI, STEFANO ROCCHI, VIRGILIANA RONDINARA, ENZO ROSSI, VINCENZO RUSSO, LUCA SALVATICI, DOMENICO SARNO, DOMENICO SCALERA, GIOVANNI SCARANO, GIULIO SCARDINI, MARIO SEMINERIO, SERGIO SGARBI, ELIDE SORRENTI, FABIANO SPEDICATO, ARSENIO STABILE, FABIO MASSIMO STORER, VALTER TANZI, RENATA TARGETTI, NOEMI TEMPESTA, DANIELA TESSARO, TEODORO DARIO TOGATI, CHIARA TRANQUILLI, CORRADO TRUFFI, GIOVANNI VAGGI, ALBERTO ZANARDI, GIORGIO ZINTU, NICOLA ZOCCO, MARCO ZUCCONI.

Alla parte terza – POLITICHE DELL’UNIONE E AZIONI INTERNE – TITOLO VIII: POLITICA ECONOMICA E MONETARIA – Capo 1: Politica economica, l’Articolo 126 (ex articolo 104 del TCE)  del Trattato dell’Unione Europea specifica (paragrafo 1)  che gli Stati membri devono evitare disavanzi pubblici eccessivi. Al paragrafo 2, si ricorda che “la Commissione sorveglia l’evoluzione della situazione di bilancio e dell’entità del debito pubblico negli Stati membri, al fine di individuare errori rilevanti. In particolare esamina la conformità alla disciplina di bilancio sulla base dei due criteri seguenti:

a) se il rapporto tra il disavanzo pubblico, previsto o effettivo, e il prodotto interno lordo superi un valore di riferimento, a meno che

- il rapporto non sia diminuito in modo sostanziale e continuo e abbia raggiunto un livello che si avvicina al valore di riferimento oppure, in alternativa,

- il superamento del valore di riferimento sia solo eccezionale e temporaneo e il rapporto resti vicino al valore di riferimento”.

b) se il rapporto tra debito pubblico e prodotto interno lordo superi un valore di riferimento, a meno che detto rapporto non si stia riducendo in misura sufficiente e non si avvicini al valore di riferimento con ritmo adeguato.

Il Regolamento (CE) n. 1467/97 del Consiglio del 7 luglio 1997 per l’accelerazione e il chiarimento delle modalità di attuazione della procedura per i disavanzi eccessivi, poi modificato dal Regolamento (CE) n. 1056/2005 del Consiglio, del 27 giugno 2005,  specifica come (art. 1 par. 1) “il superamento del valore di riferimento per il disavanzo pubblico è considerato eccezionale e temporaneo, ai sensi dell’articolo 104 C, paragrafo 2, lettera a), secondo trattino, qualora sia determinato da un evento inconsueto non soggetto al controllo dello Stato membro interessato ed abbia rilevanti ripercussioni sulla situazione finanziaria della pubblica amministrazione oppure nel caso sia determinato da una grave recessione economica. Inoltre il superamento del valore di riferimento è considerato temporaneo se le proiezioni di bilancio elaborate dalla Commissione indicano che il disavanzo diminuirà al di sotto del valore di riferimento dopo che siano cessati l’evento inconsueto o la grave recessione economica.

All’articolo 2 del Regolamento si ricorda che  la Commissione e il Consiglio, nel valutare e decidere sull’esistenza di un disavanzo eccessivo, a norma dei paragrafi da 3 a 6 dell’articolo 104 del trattato, possono considerare eccezionale, ai sensi dell’articolo 104, paragrafo 2, lettera a), secondo trattino, un superamento del valore di riferimento determinato da una grave recessione economica se tale superamento è dovuto a un tasso di crescita negativo del volume annuo del PIL o a una diminuzione cumulata della produzione durante un periodo prolungato di crescita molto bassa del volume annuo del PIL rispetto alla crescita potenziale.

chiediamo dunque che il Governo italiano si attivi, ai sensi della normativa indicata, presso la Commissione Europea ed il Consiglio Europeo al fine di:

riconoscere all’Italia, a causa di una grave recessione  economica,  la possibilità di superare il valore di riferimento del rapporto disavanzo pubblico-PIL in via  eccezionale e temporanea, restando il rapporto vicino al valore di riferimento.

Adesioni a questa lettera al Governo italiano possono essere inviate a: gustavo.piga@uniroma2.it

specificando nome e cognome. Grazie,

Gustavo Piga

45 comments

  1. Andrea Di Pasquale

    15/12/2011 @ 23:26

    Salve professore,
    sono un suo ex alunno.
    Le vie eccezionali e temporanee me le ha insegnare nel triennio, possibile che questi “tecnici” siano così chiusi dal non capire quanto lei dice da un po’??? Mi sembra talmente cristallina la situazione!
    Parlo dall’alto della mia “ignoranza” rispetto a voi economisti purosangue, ma è tutto così evidente che non riesco a darmi una spiegazione.
    Con grande stima,
    Andrea Di Pasquale

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  2. Fabrizio Padua

    16/12/2011 @ 12:15

    Concordo con la proposta, da presentare come è stato correttamente fatto in via eccezionale come di eccezionale gravità è il momento che stiamo passando e le prospettive del 2012.

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  3. giuseppe fiore

    16/12/2011 @ 15:21

    Questa manovra c.d. salva Italia ( sic! ) ci affosserà ulteriormente! Una continua, inutile rincorsa alla spesa pubblica ( consumi intermedi ) costruita sulle tasse.
    Nessuno parla, inoltre, dei 40 mld/anno di euro x finanziare le Aziende e di cui tutti fingono di ignorare la destinazione finale.
    Ancora una volta si fa cassa con le pensioni, incidendo rozzamente su un sistema definito, da molti esperti del settore, in equilibrio.
    La crisi finanziaria è mondiale e, in questo momento europea, è tecnicamente impossibile gestirla con le regole comunitarie attuali, la BCE deve essere la FED Americana, altrimenti forse meglio uscire da questo meccanismo

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  4. Sono d’accordo. Nei mesi scorsi, ho sostenuto che un governo serio non avrebbe fatto una manovra nel mese di agosto perchè i mercati o la BCE lo chiedevano nè tanto meno la manovra di Monti “affossa Italia”. Negli ultimi 60 mai il governo italiano ha fatto 4-5 manovre nemmeno nel 1974.

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  5. In verità temo che in recessione ci siamo già, e non c’è dubbio che la valanga fiscale che colpirà l’Italia la aggraverà ulteriormente. Ma non mi pare che il rimedio stia nel lasciare più o meno immutato il disavanzo di bilancio. Quello che si doveva fare, e non si è fatto, e trovo assolutamente incomprensibile perchè non si sia almeno cominciato a farlo, è l’alienazione massiccia del patrimonio pubblico, il cui valore è analogo a quello del debito pubblico: Rai, Poste, Ferrovie, Eni, Enel, Finmeccanica, e l’immenso patrimonio immobiliare. Forse perchè si tratta del pascolo preferito dalla casta dei politici?

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    • alienazione del patrimonio pubblico ai privati ? ma è un’ assurdità clamorosa ! l’unica via di salvezza è uscire dall’ euro prima possibile !

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  6. Carlo Zappia

    20/12/2011 @ 08:37

    Non credo che a Monti sfugga la questione che sollevi, ma a questo punto, con i “mercati” che scommettono sulla nostra incapacità di rifinanziare una enorme quantità di debito già nella prima parte del 2012, la via di fuga da questo “obbligo” europeo (presunto tale, come ricordi tu) è sempre più stretta. Certo se lo stesso discorso fosse stato fatto nel 2008, quando il precedente governo negava che ci fosse una crisi, allora sarebbe stato diverso.

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  7. Antonio Di Majo

    20/12/2011 @ 08:48

    Carissimo Gustavo,
    non posso che condividere il tuo appello e mi scuso per non averlo fatto prima. Poichè è difficile immaginare che tutte le classi dirigenti europee scelgano azioni incoerenti con “gli interessi” della stragrande maggioranza dei propri concittadini, evidentemente gli obiettivi “veri” (può darsi l’ipotetico benessere di un solo paese) non sono dichiarati. Comunque ricordiamo che la razionalità delle scelte individuali non comporta necessariamente quella delle scelte collettive (e ciò vale specialmente tra paesi non legati da forme democratiche di decisione comune), come la storia del XX secolo non dovrebbe mai cessare di insegnarci.
    Un abbraccio .
    Antonio

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  8. Paolo Pettenati

    20/12/2011 @ 13:41

    Caro Piga,
    sono totalmente d’accordo con il tuo appello. Se non altro l’Italia dovrebbe essere esentata da ulteriori manovre restrittive volte a coprire i i nuovi buchi derivanti dalla caduta del PIL e quindi delle entrate fiscali proprio a causa delle manovre precedenti. Senza contare che la previsione di una recessione aumenta il timore di insolvibilità del debito pubblico e quindi tiene alti i tassi d’interesse sui titoli di Stato, aggravando ulteriormente il bilancio pubblico in una spirale recessiva senza fine.
    Cordiali saluti
    Paolo Pettenati

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  9. caro Gustavo,

    mi complimento per la tua iniziativa e volentieri vi aderisco. Riportare l’attenzione generale sulla lettera e sullo spirito del TCE, certamente riconoscibile in tempi non lontani come un “lower bound” per l’attivismo fiscale, mi sembra un’ottimo modo per riflettere sui rischi che corriamo in questo momento (andando oltre questo limite),

    un cordiale saluto

    S.

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  10. Daniele Ciravegna

    21/12/2011 @ 09:13

    Caro Piga,
    sono d’accordo con il tuo appello, se non altro perché fissare aprioristicamente vincoli del tipo deficit/PIL, senza considerare la situazione contingente e senza scendere a considerare la composizione qualitativa delle grandezze in giuoco, è un non senso.
    Cordiali saluti
    Daniele Ciravegna

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  11. Sergio Parrinello

    21/12/2011 @ 09:57

    Caro Gustavo,
    Aderisco volentieri all’appello sul tuo blog, come ho fatto in occasione di altri manifesti che hanno anticipato orientamenti simili, sebbene da punti di vista diversi. Vedi
    http://www.appellodeglieconomisti.com/
    http://documentoeconomisti.blogspot.com/
    E’ importante che emerga tale convergenza di intenti costruttivi in questi momenti dove si tende a convincere l’opinione pubblica dicendo che oggi non c’è altra scelta di politica economica se non quella espressa dall’attuale manovra. Si sa che in politica il far leva sulla paura fa parte degli arnesi del mestiere per convincere l’opinione pubblica ad accettare sacrifici. E’ strano però che tale posizione sia sostenuta da economisti, i quali insegnano che l’economia è la scienza delle scelte. Le alternative esistono e non c’è solo il disastro se non passa quella desiderata. In concreto, al di là dello slogan equità-rigore-sviluppo e qualunque sia l’ordine usato per enunciare questa triade di obiettivi, è difficile che un economista serio creda che nelle attuali circostanze, se i saldi di bilancio pubblico fissati dalla manovra sono intoccabili, si possa innescare un duraturo processo di crescita nel nostro paese. Tanto meno una speranza di sviluppo è all’orizzonte se, oltre ai saldi, ci si ostina a far credere che anche la sua composizione è quasi blindata (anche questo lo impone l’Europa?). L’appello che condivido sembra suffragare tale mio convincimento che si oppone ad una linea imposta da poteri forse forti ma senz’altro miopi, attraverso i media e con l’aiuto di tecnici servizievoli. Siamo abituati a sentire da vari partiti, anche molto distanti fra loro, che l’adozione di misure impopolari sono un loro vanto, sebbene siano prese a malincuore e facciano perdere voti. Mi sembra questo un atteggiamento alquanto paternalistico, come se il popolo non sapesse quello che è buono per lui , ma “noi” lo sappiamo. Quando però la politica impopolare dei due tempi (prima il rigore, poi la crescita) si ripete dall’entrata dell’ Italia nell’area dell’euro ad oggi ed il secondo tempo non arriva, c’è il sospetto che quelle misure non siano soltanto impopolari, ma siano contro il popolo. Le gente non vuole sentirsi ripetere da economisti tecnico-politici soltanto controfattuali del tipo “che cosa asuccederebbe se la manovra non passasse così come è”, ma si aspetta di sentirsi dire “che cosa si prevede che succederà se la manovra passa”. Con affettuosi saluti

    Reply
  12. stefania jaconis

    21/12/2011 @ 13:41

    Sono assolutamente d’accordo con l’appello, come economista e come cittadina. Avanti!

    Reply
  13. Concordo pienamente!
    I mercati d’altronde, se da un lato, all’inizio, hanno accolto con ottimismo la manovra presentata dal governo, adesso stanno rivedendo la loro view in relazione alle poche prospettive di crescita (i rialzi recenti dello spread testimoniano questo passo indietro).

    Reply
  14. Paolo Pescucci

    25/12/2011 @ 18:28

    Caro Professore
    Concordo con quest’analisi lucida e razionale.
    Chi ha scelto questi cosiddetti professori?

    Reply
  15. Alessandro Burla

    26/12/2011 @ 13:51

    Concordo pienamente. Stiamo entrando in un vicolo senza ritorno… Tolgono soldi alla gente per compiacere i soliti Soloni senza voler considerare che così facendo per tappare momentaneamente un buco contribuiscono a distruggere la nostra economia, il commercio e la nostra industria. A questo punto saremo sempre più dipendenti da questa Europa dominata da tedeschi e francesi, aiutando loro e distruggendo noi. Da ora in avanti pensiamo a noi e acquistiamo solo articoli ed auto made in Italy, ma specialmente rifiutiamo il nostro aiuto a questo governo che ci sta portando al disastro. Senza soldi nelle tasche la gente non compra, con la benzina alle stelle tutto costa di più ed il cancro sta mangiandosi la nostra povera nazione……………………..

    Reply
  16. Giuseppe De Arcangelis

    26/12/2011 @ 16:41

    Non so se sono ancora in tempo ad aderire all’appello.

    Un caro saluto.

    Giuseppe

    Reply
  17. sergio sgarbi

    27/12/2011 @ 20:51

    Sono d’accordo con il tuo appello. L’attuale politica economica, che agisce quasi totalmente sui consumi, porterà a una forte recessione che non farà altro che alzare ulteriormente il rapporto deficit-PIL. Una moneta è sempre stata legata a uno Stato sovrano. Pertanto, bisogna solo agire nell’ambito dell’UEM per farla avvicinare a uno stato sovrano. Non vedo altre vie di uscita.
    Sergio Sgarbi

    Reply
  18. è bello notare come i keynesiani, dopo averci portati alla depressione, continuino con le loro politiche fallimentari.

    evviva i professori!!!

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    • Punto interessante. Bisogna intendersi su cosa siano i keynesiani. Keynes diceva che nei periodi bui bisognasse spendere, non che lo si dovesse fare sempre. Rimane il fatto che anche se in periodi non bui non si deve spendere più del necessario, si deve spendere bene comunque. Quindi due errori: spendere male e spendere nei tempi sbagliati. In un certo senso concordo, bisogna risolvere ambedue le questioni. Ma si può fare.

      Reply
  19. Come a dire: siamo in crisi quindi chiediamo il permesso di non tirare la cinghia? Geniale.

    Reply
    • Come dire: siamo in crisi, chiediamo il permesso di continuare a lavorare e non a chiudere bottega. Spesso si chiede ciò alle banche. E spesso le banche capiscono, mettendo i paletti. Scambio 1 a 1 con la Germania: spinta alla domanda pubblica tutti (chi può, come la Germania, anche in deficit), riforme noi.

      Reply
  20. Se nella mia famiglia, per cause esogene, venisse a mancare una grossa fetta del normale reddito, avrei 2 scelte:
    - Comprimere al massimo i consumi con la conseguenza che sicuramente la mia famiglia si affamerà progressivamente e la sua disperata sopravvivenza sarebbe solo questione di tempo;
    - Spendere quello che esubera dalle prime necessità, acquistando beni che permettano di produrre reddito: una zappa per lavorare la terra, una scopa per andare a fare le pulizie, una chitarra per scrivere canzoni. Conseguenza: se va bene il reddito tornerà a crescere; se invece va male, almeno non avremo fatto la fine del topo in trappola.
    Comunque sia, la scelta spetta alla mia famiglia e non ad altri.
    Grazie Prof. Piga

    Reply
    • Certo. Ma da dove viene la perdita di reddito? Ha perso il lavoro? Una commessa importante?
      E allora non sarebbe male se qualche attore si desse da fare per permettere alle imprese di lavorare ed assumere di più se l’azienda lo merita?

      Auguri

      gp

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  21. Pingback: Maurizio Pallante, Meno è meglio. Alberto Bagnai, La decrescita come goofynomics « ~ gabriella giudici

  22. Maria Romana Mongiello

    01/01/2012 @ 23:56

    Le idee degli economisti e dei filosofi, sia quando sono nel giusto, sia quando sbagliano, sono più forti della conoscenza della gente comune. Invece il mondo non è governato dalle loro idee, ma da qualcosa di diverso. Gli uomini politici, infatti, credono erroneamente di essere esenti da influenze intellettuali, e sono di solito schiavi di qualche economista defunto. J.M.K.

    Onorata di aderire all’appello.

    Reply
  23. Giorgio Zintu

    02/01/2012 @ 10:48

    A quanto pare c’è una montagna di cose da fare ma questo appello a cui aderisco impone cosa fare subito. Una manovra acquista credibilità agli occhi e alle tasche dei cittadini quando vengono colpiti privilegi, sprechi e corruzione nella pubblica amministrazione. Vanno ridefinite compiti e spese, ad esempio del settore militare e per il personale militare, che un paese sull’orlo del baratro non può più sostenere. Poi, volendo sostenere la spesa su scuola e università, è necessario che ci sia occupazione per i giovani, i quali altrimenti lasciano il paese oppure, delusi dalle aspettative, alimenteranno l’esercito di sottoccupati e disoccupati e giustamente indignati. Non credo che ci sia bisogno di esempi.
    E come si pensa di limitare i danni di una speculazione finanziaria (altro che mercati!) che, senza produrre alcun bene, lucra sui secondi di transazioni che solo un sistema perverso può giustificare oltre ogni logica? E’ giunto il momento di parlare anche di valori che non siano solo finanziari.

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  24. nicola favia

    02/01/2012 @ 17:24

    Aderisco alla petizione e all’inivito a ragionare perchè il futuro sia nelle nostre mani

    Reply
  25. fabiano spedicato

    03/01/2012 @ 09:57

    Gentile Professore, aderisco a quanto proposto.
    Se si parte da un punto di vista concettuale, è chiaro che lo Stato dovrebbe senz’altro investire e non comprimere le spese, in quanto esso non è una vera e propria famiglia ma un’azienda, che ha bisogno assoluto di fare investimenti senza che la riduzione dei costi produca una riduzione dei consumi.
    Con la mia esperienza personale mi permetto di dare due o tre idee per rilanciare il nostro amato paese, proposte molto controcorrente ma utili allo scopo:

    La prima è il rilancio dei pensionati nel pubblico impiego.
    Se da un lato esiste una grossa fetta di persone che vogliono lasciare il lavoro intorno ai 60-65 anni, ve ne è una schiera di persone che vogliono essere ancora utili alla collettività ed hanno un patrimonio culturale ed esperienziale che è un orrore sprecarlo. Dobbiamo fuggire dal concetto che il lavoratore pubblico è un lavoratore non efficiente, talvolta può essere vero, ma risalta più a nostri occhi perché lo paghiamo noi.
    Esistono pensionati infatti che, una volta certi del proprio diritto a percepire quanto agognato, lavorerebbero anche gratis, poiché motivati. La dirigenza pubblica, capillarmente potrebbe o meno accettare le richieste di questi soggetti che:
    - slegati dai meccanismi burocratici si dedicherebbero all’aumento della qualità nella pubblica amministrazione;
    - altri, impiegati per lavoro di routine, farebbero diminuire i costi della Pubblica Amministrazione bloccando realmente il turn-over per almeno 5 anni;
    - essendo utili alla società sarebbero persone felici.

    Agevolare e non diminuire la circolazione della moneta cartacea; avete idee di quanti soldi possano circolare se slegati da meccanismi puramente coercitivi e di controllo?

    L’apertura ad oltranza dei negozi non richiede altro che manodopera a basso costo.
    Mettiamo infatti che la persona ha bisogno di comprare la frutta. Riduciamo tutto ad un’azienda familiare per fare un esempio. Se il fruttivendolo è aperto 40 ore a settimana, venderà una certa quantità di frutta. Se fosse aperto lui solamente per altre 40 ore settimanali venderebbe più frutta, facendosi aiutare dalla moglie e i figli perché è l’unico aperto e avrebbe un senso. Ma se tutti i fruttivendoli fossero aperti per tutto il tempo la quantità venduta sarebbe la stessa, il costo del lavoro sarebbe aumentato, i costo del prodotto sarebbe più alto e la moglie, dovendolo aiutare, non potrebbe fare assistenza ai suoi genitori e ai figli e si dovrebbe appoggiare allo stato sociale, che ha un costo. Risultato dell’operazione? Prodotti commerciali più cari e aumento del costo dello stato sociale.

    Lotta all’evasione. Ci stanno facendo credere che il nostro è un popolo di evasori fiscali, ma mi chiedo: una prestazione con Iva o senza Iva, che differenza ha? Ovvero se tutti pagassero le tasse i costi di ognuno sarebbero più alti e nessuno godrebbe di quei benefici singoli ad esempio di una serata conviviale a basso costo e a “nero”, con un risparmio fiscale diretto ed immediato.
    Ma perché si addita il classico gioielliere o il classico dentista o idraulico? Perché tali persone che lavorano a nero si appoggiano allo stato sociale. Pertanto si dovrebbe diminuire drasticamente lo stato sociale, facendo salvo il sanitario.
    Io sinceramente, per uno scarso guadagno, correrei il rischio di rapine o immobilizzo di capitali oppure trascorrere una vita di studio per operare nella bocca delle persone o lavorare nei bagni maleodoranti?
    Vedrete che abbassamento delle aliquote fiscali.
    Del resto pensate che chi usualmente evade guadagna una barca di soldi? No. Altrimenti tutti farebbero il suo lavoro. Poiché si raggiunge sempre l’equilibrio del mercato ognuno potrebbe scegliere di essere regolare più o meno.
    Scusate eventuali refusi ed auguri di buon anno.

    Reply
  26. Mauro Pergolesi

    04/01/2012 @ 08:38

    Buongiorno Professore.
    Avendola conosciuta sotto altra veste, come “cittadino” ho avuto l’estremo piacere di assistere al suo recente intervento a Piazza Pulita e di leggere il correlato articolo sul Fatto Quotidiano. L’apprezzamento ai suoi richiami a Lord Maynard in un contesto recessivo, pur conoscendo il suo approccio neoclassico, sono stati particolarmente apprezzati in quanto ho avuto il privilegio di essere allievo di Federico Caffe’. La ringrazio quindi per cio’ che sta facendo e per lo stimolo intellettuale che il suo appello sta provocando, aderendo appieno alla sua iniziativa.

    Reply
  27. Giovanni Greco

    16/01/2012 @ 07:36

    Ho aderito all’appello inviando la email, però ho aggiunto che sarebbe necessario ben altro. C’è questa convinzione consolidata che la spesa a deficit sia un orrore, un abominio, un male necessario in alcune situazioni, che il Pareggio di Bilancio e la Stabilità della Moneta debbano essere il faro assoluto delle scelte economiche e l’attuale capo del governo dr. Monti è uno dei portavoce di questo pensiero economico.
    Assistiamo invece a scenari in cui non solo il perseguimento del Pareggio di Bilancio causa recessione, ma l’euro non è mai stato tanto debole negli ultimi anni come adesso.
    L’ideale capo del governo di un paese come l’Italia dovrebbe spingere, minacciando l’uscita dall’euro che NESSUNO dei paesi forti dell’Eurozona vuole, per una profonda riforma della BCE che consenta la spesa a deficit per creare ricchezza e piena occupazione, per istituire il ruolo di prestatore di ultima istanza per la BCE stessa e per l’istituzione di un automatismo che protegga i titoli del debito di TUTTI i paesi membri dell’Eurozona, per abbattere i tassi di interesse almeno ai livelli tedeschi, se non addirittura a livelli inferiori (http://moslereconomics.com/wp-content/graphs/2009/07/natural-rate-is-zero.PDF).

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