Post Format

Quella EBA è potentissima perché così l’abbiamo voluta noi

Il mio amico e collega Donato Masciandaro sulla prima pagina del Sole ieri affronta da par suo la questione della European Banking Authority (EBA) e dei danni che sta producendo, specie alle banche italiane, chiedendo in questo momento così difficile ricapitalizzazioni destabilizzanti. Ve ne consiglio la lettura.

Su una sola cosa non concordo con Donato e cioè la sua conclusione che … la EBA è debole (in senso di capacità di fare buona policy immagino che intenda, perché debole non è in termini di impatto come mostrano le polemiche nate dalle sue decisioni) perché “dipende dalla politica. Ogni sua decisione è di fatto dipendente dal combinato assenso di Commissione, Concilio e perfino Parlamento Europeo. Ma l’EBA dipende anche dai regolatori nazionali … L’assenza di indipendenza viene aggravata dai meccanismi di accountability particolarmente pregnanti (l’accountability è un bene solo se unita all’indipendenza). C’è da aggiungere altro per spiegare quello che sta accadendo?”.

Sì, c’è da aggiungere altro. Come è evidente credo dai comportamenti dell’EBA, la politica è invece molto debole nei suoi confronti visto che non riesce a rappresentare con efficacia ed immediatezza l’urgenza del problema del sistema bancario italiano (e spagnolo), come documentano le inutili proteste dell’ABI, l’associazione bancaria italiana. Contrariamente a quello che dice Donato, l’EBA e le altre autorità sono state costruite come mostri giuridici di indipendenza senza accountability. Lo dico con cognizione di causa.

Infatti, inutilmente al Senato della Repubblica, in sede di “Indagine Conoscitiva Sugli Strumenti Di Vigilanza Europea dei Mercati Finanziari, Creditizi e Assicurativi” davanti alla Commissione Finanze e Tesoro presieduta dal Sen. Mario Baldassarri (che aveva ben capito i rischi che correvamo) a gennaio 2010 avevo avuto modo di mettere in guardia le nostre autorità parlamentari del rischio che avremmo corso con la normativa che andava a essere approvata dal Parlamento Europeo (il testo completo che lasciai al Senato lo allego qui). Tra le tante cose dicevo:

“… trovo invece che queste autorità sono estremamente potenti: hanno l’obbligo di verificare il rispetto dell’adeguamento alle normative europee delle autorità nazionali, però si dà loro delega, su  determinazione di uno stato di emergenza da parte della Commissione europea, ad emanare decisioni a cui le autorità di vigilanza nazionale devono attenersi … Addirittura, nel caso in cui tali decisioni delle autorità europee abbiano un impatto fiscale sui singoli Stati membri (posso immaginare che ci si riferisca al salvataggio di una banca), questi ultimi – cioè i loro governi – si possono opporre rifiutandosi di effettuare quanto richiesto, ma se l’autorità insiste la decisione finale è demandata al Consiglio europeo dei primi ministri; nel caso in cui quest’ultimo non si dovesse riunire rapidamente, l’opposizione del Governo nazionale sarebbe considerata irrilevante a fronte della decisione dell’autorità e questa diverrebbe applicabile. Non stiamo parlando di poteri poco rilevanti!  I presidenti non sono prescelti dai governi, ma dal consiglio delle autorità stesse e  sono soggetti a conferma del Parlamento europeo. Il presidente non chiederà né prenderà istruzioni da istituzioni comunitarie o dai governi membri. Il consiglio delle autorità dovrà agire con indipendenza e oggettivamente in favore degli interessi comunitari senza chiedere né ricevere istruzioni. Tali autorità (questo passo permette un bel confronto su come è cambiato il mondo negli ultimi dieci anni) avranno il diritto di ricevere dai governi nazionali qualsiasi informazione riterranno necessaria, mentre dovranno fornire informazioni agli esecutivi e al Parlamento europeo sugli sviluppi di mercato solo quando lo riterranno necessario. Addirittura (in questo caso credo vi sia stato un errore di battitura), in caso di richiesta da parte del Consiglio o del Parlamento di fornire opinioni sugli obiettivi (quegli obiettivi che per la Banca centrale europea erano stati fissati dai governi: quindi non c’e` chiarezza nemmeno a questo riguardo), l’autorità potrà – non «dovrà» – adeguarsi a tale richiesta. Vorrei ricordare cosa citava l’Economic Report del comitato economico finanziario nel 2001 in cui era presente il nostro rappresentante di allora del Ministero del tesoro, oggi membro della Banca centrale europea (allora lo era, parlo di Bini Smaghi, NdR), in caso di crisi dei mercati finanziari (traduco testualmente): «Altre autorità, quali il Ministero delle finanze, devono essere coinvolte e devono essere informate in tempi rapidi; i Ministri delle finanze devono essere informati su  qualsiasi sviluppo possa mettere a rischio i soldi del contribuente o abbia o possa avere serie implicazioni sulla stabilità e sulla macroeconomia ». Questo veniva scritto soltanto nove anni fa. Ciò mi porta a chiedere per quale motivo è stata fatta questa riforma. L’abbiamo fatta perché c’è stato un fallimento della vigilanza; benissimo, quindi escludiamo le autorità di vigilanza che hanno fallito. Però poi leggendo il testo scopro che dentro il consiglio delle autorità i membri votanti di fatto sono in gran parte membri delle autorità di vigilanza nazionali, compresa la BCE. Vorrei ricordare che nel 2003 la BCE  aveva comunicato che avrebbe messo in piedi rapidamente dei meccanismi per gestire le crisi bancarie a livello europeo, assicurando un funzionamento coerente tra supervisione e funzioni di banche centrali per scoprire rapidamente il segnale di una crisi. Non credo che la BCE abbia funzionato molto bene. Allora mi viene il sospetto – di cui devo dire qui – che forse questa riforma non è stata fatta per escludere chi aveva fallito nella vigilanza, cioè le autorità nazionali (che poi «ritornano su»), ma quelli che prima avevano qualcosa da dire e che adesso non l’hanno più o l’hanno molto meno di prima, cioè i governi nazionali. Quindi questo diventa un serio problema di politica industriale, di politica bancaria.”

I nostri rappresentanti del Ministero dell’Economia e delle Finanze di allora (2008, 2009 e 2010) non fecero nulla per ostacolare questo approccio. Né credo l’ABI  a suo tempo se ne lamentò. Mi verrebbe da dire chi è causa del suo male pianga se stesso, se non fosse che come cittadino ci rimetto anche io e noi tutti.

Lascia un Commento

Required fields are marked *.

*