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Ma quanto è brutta la recessione disse Catalano

La sobrietà e la recessione come soluzione e panacea dei nostri mali? Pare che l’altro giorno dopo la mia intervista a Radio 3 sulla questione dei consumi che calano si sia scatenata una questione se vivere nella sobrietà sia un beneficio aggiunto di questa crisi (me ne ero andato e dunque non partecipavo più alla discussione).

Alcuni lo intendono, questo vivere nella sobrietà, come non indebitarsi. Indubbiamente abbiamo vissuto una vita da cicale, noi italiani, basta guardare il grafico che mostra (Banca d’Italia) i nostri consumi (linea continua) che crescono nel primo decennio del XXI° secolo mentre i redditi (linea tratteggiata) stagnavano. A nostra scusante il fatto che non è facile per nessuno adeguarsi a nuovi (minori) tenori di vita e che forse ottimisticamente non prevedevamo (così come non l’hanno prevista tanti economisti) una crisi così grave. Che questa crisi abbia scosso il nostro ottimismo e ci abbia portato a rivedere la nostra stima di reddito futuro e ad aggiustare di conseguenza i nostri consumi forse non ha nulla a che vedere con un merito della recessione ma della nostra razionalità e della nostra capacità di non ripetere troppe volte lo stesso errore.

In realtà le cose non sono mai così semplici. Quello che sappiamo è che anche in questo le recessioni possono fare brutti scherzi. Un grande economista come Robert Frank (qui un suo articolo che sfiora questi temi)  ha avuto modo di sostenere come per capire i consumi delle persone bisogna guardare a quanto consumano coloro che vengono considerati facenti parte dello stesso gruppo sociale, ricco o povero che sia. Se tu sei un dentista (operaio) come me e consumi di più di me, io ne soffro (la cosa mi sminuisce) e reagisco indebitandomi, pur di apparire, nel mio tenore di vita, ricco come te. Nelle recessioni  è probabile che queste differenze di reddito interne ad una classe di persone con caratteristiche comuni si accentuino e che dunque si rischi di vedere precipitare il risparmio anche quando invece questo è necessario. Vedremo poi i dati tra qualche anno per decidere cosa ha prevalso in questa recessione, se la razionalità individuale o l’effetto imitativo.

Poi c’è la versione radicale della questione (pare sia di questa che si è parlato dopo). Che dice che è meglio se il reddito è più basso così sprechiamo meno. Ovviamente no. Si può vivere nella sobrietà anche in una espansione e personalmente credo che sia decisamente meglio che viverci, in espansione intendo, sprecando. Ma certamente è meglio vivere nella sobrietà con più ricchezza che con meno! Mi sembra Catalano, ma pare che la questione sia stata posta.  Il mio amico e collega Alberto Bagnai ha riassunto molto meglio la questione sul suo blog.

Aggiungo solo questo. L’idea che consumo e consumismo coincidano mi pare un’idea alquanto elitaria che non tiene conto della situazioni di difficoltà oggettiva in cui versano tanti. Tante persone povere possono avvantaggiarsi grazie ad una espansione di reddito che permette maggiori consumi  e maggiori opportunità di fare viaggi, conoscere, studiare e leggere di più e meglio, divertirsi di più (sì, anche questo è consumo!).

Ma, sinceramente, non me la sentirei nemmeno di condannare un ricco perché consuma di più di quello che gli pare a lui (purché non arrechi danno a me s’intende). De gustibus non est disputandum. Altra questione è quella, rilevantissima e politica, di quanta parte del suo reddito debba essergli sottratta per ridistribuirla ad altre famiglie e quanta parte dello stesso suo reddito deve essere incoraggiata (con tasse sul consumo ed incentivi al risparmio) ad essere risparmiata, a favore anche delle future generazioni.

4 comments

  1. Non sono sicuro che “per capire i consumi delle persone bisogna guardare a quanto consumano coloro che vengono considerati facenti parte dello stesso gruppo sociale”. Attraverso i media i riferimenti si sono allargati a dismisura, e se devo valutare dei modelli di benessere a cui riferirmi non mi limito più al contesto in cui vivo (che grosso modo dovrebbe corrispondere al mio ceto). Ovvio che in questo modo le frustrazioni aumentano e i comportamenti imitativi possono prevalere pesantemente.
    Posso chiederti di postare il link del grafico Bankitalia? E’ molto interessante, ma la bassa risoluzione non ne consente una buona lettura. Grazie.

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  2. massimo ciuffini

    29/12/2011 @ 10:53

    Ottimo l’intervento su radio 24! Parliamo anche di questo mega piano di investimenti pubblici. Che cosa ci deve essere dentro? Che cosa deve essere buttato di quel 13% di Pil di acquisti di beni e servizi?

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  3. Tiziano Micci

    29/12/2011 @ 12:15

    Leggo il tuo articolo dieci minuti dopo che il prof. Monti ha annunciato che la fase due non prevede un rilancio mediante l’uso del denaro pubblico. Il rilancio farà leva sull’equità, secondo il primo ministro.
    Cosa è questa equità? Si tratta di uno strumento economico? A mio parere ci troveremo in una situazione di terrore generale in cui l’equità svolge il ruolo di un grande “freezer”.

    Chiedo scusa se sono uscito dal tema…

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